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venerdì 28 febbraio 2025

La reazione a un test andato male

Sapete che non sono un fanatico dei test e quindi solitamente non li propongo, tranne esigenze particolari (mie o anche dell'atleta stesso particolarmente motivato).

Aldilà dell'analisi dei dati, l'impatto emotivo che il risultato di un test ha su un atleta è  chiaramente un fattore rilevante, tanto più su persone che necessitano di un riscontro "misurabile".

Il problema è che spesso (quasi sempre) le persone che hanno bisogno di questa "certificazione" sono quelle più suscettibili a sbalzi emotivi e/o necessità motivazionali (il che, attenzione, non è necessariamente e sempre un fattore negativo).

La criticità tuttavia si pone quando si prende un risultato negativo estrapolandolo dal contesto reale.

Vabbè, vi cito il caso specifico sperando che possa tornare utile in generale.

Un mio atleta, che ha pressato per fare un test di ciclismo, ha palesato la sua grande delusione per un risultato di 25watt inferiore rispetto al medesimo test eseguito l'anno precedente.

Il fatto è che quest'anno,  da dicembre,  questo atleta ha affrontato ben QUATTRO stop per vari motivi, che hanno comportato una rimodulazione della programamzione completamente diversa da quella dell'anno precedente sia per tipologia di allenamenti proposti, sia per la calendarizzazione del macrociclo.

Ormai sapete che mi piace trasmettere il messaggio in forma più semplice possibile e il "take home message" di questa storia è: 

  • se un test vi viene bene rallegratevi perchè è un dato oggettivo che manifesta in qualche modo il vostro valore (je l'avete fatta e je la potete fa ancora!)
  • se un test vi va male, ci sono mille motivi che possono aver determinato un valore non congruente a quello reale (attenzione, non stiamo parlando di alibi!) 

 Ah Strong - direte - troppo facile così... se te viè bene è ok e se te viè male può essere ok lo stesso?!

Sì, anche perchè se avete un atleta che accusa particolarmente questi test, l'alternativa è solo un'altra: non farglieli fare più.

venerdì 21 febbraio 2025

Il triatleta felice?

Questo probabilmente è l'ultimo post che un triatleta vorrebbe leggere.

Probabilmente, perchè si pne di fronte a quello che non vorrebbe mai sentire. 

Il mio spunto scaturisce da uno studio di Tatjana Bill che  esplora la psicologia degli atleti di ultra-endurance, analizzando la loro passione, stile di vita e le forze motivazionali che li spingono a praticare sport estremi, al fine di tracciare un quadro dello sviluppo della loro passione, dall'inizio fino alla completa adozione di uno stile di vita basato sull’endurance.

Quello che interessa me, almeno in questa mia analisi, non è tanto il percorso di crescita sviluppato in cinque fasi  (tra l'altro molto ben definito) quanto la  relazione tra passione, motivazione e felicità.

La scoperta, decisamente NON inaspettata, è che ci sono due tipi di passione verso queste discipline:

  • passione armoniosa: ben integrata con altre aree della vita, permette agli atleti di scegliere liberamente quando e come allenarsi.
  • passione ossessiva: dominata dal bisogno compulsivo di allenarsi, portando a conflitti, squilibri emotivi e infortuni.
  • La cosa interessante tuttavia, ovvero quella che vorrei approfondire: contrariamente alle aspettative, la passione armoniosa non è stata direttamente associata a maggiore felicità!

    Nel contesto degli sport di ultra-endurance infatti, la passione armoniosa è generalmente vista come un fattore positivo, in quanto permette agli atleti di mantenere un equilibrio tra sport, vita personale e benessere psicologico. Tuttavia, lo studio condotto da Tatjana Bill ha rivelato un dato che contraddice le aspettative della psicologia dello sport e delle teorie della motivazione. 

