lunedì 13 novembre 2017

Tri Panda Ekiden

100mt di nuoto (senza tuffo)
1 km in bici (in pianura)
400mt di corsa (pista o in piano)

Tre prove, tre atleti, una squadra.

Questa è il Tri Panda Ekiden.
La squadra che ha impiegato complessivamente il minor tempo riceverò un premio.

Nel corso della prossima settimana, dal 13 al 19 novembre, raccoglieremo ed approveremo le squadre partecipanti (inviate una mail a stefanolacarastrong@gmail.com con NOME DELLA SQUADRA, e nomi degli atleti).
Durante la settimana dal 20 al 27 novembre potrete svolgere le varie prove, ed inviarmi i risultati (specificando naturalmente il tempo di ogni disciplina) allo stesso indirizzo di posta elettronica.

La gara è aperta ai Team Panda ed amici dei Pandi.
Per i tempi, come sempre, famo a fidasse.

Daje mo!

Qui sotto troverete squadre e partecipanti, man mano che mi arrivano le iscrizioni.

giovedì 9 novembre 2017

Team Panda (pre-iscrizioni tesseramento 2018)


Cos'è il Team Panda?
Te lo spiego più avanti, intanto manda la mail  a...
segreteria@teampanda.it
per entrare nella squadra di triathlon più figa che c'è.
Come che c'è, CHI C'E'!
Ci sto io, non ve basta?

lunedì 6 novembre 2017

Il (mio) Convegno Nazionale Tecnico Fitri 2017


Sabato scorso c'è stato il convegno nazionale tecnico della fitri e queste sono le mie impressioni.
Impressioni naturalmente non tecniche e specifiche, per quelle ci sono "altre sedi".
In linea con quello che è da sempre stato lo stile del mio blog, vi parlerò solo degli aspetti più "di colore" della manifestazione.

Innanzitutto il luogo.
Non sono il tipo da lasciarmi andare a facili entusiasmi, soprattutto quando si tratta di tessere le lodi di aziende, che già di per sé hanno le proprie risorse per pubblicizzarsi, ma la sede della Technogym, (dove è stato ospitato il convegno) è davvero un posto da togliere il fiato ad ogni amante dello sport.
Già dal parcheggio talmente ampio e curato che ci potrebbero organizzare la prossima Ryder Cup.
Dopo aver parcheggiato e chiusa la macchina all'interno, torno indietro perché mi sembrava di aver lascito lo stereo acceso.
No, lo stereo è spento.
La musica arriva da piccoli altoparlanti nascosti dentro i cespugli che trasmettono in filodiffusione.

Dopo le presentazioni di rito, parla il relatore principale dell'evento: Joel Filliol, tecnico della squadra olimpica italiana.
L'intervento è di alta qualità, di quelli per cui vale la pena partire da Roma per ascoltarlo.
La traduzione in simultanea funzione perfettamente e Filliol sa tenere il palco alla grande, focalizzando l'attenzione puntualizzando i suoi concetti in modo chiarissimo.
Estrema sintesi.
Non esistono allenamenti magici ma l'importanza massima va data al rapporto coach/allenato e ad una programmazione ottimale che permette di arrivare al massimo nel momento clou della stagione agonistica.

Finale della mattinata con un focus sull'allenamento indoor fatto da personale della Technogym che propone prodotti Technogym.
Però, come sapete, sono un fanatico dell'allenamento indoor ed anche questa parte (comunque presentata con altissima competenza e professioanlità) risulta molto interessante.

Pausa pranzo. 

