lunedì 3 giugno 2019

L'invio delle tabelle degli allenamenti


Quando pianifico la stagione di qualche atleta che alleno, naturalmente ho da subito ben chiaro come impostare i vari macrocicli, gestire carichi ed eventuali scarichi, inserire gare secondarie, impegni personali e, soprattutto, cazzate varie.

Tanto è da subito chiara la pianificazione annuale in base agli obiettivi, è altrettanto evidente che i microcicli settimanali vadano impostati invece passo dopo passo, per valutare al meglio le sensazioni, la risposta agli allenamenti e gli imprevisti.

Ci sono varie scuole di pensiero.
Chi preferisce mandare ai propri atleti il programma degli allenamenti di mese in mese e chi non dice cosa fare fino alle 23:59 del giorno precedente.

Per un atleta, soprattutto amatore, è normale che sapere come organizzarsi con qualche giorno di anticipo è importante, proprio per incastrare gli allenamenti tra lavoro e famiglia, ma è altrettanto vero che il 90% degli atleti chiede continue variazioni al programma degli allenamenti (per poi tornare a fare il programma iniziale, ma questa è un'altra storia) ,che una pianificazione mensile sarebbe totalmente stravolta.

Il buon equilibrio che ho trovato è la cadenza settimanale.
Naturalmente, cerco di anticipare un po' l'invio del programma, per poter dare il tempo ai ragazzi di organizzarsi la settimana successiva.
Ho cominciato inviandolo il sabato, poi ho anticipato al venerdì, e adesso solitamente per il giovedì DI SOLITO riesco a mandare tutto.

Eppure, ogni tanto, continua ad arrivarmi qualche mail il martedì del tipo "scusa Strong, ho problemi con il server e non ricevo la posta, mica per caso hai già mandato gli allenamenti?"

lunedì 20 maggio 2019

Il ciclista campanaro


Ogni anno una pedalatina a Guadagnolo me la faccio sempre.
Una bella salita, molto lunga e pedalabile, con una vista spettacolare su tutta la pianura romana.
Si sale a 1200mt ed è il centro abitato più elevato del Lazio, e su in cima fa sempre freschetto.
Becco comunque una giornata di questo maggio in cui non diluvia, ma è "solo" nuvoloso.
In salita comunque si suda e meno roba si ha addosso e meglio si sta.
Quando arrivo in cima mi fermo a riempire le borracce ad una fontanella vicino ad un vecchietto seduto su una panchina.
Nel silenzio di una piazzetta di una domenica alle 2 di pomeriggio, sento i suoi occhi che mi scrutano da testa a piedi.
"Giovanò, mo mettite qualcosa addosso perché a riscende fa freddo!"
Ringrazio del consiglio, mi metto l'antivento e riscendo.
Durante la discesa, vedo che c'è un bivio per il Santuario della Mentorella.
Conosco bene quel posto per esserci arrivato a piedi con un'escursione.
E' un posto intimo pieno di misticismo e non ci penso due volte ad arrivarci in bici.
Non c'ero mai arrivato da questo lato con la strada e capisco perché.
Un discesone stretto e ripidissimo di un paio di km mi fa capire che il ritorno sarà la mia personale penitenza.
Ma ne vale la pena.

Arrivo al santuario, metto la bici in spalla e salgo la Scala Santa per arrivare alle campane.
Non far da campanaro se il cor tuo non batte da Cristiano

recita l'incisione.
Batto un paio di rintocchi, metto il rapporto più leggero, mi alzo sui pedali e ricomincio la mia ascensione.