    Potrebbero essere diverse le spiegazioni a questa apparente contraddizione: gli sport di ultra endurance, per loro natura, comportano uno stress fisico e mentale eccezionale dove anche gli atleti più equilibrati e con una passione armoniosa devono affrontare:

    • fatica cronica e dolore fisico dovuti all'enorme volume di allenamento
    • esaurimento mentale e burnout causato dall’impegno a lungo termine
    • rischi di infortuni e problemi di salute, come sovraccarichi muscolari, problemi gastrointestinali durante le gare, disturbi del sonno

    Anche se la passione è vissuta in modo armonioso, questi fattori possono ridurre il benessere complessivo dell’atleta, creando un paradosso: l’attività sportiva è profondamente significativa, ma non sempre porta a una sensazione di felicità costante.

    La causa potrebbe verosimilmente essere ricondottaad una forms mentis fortemente orientata alla sfida e alla crescita personale. Per molti, raggiungere un obiettivo non significa fermarsi, ma spingersi ancora oltre:

    • dopo aver completato una maratona, un atleta potrebbe voler affrontare un ultramaratona da 100 km
    • dopo una gara di triathlon Ironman, il passo successivo potrebbe essere una gara multi-day o un evento di endurance estremo

    Questa mentalità della "prossima grande sfida" fa sì che gli atleti raramente si fermino a godersi il traguardo raggiunto. 

    La continua ricerca di nuove prove di resistenza può alimentare una forma di insoddisfazione costante, dove la felicità viene sempre proiettata nel futuro invece di essere vissuta nel presente.

    Anche negli atleti con una passione armoniosa c'è il potenziale rischio che lo sport possa diventare una parte integrante dell’identità personale. Molti atleti si definiscono attraverso lo sport, il che può avere conseguenze psicologiche rilevanti:

    • pressione sociale e aspettative interne (essere parte di un contesto di ultra endurance può creare aspettative implicite di miglioramento continuo)
    • difficoltà nel trovare un equilibrio con la vita quotidiana (anche con una passione armoniosa, lo sport può consumare molto tempo, riducendo lo spazio per altre attività significative)
    • paura dell’inattività  (per molti atleti, periodi di stop forzato possono essere emotivamente difficili e influenzare negativamente il senso di benessere

    In sintesi, nell'ultra endurance il livello di impegno richiesto è talmente alto che anche un approccio equilibrato non impedisce stress, fatica e sacrifici.

    Chiramente, non significa che queste impicazioni siano accusate da ogni atleta, ma sicuramente suggeriscono la necessità di strategie adottate soprattutto dalla sinergia/fiducia del binomio coach/atleta per garantire che lo sport  di ultra endurance sia vissuto in modo davvero sostenibile, riducendo al minimo l’impatto negativo su felicità e benessere.

    venerdì 18 ottobre 2024

    MOTIVATIONAL PANDA! La playlist esclusiva del team Panda e del PandaLab per allenarsi nel modo più motivato possibile!

    Come ormai sapete bene stanno arrivando i mesi dove bisogna mettersi a testa basta ad allenarsi restando focalizzati sugli obiettivi ancora (apparentemente) lontani.

    Ok, non è semplice trovare la motivazione giusta in questi casi... ma cosa ci sono a fare il Team Panda e il PandaLab se non per sostenervi anche in questo!

    Ecco la playlist per tutti i Panda (ma anche per tutti gli amici) per spingere quell'allenamento ancora di più...

    Ascoltate e poi ditemi che non vi abbiamo regalato facili 10watt extra?

    DAJE PANDA!

    mercoledì 16 ottobre 2024

    Chiamala famiglia...

     

    Chiamala adrenalina, non ansia...

    Chiamala lezione, non sconfitta...

    Chiamala passione, non ossessione...

    Chiamalo viaggio, non traguardo...

    Chiamala fame, non delusione...

    Chiamala opportunità, non dubbio...

    Chiamala crescita, non insicurezza...

    Chiamalo investimento, non spreco...

    Chiamala determinazione, non fatica...

    Chiamala occasione, non ostacolo...

    Chiama i chilometri fatti, non quelli che mancano...

    Chiamalo privilegio, non sacrificio...

    Chiamala famiglia, non squadra...

    #WeAreTeamPanda

    lunedì 9 settembre 2024

    Qual è la più grande soddisfazione per un coach?

