lunedì 18 marzo 2019

La sfida tra i primi della classe


Ogni allenatore ha tra i suoi atleti quelli che scansano gli allenamenti e quelli che cercano di fare sempre di più del dovuto o che non saltano neanche un minuto.
Io ne ho due che rientrano in quest'ultima tipologia: Walter "Pescecane" e Thomas.
Ormai sono praticamente "odiati" dagli altri del gruppo, che arrancano nell'infilare qualche allenamento tra lavoro ed impegni vari.
Loro due no.
Piuttosto si alzano alle 4 del mattino ma non sia mai non completino il programma previsto.
Walter, se può allunga gli allenamenti oltre il dovuto, Thomas scalpita nelle settimane di scarico perché sta faticando poco.
Quando nella tabella dell'allenamento c'è un dubbio di interpretazione optano sempre per l'alternativa più lunga.
Roba che manco Derossi del libro "Cuore".

Nel riepilogo degli allenamenti settimanali su Strava stanno sempre ai primi due posti per ore di allenamento svolte...
...eppure, ho sempre il dubbio che qualche allenamento non lo registrino per non farmi vedere che fanno di più...

Per adesso si stimano, si cercano e si apprezzano.
Ma quest'anno, tra poco, dovranno scontrarsi in due gare importanti, il Challenge di Riccione e l'IronMan di Cervia.
E lì vedremo davvero, chi sarà il primo della classe!

mercoledì 13 marzo 2019

L'obiettivo sportivo: cronometrico o di prestazione?


Sono sempre contro il classico obiettivo cronometrico per gli amatori.
Perché stressarsi oltremodo negli allenamenti per avere un paletto fisso?
Nella mente di un amatore che si prefissa di fare una maratona sotto le tre ore, cosa cambia farla in 2h59'55" e 3h00'05"?
Dieci secondi?
Il valore di un atleta è sempre quello, allora perché straziarsi tanto per "definire" i limiti di quella che dovrebbe restare una passione?
In realtà non sono domande retoriche quelle che faccio, sono dubbi reali che spesso mi tornano.
Per questo preferisco il triathlon alle gare podistiche.
Preparare la Maratona sotto le tre ore per me fu un grandissimo impegno a livello fisico e mentale. Non vi va più di dover correre a determinate andature e gareggiare con la spada del tempo pendente sulla testa ad ogni chilometro.
Nel triathlon, almeno come lo faccio io,  è più facile.
Cerco di dare il mio massimo, ma con tutte le variabile delle tre frazioni, non mi do mai un obiettivo cronometrico, "limitandomi" a fare del mio meglio.
Come ho detto sopra e come ribadisco, è più facile così.
la soddisfazione o meno della mia prestazione sono in grado di capirla da solo, senza leggere dei numeri sul cronometro...
Tutto bello eh, ma allora perché quando passai il traguardo della Maratona in meno di tre fottutissime ore mi sono sentito come se avessi vinto una medaglia alle Olimpiadi?

giovedì 7 marzo 2019

Ok, niente tecnologia... tranne quando nuoto!


Vabbè, ormai lo sapete quanto sia contrario alla tecnologia nel triathlon.
C'ho scritto post e post sul mio "E.M.O. training".
Ma nel nuoto no, nel nuoto non posso assolutamente rinunciare al mio orologio.
Perché?
Voi cosa fate quando nuotate?
Io di solito, nell'ordine:
  • canto
  • penso a cosa mi mangio quando finirò l'allenamento
  • penso alla prossima serie da vedere
  • se c'è qualche evento sportivo imminente penso a chi potrebbe vincere
Risultato?
Dopo 75mt ho già perso il conto di quante vasche ho fatto.
Figuratevi se devo fare un 800!
Ma voi, come cazzo fate?!?!?!

lunedì 4 marzo 2019

Cosa NON si impara quando si cade in bici (it's not the fall that hurts, it's when you hit the ground)


