lunedì 16 ottobre 2017

Come ho cambiato le miei abitudini per preparare il mio IronMan


Nell'ultimo anno e precisamente dal giorno dopo del mio IronMan di Maastricht del 2016, ho cambiato parecchie cose nelle mie routine dell'allenamento.
Il fatto di essermi migliorato di quaranta minuti in un anno nella massima distanza del triathlon non è legato esclusivamente a questi cambiamenti (quest'anno avevo una serenità decisamente maggiore rispetto all'anno scorso), ma sicuramene hanno influito molto.
Non prendeteli come linee guida, elemento fondamentale di una preparazione a lungo termine è l'adattamento alle esigenze personali di ogni persona, ma se ne potrete trarre anche qualche spunto, questo post avrà già fatto il proprio compito.

Senza entrare nello specifico delle singole sessioni, delle attrezzature e della tecnica, vorrei parlare per ora solo delle abitudini.

Innanzitutto gli orari degli allenamenti.
Tutte le metodologie raccomandano l'allenamento "early bird", di primo mattino.
Il beneficio è quello che anche se sopravvengono impegni inaspettati durante la giornata, almeno un allenamento è stato messo in cascina.
Ecco, dopo due anni di "early bird training" ho detto basta.
Alzarmi alle 5.15 per essere in acqua alle 7 a Roma ormai cominciava ad essere pesante.
Meglio spostarlo a tarda serata, mentre porto i bambini a nuoto.
Una volta nella mia testa dopo il secondo allenamento (quello della pausa pranzo) erano finiti gli impegni sportivi.
Pensare di allenarmi alle 7 di sera era una cosa mi infastidiva al solo pensiero.
E invece ho visto che è dormire un'ora in più non è così male.

E poi tanti allenamenti indoor.
Sì, sono un fanatico degli allenamenti indoor.
Sia bici che corsa (a breve, viste le tante richieste, farò un post su come allenarsi al meglio con un treadmill).
Puoi allenarti a qualsiasi ora e con qualsiasi condizioni meteo.
Insomma, ci vedo solo punti a favore.

Al contrario dell'anno scorso però, in cui ero costretto anche a fare molti lunghi di corsa indoor, quest'anno ho avuto la possibilità di fare le mie corse fuori.
Ogni anno mi riprometto di fare i lunghi in compagnia ma finisco sempre per andare da solo.
La comodità di uscire senza un appuntamento ma al preciso istante che mi è comodo continua ad essere un punto fondamentale di preferenza.

Infine l'alimentazione-integrazione.
Dopo Maastricht ho avuto la forte necessità di ripulire il corpo.
Ho tolto carne e pesce.
Ma ho tolto anche ogni tipo di integrazione.
Posso farlo anche senza supplementi di aminoacidi, proteine ed alimenti strani ad orari improbabili.
E l'ho fatto.
Per questo quando mi chiedono se è il caso di "integrare" rispondo, fai prima una maratona sotto le 3 ore, un 70.3 sotto le 5 ore e un IronMan sotto le 11 ore e poi, semmai, ne riparliamo.

lunedì 9 ottobre 2017

Sanzione etica vs sanzione disciplinare nel triathlon (colpa o dolo?)



Facciamo una premessa.
Da quando faccio triathlon non sono mai stato squalificato in una gara né ho mai subito una penalità.
Ho sempre preferito farmi la mia gara tranquilla ma onesta e non rischiare mai alcuna sanzione.
Naturalmente, oltre ad essere la mia linea di pensiero, è anche quella che cerco di trasmettere ai ragazzi che alleno.
Fine premessa.

Detto questo, immaginando un piccolo dibattito che scatenerà questo post, mi piacerebbe parlare delle sanzioni del triathlon  dividendole, solo per questa occasione, semplicemente per colpose o dolose o più semplicemente sotto l'aspetto "etico".
Non preoccupatevi, non sarà un trattato di diritto, la faccio breve.
 