    Sarò sincero, e ve lo dice uno che come ben sapete mette i sentimenti e le relazioni personali al primo posto, ma chiaramente la più grande soddisfazione professionale per un coach è quella di portare il suo atleta all'obiettivo ambito.

    Si condivide esaltazione e delusione con l'atleta nella riuscita e nella mancanza.

    Poi però, c'è un'altra, enorme, soddisfazione, che non ha nulla a che vedere con la prestazione sportiva.

    Costruire un percorso attraverso una preparazione per il triathlon che porti un atleta a vivere questo sport dai complicati risvolti sociali in maniera serena ed equilibrata, è chiaramente una necessità imprescindibile che ogni coach dovrebbe perseguire.

    Ma credetemi, c'è un'altra situazione che riempie di uguale soddisfazione il cuore di un coach: recuperare un atleta "perso".

    Un atleta che ha perso la voglia di fare sport anche amatoriale, che non si diverte più, che ha un rigetto a indossare un pettorale a prescindere da suo livello.

    Certo, non è semplice, perché bisogna lavorare bene incastrando sia aspetti motivazionali che fisiologici, cucendo bene addosso una progressione di carico che renda nuovamente speciale il triathlon.

    Ecco, recuperare da quella palude una persona e ridarle la gioia, perché alla fine lo facciamo per questo, di fare sport, non sarà come portare qualcuno alla qualifica per Kona, ma si tratta davvero una gratificazione impagabile.

    venerdì 19 luglio 2024

    Coach severo, coach sereno.

    Chiaramente sono tutto tranne un coach severo.

    Prendete questa definizione con l'accezione che preferite, ma la serenità è l'unico approccio con cui voglio creare una connessione con i miei atleti.

    Mi è capitato in più di un'occasione di dover rispondere alla domanda di qualche mio atleta (che proveniva da precedenti allenatori): "coach, ma non mi fai mai una cazziata?"

    In realtà non è così, perchè a volte parte anche a me la brocca (sebbene bisogni impegnarsi parecchio), ma solitamente preferisco indirizzare e motivare (perchè la cazziata dovrebbe essere  finalizzata a qusto, no? indirizzare e motivare) i miei atleti in altri modi. 

    Purtroppo lo sport è uno dei tant(issim)i campi dove la rigidità e la severità sono interpretati come sinonimi di professionalità: l'allenatore che rimprovera il suo atleta significa che ha controllato l'allenamento, ha trovato qualcosa che non va e deve farlo notare, soprattutto per giustificare il suo impegno come coach.

    Spesso ci scordiamo che lo sport amatoriale, per quanto lo possiate interpretare in maniera ambiziosamente finalistica, deve fortemente restare un contesto di scarico di stress e riequilibratore degli ambiti familiari e professionali.

    Quindi, caziate, rimbrotti e rimproveri li lasciamo alle anime in pena, qui c'è spazio solo per gli spiriti felici.

    venerdì 5 luglio 2024

    Le spinte motivazionali del Team Panda


    Questo post merita una premessa doverosa.

    Abbiamo in squadra un atleta, Alessandro Falilò, che è una persona fantastica alla quale tutto il Team Panda deve tanto.

    Oltre ad essere un grande esempio di autoironia, sempre pronto a scherzare su se stesso, dopo un infortunio che lo ha privato della possibilità di partecipare ad IronMan Italy nel 2023, ha passato 48h sulla strada per incitare tutti i nostri partecipanti a quella stessa gara, dal primo arrivato nell'IronMan, all'ultimo del 70.3 del giorno dopo... insomma, una risorsa incredibile per tutti noi.

    La premessa era necessaria per spiegare che però la prima impressione che abbiamo avuto di Alessandro era stata tutt'altro che entusiasmante.

    Giugno 2021, alle ore 14 di un'afosissima giornata, io, Alessio, Walter e Matteo stiamo crepando sulla salita di San Polo nel tentativo di un Everesting ciclistico iniziato la notte precedente.

    Siamo stanchi, accaldati e con poca voglia di parlare, ma soprattutto di ascoltare.