Ieri sono caduto con la bici.
In discesa, mentre stavo sulle prolunghe, una buca mi ha fatto saltare la presa dalle dita.
Un braccio è finito giù lungo la ruota, con il corpo mi sono schiacciato sul manubrio e con l'altro mantenevo la presa sull'altra prolunga.
Se mi fossi visto da fuori sarebbe stata una scena comica.
In quella posizione, in discesa,  era impossibile rialzare il corpo con un solo braccio.
Ho continuato per una cinquantina di metri zigzagando con un braccio solo in presa, ben sapendo che non avrei potuto continuare più di tanto senza fare un volo assurdo.
Sapete, quando cadi improvvisamente, tra il trambusto e l'adrenalina ti ritrovi a terra senza capirci niente.
Io invece ho avuto tutto il tempo per capire la finaccia che avrei fatto, e vi assicuro che non è una bella sensazione.
Quanto "finalmente" la bici ha perso il controllo sono voltato in alto e in avanti con tutta la bici e, devo dire, anche con un bello stile.
Se ci fosse stato un giudice a borso strada mi avrebbe dato un bel nove.
Però, come si dice, "it's not the fall that hurts, it's when you hit the ground", e quando arriva il contatto con l'asfalto la botta si fa sentire.
Sull'anca, dove già mi prese una macchina qualche anno fa, su tutto il fianco, coscia e braccio destro, e sulla testa (METTEVEVI SEMPRE 'STO CAZZO DI CASCO!).
Dalla macchina scende una signora con le mani tra i capelli, ma da terra le faccio segno che è tutto ok...

Dopo un po' mi alzo e faccio il controllo della situazione.
Escoriazioni sparse.
Doloretti vari.
Completino bici del Team Panda completamente stracciato.
E soprattutto, il gruppo della bici, che avevo sostituito appena 10 giorni fa perché il precedente si era rotto, completamente piegato.
Tutto questo sapete per dirvi cosa?
Che tutte le manfrine che vi dico sulla passione sana per lo sport, che non dovete mai arrivare al punto che la vostra vita sia condizionata dagli allenamenti e tutte queste altre storie...
Beh, sono cazzate!
Provo ad insegnarvi altro ma il sono il primo dei peccatori.
Perché di tutte queste cose qui sopra, la cosa che mi ha fatto rodere di più il culo è di aver dovuto interrompere l'allenamento.



giovedì 28 febbraio 2019

I dati e tutte le informazioni di cui NON avete bisogno nel triathlon, tipo lo SWOLF (EMO Training parte VI)



Precedenti puntate...
E.M.O. Training  I parte
E.M.O. Training  II parte
E.M.O. Training III parte
E.M.O. Training IV parte
E.M.O. Training V parte

Più volte avete letto su questo blog invettive nei confronti di gadget vari nel mondo del triathlon.
Spesso ho decantato l'inutilità di questi oggetti, altre volte anche quanto possano essere nocivi.
Il più delle volte, tuttavia, questa mole di informazioni - ripeto, perlopiù inutili all'atleta amatoriale, anche di buon livello - finisce nel generare una confusione dei neofiti o di chi pensa che "più cose ho a disposizione, meglio posso allenarmi".

Il dubbio mi è venuto da Gianni che, prima di fare la sua prima vasca in acqua, già mi ha chiesto dello SWOLF.
Lo SWOLF!!! La cosa più inutile del nuoto!
Ah, fatemi la cortesia, nel caso non l'abbiate mai sentito nominare, evitate di cercarlo, sarebbe tempo perso.
Mai sentito un elite parlare dello swolf.

Naturalmente è giusto avere la curiosità di approfondire ogni aspetto dello sport che si ama, tanto più se servono a dare un'ulteriore motivazione, ma purtroppo spesso questa molte di informazioni, dati e parole strane vengono utilizzati per ritagliarsi un alone di competenza e professionalità, di fatto fumosa e non funzionale.

