lunedì 10 agosto 2020

Le domeniche di Agosto del Team Panda

 

Sono arrivati i nuovi completini da ciclismo del Team Panda e meritavano un piccolo evento speciale per la consegna.

E allora ci siamo inventati una domenica full-Panda.

Dopo esserci ritrovati al centro sportivo Empolum, abbiamo organizzato una pedalata di gruppo con i nuovi completini: giro lungo con passaggio a Bellegra, e giro corto per chi voleva rientrare prima con tappa a Subiaco.


Al seguito, le famiglie che si sono godute la mattinata in piscina.

Ad ora di pranzo comunque siamo rientrati tutti per mangiare insieme a bordo vasca.


Rapida digestione e poi una bella nuotata insieme...

...ma, quando hai tre corsie a disposizione, che fai non la organizza una bella gara a staffetta 2x50?

E poi ancora relax e merenda sul prato per chiudere in bellezza.

In realtà ci sarebbe stato il finale con una sessione di stretching a cura di Fisiokineasy con Alessio, ma una volta che li metti sdraiati sul lettino all'ombra degli alberi e con una birra in mano, valli a convincere tu a rialzarsi!



martedì 4 agosto 2020

Che ne penso della decisione di IronMan Emilia Romagna 2020


Dopo giorni di attesa IronMan Emilia Romagna ha finalmnete sciolto la decisione definitiva (?) sulla fattibilità e data della gara.
Gare confermate ma spostate di una settimana per le elezioni: quindi IronMan 26 settembre, 70.3 e 5150 il 27 settembre.
E giù pioggia di commenti critici.
IronMan pensa solo ai soldi...
Così non si pensa alla sicurezza degli atleti...
Hanno aspettato la fine per dare comunicazione...
E perchè il 70.3 Sardegna è stato allora annullato?
Sinceramente non capisco nè comprendo una sola critica.
IronMan pensa principalmente ai soldi?
Probabile, è un'azienda, ma lo ha sempre fatto e soprattutto questo non influisce sulla scelta sportiva.
Il ritardo della comunicazione è dovuto evidentemente al tentativo (a quanto pare riuscito) di organizzare un'evento con oggettive difficoltà logistiche (comunque difficoltà minori rispetto alla gestione di un evento su un'isola, come sarebbe stato in Sardegna).
Avreste preferito che due mesi fa vi avessero detto "vabbè, è difficile organizzare, manco ci proviamo e rimandiamo al 2021" oppure che provassero fino alla fine a trovare la quadra?
Il fatto è che permettono comunque a chi non riesce ad organizzarsi o chi non si sente sicuro, di spostare gratuitamente l'iscrizione al 2021.
Anzi, personalmente credo che abbiano messo in conto che una parte di iscritti (stranieri soprattutto) spostino l'iscrizione al 2021 per avere di fatto meno persone da gestire sul territorio in quel finesettimana, senza "tagliare" arbitrariamente le iscrizioni.
Eh, ma mi danno la conferma solo due mesi prima!
DUE MESI PRIMA!
Mica ti hanno detto "oh guarda, prepàrate che tra due giorni fai l'IronMan!"
Due mesi.
In due mesi ci potete preparare una guerra.
Ho visto atleti infortunati, ricominciare ad allenarsi a due mesi dalle Olimpiadi e vincere una medaglia.
E parliamo di professionisti... però un amatore del cazzo si deve organizzare sei mesi prima!
E poi magari non sa manco che se magna domani sera.
Quindi, riepilogando, se volete gareggiare, i tre eventi sportivi sono confermati, se per qualsiasi ragione non volete o potete gareggiare, potete spostarla gratis al 2021...
Ma che cazzo dovevano fa' de più?
Mettersi una scopa in culo e ramazzare la zona cambio?