    Quand'ecco che arriva questo tizio, che non conoscevamo, che avendo però saputo della nostra impresa, ha deciso che vuole alleviarci la sofferenza lungo la salita, regalandoci aneddoti e racconti senza soluzione di continuità.

    Nonostante la sua assoluta buona fede, dopo un'ora di sielnzi sgorbutici da parte nostra (che chiaramente non hanno avuto alcun effetto), mi sono fermato e gli ho detto "senti amico mio, grazie ma voglio continuare da solo"

    "Ok, ti accompagno per l'ultima salita e poi vi saluto"

    "No... dicoi da solo da questo momento esatto"

    Chiaramente il rischio era quello di compromenttere un rapporto nascente per una poca lucidità da parte mia (diciamolo, anche un po' per la rottura de cazzo comunque), ma Alessandro ha avuto l'umiltà e la gentilezza di contattarci il giorno successivo per incoraggiarci per l'impresa, manifestando la sua volontà di entrare in squadra, grazie ai valori che aveva visto in noi (e quindi immagino non nella mia scontrosità).

    Arriviamo (finalmente) al punto.

    Abbiamo un esordiente in squadra, Antonio, al quale ho voluto mettere un po' di pressione per cominciare a fargli vivere un po' di adrenalina agonistica.

    "Antò, il tuo personale su una 10km è 1h01'... se alla prossima non scendi sotto l'ora per punizione domenica ti fa la salita di San Polo insieme a Falilò"

    Volete sapere il risultato?

    QUARANTANOVE MINUTI.

    lunedì 20 maggio 2024

    E quando te passa? (La percezione della fatica nello sport)

    Continuiamo a parlare di motivazione degli atleti.

    La giusta motivazione può lenire la vostra sensazione di fatica?

    Già nel 2017 uno studio aveva accertato come degli atleti sottoposti a fatica lieve riuscissero a definire abbastanza precisamente la durata del loro sforzo, mentre la cosa si complicava quando l'intensità dell'esercizio aumentava: in sostanza il tempo sembrava non passare mai!

    Una cosa del genere, modestamente, me l'ero inventata un anno prima come test da campo per la mia tesina da allenatore di triathlon - calma! - chiaramente senza riscontro, doppio cieco e con basi scientifiche decisamente meno solide!

    Un nuovo recente studio su una trentina di ciclisti ha provato ad utilizzare delle "distrazioni" per nascondere la fatica, come ad esempio un virtual trainer da battere o un compagno di pedalate.

    Il risultato?

    Che la percezione del tempo era esclusivamente legata all'intensità dello sforzo e la presenza o meno delle distrazioni non influiva affatto sulla sensazione di fatica, quando appunto l'inensità cominciava a farsi rilevante.

    In sostanza, se si esce per una sgamabata in compagnia la fatica non si sente, ma se ci si si allena in compagnia ad alta intensità il bucio de culo lo sentite tutto!

    Il finale adesso invece è prettamente filosofico.

    Se l'istinto dell'autoconservazione umana ci tende a voler prolungare la vita, perchè la sensazione del "tempo che non passa mai" (e quindi di allungamento della vita) si associa ad una sensazione di disagio e fatica?

    Magari troverete la risposta mentre state al 20° minuto in soglia anaerobica, prorprio quando non ve passa un cazzo!

    lunedì 6 maggio 2024

    Quali sono le motivazioni che permangono per chi fa sport?

     

    Credo sia abbastanza evidente che la motivazione è uno degli elementi principali conil quale un atleta amatore inizia e, soprattutto continua ad allenarsi negli anni in uno sport così totalizzante come il triathlon.

    Non parliamo di prestazione sportiva di per sè, ma di consistenza nella voglia di allenarsi e/o gareggiare.

    Attraverso tanti anni di atleti allenato, penso di aver individuato alcune caratteristiche tipiche della motivazione mediante le quali si può riconoscere quanto potrà persistere nello sport.

    La prima domanda che dobbiamo porci è la più difficile, perchè difficilmente riusciremo ad essere imparziali nell'autogiudizio, ovvero: per chi lo facciamo?

    Utilizziamo un piano cartesiano: in cima all'asse delle ordinate Y metteremo "PER NOI STESSI" mentre in fondo metteremo "PER GLI ALTRI".

