lunedì 30 marzo 2015

Hoka One One Huaka [la recensione di STEFANOLACARASTRONG]



Regalo di mio padre per la SUA festa del papà.
Ok, per chi vede per la prima volta le Hoka One One (o più semplicemente Hoka), la prima associazione visiva che fate è quella delle scarpe delle Winx...

Vedere quella zeppona, in effetti non è molto invitante alla corsa.
Poi però, spinto dai commenti entusiastici di alcuni amici, mi sono buttato anche io.
Innanzitutto il modello.
Quello osannato, il più venduto, sono le Clifton, prevalentemente una scarpa da gara.
Le ho provate una volta sola, utilizzando quelle di Giorgio e le sensazioni sono state ottime, ma mi riservo di esprimere un parere più approfondito.

Per il mio acquisto mi sono orientato su quello che in questo momento serviva più alle mie esigenze.
Ho straconsumato le Brooks Ghost, con cui mi sono trovato benissimo, e volevo provare a cambiare cercando una scarpa "universale" che soddisfacesse a queste esigenze:
  • Allenamenti lunghi e lenti
  • Adatte sia alla strada che allo sterrato
  • Peso relativamente leggero
  • Colorazione tamarra
No, quest'ultimo punto non era necessario, però per chi fa triathlon, ormai lo sapete, distinguersi in tamarragine è sempre una prerogativa.

La scelta alla fine è caduta sulle Huaka che, a quanto pare, dovrebbe soddisfare tutti questi requisiti.

Nota negativa: il prezzo.
140/150€ è tanto per una scarpa da running, a meno che non duri 3000km, e non credo ne esistano...
Nota positiva: il peso.
Quando le prendete in mano, la resistenza che vi apprestate a sostenere sarà minore di quella a cui gli occhi vi hanno preparato.
Traduzione: sono più leggere di quanto sembrano.
Certo, non è la sensazione dei 215gr delle Clifton, ma 250gr per un mattone così è davvero un buon compromesso.
Soprattutto con oltre 4cm di zeppa...


La calzata è comodissima, è la sensazione di confort è immediata.
Uno degli aspetti più conosciuti delle Hoka è il ridotto drop tallone/avampiedi, in contrasto con quello che si potrebbe immaginare da una scarpa così ammortizzata.
2mm sono un'impostazione da natural running o da scarpa minimalista ma in questo caso troverete un bel po di roba a proteggere l'impatto.
Certo, a risentirne è la stabilità di corsa, che evidentemente  non è il piatto forte delle Huaka.
Ho letto qualche critica ai lacci ma in realtà non ho riscontrato alcun problema né di tenuta né di aderenza al collo del piede.
La chiusura "a clip", non è particolarmente rapida ma neanche complicata..



Il grip della suola invece l'ho trovato davvero adatto a quello che cercavo.
Provate anche sullo sterrato, in discesa e salita, rispondono bene alla "presa" del terreno.
Rispetto alle Clifton la suola è anche decisamente più resistente...vabbè in realtà è quella di marshmallow delle Clifton che si consuma dopo 50km...


Ed infine l'aspetto "riciclo".
Una volta consumate e non più utilizzabili per la corsa, vanno bene anche come scarpa da passeggio?
Riguardate le foto e decidete voi.
Basta che non vi lamentate che quando incrociate i bambini si avvinghieranno alla mamma impauriti chiedendole "mamma, ma quello è un triatleta?"
E comunque sotto i miei kombat ci stanno alla grande...

