giovedì 2 dicembre 2021

Le tre vie per il traguardo [video]


 

lunedì 29 novembre 2021

Le tre vie per il traguardo

 

Il mio compito come allenatore è, o dovrebbe essere, quello di guidare i miei atleti da un punto di partenza "A" verso il loro obiettivo "Z". 

(Quasi) tutti potrebbero essere in grado di portare a termine un esordio nel triathlon o compeltare un IronMan anche da soli, ma il mio ruolo è secegliere per loro il miglior percorso.

Per arrivare da A a Z abbiamo solitamente tre percorsi.

Il primo solitamente è quello di partenza di chi cerca un allenatore. Come dicevo prima, potrebbero arrivare al loro risultato, ma probabilmente lo farebbero nei tempi e nei modi non ottimali.

Il secondo è quello che porta dritto alla meta. Per molti allenatori è la via preferibile. Dalla mia esperienza, arrivare immediatamente al proprio risultato non è la scelta ideale per vari motivi:

1) Forzare un processo di adattamenti che necessitano di tempi non brevissimi è una delle prima cause di infortuni

2) Arrivare subito al proprio obiettivo non consente di sviluppare una consistenza appropriata e le giuste abitudini che permettono di consolidare e migliorare con il tempo i propri obiettivi Spesso chi segue questo percorso ha successivamente una fase di continuo stallo, se non di regressione.

3) Certo, naturalmente si potrebbe pensare "più tieni un CLIENTE più tempo quello paga". Il ragionamento naturalmente ha senso e non c'è un modo per provare il contrario. Lì bisogna necessariamente fidarsi di un allenatore e trarre le conclusioni alla fine.

E poi c'è la terza via, che manco ve lo dico, è la mia preferita (e grazie al cazzo direte, altrimenti mica te la tenevi per ultima). In questo percorso, mi piace prendermi (e prendere per il mio atleta) il giusto tempo, senza fretta, per un miglioramente a lungo termine che permetta  semplicemente di non passare da A a Z, ma di vivere e godere di B, C, D, E, F, G, H, I, L, M, N, O, P, Q, R, S, T, U e V.

E prima che me lo chiediate, sì, con atleti stranieri anche di J, K,W, X, e Y.

mercoledì 24 novembre 2021

Comodi in bici? Meglio sul divano...

 

Sicuramente avrete sentito dire  che in un IronMan, in bici la cosa più importante è stare comodi, perché altrimenti stacce te sei ore in bici.

Probabilmente lo avrò detto anche io, ma bisogna considerare sempre qual è l'obiettvio... sei un esordiente e non hai obiettivi cronometri?

Allora il discorso ha senso, anzi, è decisamente uno degli aspetti più importante.

Ma se andiamo a cercare la prestazione, la frazione in bici deve essere considerata come lo spazio da coprire nel minor tempo possibile tra il nuoto e la corsa, naturalmente in modo da poter poi correre al nostro meglio.

Sotto questo punto di vista, è chiaro che la posizione più comoda non corrisponde a quella più veloce, ma è altrettanto chiaro che è un aspetto biomeccanico che dovrà essere allenato al pari degli adattamenti metabolici.

Insomma, comodi potrete starci a fine gara, sul divano e con la meritata birra in mano!

venerdì 19 novembre 2021

Meglio la forza o la tecnica nel nuoto?


 Ok, la mia risposta la conoscete già, ma proverò a spiegarvi in breve anche il motivo.

Il discorso è sempre relativo ai triatleti amatoriali, perchè i professionisti hanno modo di fare talmente tanti allenamenti da coprire qualsiasi aspetto allenante.

Un atleta che cura prevalentemente la tecnica a scapito della forza, quando in gara subentrerà la fatica (perchè prima o poi subentrerà), avrà un naturale decadimento della stessa tecnica con la perdita della buona esecuzione del gesto e della posizione e, di conseguenza, di propulsione.

Lavorando principalmente sulla forza, invece, pur accettando il limite di una tecnica non eccelsa, avremo comunque una prestazione senza cali dovuti alla fatica, che ci permetterà di  concludere una solida prestazione in maniera costante.

"E non possiamo allenare entrambe le cose?"

Certo, ma poi bisogna curare anche la velocità, e la resistenza... se potete dedicare 5 allenamenti a settimana per il nuoto allora va bene, in caso contrario, la prima sessione che deve essere tagliata sarà quella tecnica.

Adesso vi basta come spiegazione?

lunedì 15 novembre 2021

Il messaggio ambiguo del triathlon

Spesso, anche complice la denominazione "SPRINT" che precede la distanza più comune del nostro sport, siamo indotti a credere che il triathlon sia una gara rapida, dagli sforzi immediati e brevi.

Ricalcando la nota ambiguità  Idis Redibis, l'oracolo di una Sibilla avrebbe chiaramente riferito "in triathlon intensio non est (, ) praecipue aerobicus"...

Naturalmente ho avuto modo di osservare e analizzare i dati defli atleti professionisti nelle gare internazionali, dove balza subito all'occhio l'altissima intensità della maggiorparte dei frangenti, dalla partenza del nuoto alle transizioni, dai rilanci in bici alla quasi totalità della corsa e la prima cosa che risalta ed ho sentito allenatori escalamare "come puoi non considerarlo uno sport fuori soglia?"

Il fatto è che, come spesso accade, si tende a vedere il triathlon come tre frazioni e non come unico sport.

Se lo consideriamo nella sua essenza unitartia, stiamo parlando di uno sport che, nella gara più breve fatta dai professionisti, dura circa un'ora, figuriamoci negli olimpici ed IronMan e ancor di più negli atleti amatori... insomma c'è un sacco di roba aerobica lì in mezzo.

Prima domanda semiprovocatoria...

E se nella fase specifica si richiamano quei lavori che dovrebbero ricalcare maggiormente gli adattamenti metabolici (e non solo) da utilizzare in gara, perchè mai si dovrebbe costruire una base aerobica in inverno e finalizzare con lavori ad alta intensità a primavera ed dopo? 

Seconda domanda semiprovocatoria...

E quindi che fai, costruisci lavori di qualità e velocità in inverno senza una base aerobica?

La terza domanda provocatoria scrivetela direttamente voi (solo domande sbagliate)...

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