mercoledì 17 aprile 2019

La ricerca della semplicità


Più invecchio più vado alla ricerca di cose semplici.
Semplici da organizzare e da eseguire.
Un po' come con la musica.
D ragazzo cercavo sempre band che volevano innovare, che cercavano la sperimentazione a tutti i costi, spesso anche a scapito della melodia, che in fin dei conti, è quello che conta di più.
Ultimamente sto apprezzando sempre di più musica "semplice" e lineare.
Avevo già parlato dello spirito punk dei Ramones applicato al triathlon.
Oggi è il turno del reggae.
Bob Marley disse che non tutti i bianchi avrebbero apprezzato il reggae perché era una musica troppo semplice.
Ma quella musica cazzo se funziona, anche se è "semplice"!
Lo stesso discorso vale per gli allenamenti.
Non ho mai detto che  riempire allenamenti e programmazione di cose complesse, mille aggeggi elettronici, e duemila pippe mentali non possano far giungere all'obiettivo.
(A dire il vero mantengo i miei dubbi, comunque...)
Il fatto è che se potete riuscire a fare le stesse cose senza ulteriori stress, perché complicarsi la vita?

martedì 9 aprile 2019

Quando non ti va di allenarti...


"Coach oggi non mi va proprio di allenarmi"
Quante volte avete sentito questa frase, sia da atleta che da allenatore?
I motivi possono essere vari: dagli impegni della giornata che hanno diminuito la nostra motivazione di allenarci, al senso di stanchezza improvvisa, o semplicemente alla voglia di non fare un cazzo.
Allora, visto che conosco i ragazzi, e so bene che se salteranno l'allenamento poi cominceranno i pipponi con i sensi di colpa, la mia soluzione è questa...

Anche se non vi va, andate ad allenarvi e cominciate a fare il riscaldamento.
Al termine del riscaldamento avete tre opzioni:

1) se vi sentite peggio di quando avete cominciato, allora andatevi a fare una bella doccia, prendetevi un dolce di quelli che non vi permettete mai, tipo un maritozzo da 30cm o un ciambella fritta grossa come un disco, e godetevi la vostra giornata di riposo

2) se vi sentite ugualmente svogliati o spossati, allora finite l'allenamento previsto nella sua lunghezza di tempo, a facendolo tutto a bassa intensità senza forzare mai, in totale relax

3) se invece vi siete scrollati di dosso le brutte sensazioni, allora daje giù con l'allenamento previsto!

E adesso, per favore NON FATE FINTA, al termine del riscaldamento, di sentirvi sempre peggio...

lunedì 1 aprile 2019

Il modello psicobiologico applicato ai miei allenamenti


Avete presente quando nel si utilizza il laccio elastico per bloccare il movimento delle gambe.
Ecco, ci sono modi in cui aumentare lo stimolo allenante con vari metodi, tecnici o psicologici.
O i pesetti alle caviglie quando si corr... no vabbè, quella è una stronzata!

Comunque, ieri ho sperimentato il mio affaticamento sensoriale durante il mio allenamento sul treadmill.
Ho sempre detto che il bello di allenarsi indoor è che si può dedicare tempo alla famiglia anche mentre ci si allena.
E così mio figlio ha preso l'abitudine di mettersi a fare i compiti mentre corro, chiedendomi consigli in caso di difficoltà.
Ora, se me la cavavo in italiano e non ero un genio in greco e latino, la matematica era proprio una materia oscura.
E quando stai agli ultimi minuti di un allenamento e non hai il fiato neanche vedere il mondo a colori, anche delle equivalenze di terza elementare possono sembrare più difficili della scomposizione dell'atomo.
Finché non siamo arrivati al termine "MegaGrammo", e lì, sinceramente, ho alzato bandiera bianca...
Altro che  modello psicobiologico di Marcora ed affaticamenti neuromuscolari, questi sì che sono stimoli allenanti!




Per la cronaca e per gli ignoranti come me, dopo essermi informato, il "MegaGrammo" non è altro che la Tonnellata, termine che però non usato nel Sistema Internazionale.


lunedì 25 marzo 2019

Sentirsi realizzati come allenatori

 
Sapete che sono fissato per il tatuaggi...
Tuttavia questo tatuaggio non è il mio.
Ma facciamo un passo indietro.
Un paio di settimane fa ho scritto un articolo parlando dell'errore di molti neofiti, in particolare nel fare il riscaldamento troppo veloce.
Il post si concludeva con la "formula" Vr ∝  lP
ovvero, che la Velocità del riscaldamento  è direttamente proporzionale al livello di Pippaggine.

Il mio monito finale era di marchiarsi questa formula sulle mani, per evitare di scordare questo importante consigli.
Ebbene, come potete vedere nella foto, Walter ha pensato bene di TATUARSI la formula.

Ed io che ritenevo che l'apice della carriera di un allenatore fosse far vincere una medaglia olimpica ad un suo atleta...
Ma dopo questo, posso ritirarmi come tecnico.
Più di questo, non potrò ottenere.
E soprattutto, so bene che tutto questo decreterà la fine di quel briciolo di credibilità che mi ero creato.

giovedì 21 marzo 2019

Le distrazioni durante gli allenamenti


Ormai durante i miei allenamenti ho sempre qualche "diversivo" per nascondere la fatica o la noia.
Anche per questo adoro gli allenamenti indoor.
Quando corro sul treadmill ho le mie belle playlist su spotify che mi motivano.
Ho tutti i miei rituali... Rock per ripetute, hip hop per salite, novita discografiche per corse lente, insomma, ne ho per ogni occasione...
Quando pedalo sui rulli ho netflix.
Anche qui tutto programmato, da serie frivole o di tensione per le pedalate brevi, a lunghi film per le sessioni lunghe.
Il problema è il nuoto.
Lì non ho distrazioni.
Lì ho quella linea nera sul fondo e basta.
Quasi quasi preferisco quando ho la corsia piena di altri nuotatori, soprattutto quelli scarsi che non conoscono il bon ton della piscina, così tra un'incazzatura per la loro lentezza, un virata con i talloni a due centimetri del loro naso mentre chiacchierano al muretto, e sorpassi improvvisi di ranisti che quasi affogano, non penso alla fatica!