lunedì 27 luglio 2020

In bici intorno a Tagliacozzo


Sabato giornata di lungo in bici.
E corsa.
Il programma prevede la compagnia di Walter "Pescecane" e Daniele "Thor", con partenza da Tivoli, verso Tagliacozzo, dove ci agganceremo al mio amico e collega Gabriele "Sal" che ci farà scoprire qualche percorso poco battuto da quelle parti.
Saranno poco più di cinque ore di pedalata.
Dopo una mezzoretta metto al corrente Thor di quello che lo aspetta...
Ma Walter mi aveva detto che erano al massimo 4 ore!
Ancora ci casca a 'ste cazzate!
Tiburtina, svolta a sinistra per Arsoli, Carsoli e Pietrasecca.
Lì incontriamo Gabriele che ci organizza il giro turistico delle frazioni di Tagliacozzo.
Santo Stefano, Sante Marie ed altri piccoli paesi stupendi nascosti in mezzo ai boschi.
L'asfalto non è il massimo (e infatti in discesa mi salterà la scatolina con i sali) ma le salite sono belle e pedalibili e soprattutto non passa una macchina.
Dopo tre ore di pedalata decidiamo che è il caso di tornare indietro.
Salutiamo Gabriele e riprendiamo la strada di casa.
La pendenza adesso è a favore ma ormai sono le 13 passate e il caldo comincia a farsi sentire.
E infatti alle 14 in punto, in tipico orario corsa IronMan, lasciamo le bici per mezz'ora di corsa.
Ma alla fine è sempre così, puoi avere tutte le difficoltà, stanchezza o caldo, ma quando ti alleni in compagnia il tempo e la fatica sembrano avere livelli totalmente diversi.
Poi certo, quando sai che la sera andrai ad ingozzarti famelicamente ad un battesimo,   tutto è più facile...

mercoledì 22 luglio 2020

Apparenza, forma e sostanza negli allenamenti


Mi sono formato professionalmente in un contesto dove si è sempre riservata una massima importanza al doppio binario forma/sostanza, ritenendole entrambe fondamentali per la migliore crescita.
E naturalmente questi principi, seppur rimodulati e adattati al contesto sportivo , ho cercato di applicarli anche nella gestione degli allenamenti e della tecnica.
Tecnica appunto e quindi forma,  non come apparenza ma strettamente legata alla sostanza e dunque alla funzionalità del gesto.
Vedo spesso allenatori far perdere tempo far focalizzare i loro atleti su complicatissimi esercizi "di tecnica" per nulla funzionali a ciò che servirà loro in gara.
Questo è un altro concetto sul quale mi batto spesso.
Ci si allena come si gareggia.
Mezzore perse con saltelli e appoggi di avampiede, quando poi dovremo affrontare un IronMan tallonando e seduti sui bicipiti femorali.
Miglioramento dello SWOLF (stendiamo un velo) cercando di ottenere una bracciata lunga, quando andremo a nuotare affiancati ad altre (quando va bene) 400 persone.
Quando nel computo settimanale del volume di allenamenti andate a tirare le somme, e pensate che un paio d'ore di "tecnica" le avreste potute impiegare come due ore di aerobico, ripensate alle differenze tra apparenza, forma e sostanza.
E poi traetene le vostre conclusioni.

