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venerdì 17 luglio 2026

Analisi tecnica della prestazione di Stefano Di Tonno all'IronMan Klagenfurt 2026

Questo lavoro è un’analisi della prestazione di Stefano Di Tonno all’IRONMAN Klagenfurt 2026, studiando nel dettaglio i dati delle tre frazioni, delle transizioni e degli ultimi 90 giorni di preparazione.

Il documento nasce dall’analisi del file FIT della gara, dei dati TrainingPeaks, delle zone individuali, delle dinamiche di corsa e del feedback fornito dall’atleta. Non si limita quindi ai tempi finali, ma prova a ricostruire come la prestazione si sia evoluta nel corso delle oltre undici ore di gara, individuando il momento preciso in cui l’efficienza ha iniziato a ridursi.

Una parte fondamentale del lavoro è stata sviluppata insieme a Edoardo Mazzocchi, biologo nutrizionista specializzato in nutrizione sportiva e rieducazione alimentare, nonché nutrizionista dello stesso Stefano Di Tonno.

Edoardo ha integrato la lettura tecnica con la ricostruzione del protocollo alimentare utilizzato in gara, valutando quantità e distribuzione dei carboidrati, passaggio bici-corsa, gestione dei liquidi e del sodio e sostenibilità dell’integrazione fino alla parte finale della maratona.

Il confronto tra coach e nutrizionista era necessario perché, in un Ironman, pacing, fatica muscolare, biomeccanica, temperatura e nutrizione non agiscono separatamente. Il dato ci dice cosa è accaduto; il lavoro multidisciplinare serve a comprendere perché sia accaduto e come intervenire nella preparazione successiva.

Stefano ha concluso l’IRONMAN Klagenfurt in 11:01:49:

🏊 Nuoto: 1:13:32
🚴 Bici: 5:41:42
🏃 Corsa: 3:53:24

Il nuoto presenta una traiettoria regolare, senza deviazioni importanti, ma una progressiva perdita di efficienza. Nella seconda metà la cadenza rimane praticamente invariata, mentre diminuisce la distanza percorsa per ogni bracciata.

Il rallentamento deriva quindi soprattutto da una riduzione dell’avanzamento per ciclo, non da un abbassamento del ritmo delle braccia o da un evidente problema di navigazione.

La frazione ciclistica deve essere interpretata considerando un elemento tutt’altro che secondario: la bici personale di Stefano era stata rubata due giorni prima della gara.

Stefano ha quindi gareggiato con una bici da cronometro non sua e senza la possibilità di registrare potenza e cadenza. Non è possibile calcolare in maniera attendibile NP, IF, VI o distribuzione dei watt, né stabilire quanto il rallentamento finale sia dipeso da una minore produzione di potenza oppure dal peggioramento della posizione e dell’efficienza aerodinamica.

La frequenza cardiaca è rimasta comunque molto controllata. La perdita principale di velocità si concentra negli ultimi 44 km, quando possono aver inciso fatica muscolare, comfort, posizione sulla bici, capacità di rimanere in assetto aerodinamico e gestione dell’alimentazione su un mezzo non abituale.

La parte più interessante dell’analisi riguarda però la maratona.

Stefano corre i primi 20 km vicino ai 5:00/km. Il rallentamento stabile compare soprattutto tra il km 22 e il km 25.

Nella seconda metà il passo passa da 4:56/km a 6:12/km, mentre la frequenza cardiaca scende da 138 a circa 124 bpm. Diminuiscono anche la potenza di corsa, la cadenza e soprattutto l’ampiezza del passo. Le fasi di cammino passano dal 4,7% della prima metà al 25,1% della seconda.

Non è quindi il quadro classico di una crisi provocata da una frequenza cardiaca progressivamente fuori controllo. Frequenza cardiaca, velocità e capacità di produrre lavoro diminuiscono insieme.

Il limite finale sembra piuttosto derivare dalla combinazione di più fattori: fatica neuromuscolare, caldo, costo della partenza iniziale, riduzione della disponibilità energetica, difficoltà nel continuare ad alimentarsi e possibile gestione non ottimale di liquidi e sodio.

Ed è proprio nella lettura di questa parte che il contributo di Edoardo Mazzocchi è stato determinante.

L’analisi nutrizionale non si è fermata alla conclusione più facile: Stefano avrebbe assunto troppi carboidrati in bici e troppo pochi durante la corsa.