lunedì 13 maggio 2019

Il triathlon dà il triathlon toglie



Un po' di delusione c'è quando succedono 'ste cose.
Però fa parte del gioco.
La settimana scorsa ho fatto una delle mie migliori prestazioni in un mezzo IronMan  al Challenge di Riccione.
E dire che avevo anche recuperato più che bene per questa prima edizione del TriXman, 3km di nuoto, 150km di bici e 30km di corsa.
Ma al cinquantesimo chilometro della bici, mentre ero terzo assoluto (sì, terzo assoluto), un anziano ausiliario del traffico mi indica una strada sbagliata da seguire.
Una strada bella larga, che non potevi pensare che non fosse quella giusta.
E quindi ho pedalato parecchio fino al bivio successivo, quando notando che non c'erano più indicazioni, mi è venuto il dubbio che qualcosa fosse andata storta.
Quando sono tornato indietro, il tizio, che ormai stava affogando in piena crisi in mezzo a un ingorgo di traffico, mi dice che altri ciclisti li aveva mandati verso un'altra direzione.
Ormai ho perso una decina di chilometri.
Forse in una gara così lunga avrei potuto recuperare qualche posizione.
O forse no.
Ma in quel momento ho deciso di chiudere la gara e tornare indietro, avevo perso lo spirito agonistico.
Qualche anno fa dopo una delle più grandi delusioni sportive, al 70.3 di Pescara, la settimana successiva vinsi per la prima volta la mia categoria in uno sprint.
Il triathlon toglie il triathlon dà.
Mi riprenderò quello che mi è sfuggito.



Ah, e poi c'ho la foto col pettorale numero uno, sticazzi poi come è andata a finire.

martedì 7 maggio 2019

Il mio Challenge Riccione 2019 (una gara che non si può dimenticare)


Non si può dimenticare perché da parte mia è stata un'ottima prestazione.
Non si piò dimenticare perché è stato il raduno del Team Panda per questo 2019.
Ok, lo sapete, non si può dimenticare neanche per il meteo.

Che era una settimana che tutti stavano rompendo i coglioni co' sto cazzo de medio.
E il freddo, e il gelo, e la pioggia, e come te vesti in bici, e metti le ruote in carbonio, e li mortacci vostri!
Sì, c'è stato tutto, gelo, pioggia, vento, grandine e sì, pure li mortacci vostri.
Ma fa parte del bello di una gara.

Che quando ci siamo svegliati, un po' tutti ci avevano sperato che le previsioni non c'avessero azzeccato.
Sole primaverile, temperatura mite e mare piatto.
La mia batteria parte anche abbastanza presto, quindi i tempi di attesa per me non sono affatto lunghi.
L'acqua è freddina, ma dopo qualche bracciata non si sente quasi più.
Il percorso e le boe sono ben visibili, ma ogni tanto bisogna correggere la traiettoria per una corrente più fastidiosa del previsto.
Riesco comunque  a tenere una buona linea e gestisco molto bene tutta la prima frazione.
Quando esco dall'acqua vedo che sono stato un paio di minuti più lento del solito, ma le sensazioni (prima) e la distanza (più lunga, come si è visto successivamente) mi confermano di aver comunque fatto una prova soddisfacente.

In zona cambio faccio la solita dormita, ma anche peggio.
Mi metto una termica a mezze maniche, poi mi fermo, guardo il cielo e lo vedo aperto.
Quindi decido di ritogliermela.
Va bene così, vado solo con il body.
Ed infatti ho ragione.
(Per i primi 50km della bici).