Silvia all'ultimo IronMan è stata squalificata per aver sorpassato nel percorso ciclistico oltrepassando la linea di separazione della carreggiata (comunque in un percorso totalmente chiuso al traffico).
Cartellino rosso e squalifica immediata.
Giusto, giustissimo.
Il regolamento parla chiaro: oltrepassare la linea comporta la squalifica.
E' una questione di sicurezza e la sicurezza va al primo posto.
(C'è anche la squalifica immediata se ti fermi a fare pipì in un campo invece che al bagno chimico, ma questa è un'altra storia).
Tuttavia Silvia, notando che si trovava in scia in un gruppetto e volendo evitare di usufruire slealmente del vantaggio della scia, ha preferito accelerare il soprasso, superando più di un corridore troppo esternamente.
Secondo il regolamento la squalifica è sacrosanta.
"Eticamente" però, Silvia stava cercando di fare la sua gara nel modo più onesto possibile.
Colpa, anche grave, ma con la volontà di non avere un comportamento meno grave ma anche meno "sportivo".

Stare in scia in un IronMan (gara con scia vietata) comporta come sanzione la penalità di alcuni minuti.
Non la squalifica.
Anche qui giustamente.
Tra il 90% che sfrutta la scia in modo antisportivo (guardando continuamente se dalle retrovie arriva la moto dei giudici), c'è anche un 10% che in un determinato tratto stradale stretto o curvo, si ritrova invischiato per qualche metro in un gruppo con difficoltà sia di superarlo che di farsi staccare.
Parlando di quel 90%, non c'è una colpa ma la volontà di ottenere un ingiusto profitto in modo antisportivo.
Sicuramente meno grave del primo caso, e sicuramente una sanzione che non deve comportare una squalifica, perché stando in scia non si rischia la sicurezza.
Ma l'onestà sì.

martedì 3 ottobre 2017

Cosa rimane di Cervia


Cervia è la casa ideale per un IronMan in Italia.
Per questo è stato un grande evento, e per questo, perfezionando qualche dettaglio, potrebbe ambire a diventare una tappa fondamentale del circuito IronMan europeo.
Si sa che la riviera romagnola ha costruito la sua reputazione e fama non grazie agli incredibili del suo mare ma sulla ricettività nei confronti dei visitatori.
Luogo comune ormai datato?
Questo era il mio unico dubbio.
Saranno in grado di accogliere altrettanto bene un mondo (leggasi una clientela) relativamente nuovo in un periodo di fine stagione?
La risposta, mi sa che l'avete intuito, è sì.
Decisamente sì.
Te ne accorgi perché le strutture sono preparatissime sull'evento, una sorta di organizzazione parallela, sanno tutto, location di registrazione, orari, luogo della partenza, e cercano di agevolarti nel modo in cui si possa apprezzare al meglio il finesettimana, per atleti e accompagnatori.
E questo non è così scontato.
Che neanche vale il discorso che ora ne parlo bene perché sono contento della mia gara.
L'anno scorso a Maastricht non andò benissimo ma fu comunque un bellissimo finesettimana.
Tutto ottimo quindi?
Beh, dovrei dire, sì ma... tranne che... però non posso dirlo.
Dall'inizio alla fine.
Dalla partenza, finalmente un viaggio tranquillo quest'anno senza problemi.
I tanti amici presenti, che mi vorranno bene anche se mi sono un po' isolato i giorni prima per staccare la spina prima della tempesta.
Il nostro albergo, perfettamente funzionale alla gara per distanza e servizi offerti.
Alessia che asseconda ogni mia fissa, dai soliti giri inutili all'IronMan store fino a prepararmi la "cena personale" in stanza.
Il bar all'angolo con il mio rituale del caffè.
La voce di Daddo, un sottofondo motivazionale che ormai accompagna la maggiorparte delle gare a cui prendo parte.
La piadina post gara, bella quanto una medaglia.
Il clima, ideale per gareggiare.
Il pubblico lungo il percorso, che non mi ha lasciato mai solo.
E quell'unico punto dove stai da solo, nella pineta, ti fa quasi piacere staccare dalla confusione per qualche minuto.
Il giorno dopo con il 5150, prima vera gara che posso godermi da spettatore incitando i miei amici, senza preoccuparmi per me stesso.
Che poi questo post sta uscendo proprio nel giorno in cui riaprono le iscrizioni per l'edizione 2018...
No no, state tranquilli, nessuna marchetta, è solo che mi è sempre piaciuto parlare bene delle persone e delle cose che meritano.
E questa gara merita.
Una gara che sarebbe da rifare, se non avessi smesso con queste cazzate...