In bici risultano circa 100 g di carboidrati ogni ora, che diventano circa 106 g/h considerando anche il gel assunto in T1. Non è necessariamente una quantità sbagliata, soprattutto per un atleta che aveva già utilizzato e testato quei prodotti.

La domanda più importante è un’altra: quella quantità, assunta con quella distribuzione e in quelle condizioni, era realmente sostenibile fino alla fine della maratona?

Alcune assunzioni da circa 60 g concentrate in un’unica soluzione potevano risultare più impegnative rispetto a dosi inferiori e ravvicinate, soprattutto nell’ultima parte della bici, con caldo, fatica avanzata e una posizione non abituale.

Durante la corsa risultano invece soltanto 80 g di carboidrati quantificati in quasi quattro ore, oltre ad alcuni sorsi di cola. Stefano riferisce di non essere più riuscito ad alimentarsi con continuità già intorno al km 7-10, mentre il vero rallentamento arriva dopo il km 22.

La riduzione dei carboidrati durante la maratona può quindi aver contribuito alla crisi, ma può essere stata anche la conseguenza di una difficoltà già in corso. Non sarebbe corretto isolare una sola causa: alimentazione, partenza, caldo, fatica muscolare, liquidi e tolleranza gastrointestinale possono essersi progressivamente sommati.

Dal confronto con Edoardo è emersa una linea operativa precisa: non cambiare completamente prodotti e strategia e non inseguire semplicemente il numero più alto possibile di grammi.

Il prossimo protocollo dovrà puntare soprattutto sulla continuità:

– circa 90 g/h in bici, distribuiti in quantità più piccole e regolari;
– riduzione delle grandi dosi solide negli ultimi 60-75 minuti;
– prima assunzione in corsa dopo 5-10 minuti, senza attendere il km 10;
– piccole quantità ogni 15 minuti, con un obiettivo indicativo di 50-60 g/h;
– misurazione reale di liquidi, sodio, caffeina e quantità residue;
– prove specifiche dopo quattro o cinque ore di bici, quando continuare ad alimentarsi diventa realmente difficile.

Ringrazio Edoardo Mazzocchi per la competenza, la disponibilità e per aver contribuito a trasformare una lunga raccolta di dati in un’analisi condivisa e utilizzabile nella programmazione futura di Stefano.

Il risultato è un documento di 17 pagine con grafici, tabelle, dinamiche di corsa, confronto tra le frazioni, ricostruzione del protocollo nutrizionale, limiti dei dati disponibili e indicazioni operative da testare nei prossimi allenamenti.

📄 Qui è possibile leggere e scaricare gratuitamente l’analisi completa in PDF:

https://www.pandalabtraining.com/_files/ugd/69a5a5_0113df753ad54e9ca7560bcff9971bd1.pdf

mercoledì 8 luglio 2026

Dentro l'IornMan (Klgenfurt 2026)


 

Analisi comparativa IronMan Klagenfurt 2026

 

Quadro generale

 

Atleta

Nuoto

T1

Bici

T2

Corsa

Nota sintetica

Alessio

1h11’58”

9’25”

5h44’42”

6’17”

3h41’41”

Miglior equilibrio complessivo

Stefano

1h13’32”

7’55”

5h41’42”

5’17”

3h53’24”

Grande bici, corsa calante

Strong

1h05’03”

8’52”

6h04’16”

9’38”*

3h56’56”

Miglior nuoto, gara molto controllata

Domenico

1h21’59”

7’43”

5h57’36”

5’18”

4h00’06”

Bici relativamente più costosa

Matteo

1h17’45”

9’25”

5h39’29”

5’45”

18,91 km

Corsa falsata da malessere grave

* T2 di Strong contaminata dall’errore di lap in bici, quindi non va letta come T2 pura.

 

 


  

1. Nuoto

 

 

Atleta

 

Tempo

Distanza

GPS

Passo

GPS

FC

media/max

Frequenza bracciata

Ampiezza bracciata

 

Lettura

 

Strong

 

1h05’03”

 

3.746 m

 

1’44”/100

 

130 / 146

 

32 spm

 

1,77 m

Nuoto nettamente migliore

 

Alessio

 

1h11’58”

 

3.809 m

 

1’53”/100

 

156 / 175

 

34 spm

 

1,52 m

Buono ma cardiaco alto

 

Stefano

 

1h13’32”

 

3.582 m

 

2’03”/100

 

150 / 166

 

35 spm

 