Siamo tantissimi, quindi ci dividono in due gruppi. 
Uno va a pranzo, l'altro può visitare l'immensa showroom, sbavando davanti tutti i prodotti disponibili per essere visionati e testati ma che costano più o meno come la mia macchina.
 Per la serie: tiè, annusa, ma non magnà!
A propositi de magnà, invece, quando i due gruppi si invertono, entro nella mensa aziendale che somiglia più alla mensa di MasterChef.
Banconi con chef che offrono tantissima scelta di primi, secondi, contorni, frutta, verdura, dolci, bevande, miccette e bombe a mano, tutto diviso per categorie (vegetariani, bio ecc...).
Un ragazzo preso a commozione chiede cosa sia previsto per noi del convegno e la risposta di Carlo Cracco è potete prendere quello che volete, quanto ne volete, e quando lo volete

Il tizio con le lacrime agli occhi comincia a caricare il vassoio.

Nel pomeriggio breve parentesi di prevenzione. Sicuramente interessante, ma purtroppo condensare troppi spunti in mezzora non permette di approfondirne neanche uno, probabilmente non era il contesto dove inserire questo tipo di intervento.

Poi di nuovo Filliol che spiega alcuni punti di cambiamento per puntare alle medaglie olimpiche per la squadra italiana.
Joel ci sa fare con la platea, attira l'attenzione e non annoia mai.
A fine intervento c'è la standing ovation.
Solo di Danilo Palmucci, ma sempre standing ovation è.

Finale di giornata con Josè Miota, fisioterapista del team di Filliol, intervento molto breve ma ben fatto e con la giusta dose di simpatia e di attinenza alla realtà, e conclusione su quanto è importante dormire bene (di azienda sponsor che vende materassi, ma è anche giusto così).

Insomma, tirando le somme, tra convegni e seminari fitri, a volte sono rimasto soddisfatto ed altre volte deluso dalla qualità delle conferenze.
Ecco, quella dell'ultimo convegno è proprio al strada da seguire, per offrire a noi tecnici i migliori strumenti.
Quindi, in pratica, comincio già a preparare il vassoio del pranzo...

martedì 31 ottobre 2017

Assumere un triatleta? Certo, soprattutto quando il datore di lavoro è un altro!


Ultimamente si vedono condivisioni in rete di qualche articolo di parla di come sia produttivo per un'azienda assumere un triatleta.
Sì, nel mondo dei sogni.
O l'articolo l'ha scritto qualcuno che ha un disperato bisogno di farsi assumere, oppure la realtà è ben diversa.
La società si sta indirizzando sempre più verso una direzione dove viene valorizzato maggiormente chi lavora tanto piuttosto di chi lavora bene.
Avere un dipendente che svolge un determinato lavoro in 6 ore (naturalmente in modo soddisfacente), viene sempre più spesso valutato in modo inferiore rispetto a chi per eseguire lo stesso lavoro impiegherà 12 ore, magari restando tutto il giorno in ufficio.
Perché per un manager, avere la disponibilità dei propri dipendenti, anche se inutile, è sinonimo di potere.
Non "farli andare" via troppo presto, perché magari può servire di fare una fotocopia alle otto di sera.
Certo, non tutti gli ambienti lavorativi sono così...
...ma provate un po' a dire al vostro capo di uscire prima perché allenandovi potrete rafforzare la vostra resilienza e capacità di prendere le decisioni giuste sotto pressione anche nell'ambiente professionale...
...oppure ad andare in ferie proprio nella settimana fondamentale per l'azienda, perché avete prenotato da un anno IronMan e volo a Taipei...
e poi fatemi sapere la risposta

mercoledì 25 ottobre 2017

Gli occultatori di allenamenti (spionaggio e controspionaggio nel triathlon)



Strano mondo quello di Strava e della condivisione degli allenamenti in generale.
Oltre l'aspetto maniacale dei KOM, già trattato in varie occasioni, c'è anche quello di spizzare gli allenamenti degli altri.
Io sto correndo a 4'00", ma tizio sta correndo a 3'50", devo assolutamente fare meglio!
Magari tizio sta preparando una 5km e voi una maratona, ma questa è un'altra storia.
Naturalmente come ogni azione di intelligence, il piano prevede  un'adeguata risposta di controspionaggio.
Ci sono vari metodi, in base allo scopo prefissato.