 

mercoledì 27 settembre 2017

Il mio IronMan Emilia-Romagna 2017: un salto fino al cielo!



Alle 7:45 la musica sulla spiaggia si interrompe per qualche secondo e si sente solo il battito del cuore.
Non sai se proviene dagli altoparlanti o da dentro.



Mentre te lo stai chiedendo si sente il colpo di cannone e ti ritrovi in acqua.
I primi 50 metri l'acqua è freddina, ma dopo qualche minuto si allinea ogni convergenza astrale.
L'acqua è perfetta, il mare una tavola che neanche in piscina e dal lato in cui respiro si intravede il sole caldo appena sopra il mare.
Mentre nuoto mi si distende un sorriso.
E' esattamente il posto ed il momento in cui voglio stare adesso.
Qui ed ora.
Avete presente quando ti chiedono le solite domande retoriche "perché lo fai?" e "chi te lo fa fare?".
Esattamente per questo.
E sapete cosa significa?
Che non ti frega essere in competizione con altri, fare 5' di più o 5' di meno, mezz'ora di più o mezz'ora di meno, un'ora di più o un'ora di meno.
Finché sei in grado di apprezzare e godere questi momenti, il resto perde importanza.

In acqua sto bene, lo sento come ambiente naturale e non sento mai la fatica.
Quando esco dopo 57' sono quasi dispiaciuto, qualche altra bracciata l'avrei fatta volentieri.



In cambio impiego 11', troppi.
Per fortuna che non ho i capelli altrimenti avrei perso tempo anche per pettinarmi.

Prendo la bici, mi butto sulle prolunghe e comincio a pedalare.
Beh, dopo più o meno 7km avrete ormai capito cosa sia successo.
Riprendo a pedalare con la consapevolezza di non strafare per recuperare il tempo perso.
Grande scelta.
Sto sempre in controllo e riesco ad alimentarmi bene.
Il percorso è totalmente piatto, tranne al 40°km dove c'è questo famigerato strappo di Bertinoro.
In realtà me l'aspettavo più duro e più lungo, ma è un ottimo frangente per riposare la schiena dalla posizione da crono.
Anche al ritorno si attraversa la campagna romagnola senza particolari asperità, tranne un po' di vento a volte contrario.
Un percorso bike organizzato per una gara veloce e, soprattutto, sicura, con strade larghe, ben asfaltate e controllatissime.
Chiudo in 5h35' a 32,7kmh di media compresa la sosta iniziale.
Anche qui posso ritenermi soddisfatto.



Appena comincio a correre, come mi è capitato sempre quest'anno, ho subito buone sensazioni.
Riesco a gestire il passo allungando  rallentando a piacere senza problemi.
Non ho alcun tipo di dolore o fastidio e dopo un po' comincio ad alimentarmi.
Mantengo il passo per i primi 20km sui 5' al km, ma ho la nausea da troppi gel.
Questo è l'unico errore che posso rimproverarmi in questa gara.
Non aver provato abbastanza l'alimentazione nella corsa.
Smetto di prendere gel per non vomitare, ma naturalmente se a quel punto non ti alimenti più le energie non le trovi neanche se raschi l'intestino.
Faccio una quindicina di chilometri piano piano, cercando di perdere il meno possibile e gestire al meglio la crisi.
Riverso le mie lagne su Alessia che mi sprona ogni volta che mi vede.
Ogni amico e tifoso che vedo lungo il percorso mi aiuta a fare quel passetto in più che mi avvicina al traguardo.
Mi fermo per andare al bagno, mi sgranchisco, bevo un po' d'acqua e riparto.
Al 35°km, mi sento di nuovo "pulito" e riprendo ad alimentarmi.
Improvvisamente sento che il corpo ricomincia a svegliarsi, il passo ad allungarsi e le energie a bussare alla porta.