PANDA RESULT
QUALITA' - 16/20
COMFORT - 16/20
PREZZO - 8/20
LOOK - 15/20
PANDA FACTOR - 15/20
TOTALE -  70/100


venerdì 27 marzo 2015

mercoledì 25 marzo 2015

Le 10 frasi della Ferrara Marathon


  1. "Stasera mi mangio un bel piatto di cappellacci" Giorgio,  che dopo aver finito i 4 (QUATTRO) cappellacci ha cominciato a sbavare davanti al nostro piatto strapieno di spaghetti.
  2. "Ci vediamo alla partenza, vado a buttà l'impermeabile" Giorgio  che invece è andato a nasconderlo in un posto appartato per recuperarlo dopo la fine.
  3. "Io per la gara mi lascio maglia termica lunga e l'antivento perchè ho freddo" Sara, poi arrivata boccheggiante sotto un sole semiestivo.
  4. "Utilizzo assolutamente le Hoka Clifton, pesano 30gr in meno delle altre!" Giorgio, che poi si fa tutta la maratona con una borraccia piena di 250gr.
  5. "A Ste' ma non staremo andà troppo veloci?" Roberto Wolf al passaggio al 10°km
  6. "Dai che oggi facciamo il tempone" un runner intorno al 16°km... perso di vista due chilometri dopo...
  7. "Ho rallentato apposta perché stavo cercando un mio amico e pensavo che stesse con voi" un ragazzo che abbiamo ripreso dopo metà gara..
  8. "Dobbiamo tribolare ancora un po' ma gli ultimi chilometri poi cazzeggiamo" Alessandro, pacemaker delle 3h
  9. "Dopo di lui apri il traffico che non c'è più nessuno" un vigile al mio attraversamento stradale del 39°km
  10. "Mamma ma che ha vinto quello che alza le braccia?" una bambina sulla linea del traguardo.

lunedì 23 marzo 2015

Come ho costruito la mia maratona sotto le 3 ore (correndo solo 3 voltea settimana)


Dopo il report della gara e la dichiarazione d'amore per Ferrara, ora il post più tecnico.
Lo so, ho già dedicato tre articoli sulla Ferrara Marathon (e probabilmente ce ne sarà un ultimo spiritoso), probabilmente saranno troppi, ma erano sei mesi che preparavo questa gara, lasciatemi autocompiacermi un po'.
Ho avuto il privilegio di centrare la Maratona sotto le 3 ore al primo tentativo con questo obiettivo, è stata una fortuna, sì, ma anche il coronamento di parecchi sacrifici ed allenamenti duri.
Ribadendo l'ennesima volta che ci sono moltissimi atleti più preparati di me, mi piacerebbe tuttavia condividere con voi alcuni consigli che hanno consentito ad un semplice marito, padre di due figli e con un lavoro, di organizzare vita,lavoro e divertimento per coronare il proprio obiettivo.

Innanzitutto la brutta notizia.
E' vero, ho pianificato la mia programmazione correndo solo tre volte a settimana... ma non significa solo tre allenamenti a settimana.
Nella pianificazione settimanale, visto che dovrei essere un triatleta, c'era spazio per due pedalate e tre nuotate.
La bici l'ho utilizzata solamente con effetto defaticante e massimo per 70/80km.
Spingere la bici e preparare al meglio una gara di 42km non credo che sia molto compatibile.
Il nuoto invece l'ho spinto sempre parecchio, sostanzialmente non scaricando mai.
Ancora, il nuoto era inserito sempre nella stessa giornata della corsa, tranne naturalmente nelle sessioni lunghe di corsa (sopra i 21km per capirci).
Dunque, nuoto alle 6:45 di mattina e corsa alle 14.
Abituare le gambe a correre stanche dal nuoto è una gran cosa.

La corsa...
I tre allenamenti in pratica erano questi.
1) ripetute medie e lunghe, dai 1000 ai 7000
2) corsa di defaticamento: non ho mai guardato il crono, me ne andavo per campi, saliscendi, sterrato o per le vie di Roma. Un recupero per il corpo e per la testa... anche se mai meno di 13/15km...
3) Il lungo vero e proprio, a partire dai 24km fino ai 36km.