Un clima fresco ed un tiepido sole mi accompagnano attraverso un bel percorso ciclistico come piace a me.
Piatto e veloce nella prima parte, poi con salite anche impegnative ma non troppo lunghe
In salita mi supera a doppia velocità Thomas con un fuorisella che manco Pantani.
O fa un garone o scoppia tra 10 minuti, penso.
Farà un garone.
Ad ogni salita mi supera ed io lo ripasso in ogni pezzo in pianura, ma si vede che sta alla grande.
Sto bene, finito il primo giro la gamba gira bella piena e mi accingo ad affrontare le salite del secondo giro.
In un attimo cambia tutto.
Un secondo prima si stava alla grande, un secondo dopo arriva la bufera, la grandine il freddo ed il vento.
Ne ho presi di schiaffi dalla pioggia in bici, ma questo è notevole.
In salita il poco male, il cielo che si scurisce tutto intorno è un messaggio inequivocabile per quello che ci aspetterà in discesa.
E infatti si scende a passo d'uomo.
Con i freni tirati al massimo comunque la bici non si ferma ma scende.
Qualcuno preferisce scendere bici alla mano, altri con un piede staccato dai pedali, pronto per frenare con le tacchette della suola.
Insomma scene epiche.
In pianura mi rimetto sul passo e spingo da morire.
Sto battendo i denti dal freddo ma più pedalo forte e meno sento freddo.
Per fortuna la gamba spinge alla grande e mi sembra di volare, anche sotto il diluvio.
Ma c'è una seconda salita.
Nel gazebo dei ristori (uno dei pochi non fatto volare dal vento) è rimasto solo un volontario che continua a strillare "Gel o banana?"
Per me il vero eroe di ieri è stato lui.
Prima di terminare la seconda frazione riprendo tantissimi ciclisti e quando sto rientrando in zona cambio ha quasi smesso di piovere.
Mentre mi infilo le scarpe da correre arriva anche Thomas, che si cambia prima di me e comincia a correre.

Le sensazioni in corsa sono subito eccellenti ed il morale della pioggia che è finita è un'ulteriore botta di adrenalina.
Batto ancora un po' i denti ed ho i piedi insensibili dal freddo ma dopo qualche chilometro torna tutto alla perfezione.
Ora ci sono al 100%, testa, gambe, fiato e voglia di correre.
Tengo un ritmo sempre sotto i 4'30", cosa che non ho mai tenuto in un 70.3 e non cedo neanche un secondo al chilometro.
Al terzo ed ultimo giro sento che posso anche aumentare e vado in progressione.
Riprendo Thomas e lo incito a restare attaccato ma alla fine cederà qualcosa.
Ormai incrocio tutti gli altri ragazzi del Team Panda che hanno finito la bici e stanno correndo, sono stati tutti eccezionali a completare una gara del genere.
Prima di tagliare il traguardo mi fermo a dare il cinque a Lollo ed Alexa, che ci hanno cinitato ininterrottamente per tutta la gara.
La forza del Team Panda è proprio il legame che riusciamo a trasmetterci quando incrociamo gli sguardi.
Ora posso tagliare il mio traguardo.
Di solito non ho mai fame dopo l'arrivo di una gara, ma sul tavolo vedo una bomba con la crema e me mangio in due morsi.
Direi che me la sono ampiamente meritata.
Ed ora posso riposarm...
Ah no, domenica prossima ho il TriXman, 3km di nuoto, 150km di bici e 30km di corsa...
Vabbè, avrò tutto il tempo di riposare quando sarò morto.


giovedì 2 maggio 2019

Cercasi sfidante...


Fino a qualche anno chiunque incrociava le mie vicende triatletiche finiva con lo sfidarmi.
Sia amici che meno amici, in tanti hanno sempre provato una soddisfazione nel laciarmi sfide, sia quando ero consapevole che a mia insaputa.
Naturalmente alcuni sono riusciti a battermi, altri no, con altri ancora ci siamo scambiati vittorie e sconfitte.
Molto raramente è capitato a me di lanciare sfide, e gli esiti hanno naturalmente rispettato le aspettative...
Non sono mai stato uno spirito agonistico.
Da piccolo il mio maestro di tennis mi disse che difficilmente avrei vinto qualcosa se non avessi "odiato" il mio avversario.
Non ne ero capace, non ne sono capace e non ne sarò capace.