Il ritmo riscende sotto i 6' al km, poi 5'30", 5' e 4'30"!
Non ci credo neanche io, sto correndo gli ultimi chilometri di una maratona di un IronMan a 4'30" senza problemi.
E' quello che volevo.
Chiudere un IronMan senza trascinarmi sulle gambe, ma correre.
E correre è quello che faccio.
Quando manca un chilometro alla fine vedo per la prima volta il cronometro, ma non mi interessa del tempo.
Adesso vorrei che la gara fosse più lunga.
Adesso vorrei non fermarmi più.



Negli altri IronMan che ho fatto, negli ultimi 100mt sul tappeto finale rallentavo o mi fermavo per godermi il momento e ricevere tutti gli applausi del pubblico.
Questa volta no, ho bisogno di correre anche lì.
Con il sorriso, perché sono contento.
E quando sto per passare sotto il traguardo in 10 ore e 53 minuti, l'unica cosa che mi viene in mente è saltare.
Il più in alto possibile.
Credo di aver saltato almeno dieci metri, venti, mille.
Sto in cielo.
E da lassù, non riscendo più.


lunedì 25 settembre 2017

Fabrizio, l'angelo con la ruota magica



Dopo aver fatto un'eccellente frazione a nuoto (e una dormita in zona cambio), ho appena iniziato a pedalare.
Da 7km per la precisione.
Ad una rotonda sento la ruota anteriore che sfarfalla.
La guardo ed è a terra.
Scendo dalla bici e prendo la bomboletta gonfia e ripara (ne avevo due), ma so già che non funzionerà, perché il tubolare è lacerato.
Panico.
La gara che stavo preparando da "solo" un anno si stava per concludere dopo una manciata di pedalate.
In una rotonda sperduta.
...
...
E poi succede quello che non ti aspetti.
Un angelo.
Semmai gli angeli possano mai interessarsi di ciclismo, quello non poteva che essere un angelo.
Due ciclisti locali, che stavano guardando da spettatori la gara si avvicinano.
"Ti sto per chiedere un favore enorme, puoi prestarmi la tua ruota?"
E lui che fa?
Senza dire una sola parola, senza farmi una sola domanda, stacca la sua ruota e me la dà.
Non ho parole per ringraziarlo.
Probabilmente non ce ne sono.
Ho giusto il tempo di dirgli che sono il numero 501.
E poi riprendo a pedalare.
La ruota ha uno spessore nettamente più piccolo della mia Vision full carbon da 50mm ed il freno non funziona, ma non mi preoccupo.
Quella ruota è benedetta (o magica, fate voi) e so che ormai non potrà più succedermi niente.
Non mi interessa neanche se non rivedrò più la mia ruota.
E invece sapete che succede?
Che quando ho tagliato il traguardo, lì fuori ad attendermi c'è il mio angelo.
Proprio a fianco di mia moglie.
Fabrizio, mi dirà che si chiama.
Ha la mia ruota in mano e le lacrime agli occhi.
"Sono più commosso io di te" mi dice.
Lo abbraccio.
Forte.
E così come è apparso, Fabrizio, o chiunque esso sia, scompare tra la folla.