    La seconda variante è determinata se ci alleniamo o meno con un obiettivo prestazionale, inserendo il risultato sull'asse delle ascisse X.

    A questo punto formeremo 4 quadranti: 

    1) Quadrante dell'esaltato
    2) Quadrante del benessere
    3) Quadrante dell'agonista
    4) Quadrante del testimone

    Nel "Quadrante degli esaltato" la motivazione è solitamente molto alta e non c'è bisogno di particolari stimoli esterni per ricercarla. Il problema realè è quando l'obiettivo prestazionale è raggiunto: a quel punto o si cercano nuovi obiettivi o difficilmente si manterrà la voglia di allenarsi

    Chi rientra nel settore benessere probabilmente è il più longevo: sono quei tizi che fanno sport per socializzare, per incotrarsi la domenica, per andare a mangiare o per scoprire posti nuovi. Solitamente smettono di fare sport quando non ce la fanno più (ma può capitare anche molto presto, visto che si allenano poco o male) o quando ci provano con la tizia con cui si allenano che li manda a cagare.

    Gli agonisti sono quelli con la bava alla bocca, quelli che si studiano le startlist, che controllano su strava come si sta allenando il loro rivale (o semplicemente chi gli sta sul cazzo). Anche per loro la motivazione non è mai un problema, perchè chi è abituato ad avere nemici riesce a trovarseli anche dove non ce ne sono.

    Per la mia esperienza, gli atleti potenzialmente più soggetti ad una prematura interruzione dello sport  sono quelli che rientrano del Quadrante del testimone. "Testimone" perchè devono sempre provare a qualcun altro quanto valgono, quanto sono bravi o che sì, anche loro "ce la possono fare": un padre da gratificare, un coach a cui rendere conto, un marito a cui far vedere quanto si è brave (caratterstica tipicamente femminile), una moglie a cui vogliamo dimostrare che si può far tutto... Nonostante le intenzioni siano solitamente positive, la motivazione è sterile, perchè fondata sull'idea di aspettative altrui, quindi su nulla.

    La cosa buona è che i quadranti sono sono fissi e si può passare nel corso degli anni da un settore all'altro, non necessariamente ad uno migliore, non volotariamente ad uno peggiore.

    E voi, siete in grado, onoestamente, di riconoscere a quale quadrante appartenete?


    martedì 16 aprile 2024

    Coach, motivami!

    "Strong, dammi un po' di motivazione", naturalmente nel corso degli anni è una frase richiestami SOLO da atlete donne.

    Così, buttata là.

     Però la motivazione non si dà, nè tantomeno si ottiene, un tot al chilo.

    Tra i compiti di un bravo allenatore sicuramente c'è, è importantissimo, quello di supportare anche sotto l'aspetto motivazionale i suoi atleti, sia lungo la preprazione che a ridosso della gara.

    Ma il bravo allenatore SA quando, dove, come e perchè motivare i suoi atleti.

    "Questo allenamento mi è andato male, motivami un po'" non serve a nulla:

    1) perchè ho già spiegato innumerevoli volte cosa (non) significhi un allenamento andato male

    2) perchè UN allenamento andato male non ha bisogno di essere impiazzato da un frase motivante

    3) perchè trovare una chiave motivazionale, per funzionare, deve essere utilizzata e recepita in momenti specifici, altrimenti diventa un bigliettino dei baci perugina

    Però, ora che ci penso, invece potrebbe essere un grande idea, tra i prossimi programmi del PandaLab potrei creare un pacchetto con 100 frasi motivazionali.

    Esattamente un tot al chilo.

    mercoledì 7 febbraio 2024

    L'allenatore risultatista

     


    Come sapete ho sempre una visione abbastanza etera e goliardica del triathlon.

    Però anche molto pratica.

    Quando un atleta chiede un risultato, e quel risultato è compatibile con le sue capacità dobbiamo metterci in gioco anche noi.

    Se lo portiamo a quell'obiettivo abbiamo fatto un buon lavoro, altrimenti abbiamo fallito.