Se l'obiettivo è far sembrare che siamo più forti del previsto, le tattiche da adottare sono queste:

  • Non registrare il riscaldamento, che rallenta solo la media finale
  • Stoppare il gps ad ogni recupero, senza usare il lap. In questo modo la media finale sarà solo quella effettiva di tutte le ripetute.
  • Se si va in bici disabilitare la pausa automatica, in caso di soste a fontanelle.
  • Nuotare in vasca più piccola della classica 25 (a questo non ci avevate pensato eh, principianti!)
  • Prestare il gps ad un amico più veloce oppure eseguire un segmento ciclistico in auto invece non rientrano in questa categoria, perché l'occultatore di allenamenti ha comunque una suo senso della morale.
Se invece l'obiettivo è sembrare più scarsi di quello che siamo, per far tranquillizzare i rivali, che  potrebbero accontentarsi dei loro ritmi senza necessità di migliorarli, le azioni saranno più o meno quelle contrarie:
  • Registrare anche lo stretching
  • Non stoppare il gps neanche quando ci infrattiamo per fare pipì
  • Scordare di terminare la sessione di allenamento.
  • Eseguire un allenamento di ripetute senza "lappare", in modo che se avrete eseguito 10x1000 a 3'00 ed un recupero a 6'00, agli occhi degli impiccioni risulterà un normale allenamento a 4'30".
Se queste sono tuttavia modalità per dissimulare il reale allenamento, c'è la via del controspionaggio estremo.
Il protocollo "Langley".
L'occultamento degli allenamenti.
Mi registro ad una piattaforma di condivisione allenamenti per poter vedere gli altri, ma rendo secretati i miei.
Metodo suggerito spesso anche dai propri allenatori, gelosi di non divulgare il propri allenamenti super performanti.

Oppure potete fare come me, ovvero l'esatto contrario.
Il protocollo "Alberto Angela": divulgare come se non ci fosse un domani.
Non seguire nessuno, che tanto non ve ne frega un cazzo degli altri, e lasciare i vostri allenamenti visibili a tutti.
Che a farsi i cazzi propri, dicitur, ci si allena cent'anni.

lunedì 23 ottobre 2017

Tempo di regali


Quando ti regalano un'iscrizione ad un IronMan significa che hanno letto nei tuoi occhi che, sotto sotto, ancora non ti va di smettere di fare triathlon.
Oppure, più probabilmente, che non ti vogliono in giro a cazzeggiare per casa.

lunedì 16 ottobre 2017

Come ho cambiato le miei abitudini per preparare il mio IronMan


Nell'ultimo anno e precisamente dal giorno dopo del mio IronMan di Maastricht del 2016, ho cambiato parecchie cose nelle mie routine dell'allenamento.
Il fatto di essermi migliorato di quaranta minuti in un anno nella massima distanza del triathlon non è legato esclusivamente a questi cambiamenti (quest'anno avevo una serenità decisamente maggiore rispetto all'anno scorso), ma sicuramene hanno influito molto.
Non prendeteli come linee guida, elemento fondamentale di una preparazione a lungo termine è l'adattamento alle esigenze personali di ogni persona, ma se ne potrete trarre anche qualche spunto, questo post avrà già fatto il proprio compito.

Senza entrare nello specifico delle singole sessioni, delle attrezzature e della tecnica, vorrei parlare per ora solo delle abitudini.

Innanzitutto gli orari degli allenamenti.
Tutte le metodologie raccomandano l'allenamento "early bird", di primo mattino.
Il beneficio è quello che anche se sopravvengono impegni inaspettati durante la giornata, almeno un allenamento è stato messo in cascina.
Ecco, dopo due anni di "early bird training" ho detto basta.
Alzarmi alle 5.15 per essere in acqua alle 7 a Roma ormai cominciava ad essere pesante.
Meglio spostarlo a tarda serata, mentre porto i bambini a nuoto.
Una volta nella mia testa dopo il secondo allenamento (quello della pausa pranzo) erano finiti gli impegni sportivi.
Pensare di allenarmi alle 7 di sera era una cosa mi infastidiva al solo pensiero.
E invece ho visto che è dormire un'ora in più non è così male.