martedì 19 settembre 2017

Road to IronMan Emilia-Romagna 2017


E niente, sabato prossimo ho questa roba dove dovrò nuotare per 3.8km, pedalare per 180km e correre per 42km.
Sì, di seguito, e quindi durante quelle ore non potrò...
  • fare colazione con i pancake
  • prendere il caffè di metà giornata
  • sentire l'ultimo album dei The National
  • pranzare con un bel piatto di spaghetti
  • vedere i mondiali di ciclismo in tv
  • farmi il mio frullatone di soia
  • guardare l'ennesimo rewatch della terza stagione di Twin Peaks
  • sfidare Jacopo a Super Mario Kart
  • postare un foto su instagram
  • terminare di leggere "Tempo di regali" di Fermor
Quindi adesso il dubbio è:
  • mi sbrigo per godermi al più presto il meritato riposo?
  • me ne vado piano piano per assaporare al meglio quello per cui mi sono allenato negli ultimi mesi?

 

lunedì 11 settembre 2017

L'evoluzione del blog



"Strong, il tuo blog non è più come una volta!"

E certo!
Come potrebbe essere altrimenti?
Ho iniziato a scrivere su questo blog più di 10 anni fami sorprenderei se continuassi a scrivere come il primo giorno.
All'inizio ogni gara era una sorpresa, partecipare e finire il primo triathlon sprint (con nuoto in vasca, tra l'altro) è stata una grandissima emozione.
Vedevo tutto con gli occhi della curiosità e cercavo di trasmettere nel blog ogni piccolo dettaglio di quelle esperienze.
Gli occhi di un neofita.
E per quello che ancora oggi ad ogni gara mi fermano ragazzi che mi rimproverano di aver cominciato a fare triathlon "per colpa mia".
Adesso però sarebbe ridicolo provare a raccontarvi di quanto sia strano attaccare le scarpe della bici con un elastico, o di come mi sposto il pettorale da dietro a davanti in T2.
Non per questo però non riesco ancora ad emozionarmi.
Seguire le gare dei ragazzi che alleno, con i quali abbiamo condiviso mesi di allenamenti è un'emozione altrettanto coinvolgente, e noterete che spesso i racconti vanno anche in quella direzione.
Ma anche nelle mie gare, continuo ad avere vortici di sensazioni inaspettate, solamente diverse.
Una volta l'emozione più grande era finire una gara, poi era ricercare la prestazione, adesso è cogliere quella scintilla che mi permette ancora di allenarmi con il sorriso.
Perché, aldilà della fatica, dei momenti di stanchezza e dei risultati, è per quello che "lo facciamo".
Ed è per quello che continuerò a trasmettervi le mie emozioni.
A modo mio.
Perciò mettetevi comodi, perché ci sono un sacco di altre storie da essere raccontate.


 

lunedì 4 settembre 2017

C'è un momento per divertirsi ed un momento per faticare


Lo sapete come la penso.
Nel fare sport - e non essere professionisti - la cosa fondamentale è divertirsi.
Magari fare anche una prestazione non esaltante, ma se non ci divertiamo, o se diventa un ulteriore stress, non vale la pena farlo.
Ecco, non è sempre così.
Non gli ultimi due mesi della preparazione di un IronMan.
Bello tutto, belli gli allenamenti in compagnia, belle le uscite in bici per godersi il panorama, belle le corsette giusto per chiacchierare...
...ma nelle ultime settimane no, non c'è niente di divertente.
C'è solo da faticare a testa basta.
Pedalate senza fine, soprattutto da soli per allenarsi senza scia, lunghi di corsa dove non sai più in che direzione andare perché dopo due ore hai finito tutte le strade che conosci.
E poi si ricomincia, una settimana dopo l'altra.
Mi si dice...
"Strong, però io queste ultime settimane, sto a scapoccià, non mi diverto più"















Stai preparando un IronMan e sei nella fase di massimo carico, non è questo il momento di divertirsi.
Pazienta ancora un po'.
Poi potrai riposarti e divertirti quanto vuoi.