Naturalmente sono tre allenamenti fondamentali, non scopro l'acqua calda, ma il lungo è quello che forma la preparazione in tutto.
I tre lunghi più lunghi li ho fatti costanti e con andatura ben definita in partenza,
Leggero riscaldamento prima (sì, anche prima del lungo di 36km) e sempre da solo.
Quando mi sono ritrovato in gara negli ultimi 7km isolato e senza più gruppetto, perlomeno non ero impreparato a gestire le difficoltà finali senza compagnia.
Correre 36km da soli non è semplice, bisogna trovarsi dei piccoli stratagemmi per "spegnere il cervello".
Anche qui  vi dirò i miei "trucchi".
Il primo è personale e difficilmente applicabile a tutti.
La preghiera.
Recitare un Rosario rasserena e... fa passare tempo e chilometri una bellezza.
Certo bisogna avere fede ed ultimamente pare sia una cosa che non vada di moda, ma per chi ce l'ha è una risorsa in più.
Tranquilli, per voi ho anche consigli più terreni...
Cosa fondamentale.
Se potete fate un lungo su una strada con chilometraggio segnato.
Non fidatevi del gps, soprattutto per lunghe distanze, ed impostate il vostro passo chilometro per chilometro.
Gestendo e visualizzando il passo su una visone generale rischierebbe di non farvi notare un eventuale calo che in termini di obiettivo finale potrebbe diventare fatale.
Infine, ripetere all'infinito piccoli gesti ad un determinato chilometraggio per avere in continuazione dei piccoli traguardi.
I miei sono stati questi.
Su ogni chilometro, ai primi 300mt mi sistemavo la maglietta, ai 500mt controllavo il passaggio cronometrico, ai 700mt cominciavo a fare il conto alla rovescia per arrivare al 1000, dove "lappavo" il giro e ricominciavo il mantra.
Lo so, probabilmente sono piccole cosi, probabilmente inutili e sicuramente banali, ma a me hanno aiutato a portare a casa una corsa di due ore e cinquantanove minuti.
E tanto mi è bastato.
Certo, bella la preghiera, belli i trucchetti, bello tutto eh, ma ricordate che in tutto questo dovrete farvi sempre e comunque un gran bucio de culo, perché la fatica, in un modo o nell'altro, la sentirete, sempre e comunque.


giovedì 19 marzo 2015

Cosa rimane di Ferrara



Rimane il ricordo di una città che è un gioiellino, fatta a misura d'uomo.
Ho girato l'Italia da nord a sud, ma una gentilezza così non l'ho mai trovata.
Come mi ha detto il ragazzo che a fine gara mi ha fatto il massaggio, probabilmente sono stato fortunato ad incontrare solo "la parte buona", ma quella "parte buona" che ho incontrato, per tre giorni mi ha fatto sentire assolutamente a casa.
Rimane la bella compagnia, naturalmente.
Giorgio, Sara, Roberto e la sua famiglia hanno contribuito a rendere il weekend piacevole anche aldilà degli aspetti agonistici e turistici.
La tentazione di provare i cappellacci alla zucca, ripiegata poi nei sapori più tradizionali dei cappelletti al ragù per paura di ripetere "l'effetto cozze" di Pescara.
Il letto, il più comodo sul quale abbia mai dormito e la doccia, la più scomoda nella quale mi sia mai lavato.
L'organizzazione della gara in ogni sua figura, tanto efficiente quanto disponibile.
Ibs libri e Tiger, dove abbiamo speso una fortuna in regalini da riportare ai bimbi al nostro ritorno.
Perchè quando non te li porti dietro ti diverti e ti riposi, ma ti manca sempre qualcosa.
Il pacemaker Alessandro, silenzioso nella prima metà e prodigo di incitamenti nella seconda parte, quando andava a spronare ogni singolo corridore in crisi.
Essere il primo ad entrare nella tenda dei massaggi a fine gara e capire che te ne sei messi dietro parecchi...
Il megagelato a fine gara, ormai una prassi post-Maratona.
Il pomeriggio in attesa del treno, sorseggiando un lungo caffè americano mai così buono con Alessia, Giorgio e Sara.
Ed il viaggio di ritorno, quando esausto da una giornata tanto intensa, non riesci ad addormentarti perchè ogni volta che chiudi gli occhi rivivi ogni singolo secondo di quei 180 minuti.
Pardon, 179.

lunedì 16 marzo 2015

La mia Ferrara Marathon: sotto le 3 ore e 27° assoluto... Tanta tanta roba!


Ce so partito da Roma pensando di fare una Maratona "più" facile.
A parte il fatto che Maratone facili naturalmente non esistono, ma la Maratona di Ferrara è stata tanto dura quanto emozionante.
E per questo, indelebile.