1,36 m

GPS probabilmente sottostimato

 

Matteo

 

1h17’45”

 

3.776 m

 

2’04”/100

 

125 / 162

 

36 spm

 

1,34 m

Frequenza alta, poca ampiezza

 

Domenico

 

1h21’59”

 

3.808 m

 

2’09”/100

 

116 / 135

 

31 spm

 

1,49 m

Molto conservativo ma lento

 

 

Valutazione nuoto

 

Strong è il riferimento assoluto. Vince il nuoto non solo per tempo, ma per efficienza: frequenza bracciata moderata, ampiezza nettamente superiore agli altri e FC bassa. Questo significa che non ha semplicemente nuotato più forte: ha nuotato meglio.

 

Alessio ha un buon nuoto, ma la FC media di 156 bpm è molto alta per una prima frazione Ironman. Può essere in parte dato da sensore, ma resta un segnale: rispetto a Strong consuma molto di più per andare più piano.


Stefano ha un GPS anomalo perché registra solo 3.582 m. Il passo reale va quindi letto con cautela. Se normalizzato sui 3.800 m, il nuoto è migliore del 2’03”/100 indicato dal GPS. La frequenza bracciata alta e l’ampiezza bassa suggeriscono però una nuotata meno economica.

 

Matteo ha il profilo più “agile”: frequenza più alta del gruppo e ampiezza più bassa. Non sembra però aver pagato cardiologicamente il nuoto, perché la FC media è contenuta.

 

Domenico è il più lento ma anche il più conservativo. FC bassissima, frequenza bassa, discreta ampiezza. Il limite non è cardiaco: è tecnico/ritmico e probabilmente di velocità specifica.

 

Classifica tecnica nuoto

 

1.   Strong

 

2.   Alessio

 

3.   Stefano

 

4.   Matteo

 

5.   Domenico

 

 

  

2. T1

 

Atleta

T1

FC media

Distanza registrata

Valutazione

Domenico

7’43”

114

674 m

Migliore T1

Stefano

7’55”

143

719 m

Ottima, ma FC più alta

Strong

8’52”

117

779 m

Discreta, distanza lunga

Matteo

9’25”

134

786 m

Lenta

Alessio

9’25”

130

712 m

Lenta ma senza impatto finale grave

 

 

Valutazione T1

 

Domenico è il migliore in T1: tempo più basso e FC molto controllata.

Stefano è quasi allo stesso livello, ma con una FC più alta, probabilmente per uscita acqua più intensa o maggiore attivazione.

Strong perde circa 1’10” da Domenico, ma registra anche più distanza.

Matteo e Alessio sono i più lenti: non è un disastro, ma su una comparativa interna sono minuti gratuiti lasciati lì.

 


 

3. Ciclismo

 

 

 

Atleta

Tempo bici

AP

NP

FTP

IF = NP/FTP

VI

TSS stimato

FC media/max

Cadenza

Matteo

5h39’29”

146 W

180 W

280

0,64

1,23

234

129 / 171

74

Stefano

5h41’42”

n.d.

n.d.

280

n.d.

n.d.

n.d.

121 / 158

n.d.

Alessio

5h44’42”

148 W

169 W

282

0,60

1,14

206

133 / 177

73

Domenico

5h57’36”

142 W

161 W

239

0,67

1,13

270

149 / 205*

64

Strong

6h04’16”

146 W

169 W

280

0,60

1,16

221

115 / 184*

74

* Picchi FC di Domenico e Strong da valutare con cautela: possono essere reali brevi o artefatti.

 

Primo e secondo giro

 

Atleta

Primo mezzo

Secondo mezzo

Lettura

 

Strong

2h58’37”, NP 179 W, IF

0,64, FC 117

3h05’37”, NP 168 W, IF

0,60, FC 112

Primo giro più pieno, secondo giro controllato. Non crolla, ma cala.

 

Alessio

2h48’36”, NP 173 W, IF

0,61, FC 132

2h56’04”, NP 164 W, IF

0,58, FC 135

Gestione molto intelligente: cala NP, FC sale poco.

 

Stefano

 

2h44’29”, FC 121

 

2h57’07”, FC 118

Bici cronometrica ottima, ma senza NP non si può leggere il costo reale.

 

Matteo

2h42’24”, NP 184 W, IF

0,66, FC 131

2h57’03”, NP 175 W, IF

0,62, FC 127

 

Bici più veloce, ma molto variabile e costosa.