 

lunedì 28 agosto 2017

Nuotare brutti ma nuotare forte


Secoli fa, quando giocavo a calcetto, ero visto come quello con i "piedi buoni discreti" ma che correva poco.
In realtà ho fatto in tempo ad accorgermi che anche i piedi non erano così buoni, nonostante credessi di avere la classe di Maradona.
Il fatto è che la tecnica è una brutta bestia, e proprio quando pensiamo di esserne in possesso, cadiamo nell'errore più grave.
Come chi gioca a calcetto e con un doppio passo pensa di poter giocare in Serie A, se non nuotate un 100 a stile sui 50", credetemi, la vostra tecnica non è così buona come pensate.

Se non avete fatto agonistico già da ragazzi (in quel caso la tecnica è fondamentale per limare quei decimi di secondo che fanno la differenza a quei livelli), lasciate stare la tecnica.
Lasciate stare gli esercizi.
Lo so, fa più figo un coach che dice che la tecnica è importante, che vi riempi di esercizi complicati in acqua, ma non è quello che vi serve, soprattutto se fate triathlon.

Nonostante mi batta da mesi su questo aspetto, continuano ad arrivarmi video di ragazzi orgogliosi di come tengono il gomito alto nella fase di recupero.
Peccato che poi nuotino i 100 in 2'.
Chi invece ha deciso di seguire la mia idea di abbandonare questi aspetti, ha avuto un grande miglioramento nel nuoto.
Giusto o sbagliato non mi interessa, se questo metodo funziona, a me basta questo.

Lasciate stare la bellezza del gesto, per essere fighi abbiamo sempre i nostri body colorati e le nostre bici da crono
 


lunedì 14 agosto 2017

Стефаносильный - La metodologia della lingua russa applicata altriathlon


Come alcuni sanno, negli ultimi tre mesi sono stato un po' assente per aver partecipato ad un corso intensivo di lingua russa.
Rimettersi nei panni di uno studente in un contesto nuovo, partendo da zero, sicuramente era una bella sfida, ma grazie agli altri 14 compagni di corso con i quali è nata (non poteva essere altrimenti) una bella amicizia, ci siamo ritrovati a metterci in gioco con una nuova motivazione e curiosità di imparare cose nuove.

Ecco, proprio da questa nuova esperienza, ho voluto "rubare" tante piccole idee da poter trasmettere anche nel triathlon.


  1. Restare concentrati quando serve ma staccare, di testa e fisicamente, quando non serve. Durante le lezioni cercavo di stare il più attento possibile evitando anche le minime distrazione. Però, in questi tre mesi non ho aperto una sola volta un libro per ripassare. Non andavo a "caricare" ulteriormente le testa a fine lezione ma la mattina avevo sempre la mente fresca e ricordavo tutto. Tradotto negli allenamenti, si legge CONSISTENZA. Evitate di ammazzarvi di allenamenti assurdi, iperlunghissimi o spaccagambe che non potete recuperare fisicamente, ma cercate di mantenere ogni giorno una solidità costante.
  2. Repetita iuvant. Quando non capivo una cosa, me la facevo rispiegare finché non la capivo. Non ha senso andare avanti  quando non si è consolidato un aspetto. Per questo do spesso allenamenti che si ripetono per più settimane. Invece di cambiare ogni settimana allenamento, mi piace che l'allenamento venga eseguito, prendendo la consapevolezza di ritmi e sensazioni, anche se ci vuole un mese.
  3. Capacità di adattamento. Abbiamo avuto tre insegnanti, tutte bravissime ma ognuna con un metodo diverso l'una dall'altra. Era fondamentale sapersi rapportare con ognuna in un determinato modo ed alla fine siamo cresciuti proprio nel saperci adattare in situazioni diverse. In poche parole, se dovete fare una corsa in cui se va bene correrete a 5'30" (tipo IronMan), ma a che cazzo vi serve allenarvi con le scarpe natural a zero drop correndo di avampiede? Per dire eh...
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