E poi tanti allenamenti indoor.
Sì, sono un fanatico degli allenamenti indoor.
Sia bici che corsa (a breve, viste le tante richieste, farò un post su come allenarsi al meglio con un treadmill).
Puoi allenarti a qualsiasi ora e con qualsiasi condizioni meteo.
Insomma, ci vedo solo punti a favore.

Al contrario dell'anno scorso però, in cui ero costretto anche a fare molti lunghi di corsa indoor, quest'anno ho avuto la possibilità di fare le mie corse fuori.
Ogni anno mi riprometto di fare i lunghi in compagnia ma finisco sempre per andare da solo.
La comodità di uscire senza un appuntamento ma al preciso istante che mi è comodo continua ad essere un punto fondamentale di preferenza.

Infine l'alimentazione-integrazione.
Dopo Maastricht ho avuto la forte necessità di ripulire il corpo.
Ho tolto carne e pesce.
Ma ho tolto anche ogni tipo di integrazione.
Posso farlo anche senza supplementi di aminoacidi, proteine ed alimenti strani ad orari improbabili.
E l'ho fatto.
Per questo quando mi chiedono se è il caso di "integrare" rispondo, fai prima una maratona sotto le 3 ore, un 70.3 sotto le 5 ore e un IronMan sotto le 11 ore e poi, semmai, ne riparliamo.

lunedì 9 ottobre 2017

Sanzione etica vs sanzione disciplinare nel triathlon (colpa o dolo?)



Facciamo una premessa.
Da quando faccio triathlon non sono mai stato squalificato in una gara né ho mai subito una penalità.
Ho sempre preferito farmi la mia gara tranquilla ma onesta e non rischiare mai alcuna sanzione.
Naturalmente, oltre ad essere la mia linea di pensiero, è anche quella che cerco di trasmettere ai ragazzi che alleno.
Fine premessa.

Detto questo, immaginando un piccolo dibattito che scatenerà questo post, mi piacerebbe parlare delle sanzioni del triathlon  dividendole, solo per questa occasione, semplicemente per colpose o dolose o più semplicemente sotto l'aspetto "etico".
Non preoccupatevi, non sarà un trattato di diritto, la faccio breve.
 

Silvia all'ultimo IronMan è stata squalificata per aver sorpassato nel percorso ciclistico oltrepassando la linea di separazione della carreggiata (comunque in un percorso totalmente chiuso al traffico).
Cartellino rosso e squalifica immediata.
Giusto, giustissimo.
Il regolamento parla chiaro: oltrepassare la linea comporta la squalifica.
E' una questione di sicurezza e la sicurezza va al primo posto.
(C'è anche la squalifica immediata se ti fermi a fare pipì in un campo invece che al bagno chimico, ma questa è un'altra storia).
Tuttavia Silvia, notando che si trovava in scia in un gruppetto e volendo evitare di usufruire slealmente del vantaggio della scia, ha preferito accelerare il soprasso, superando più di un corridore troppo esternamente.
Secondo il regolamento la squalifica è sacrosanta.
"Eticamente" però, Silvia stava cercando di fare la sua gara nel modo più onesto possibile.
Colpa, anche grave, ma con la volontà di non avere un comportamento meno grave ma anche meno "sportivo".