lunedì 13 luglio 2020

In bici al Santuario della SS. Trinità di Vallepietra



Su questo blog a volte trovate articoli sugli allenamenti, altre volte resoconti di gare, altre volte aneddoti più o meno simpatici, ed altre volte racconti di pedalate.
Perché ogni volta che si esce in bici, c’è sempre una storia da raccontare.
E nei 150km che ho fatto per andare al Santuario della SS. Trinità di Vallepietra, naturalmente c’è abbastanza asfalto su cui scrivere.
Un luogo mistico, incastonato sotto una maestosa rupe, al quale sono molto devoto.
Alla partenza con me da Tivoli c'è Alessio, che a Jenne per motivi di orario mi saluterà e tornerà indietro.
I primi 40km per arrivare a Subiaco passano tranquillamente tra qualche chiacchiera e qualche tratto a tirare.
Alessio si incazza quando due ci si mettono a ruota, non tirando neanche un metro e, soprattutto, non salutando quando svoltano e cambiano strada.
Dopo un po' ne prendiamo altri due che si agganciano, ma a Subiaco ci ringraziano del "passaggio".
Da qui ora la strada salirà verso attraverso la meravigliosa strada dei Monasteri fino ad arrivare a Jenne.
12km di salita costante (tranne l'ultimo in contropendenza) ma regolare.
Alessio parte subito allegrotto e gli faccio notare che a quell'andatura non ci arriviamo in cima, soprattutto io che devo spararmi parecchio ulteriore dislivello.
Entriamo in modalità conservativa e saliamo chiacchierando.
A metà salita ci passa un ciclista con un passo decisamente migliore del nostro.
Scambiamo due battute e lui prosegue superando qualche decina di metri avanti, anche un tre ciclisti in evidente difficoltà.
In particolare uno di questi, nonostante stia ansimando, si alza sui pedali e prova stargli dietro per qualche pedalata, crollando miseramente subito dopo.
Mi chiedo il eprchè di queste cazzate.
Quando lo superiamo anche noi, non ha neanche la forza di parlare per quanto sta ansimando.
Arrivati a Jenne troviamo i ragazzi della mia squadra podistica, la Tivoli Marathon, che avevano organizzato una corsa di gruppo "autogestito" sul percorso della Jennesina.
E' sempre piacevole incontrarli.
Un saluto, una foto insieme, ed è tempo di salutarmi anche con Alessio, che se tornerà indietro.
Da qui proseguo da solo.
La discesa che porta sotto Vallepietra e lunga e larga e consente di recuperare un po' di energie, così come i 5km di leggera ascesa per arrivare a Vallepietra sono un piacere per gli occhi, tra boschi, cascatelle e fiumiciattoli.
Arrivato al paese dei ragazzi del Blokko Racing Team mi chiedono se ho un brugola da 8.
Mi fermo, cotrollo, ma non ho la misura che cercano.
Riempio la borraccia con un altro ciclista che si appresta ad iniziare la salita e comincio gli 11km di ascesa che mi portaranno al Santuario.
Ho percorso decine e decine di volte questa strada in macchina, ma con la bici ero arrivato sempre solo a Vallepietra, da qui è terreno sconosciuto.
In realtà la salita è lunga ma molto regolare e qualche nuovola nel cielo rende meno dura una scalata di metà luglio.
Tranne un paio di uscite dai tornanti dove la strada impenna parecchio, proseguo costante al mio ritmo senza soffrire.
Dopo 5km mi supera una ragazzo del Blokko.
E' molto giovane, ha un fisico da scalatore e mi passa a doppia velocità.
Dopo un po' però rallenta e mi fa compagnia per qualche chilometro, in attesa dei suoi compagni di squadra che lo stanno raggiungendo.
Insomma, questi 11km di salita che temevo, alla fine mi sono volati.
Adesso manca "solo" la parte  extraciclistica.
Quasi 2km di sentiero scosceso e sterrato per scendere giù al Santuario.
Non si può fare con la bici, a meno che non si abbia una MTB, ed io ho anche la bici da crono.
Poche chiacchiere, tolgo le scarpe, bici in spalla e comincio a scendere.
Tra le tante persone che incrocio, nell'ordine mi dicono:
1) arrivi mo' fratè!
2) sei un grande!
3) mamma, quello sta scalzo! (redarguita subito dalla madre con un "te la devi tagghià quella lengua!")
Una volta giunto ai piedi del santuario, con i piedi doloranti, mi avvicino alla scalinata, dalla quale si erge una suora che regola l'accesso.
Da come mi punta in distanza capisco già che mi deve rompere i coglioni.
La anticipo e metto la mascherina che avevo portato in previsione.
Mentre comincio a salire i gradini mi dice però che non posso entrare con la bici.
Di solito sono sempre rispettoso e diplomatico, ma stavolta non ho voglia di perdermi in chiacchiere.
"Sono venuto in adorazione della Santissima e porterò anche la bici dentro con me"
Abbozza in silenzio e finalmente entro nella grotta.
E in quei brevissimi 5 minuti che passo lì dentro c'è tutto il motivo dei miei lunghissimi 150km.