Nonostante sia prevista leggera pioggerella, quando spalanco le finestre dell'albergo il cielo è completamente limpido.
Certo, tira parecchio vento, ma le condizioni non sembrano malvagie.
Alle 8.45 ho appuntamento con Giorgio "the Bridge", Roberto "Wolf" (con cui condivido l'obiettivo odierno) e Sara "Saetta" che è quei per correre la mezza maratona.
Partenza unica per Maratona e mezza alle 9.30.
Anche se c'è il sole, alle 8.30 di una mattina di metà marzo in una città del centro-nord fa comunque un po' fresco e mi ritrovo ad essere uno dei pochissimi a correre solo con la canottiera.
Con il senno del dopo, la scelta è stata azzeccatissima.
Alle 11,30, in pieno sforzo, grondavo di sudore.
Due ore prima di grondare di sudore ero allineato tra le prime file, con gli occhi fissi sui palloncini delle 3 ore.
L'obiettivo stavolta è solo uno, correre meno di 180 minuti.
Il passo è subito più veloce del previsto, si viaggia costantemente tra i 4'10 e 4'13 e la cosa mi sta benissimo.
Tanto più che il gruppetto delle 3 ore è ancora discretamente nutrito e si riesce a stare abbastanza coperti dal vento.
Guardo il crono esclusivamente sui parziali di ogni chilometro, evitando di avere un quadro generale dell'andatura.
Ogni tanto si affianca Roberto e ci facciamo coraggio.
Avere un amico a fianco in battaglia è sempre una carica in più.
Al 18°km c'è il bivio per chi gareggia solo per 21km.
Mi butto a destra e c'è una persona dello staff che ci urla "31,32,33,34,35,36,37,38...."
La posizione????
Ok, non saranno i numeri di New York o di Roma, ma stare tra i primi 40 in una Maratona per me, oltre ad essere una novità, è una botta di autostima enorme.
Passiamo alla mezza in 1h28' con sensazioni ottime, meglio ancora di quelle che avevo avuto l'anno scorso a Padova.
Da qui purtroppo cominciano le difficoltà.
La strada si apre nella pianura senza alcuna protezione e siamo totalmente esposti al vento.
Fondamentale è rimanere nel gruppetto, chi perde anche 5 metri non rientra più ed infatti cominciamo a perdere qualche pezzo.
Alessandro, il pacemaker, con il simpatico accento emiliano ci dice di aver  leggermente forzato il ritmo nella prima metà per avere un po' di margine contro il vento.
Ora non si scherza più, testa bassa e si tira dritto.
Tra il 24 ed il 27 abbiamo gli unici 3km con il vento a favore ma ormai si fatica comunque.
Appena il vento ritorna contrario restiamo in sei nel gruppo.
Roberto purtroppo si è staccato un po', io ed un altro ragazzo ci teniamo costantemente nelle retrovie.
Nonostante la fatica, quando mancano 10km all'arrivo faccio un controllo del corpo e sto ancora discretamente.
Naturalmente per come può stare uno che ha corso già 32km...
Alessandro ci dà la seconda brutta notizia di giornata.
Tra il 36° ed il 40°km si corre sotto le mura, nello sterrato con tanti zigzag.
"L'andatura vi calerà di almeno 5/10" al chilometro."
Questa sì che è una mazzata,
Il gruppo si sfalda completamente.
Cedono tutti, restiamo solamente io e l'altro ragazzo che correva con me nelle retrovie.
Nonostante ci inciti a tener duro perché al 37° non si può mollare, le energie sono al lumicino.

Potrei dirvi che è stato magico, che è stata una cavalcata eroica verso il traguardo, che l'emozione mi ha spinto, ma non sarebbe vero.
Ho fatto l'unica cosa che potevo fare per arrivare al traguardo sotto le tre ore.
Ho spento il cervello.
Sguardo in avanti e soffrire per altri venti minuti.
Non guardo né il passo, né il tempo.
Al quarantesimo finalmente si ritorna sull'asfalto.
Ormai le gambe girano bene ed i dolori sono scomparsi.
Non è finita ancora Ste'.
Al quarantunesimo finalmente abbasso gli occhi sul crono.
2h54'.
E' fatta.
Curva a sinistra e difronte a me c'è l'arco di arrivo.
Cerco con lo sguardo Alessia ma sto talmente suonato che nonostante lei stia urlando non la vedo.
Per un'ultima cosa però ho conservato ancora un po' di forze.
Alzo le braccia al cielo e libero un urlo.
SI'!


