    Sia ben chiaro, ci sta anche fallire un obiettivo, ci mancherebbe, però è onesto anche come allenatori riconoscerlo.

    Chiaramente l'atleta deve seguire il percorso dell'allenatore, altrimenti si perde tutto il senso di questo discorso.

    Un atleta che esegue correttamente il 70% di un programma non potrà mai sindacare sulla bontà del vostro operato.

    Per questo  mi batto tantissimo su questo aspetto: seguite esattamente il vostro allenatore, perchè solo così potrete valutarlo sul risultato. 

    E se siete allenatori, non abbiate paura di definire l'obiettivo di ciascun atelta (sia esso trovare il "semplice" benessere piscofisico nell'allenarsi, che la qualifica alle Olimpiadi), perchè puntare ad un determinato risultato è estremamente motivante.

    Per entrambi.

    venerdì 26 gennaio 2024

    Lettera aperta all'atleta in difficoltà (nel 2024)

    Mai come quest'anno sto vedendo in tantissimi atleti cominciare la stagione con tantissime difficoltà.

    Porblemi organizzativi, situazioni impreviste, impegni professionali, malattie prolungate, stanno portando tante persone a rimodulare i propri allenamenti, procrastinare o addirittura cancellare gare importanti.

    Questo, chiaramente, può facilmente avere un effetto demotivante sull'approccio allo sport.

    Adesso, io non so se è pura casualità  o c'è qualche improbabile nesso, ma gli incidenti di percorso rientrano in quelle cose che non possiamo controllare e quindi non meritevoli della nostra frustrazione.

    Certo, che il culo roda ci può stare, ma con la consapevolezza che lo sport lo utilizziamo per  il nostro benessere, fisico ma anche mentale, e se è vero che praticarlo ci fornisce un beneficio totale, è altrettanto vero che il non poterlo praticare significa che le nostre attenzioni, in questo momento, è giusto indirizzarle su qualcosa che evidentemente riveste una priorità maggiore.

    Avere questa consapevolezza ma sofrzarsi di fare sport è il modo migliore di rovinare entrambi questi aspetti fondamentali.

    C'è un tempo per tutto, e arriverà nuovamente il tempo per fare sport con la massima motivazione e determinazione (e state sicuro che io sarò in prima linea a spingervi oltre ogni limite in quel momento).

    Ma c'è anche il tempo per abbracciare altro, e il fatto che questa scelta siamo noi o no a farla, non deve influire minimamente sul nostro approccio alla mancanza di sport.

    In qualche modo, il buono uscirà sempre.


    venerdì 1 dicembre 2023

    Il percorso motivazionale nell'anno della preparazione

     

    La motivazione e la sua ricerca deve necessariamente seguire l'andamento della programmazione annuale degli allenamenti, come se fosse essa stessa un tassello da inserire nella painificazione.

    Come potrete imamginare, così come non si può essere in forma in ogni momento dell'anno, così non potremo essere sempre pienamente motivati.

    E va bene così, sia da parte degli atleti, sia da parte dell'allenatore nei loro confronti.

    Andiamo a ritroso...

    La settimana dopo l'IronMan la stanchezza è un vaghissimo ricordo, abbiamo l'euforia a mille e stiamo già scegliando quale IronMan fare per il prossimo anno. 
    Assecondiamo l'euforia, questo solitamente è il momento dei festeggiamenti"

    Un passo indietro...

    Nel periodo agonistico, a ridosso delle gare, è abbastanza semplice trovare il giusto focus, anzi, in quelle fasi dove comincia a salire l'drenalina, il compito dell'allenatore è proprio mantenere il proprio atleta sui binari per concentrarsi sulle fasi più delicate della preparazione.

    Torniamo ancora indietro.

    La fase invernale, subito dopo le festività, è invece il periodo più buio, quello dove fatica e allenamenti  cominciano ad intensificarsi e le gare sembrano ancora lontanissime.
    Ecco quello è il momento dove dobbiamo dare spazio all'estro nella ricerca della giusta voglia per allenarsi, dove l'allenatore in primo luogo dovrà farsi carico di "caricare" il suo atleta.