 

Domenico

2h57’00”, NP 160 W, IF

0,67, FC 155

3h00’34”, NP 160 W, IF

0,67, FC 144

 

NP stabile, ma intensità relativa molto alta.

 

Valutazione bici atleta per atleta

 

Matteo

 

Matteo è il più veloce in bici, ma la NP racconta meglio il problema: 180 W NP su 280 W FTP, quindi IF 0,64, con VI 1,23. Il VI è il dato più critico: significa gara molto irregolare, con rilanci/picchi/cambi di intensità che alzano il costo metabolico ben oltre il watt medio.

 

La bici di Matteo non è “146 W medi tranquilli”. È una bici da 180 W normalizzati, con primo mezzo molto forte e secondo mezzo in calo. Fino alla bici è competitivo, ma la frazione è più costosa di quanto sembri dal solo AP.


 

Stefano ha una bici cronometrica eccellente: 5h41’42”, seconda miglior bici complessiva e miglior bici tra chi chiude la gara intera in modo regolare. Il problema è che mancano watt e NP, quindi non possiamo dire quanto sia stata realmente costosa.

 

La FC media 121 è molto bassa, e questo farebbe pensare a una bici gestita bene.  Però il calo tra primo e secondo mezzo è netto: da 2h44’29” a 2h57’07”. Senza NP non possiamo sapere se sia calo volontario, vento, traffico, gestione o reale perdita di spinta.

 

Alessio

 

Alessio è probabilmente il miglior esempio di bici funzionale alla maratona. Non è il più veloce, ma ha un dato molto pulito: NP 169 W, IF 0,60, VI 1,14, TSS stimato 206. Il secondo mezzo cala in modo controllato e la FC sale appena.

 

È la bici che prepara meglio la corsa: non la più spettacolare, ma la più efficace dentro una gara Ironman completa.

 

Strong

 

Strong passa da una bici apparentemente molto bassa a una bici comunque prudente ma più leggibile: NP 169 W, quindi IF 0,60. Questo lo mette molto vicino ad Alessio come intensità normalizzata.

 

In più la FC media 115 è bassissima. Quindi non sembra una bici limitata dal cuore.

 

Domenico

 

Domenico diventa il caso più chiaro: NP 161 W, IF 0,67, TSS stimato circa 270, il più alto del gruppo tra quelli con potenza disponibile.

 

La cadenza media 64 rpm è bassa e può aver aumentato il carico muscolare.

 

La potenza è stata stabile tra primo e secondo mezzo, ma proprio questa stabilità a IF 0,67 potrebbe aver presentato il conto in corsa.

 

Classifica tecnica bici con NP

 

Escludendo Stefano dal ranking NP perché manca il dato:

 

1.   Alessio — miglior equilibrio NP/FC/corsa successiva.

 

2.   Strong — IF simile ad Alessio, FC bassissima, ma resa cronometrica inferiore.

 

3.   Matteo — grande velocità, ma VI troppo alto e costo nascosto elevato.

 

4.   Domenico — NP stabile, ma IF e TSS troppo alti rispetto al profilo Ironman.


 

Valore

Significato

Formula / logica

Come leggerlo in Ironman

 

 

NP

 

Normalized Power / Potenza Normalizzata

Stima il “peso reale” dello sforzo, dando più

importanza a picchi, rilanci e variazioni

 

 

Se NP è molto più alta dei watt medi, la bici è stata irregolare e più costosa

 

 

IF

 

Intensity Factor / Fattore di Intensità

 

 

NP ÷ FTP

Indica quanto hai pedalato vicino alla tua soglia. In Ironman di solito valori intorno a 0,60-0,70 sono gestibili, secondo livello e obiettivo

 

 

VI

 

Variability Index / Indice di Variabilità

 

 

NP ÷ Watt medi

Misura quanto è stata regolare la bici. Più è vicino a

1,00, più la gestione è fluida. Sopra 1,10-1,15

aumenta il costo muscolare/metabolico

Applicati:

 

Atleta

NP

IF

VI

Lettura sintetica

 

Alessio

169

W

 

0,60

 

1,14

 

Bici equilibrata, gestita bene, funzionale alla miglior corsa

 

Strong

169

W

 

0,60

 

1,16

 

Intensità simile ad Alessio, ma resa cronometrica inferiore

 

Matteo

180

W

 

0,64

 

1,23

 

Bici veloce ma molto variabile e più costosa di quanto dica il watt medio

 

Domenico

161

W

 

0,67

 

1,13

Bici relativamente più impegnativa rispetto alla FTP; possibile costo pagato in corsa

Stefano

n.d.

n.d.

n.d.