Stare in scia in un IronMan (gara con scia vietata) comporta come sanzione la penalità di alcuni minuti.
Non la squalifica.
Anche qui giustamente.
Tra il 90% che sfrutta la scia in modo antisportivo (guardando continuamente se dalle retrovie arriva la moto dei giudici), c'è anche un 10% che in un determinato tratto stradale stretto o curvo, si ritrova invischiato per qualche metro in un gruppo con difficoltà sia di superarlo che di farsi staccare.
Parlando di quel 90%, non c'è una colpa ma la volontà di ottenere un ingiusto profitto in modo antisportivo.
Sicuramente meno grave del primo caso, e sicuramente una sanzione che non deve comportare una squalifica, perché stando in scia non si rischia la sicurezza.
Ma l'onestà sì.

martedì 3 ottobre 2017

Cosa rimane di Cervia


Cervia è la casa ideale per un IronMan in Italia.
Per questo è stato un grande evento, e per questo, perfezionando qualche dettaglio, potrebbe ambire a diventare una tappa fondamentale del circuito IronMan europeo.
Si sa che la riviera romagnola ha costruito la sua reputazione e fama non grazie agli incredibili del suo mare ma sulla ricettività nei confronti dei visitatori.
Luogo comune ormai datato?
Questo era il mio unico dubbio.
Saranno in grado di accogliere altrettanto bene un mondo (leggasi una clientela) relativamente nuovo in un periodo di fine stagione?
La risposta, mi sa che l'avete intuito, è sì.
Decisamente sì.
Te ne accorgi perché le strutture sono preparatissime sull'evento, una sorta di organizzazione parallela, sanno tutto, location di registrazione, orari, luogo della partenza, e cercano di agevolarti nel modo in cui si possa apprezzare al meglio il finesettimana, per atleti e accompagnatori.
E questo non è così scontato.
Che neanche vale il discorso che ora ne parlo bene perché sono contento della mia gara.
L'anno scorso a Maastricht non andò benissimo ma fu comunque un bellissimo finesettimana.
Tutto ottimo quindi?
Beh, dovrei dire, sì ma... tranne che... però non posso dirlo.
Dall'inizio alla fine.
Dalla partenza, finalmente un viaggio tranquillo quest'anno senza problemi.
I tanti amici presenti, che mi vorranno bene anche se mi sono un po' isolato i giorni prima per staccare la spina prima della tempesta.
Il nostro albergo, perfettamente funzionale alla gara per distanza e servizi offerti.
Alessia che asseconda ogni mia fissa, dai soliti giri inutili all'IronMan store fino a prepararmi la "cena personale" in stanza.
Il bar all'angolo con il mio rituale del caffè.
La voce di Daddo, un sottofondo motivazionale che ormai accompagna la maggiorparte delle gare a cui prendo parte.
La piadina post gara, bella quanto una medaglia.
Il clima, ideale per gareggiare.
Il pubblico lungo il percorso, che non mi ha lasciato mai solo.
E quell'unico punto dove stai da solo, nella pineta, ti fa quasi piacere staccare dalla confusione per qualche minuto.
Il giorno dopo con il 5150, prima vera gara che posso godermi da spettatore incitando i miei amici, senza preoccuparmi per me stesso.
Che poi questo post sta uscendo proprio nel giorno in cui riaprono le iscrizioni per l'edizione 2018...
No no, state tranquilli, nessuna marchetta, è solo che mi è sempre piaciuto parlare bene delle persone e delle cose che meritano.
E questa gara merita.
Una gara che sarebbe da rifare, se non avessi smesso con queste cazzate...

 

mercoledì 27 settembre 2017

Il mio IronMan Emilia-Romagna 2017: un salto fino al cielo!



Alle 7:45 la musica sulla spiaggia si interrompe per qualche secondo e si sente solo il battito del cuore.
Non sai se proviene dagli altoparlanti o da dentro.



Mentre te lo stai chiedendo si sente il colpo di cannone e ti ritrovi in acqua.
I primi 50 metri l'acqua è freddina, ma dopo qualche minuto si allinea ogni convergenza astrale.
L'acqua è perfetta, il mare una tavola che neanche in piscina e dal lato in cui respiro si intravede il sole caldo appena sopra il mare.
Mentre nuoto mi si distende un sorriso.
E' esattamente il posto ed il momento in cui voglio stare adesso.
Qui ed ora.
Avete presente quando ti chiedono le solite domande retoriche "perché lo fai?" e "chi te lo fa fare?".
Esattamente per questo.
E sapete cosa significa?
Che non ti frega essere in competizione con altri, fare 5' di più o 5' di meno, mezz'ora di più o mezz'ora di meno, un'ora di più o un'ora di meno.
Finché sei in grado di apprezzare e godere questi momenti, il resto perde importanza.