giovedì 9 luglio 2020

Perché dare un nome agli allenamenti



Una delle prime cose che nota chi comincia a farsi allenare da me è che do un nome (e spesso un'immagine) a quasi tutti gli allenamenti.
All'inizio sembra solo una cosa simpatica, ma poi si cominciano a chiedere il perchè.
Ed ecco il motivo.
Innanzitutto è un modo per ricordarsi il tipo l'allenamento, anche nel caso dovessi riproporlo altre volte o in altre fasi della rpogrammazione.
Associarlo ad un nome o un'immagine mi aiuta immediatamente ad inquadrarlo se è un allenamento semplice o complesso, lungo o intenso.
Secondo motivo, è un modo (che funziona) per motivare i ragazzi.
Nel parlano nel gruppo, lo identificano subito ed "affrontarlo" diventa come una sfida, un nemico da sconfiggere.
Infine, individualizzare un allenamento, lo rende irripetibile, decontestualizzandolo da una monotonia storica, dimenticando l'invarianza fallimentare e  rendendo vulnerabile la propria asperità.
Non diventa più un nemico senza nome, un generico 4x2000, ma si definisce l'oggetto del nostro focus.
Quindi, sebbene nel ricordo di un'allenamento già fatto vi è maggior verità rispetto al suo oblio, dare un nome unico all'allenamento, come ogni nominalismo, equivale ad esorcismo: garanzia di annientamento ed irripetibilità.

giovedì 2 luglio 2020

Quando fai l'amore con tua moglie e la chiami con il nome dell'amante...


...non è così grave come se fai lo stesso errore con chi alleni!
L'altro giorno ho risposto su whatsapp ad un messaggio di Thomas, chiamandolo Walter.
Errore abnorme!
Thomas naturalmente, da persona mite quale è, non si è arrabbiato ma me l'ha fatto notare con amorevole rassegnazione.
E altrettanto naturalmente mi sono sentito una merda.
Quindi fate attenzione alle cose davvero importanti per un allenatore: potete tranquillamente sfondare e mandare in overtraining chi allenate, ma sbagliate mai, e ribadisco MAI, il suo nome!

martedì 30 giugno 2020

Allenatori a tempo pieno o part time? (ovvero, è l'allenatore che sceglie chi allenare o viceversa?)


La struttura formativa degli allenatori tende a sostenere chi vorrà dedicarsi a tempo pieno alla carriera di coach.
Se alla domanda a trabochetto se si allena solamente o si è anche atleti, si risponde con la seconda alternativa, potrete notare i lineamenti della bocca degli interlocutori storcersi lievemente in segno di delusione.
Non sto parlando esclusivamente in Italia, ma del pensiero al riguardo un po' ovunque.
Se vuoi fare per bene l'allenatore, devi fare SOLO l'allenatore.
Il concetto di per sè, è più che giusto e legittimo.
Le energie professionali andrebbero concentrate tutte su un unico obiettivo.

Ok, mettetelo da parte che ci torniamo tra poco.
Prendiamo la seconda parte del titolo di questo post.
Secondo molti allenatori e riprendendo una frase di mister Sam Mussabini in Momenti di Gloria (dal quale mi piace spesso rubare citazioni ed esempi): "Sig. Abrahams, quando trovasse la donna giusta, che penserebbe se la ragazza la chiedesse in sposo? Vede Sig. Abrahams, come il fidanzato, è l'allenatore che deve farsi avanti!"