    Arriviamo infine all'offseason.

    Ragazzi, qui non devono esserci regole, questa è una fase di decompressione e distacco, quella in cui possiamo permetterci di allentare non solo con gli allenamenti ma anche di testa.
    Se siete già dterminati, ben venga, non fa mai male, ma se vi sentite lontani dallo spirito agonistico, prendetevi e godetevi anche questo momento di mare in bonaccia.

    In realtà non devo dirvelo io, perchè già lo sapete che al prossimo IronMan arriveremo con una motivazione determinante, come sapete pure che il prossimo IronMan è esattamente, di già, dietro l'angolo...

    mercoledì 20 settembre 2023

    Quando si diventa IronMan?

    Spesso si dice che nell'IronMan conta più la testa che le gambe.

    Cazzate.

    Se non hai le gambe puoi essere anche il più determinato del mondo... non vai.

    Però la testa ha un'importanza fondamentale che non può e non  deve essere tralasciata per chi prepara un IronMan.

    Cosa significa testa?

    Significa determinazione, concentrazione e motivazione.

    Tutte cose facili da cercare ed individuare quando la vostra gara sta andando bene, quando state nel "flow", quando le energie non sono ancora in riserva ed il vostro obiettivo sta lì a portata di mano. 

    Ma quando vi ritrovate esausti, quando avete perso la lucidità e non sapete più dove aggrapparvi per portare a termine la vostra gara, ecco... è lì che state conquistando la vostra vittoria!

    E' lì che state diventando IronMan...

    lunedì 28 agosto 2023

    Non c’è motivo di privarsi delle cose che ami

    Sai che ti dico?

    Che puoi anche pensare che questo sarà il tuo ultimo IronMan.

    Che dopo ti vuoi riposare.

    Che dopo vuoi dedicarti ad altre cose.

    Che hai già buttato troppi soldi in questo sport.

    Ma il sapore dell’acqua salata alle 7 di mattina…

    Il respiro sempre più affannato ad ogni metro di salita…

    E quel pubblico che ti applaude lungo quei 100 metri finali…

    Non se ne andranno mai dalla tua testa, e prima o poi verrano a bussare nuovamente…

    Perché, dopotutto,  non c’è motivo di privarsi delle cose che ami!

    venerdì 12 maggio 2023

    Quando vale la pena gareggiare?

    Sempre, se siete iscritti ad una gara.

    Ci sono vari motivi per cui ho ricevuto richieste dai miei atleti nelle ultime due settimane prima di una gara se partecipare o meno.

    1) domenica ci sarà il diluvio
    2) in questi mesi non mi sono potuto preparare al meglio ed ho saltato molti allenamenti
    3) ho ancora quel fastidio al polpaccio
    4) sono complemtante scazzato e non ho voglia di gareggiare
    5) ho un'ansia che non ho mai avuto prima

    I motivi possono essere fisici o motivazionali, seri o cazzate (molto più spesso), ma la mia risposta è stata, è, e sarà sempre sì, gareggiate!

    Ogni motivo non sarà mai sufficiente per non gareggiare.

    Vi dirò di più - questa non è da bravo allenatore ma sti cazzi - gareggiate anche se avete qualche acciacco fisico.

    Avrete tempo dopo la gara per riposare quanto volete.

    Vi dico questo per due motivi:
    1) se non gareggerete avrete sempre la sensazione di aver perso qualcosa
    2) comunque andrà la gara, a fine gara avrete sarete felici, non mi chiedete il perchè, ma lo sapete bene anche voi

    E vi dirò di più, anche se non state al 100%, la gara la dovrete fare al meglio, non vi accontentate di andare lì per cazzeggiare, "vada come vada", o "male che va mi ritiro", così vi state mortificando. 

    In gara si va per gareggiare.

    Mancanza di motivazione? 

    Ci penserete prima di iscrivervi alla prossima gara, ma se a questa vi siete iscritti, andatevi a conquistare quel traguardo!

    lunedì 8 maggio 2023

    Il corpo del linguaggio

     

    Spesso si sente parlare del linguaggio del corpo, di quello che il corpo ci sta dicendo anche se non lo stiamo esplicitando in altro modo.