giovedì 12 marzo 2015

Road to Ferrara Marathon



Road to Ferrara.
La strada per Ferrara.
La strada qui sopra invece, tra i locali, è chiamata "la piana di Gerano" (o di Sambuci, dipende da quale paese cominciate).
Su questi 5km, segnati ogni 100mt,  immersi nella solitudine, ho costruito la base della mia Maratona, ho sudato, sofferto e gioito sugli infiniti lunghi di 30, 32 e 36km.
Su questi  5km Franca Fiacconi, qualche anno prima di me ha costruito la sua vittoria alla Maratona di New York.
Io mi accontenterei di molto meno...
Dopo l'incidente ho iniziato a correre qui.
Non mi riusciva neanche un allenamento, neanche quelli che un mese prima avrei fatto saltellando su una gamba sola.
Mi ero convinto che questo percorso era brutto, non mi dava il giusto feeling.
Cazzate.
La bellezza ed il feeling su un percorso lo danno le gambe che girano bene.
Ho pazientato e le gambe hanno cominciato a girare.
Gli allenamenti sono tornati a venire bene, e con loro la fiducia.
Domenica prossima, alle 9.30 inizierò la battaglia che preparo da sei mesi.
Posso vincerla e posso perderla.
Non ci sono mezze misure, sotto le 3 ore si vince, sopra si perde.
Non so gli altri, ma io vedo l'ora di giocarmela.

lunedì 9 marzo 2015

La stima dei compagni di allenamento

E' bello sapere che gli amici e compagni di squadra ripongono stima ed affetto illimitati nei vostri confronti.


domenica 8 marzo 2015

Skechers GoRun 3 [la recensione di Piastrella]


Skechers go run 3...una scarpa per ogni occasione.
Tra tutte le scarpe che ho provato le go run si sono rivelate tra le più versatili.
Ancora poco diffuse tra i runners "tradizionali" godono invece di una notevole fama tra coloro che si affacciano al mondo "natural".
Un approccio  meno estremo rispetto alle sorelle go bionic le rende perfette per chi vuole alleggerirsi un po ma ha ancora qualche timore ad affrontare distanze importanti con scarpe più estreme.
Ne ho due paia, mezzo numero di differenza, quelle più corte da usare esclusivamente senza soletta per un'esperienza a drop 0, le altre per un uso più classico.

Hai necessità di una ammortizzazione salva maratona? Taac loro ti forniscono un piacevole cuscino su cui correre.
Vorresti provare l'ebbrezza del drop 0 ma hai paura che poi ci potresti prendere gusto? Et voilà   togliendo e mettendo la soletta interna passi da 0 ad un più rassicurante 4mm in un battibaleno.
Devi partire ma nel bagaglio a mano non puoi mettere un secondo paio di scarpe per correre l'indomani? Nessun problema, nella variante nera e rossa stanno benissimo sotto un paio di jeans alla moda.
Infine, sei tentato dal provarle ma non usi i jeans oppure non sei sicuro che ti faccia piacere correre con l'effetto gomma americana sotto i piedi? Niente paura, l'investimento non sarà mortale. On-line non è raro trovarle intorno ai 50 euro.


p.s. Non le prendete troppo larghe, le scarpe a vocazione natural vanno abbastanza "precise" soprattutto in considerazione della possibilità di utilizzarle senza soletta.
p.s.2 Ricordate di correre atterrando di mesopiede e presto fasciti e tendiniti saranno solo un lontano ricordo.


PIASTRELLA RESULT
QUALITA'  - 15/20
COMFORT - 16/20
PREZZO - 20/20
LOOK - 16/20
#MAQUANTOMIPIACE - 16/20

TOTALE - 83/100



giovedì 5 marzo 2015

Gente che si incontra in Zona Cambio [il triathleta Zen]


C'è chi gareggia per un obiettivo, chi per battere un avversario, chi per un piatto di pasta e chi per divertirsi.
Poi c'è chi fa triathlon perché è un'esperienza extracorporea.
La gara non è il fine, che deve essere il benessere psicofisico (salvo poi trovarlo comunque schierato con tanto di pettorale).
Di solito è prodigo nell'elargire massime della Sfinge di Mistery Men.
Ma agli occhi dei suoi seguaci sarà sempre l.'Esempio da seguire e da cui attingere consigli vitali.
Il triathlon è solo un 'episodio di passaggio.
Non si nuota, pedala o corre.
Si entra in sintonia con gli elementi, con l'acqua, l'aria e la terra.
Il fatto che poi c'è da farsi un gran bucio di culo, tuttavia, non viene mai menzionato...
Related Posts with Thumbnails