Mancano dati potenza affidabili, quindi non valutabile su NP/IF/VI

 

  

 

4. T2

 

Atleta          T2      FC media Valutazione Stefano                     5’17” 113             Migliore T2 reale Domenico 5’18” 130             Praticamente pari Matteo                     5’45” 127             Buona

Alessio       6’17” 130             Ordinata ma migliorabile

 

Strong        9’38” 102             Non confrontabile pienamente


Valutazione T2

 

Stefano e Domenico sono i migliori: transizioni asciutte, efficienti, senza tempo perso evidente.

Matteo fa una T2 buona;  nulla nel tempo di transizione anticipa chiaramente la crisi successiva.

Alessio perde circa un minuto dai migliori, ma poi corre meglio di tutti.

Strong non va valutato  rigidamente: il dato è sporco per il lap errato in bici.

 

 

 


 

5. Corsa

 

 

Atleta

 

Tempo

 

Passo

FC

media/max

Cadenza stimata

Oscillazione verticale

Vertical ratio

Ampiezza passo

Alessio

3h41’41”

5’18”/km

153 / 164

176 spm

8,1 cm

7,73%

105,4 cm

Stefano

3h53’24”

5’34”/km

130 / 147

154 spm

9,3 cm

8,29%

113,6 cm

Strong

3h56’56”

5’39”/km

129 / 152

170 spm

8,5 cm

8,27%

103,3 cm

Domenico

4h00’06”

5’44”/km

139 / 160

166 spm

8,5 cm

8,27%

103,4 cm

Matteo

18,91 km

7’48”/km

128 / 175

134 spm

7,4 cm

8,05%

92,1 cm

Split corsa

 

Atleta

0-5 km

5-10

10-15

15-20

20-25

25-30

30-35

35-40

Finale

Alessio

4’53”

5’04”

4’59”

5’09”

5’17”

5’45”

5’47”

5’24”

5’26”

Stefano

4’51”

4’53”

4’58”

5’04”

5’32”

6’04”

6’29”

6’26”

6’14”

Strong

5’15”

5’21”

5’22”

5’26”

5’44”

5’44”

6’18”

5’59”

5’36”

Domenico

4’59”

5’11”

5’06”

5’07”

5’25”

6’02”

7’15”

6’34”

6’27”

Matteo

5’28”

5’40”

8’04”

13’10”

—

—

—

—

—

 

Valutazione corsa

 

Alessio

 

Alessio ha la miglior corsa in assoluto. Non solo per il tempo, ma per dinamica: cadenza alta, vertical ratio migliore del gruppo, oscillazione verticale contenuta e passo gestito meglio. La FC media è alta, ma stabile. Questo significa che corre davvero vicino al suo livello, senza crollare.

 

Il calo tra 25 e 35 km c’è, ma non diventa crisi. Anzi, dopo il tratto più difficile riesce  a stabilizzarsi. È la migliore maratona del gruppo.


 

Stefano parte fortissimo: i primi 20 km sono da migliore runner del gruppo. Il problema è che il ritmo non regge. Dal 25° km in poi passa stabilmente sopra i 6’/km.

 

La dinamica di corsa spiega qualcosa: cadenza più bassa, ampiezza passo molto alta, oscillazione verticale più elevata. È una corsa potente, ampia, ma quando arriva la fatica diventa più costosa. Se a questo sommiamo il piano nutrizionale, il quadro è molto coerente: in bici assume circa 570 g di carboidrati, ma in corsa solo circa 80 g totali, dopo aver “chiuso” lo stomaco.

 

Strong

 

Strong corre in modo regolare, controllato, senza esplodere. La FC media è bassa e questo è interessante: non sembra una corsa limitata dal sistema cardiaco. Il rallentamento è più probabilmente muscolare, energetico o prudenziale.

 

La cadenza è buona, l’ampiezza passo è simile a Domenico, il vertical ratio è nella media. Il tratto peggiore è 30-35 km, poi però chiude meglio. Questo è un segnale positivo: non c’è disintegrazione finale.

 

Domenico

 

Domenico corre molto bene fino al 20° km, poi il calo è marcato. Il dato chiave è la combinazione bici-corsa: con FTP 239, la bici a NP 161 significa IF 0,67 e TSS molto alto. Questo carico, insieme alla FC media bici 149 e alla cadenza bici bassa, può aver prodotto un costo muscolare importante.