In acqua sto bene, lo sento come ambiente naturale e non sento mai la fatica.
Quando esco dopo 57' sono quasi dispiaciuto, qualche altra bracciata l'avrei fatta volentieri.



In cambio impiego 11', troppi.
Per fortuna che non ho i capelli altrimenti avrei perso tempo anche per pettinarmi.

Prendo la bici, mi butto sulle prolunghe e comincio a pedalare.
Beh, dopo più o meno 7km avrete ormai capito cosa sia successo.
Riprendo a pedalare con la consapevolezza di non strafare per recuperare il tempo perso.
Grande scelta.
Sto sempre in controllo e riesco ad alimentarmi bene.
Il percorso è totalmente piatto, tranne al 40°km dove c'è questo famigerato strappo di Bertinoro.
In realtà me l'aspettavo più duro e più lungo, ma è un ottimo frangente per riposare la schiena dalla posizione da crono.
Anche al ritorno si attraversa la campagna romagnola senza particolari asperità, tranne un po' di vento a volte contrario.
Un percorso bike organizzato per una gara veloce e, soprattutto, sicura, con strade larghe, ben asfaltate e controllatissime.
Chiudo in 5h35' a 32,7kmh di media compresa la sosta iniziale.
Anche qui posso ritenermi soddisfatto.



Appena comincio a correre, come mi è capitato sempre quest'anno, ho subito buone sensazioni.
Riesco a gestire il passo allungando  rallentando a piacere senza problemi.
Non ho alcun tipo di dolore o fastidio e dopo un po' comincio ad alimentarmi.
Mantengo il passo per i primi 20km sui 5' al km, ma ho la nausea da troppi gel.
Questo è l'unico errore che posso rimproverarmi in questa gara.
Non aver provato abbastanza l'alimentazione nella corsa.
Smetto di prendere gel per non vomitare, ma naturalmente se a quel punto non ti alimenti più le energie non le trovi neanche se raschi l'intestino.
Faccio una quindicina di chilometri piano piano, cercando di perdere il meno possibile e gestire al meglio la crisi.
Riverso le mie lagne su Alessia che mi sprona ogni volta che mi vede.
Ogni amico e tifoso che vedo lungo il percorso mi aiuta a fare quel passetto in più che mi avvicina al traguardo.
Mi fermo per andare al bagno, mi sgranchisco, bevo un po' d'acqua e riparto.
Al 35°km, mi sento di nuovo "pulito" e riprendo ad alimentarmi.
Improvvisamente sento che il corpo ricomincia a svegliarsi, il passo ad allungarsi e le energie a bussare alla porta.




Il ritmo riscende sotto i 6' al km, poi 5'30", 5' e 4'30"!
Non ci credo neanche io, sto correndo gli ultimi chilometri di una maratona di un IronMan a 4'30" senza problemi.
E' quello che volevo.
Chiudere un IronMan senza trascinarmi sulle gambe, ma correre.
E correre è quello che faccio.
Quando manca un chilometro alla fine vedo per la prima volta il cronometro, ma non mi interessa del tempo.
Adesso vorrei che la gara fosse più lunga.
Adesso vorrei non fermarmi più.



Negli altri IronMan che ho fatto, negli ultimi 100mt sul tappeto finale rallentavo o mi fermavo per godermi il momento e ricevere tutti gli applausi del pubblico.
Questa volta no, ho bisogno di correre anche lì.
Con il sorriso, perché sono contento.
E quando sto per passare sotto il traguardo in 10 ore e 53 minuti, l'unica cosa che mi viene in mente è saltare.
Il più in alto possibile.
Credo di aver saltato almeno dieci metri, venti, mille.
Sto in cielo.
E da lassù, non riscendo più.


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