Tuttavia, mi manca il fatto che qualcuno mi lanci una vera sfida.
Non vorrei adagiarmi troppo sugli allora.
Scegliete voi la data, il posto e la distanza.
Chi vuole prendersi un po' di calci in culo?

lunedì 29 aprile 2019

Storie di ciclismo sulla salita di San Polo dei Cavalieri


Una volta scrivevo spesso di piccole storie che mi capitavano durante le uscite in bici.
Niente di che, brevi affreschi nei qualsiasi ciclista si è rispecchiato in più di un'occasione.
Come ieri.
Tivoli - Marcellina - San Polo.
C'è prima un tratto di un paio di km prima di arrivare a Marcellina, poi si spiana un po' nel centro del paese, e poi ci sono ancora 8-9km di salita costante intorno al 4% fino al borgo di San Polo.

Incontro #1
Nel falsopiano in discesa prima della salita di Marcellina, supero un paio di ciclisti che stanno chiacchierando.
Prendo qualche metro fino all'attacco della salita.
Appena la strada impenna, uno dei due si alza sui pedali e mi supera a doppia velocità.
Io avevo iniziato da quindici minuti una pedalata che doveva durare 5 ore e naturalmente non avevo alcuna voglia di bruciarmi da subito.
Mi metto regolare del mio passo e salgo.
Dopo duecento metri il tizio davanti non aumenta più il distacco.
Continua praticamente alla mia stessa andatura, ma si vede da lontano che sta in affanno.
Pedala tutto di spalla, pestando ogni pedale come se stesse schiacciando delle noci con le scarpe.
Ma, buon per lui, la salita è breve, ed appena si entra nel centro abitato, invece di proseguire verso qualche spiazzo, si ferma immediatamente e comincia a guardare alle mie spalle come un marinaio che scruta l'orizzonte, per far capire che si era fermato solo per aspettare il suo compagno di pedalate.
Un fenomeno.

Incontro #2
Seconda parte della salita, quella lunga 8km che porta in cima a San Polo.
Anche qui, dopo 2 minuti di salita (più o meno dove comincia la salita di Monte Morra, per chi conosce la zona), mi supera un ciclista dalle sembianze indo-orientali - credo filippino - mulinando a più di 120 pedalate al minuto.
Capisco subito che i casi erano due:
1) non sa dove sta andando
2) non sa che sta facendo
Dopo 10 metri, quando lo riprendo, mi sorride e mi chiede
"Finisce qua la salita o continua?"
"Veramente abbiamo appena iniziato, ci vogliono almeno altri 25 minuti per la cima" rispondo io.
Sorride e si defila.
Dopo un minuto sento delle voci dietro e vedo altri due ciclisti sempre orientali, che prima dicono qualcosa al loro amico e poi si agganciano a me.
Solitamente mi dà fastidio chi silenziosamente si mette a ruota senza dire neanche una parola, ma in questo caso fare l'andatura a due ciclisti esotici mi fa piacere.
Per tutta la salita sento che respirano in affanno ma mi restano agganciati.
Quando arriviamo all'ultimo chilometro, cerco di dare loro un ultimo incoraggiamento
"Dai ragazzi, un ultimo sforzo e tra cinque minuti è finita la salita!"
L'unica cosa che mi risponde il tizio dietro è
"Ah!"
Al tornante dopo mi volto e non ci sono più.
Ecco, e io che speravo di incoraggiarli!
Probabilmente erano al gancio e sapere che dovevano faticare non SOLO 5 minuti, ma ALTRI 5 minuti li ha devastati.
Ma questo è proprio una delle mille sfaccettature che ci fanno amare il ciclismo.

Amo il ciclismo più degli altri sport per questo.
Ogni uscita, in qualsiasi modo, si trasforma in un romantico racconto d'altri tempi.

mercoledì 24 aprile 2019

Il roster del Team Panda 2019

Mentre la stagione del triathlon del 2019 sta entrando nel pieno, siamo lieti di presentarvi il roster del Team Panda per questo 2019... naturalmente ulteriori rinforzi che vorranno far parte della squadra saranno sempre ben accetti!









 













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