Dal punto di vista contrattualistico-relazionale, è chi deve essere pagato che sceglie chi dovrà pagarlo.
In pratica limito il mio guadagno solo ad una soddisfazione professionale (atletica) e personale (affinità).
Bellissimo.
Ora, riprendendo i paletti fissati nella prima parte, se io campo solo di allenamenti, perdo automaticamente il mio privilegio di scelta, rassegnandomi ad allenare chiunque, per "arrivare a fine mese".

Certo, poi ci sono anche gli allenatori che chiedono 1000€ al mese ed allenando anche solo 5 persone diciamo che non se la passano male, ma per arrivare a quello status dovreste prima aver ottenuto un paio di medaglie olimpiche come coach, e insomma, non è semplicissima come cosa.

giovedì 25 giugno 2020

Un allenatore più forte di chi allena?


Argomento spesso dibattuto.
 Piccola premessa, stiamo parlando di allenatori che ancora si dilettano come atleti e non chi ha abbandonato o non ha mai svolto agonisticamente lo sport.
Ha più senso allenare chi è pèiù scarsi di noi, in modo da trasmettere loro eventuali lacune che veniamo a conoscenza, oppure è ininfluente l'esperienza diretta di un allenatore sulla bravura di un atleta?
Ve lo dico subito, come nella maggiorparte degli argomenti che tiro in ballo, non ho la soluzione.
Almeno non quella definitiva.
Quando una volta gareggiai insieme ad uno dei miei atleti (era tra le prime volte che allenavo),  un amico per prima cosa mi chiese chi avesse vinto.
Quando gli risposi che gli ero arrivato davanti, mi rispose che era giusto così, perchè l'allenatore finchè gareggia, deve sempre saper arrivare davanti ai suoi allenati.
Dixon invece, racconta che quando iniziò ad allenare, avvicinò il suo compagno di allenamenti Chris Lieto che lo aveva sempre battuto, chiedendogli se avesse voluto farsi allenare da lui.
Alla riposta "ma se ti ho sempre battuto, cosa pensi di potermi insegnare?" Matt replicò che proprio per aver sempre perso, ormai conosceva tutti gli errori che non si dovevano commettere.
E lo portò al secondo posto assoluto a Kona 2009.
Allora, sebbene come anticipato all'inizio non ho una risposta definitiva, tendo a protendere per l'atleta già più forte del suo allenatore, così perlomeno si evita una simpatica situazione che sovente si riscontra in queste occasioni. 
Sto parlando del problema - in questo caso non è dell'allenatore  ma dello stesso atleta - di chi comincia che è più scarso del proprio coach e una volta migliorato fino a battere il maestro, invece di apprezzarne la bontà, non lo reputa più all'altezza e ne cerca uno nuovamente più forte di lui.

lunedì 22 giugno 2020

Le 10 frasi più comuni che sentirete in zona cambio (e che vi hanno ormai rotto i cojoni)



SHORT DISTANCE
  1. Dove consegnano il pacco gara?
  2. Secondo te sono più o meno di 750mt?
  3. La muta è consentita?
  4. Il giro in acqua è orario o antiorario?
  5. Ma l'ultima boa è direzionale?
  6. Quanti giri sono da fare in bici?
  7. Mi presti la vaselina?
  8. Mica ti è rimasto qualche elastico in più?
  9. Mi chiudi la muta?
  10. MA LE COSE VANNO MESSE A DESTRA O SINISTRA DELLA BICI?

LONG DISTANCE

    1. Dove si ritira la maglia da finisher?
    2. Le scarpette le attacchi alla bici?
    3. Dove le metti le barrette?
    4. Ruota lenticolare o da 80mm?
    5. Pista frenante in carbonio o alluminio?
    6. Il casco lo metti nella sacca o sulla bici?
    7. Mi presti la pompa?
    8. La sacca rossa è per la bici o per la corsa?
    9. In bici te lo porti l'antivento smanicato?
    10. Ma quanto è lunga la zona cambio?

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