    E' altrettanto importante prestare attenzione però al procedimento inverso.

    Quando ribadisco ai miei atleti di non compiangersi o di lamentarsi è perchè in quel modo mostrano debolezza, emostrare debolezza signfica avere debolezzie.

    Attenzione, quesnto NON signfica che:
    -chi non mostri debolezza non ne abbia
    -sarebbe un problema avere delle debolezze

    Non mostrare debolezze però può darci la consapevolezza che potremmo NON averle! 

    Ora direte: ma non sarebbe peggio aver dei punti deboli e far finta di non averli?

    Alcune volte, soprattutto negli sport di endurance, bisogna ingannare la mente, perchè non possiamo permetterci di avere debolezze.

    Quando state correndo la Maratona finale di un IronMan, avete ogni muscolo affaticato e doloretti su tutto il corpo, potete permettervi di fermarvi?

    Oppure ignorate la fatica, o meglio la combattete per sconfiggerla?

    Date un corpo forte al vostro linguaggio, perchè la testa, n qualche modo, ascolta sempre.

    Visione troppo stoica dello sport?

    Forse, ma che vi aspettate da uno che si chiama Strong?

    mercoledì 26 aprile 2023

    Le emozioni nel triathlon, quando usarle e quando no

     

     

    Sulle emozioni ho costruito pressoché tutto, dai rapporti con le persone, al modo di vivere la mia vita fino addirittura la modo di interpretare gli allenamenti.

    Ma è altrettanto fondamentale capire quando è il momento di controllare i sentimenti e mantenere freddezza, equilibrio e lucidità.

    Ho visto fin troppi atleti in questi anni lasciarsi distrarre da sentimenti "frenanti" o addirittura opprimenti la prestazione.

    Parliamo di qualsiasi sentimento che genera o che è generato da fattori negativi, che in qualche modo si legherà prima dopo e durante la prestazione sportiva.

    Parliamo di rivalsa sportiva, di rabbia, del rispondere con i fatti alle critiche...

    Credetemi, anche se pensate di saper "trasformare" questi sentimenti in esaltazione agonistica, non è così, o perlomeno non lo sarà a lungo termine.

    Quello che vi serve nel corso di una preparazione ma anche durante una gara sono la serenità e la lucidità di affrontare ogni singolo passo con la giusta concentrazione finalizzata al risultato finale.

    Le avversità, ovvero le emozioni negative che vi distolgono dal vostro obiettivo, vanno scacciate come le mosche.

    lunedì 23 gennaio 2023

    La ricerca della motivazione per gli allenamenti di gennaio (ma anche no)

     

    Puntualmente ogni anno, in questo periodo, mi ritrovo ad accogliere i mugugni di molti atleti relativi alla mancanza di motivazione.

    le feste sono finite, gli allenamenti cominciano ad essere impegnativi (non che fino ad ora abbiamo scherzato comunque), il freddo rende meno piacevoli le uscite in bici e gli obiettivi sono sembrano ancora lontani...

    Una volta era anche per me così, poi ho imparato ad apprezzare e vivere al meglio, anche e soprattutto, questo periodo.

    E' il momento del lavoro oscuro, quello che non produce risultati apparenti che puoi postare sui social e dei quali puoi vantarti.

    In molti sono alla ricerca della giusta motivazione in questo periodo e dunque sapete che vi dico?

    Lasciate stare la motivazione adesso.

    Come anche la forma fisica, anche la motivazione deve essere curata e gestita bene.

    Come non si può mantenere la forma ottimale per più di un mese, allo stesso modo non possiamo e non dobbiamo pretendere di essere a mille in ogni fase della preparazione.

    Come diceva anche un bellissimo spot con Michale Phelps, “It's what you do in the dark that puts you in the light.”

     


    Arriverà il momento in cui avremo la motivazione a mille e i nostri risultati brilleranno ma, per adesso, continuiamo a costruire le base.

    Non pensiamo a quello che abbiamo fatto e non pensiamo a quello che ci aspetta: esiste solo il qui e ora!

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