 

Il piano nutrizionale era strutturato, con 80-90 g/h in bici e strategia simile in corsa, ma lui riferisce crampi negli ultimi 15 km. Quindi non direi “nutrizione sbagliata” in modo semplice: direi piuttosto che il costo complessivo della bici ha probabilmente superato la capacità di tenuta muscolare/metabolica, e la nutrizione non è bastata a compensare.

 

Matteo

 

Matteo non va valutato come una normale maratona Ironman. I primi 10 km sono ancora leggibili: 5’28” e 5’40”/km. Poi la gara cambia completamente: 10-15 km a 8’04”, 15-19 km a

13’10”.

 

La nutrizione di Matteo mostra molti carboidrati in bici: 320 g nelle borracce, circa 120 g da gel più altre integrazioni. Però lui stesso segnala un punto critico: dopo le borracce iniziali, ha preso soprattutto acqua e non ha più assimilato sali in modo significativo; in corsa il piano prevedeva gel ogni 6 km ma si è interrotto dopo circa due gel. Inoltre riferisce esplicitamente il dubbio sullo scarso apporto di sali, con una sola boccettina di No Cramp e una seconda non assunta in corsa.

 

Non si può dire che la causa sia “solo sodio” o “solo nutrizione”, ma il dato è coerente con una crisi sistemica e non con un semplice cedimento atletico.


 

 

Nutrizione e prestazione

 

Strong

 

Piano ricco e continuo: colazione classica, Gatorade fino alla partenza, 6 borracce da circa 90 g carbo in bici più 2 gel, poi gel Enervit 2:1 ogni 40’ circa in corsa e ristori alternati con acqua, sali, cola e frutta.

 

La prestazione conferma che non c’è stato un vero collasso energetico. Strong rallenta, ma non esplode. L’elemento da migliorare non sembra la sopravvivenza nutrizionale, ma la resa bici a parità di NP.

 

Alessio

 

Piano meno “matematico”, ma ben sostenuto: gel pre-nuoto, gel ogni 40’ in bici, alternanza con sodio, poi gel ogni 7 km in corsa e ristori completi.

 

È probabilmente la miglior combinazione tra strategia e risultato: non necessariamente la più raffinata sulla carta, ma quella che funziona meglio nella realtà della gara.

 

Stefano

 

Il caso più evidente:  bici alimentata molto bene,  corsa alimentata poco. I 570 g in bici sono tanti e ben programmati, ma in corsa il totale dichiarato è circa 80 g.

 

Il crollo dopo il 25° km è perfettamente coerente con questo quadro: partenza corsa forte, poi progressiva mancanza di supporto energetico e possibile chiusura gastrica.

 

Domenico

 

Piano pre-gara strutturato, bici a 80-90 g/h, corsa con strategia simile. Sulla carta  è un buon piano. Il problema è che negli ultimi 15 km arrivano crampi.

 

Qui la nutrizione non appare improvvisata; il punto è che la bici, con FTP rivista a 239, è stata probabilmente troppo costosa.

 

Matteo

 

Carboidrati in bici presenti e abbondanti, ma gestione sali molto fragile nella seconda parte. Lui stesso evidenzia di aver continuato soprattutto con acqua e di non aver assunto sali in modo significativo dopo una certa fase.


Valutazione finale

 

1.   Alessio

Gara più completa. Buon nuoto, bici intelligente, miglior maratona. È il miglior Ironman complessivo del gruppo.

 

2.   Stefano

Grande bici e transizioni ottime. Limite principale: corsa partita molto forte e poi calata, probabilmente anche per nutrizione corsa insufficiente.

 

3.   Strong

Nuoto eccellente, bici controllata, corsa solida. Margine principale: trasformare meglio la NP bici in velocità reale.

 

4.   Domenico

Ottime transizioni e buona disciplina, ma bici troppo costosa rispetto alla FTP. Il calo in corsa è coerente con IF/TSS elevati e crampi.

 

5.   Matteo

Fino alla bici è competitivo, ma la corsa non è comparabile: il malessere e la perdita di sensi spostano l’analisi dal piano prestativo al piano fisico. Tecnicamente, la bici è veloce ma molto variabile; nutrizionalmente, il tema sali è da approfondire con attenzione.

 


 


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