Di contro si potrebbe obiettare che "i dati sono utili solo a chi sa leggerli, comprenderli e analizzarli".
E allora continuate pure a contare quante bracciate fate in una vasca (con il gomito ben alzato, mi raccomando!), io preferisco continuare a contare il tempo che ci mettete, a fare quella vasca!



giovedì 21 febbraio 2019

Il riscaldamento nel nuoto (la formula per determinare la giusta andatura)


Ieri stavo facendo in vasca un 800.
Non era forte ma neanche sciolto e veniva dopo un breve lavoro di qualità.
Ad un certo punto alla corsia a fianco alla mia entra un ragazzetto.
Si tuffa e comincia a nuotare a manetta.
Lo vedo passarmi a doppia velocità, ma già sott'acqua nuoto che le gambe stanno frullando in modo assurdo.
Fa un 50, si riposa una decina di secondi e riparte.
Questa volta si affianca a me (che sto continuando a fare gli 800) e finisci il 50 alla mia stessa andatura.
Basta. Finito. Morto.
Da lì in poi si arranca ad ogni vasca a metà della metà della meta della metà della mia andatura.

Naturalmente non è l'unico a fare questo errore.
E capita soprattutto ai neofiti.
O alle pippe.

Molti ragazzi alle prime armi mi rappresentano la difficoltà a variare le andature del nuoto dal forte al piano e viceversa.
In pratica facevano l'allenamento tutto alla stessa andatura.
Perché succede questo?
Per lo stesso motivo, risaldamento a palla.

Fate un rapido calcolo...
Immaginate un ipotetico migliore tempo m sui 100mt (senza tuffo), a quanto lo girate il riscaldamento? Meno di 20"? Rallentate. Rilassatevi. State facendo un'attivazione. Il lavoro duro viene dopo.
Però anche se lo dici, spesso continuano a fare il riscaldamento come se dovessero battere Phelps nella corsia a fianco (anche se riconosco che quando c'è un tizio nella corsia a fianco, a prescindere di cosa state facendo, quell'accenno di competizione scatta sempre...).

Comunque, ho tirato giù una formuletta che fa al caso nostro.

Quind, considerato che se la differenza della Velocità del riscaldamento è minore di 20" rispetto al miglior tempo sui 100mt, allora sei una pippa:

ΔVr < 20"T100mt=P

Di conseguenze, avremo che la Velocità del riscaldamento  è direttamente proporzionale al livello di Pippaggine, e dunque:

 Vr ∝  lP
Per favore marchiatevele sul palmo delle mani prima di cominciare il vostro allenamento di nuoto!

lunedì 18 febbraio 2019

Gli insegnamenti di un allenatore


Cosa sono le prime cose che un allenatore sportivo dovrebbe insegnare ai propri atleti?

Vengono prima gli aspetti tecnici, quindi il saper ottimizzare al meglio gli allenamenti, preparare a gestire una gara nel migliore dei modi, utilizzare la giusta tattica per sconfiggere gli avversari, saper focalizzare gli obiettivi principali...

Oppure sono più importanti quelle particolarità "di contorno" al mero lato prestazionale.
I valori dello sport?
Il rispetto reciproco coach/atleta?
L'educazione verso i compagni di squadra?

Quello che cerco come PRIMO obiettivo nel costruire un rapporto coach/atleta è quello di trasmettere i MIEI valori.

Possono piacere o no, ma sono i miei, e gli unici che sono in grado e voglio trasmettere.
Vorrei che gli atleti che alleno avessero come il mio stesso metro di giudizio su come affrontare lo sport.
Lavaggio del cervello?
Ci mancherebbe, le sfaccettature sono miliardi ed è giusto che ci siano anche le diversità tra un allenatore ed i proprio atleti.

Ma se non riesco ad insegnare che i valori di un'amicizia vanno aldilà della rivalità sportiva, che la fedeltà della propria parola è ancora sacra , che l'onestà in gara pesa ben più di una medaglia (malo me meae fortunae paeniteat quam victoriae pudeat), ma soprattutto il ricercare la propria realizzazione al di fuori di uno sport amatoriale, allora ho fallito come allenatore.

mercoledì 13 febbraio 2019

Back to basic: cosa è necessario per fare triathlon?


Soprattutto per quello che vi serve, ovvero niente di queste cose.
Non scordate che le uniche cose necessarie per fare triathlon sono:
  • un body
  • una bici
  • un casco
  • occhialini per il nuoto
  • un paio di scarpe da corsa
  • un paio di calzini
E sì, se fate distanze più corte di un 70.3 dei calzini potete farne anche a meno!

Quindi, potete fare benissimo a meno di:
  • un coach
  • un nutrizionista
  • un orologio/gps
  • un contapedalate
  • un powermeter
  • fascia cardio
  • integratori
  • un indicatore di quanto dovete recuperare (!)
  • un materasso apposito per triathleti
  • riviste specializzate
  • calze a compressione
  • palette e pull buoy
  • elettrostimolatori muscolari
  • strava
  • zwift
  • rulli e cicloergometro
  • tapis rulant
  • foam roller
  • pesi e attrezzatura da palestra
  • bilancia impedenziometrica
  • e, soprattutto, un blog dove leggere cazzate
Ecco, quando vi chiedete perché non migliorate abbastanza nel triathlon, chiedetevi prima quanto tempo state perdendo in cose non necessarie...

giovedì 7 febbraio 2019

Le variazioni al programma settimanale degli allenamenti

Quale allenatore non ha mai avuto un atleta che a un certo punto della giornata (solitamente appena vi siete seduti a tavola per cenare) vi manda il messaggio:

"Coach, ha mi sono scordato di dirti che domenica vorrei fare quella 10km a cui tenevo particolarmente"
(Il messaggio naturalmente arriva durante la cena di sabato e prima che me lo chiediate, sì, intendo il giorno prima!)

Comunque, c'è anche chi è preciso e scrupoloso, chi ti manda anche con tre mesi di anticipo una mail con i dettagli di una gara di 50mt rana.

L'altro giorno infatti, mi arriva la mail di Raffaele, con la quale si scusa di avvertirmi solo con un mese di anticipo la sua volontà di fare un trail di 20km.

Mi sono quasi commosso per l'emozione ed ho fatto il gravissimo esempio di prenderlo come esempio per gli altri ragazzi del PandaLab.

Infatti, appena Fabrizio mi ha comunicato di voler fare una 10km, non programmata, tra 4 giorni, gli ho subito sbattuto davanti la precisione di Raffaele, e con quale anticipo andrebbero fatte queste comunicazioni...
...per poi ricevere il ben servito proprio da Raffaele...




lunedì 4 febbraio 2019

Il sorriso dell'allenatore




Questo film è un capolavoro.
Naturalmente non dico nulla di nuovo.
E questa scena è stupenda.
I 400 finali del velocista scozzese Eric Liddell.
Tra i tanti momenti emozionati (l'incoraggiamento nella lettera del rivale americano, il crescendo della musica di Vengelis e l'arrivo trionfale), quello che mi colpisce più di tutti è il sorriso del suo allenatore, quel con il cappello, per intenderci (al minuto 1:30)
Eric Liddell era famoso, oltre per la sua velocità e per il suo impegno come missionario cristiano, anche per il suo stile sgraziato: braccia senza controllo e testa buttata all'indietro.
Che però era la sua arma vincente.
Come anni dopo Pantani toglieva la bandana prima di scattare in salita, Liddel buttava la testa all'indietro prima del suo sprint finale.
In quel momento, il suo allenatore capisce che Eric Liddel ha già vinto.
Non c'è dubbio nel suo sorriso, solo compiacimento.
Certo, è solo un film, ma come spesso accade, in una ricostruzione cinematografica si riescono a cogliere e risaltare spunti assolutamente realistici.
L'allenatore è così.
A volte può essere più taciturno, a volte più loquace, ma conosce il suo atleta più di quanto lo stesso atleta possa conoscersi.
E sa sempre come finirà.
L'importante è saperlo fare sempre con quel sorriso.


Qui sotto il filmato originale della gara di Liddell, non meno emozionante del film.


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