Eh, dice, ma come fai a dire che il nuoto è lo sport che ti annoia di più, se è quello dove in gara rendi meglio?
Beh forse proprio per quello, non ho distrazioni e mi concentro solo sull'allenamento.
Ma se deve essere tutto solo un dovere senza il piacere, che lo famo a fa'?
Eh ma se è solo un piacere poi non vincerai niente in gara...





lunedì 18 marzo 2019

La sfida tra i primi della classe


Ogni allenatore ha tra i suoi atleti quelli che scansano gli allenamenti e quelli che cercano di fare sempre di più del dovuto o che non saltano neanche un minuto.
Io ne ho due che rientrano in quest'ultima tipologia: Walter "Pescecane" e Thomas.
Ormai sono praticamente "odiati" dagli altri del gruppo, che arrancano nell'infilare qualche allenamento tra lavoro ed impegni vari.
Loro due no.
Piuttosto si alzano alle 4 del mattino ma non sia mai non completino il programma previsto.
Walter, se può allunga gli allenamenti oltre il dovuto, Thomas scalpita nelle settimane di scarico perché sta faticando poco.
Quando nella tabella dell'allenamento c'è un dubbio di interpretazione optano sempre per l'alternativa più lunga.
Roba che manco Derossi del libro "Cuore".

Nel riepilogo degli allenamenti settimanali su Strava stanno sempre ai primi due posti per ore di allenamento svolte...
...eppure, ho sempre il dubbio che qualche allenamento non lo registrino per non farmi vedere che fanno di più...

Per adesso si stimano, si cercano e si apprezzano.
Ma quest'anno, tra poco, dovranno scontrarsi in due gare importanti, il Challenge di Riccione e l'IronMan di Cervia.
E lì vedremo davvero, chi sarà il primo della classe!

mercoledì 13 marzo 2019

L'obiettivo sportivo: cronometrico o di prestazione?


Sono sempre contro il classico obiettivo cronometrico per gli amatori.
Perché stressarsi oltremodo negli allenamenti per avere un paletto fisso?
Nella mente di un amatore che si prefissa di fare una maratona sotto le tre ore, cosa cambia farla in 2h59'55" e 3h00'05"?
Dieci secondi?
Il valore di un atleta è sempre quello, allora perché straziarsi tanto per "definire" i limiti di quella che dovrebbe restare una passione?
In realtà non sono domande retoriche quelle che faccio, sono dubbi reali che spesso mi tornano.
Per questo preferisco il triathlon alle gare podistiche.
Preparare la Maratona sotto le tre ore per me fu un grandissimo impegno a livello fisico e mentale. Non vi va più di dover correre a determinate andature e gareggiare con la spada del tempo pendente sulla testa ad ogni chilometro.
Nel triathlon, almeno come lo faccio io,  è più facile.
Cerco di dare il mio massimo, ma con tutte le variabile delle tre frazioni, non mi do mai un obiettivo cronometrico, "limitandomi" a fare del mio meglio.
Come ho detto sopra e come ribadisco, è più facile così.
la soddisfazione o meno della mia prestazione sono in grado di capirla da solo, senza leggere dei numeri sul cronometro...
Tutto bello eh, ma allora perché quando passai il traguardo della Maratona in meno di tre fottutissime ore mi sono sentito come se avessi vinto una medaglia alle Olimpiadi?

giovedì 7 marzo 2019

Ok, niente tecnologia... tranne quando nuoto!


Vabbè, ormai lo sapete quanto sia contrario alla tecnologia nel triathlon.
C'ho scritto post e post sul mio "E.M.O. training".
Ma nel nuoto no, nel nuoto non posso assolutamente rinunciare al mio orologio.
Perché?
Voi cosa fate quando nuotate?
Io di solito, nell'ordine:
  • canto
  • penso a cosa mi mangio quando finirò l'allenamento
  • penso alla prossima serie da vedere
  • se c'è qualche evento sportivo imminente penso a chi potrebbe vincere
Risultato?
Dopo 75mt ho già perso il conto di quante vasche ho fatto.
Figuratevi se devo fare un 800!
Ma voi, come cazzo fate?!?!?!

lunedì 4 marzo 2019

Cosa NON si impara quando si cade in bici (it's not the fall that hurts, it's when you hit the ground)


Ieri sono caduto con la bici.
In discesa, mentre stavo sulle prolunghe, una buca mi ha fatto saltare la presa dalle dita.
Un braccio è finito giù lungo la ruota, con il corpo mi sono schiacciato sul manubrio e con l'altro mantenevo la presa sull'altra prolunga.
Se mi fossi visto da fuori sarebbe stata una scena comica.
In quella posizione, in discesa,  era impossibile rialzare il corpo con un solo braccio.
Ho continuato per una cinquantina di metri zigzagando con un braccio solo in presa, ben sapendo che non avrei potuto continuare più di tanto senza fare un volo assurdo.
Sapete, quando cadi improvvisamente, tra il trambusto e l'adrenalina ti ritrovi a terra senza capirci niente.
Io invece ho avuto tutto il tempo per capire la finaccia che avrei fatto, e vi assicuro che non è una bella sensazione.
Quanto "finalmente" la bici ha perso il controllo sono voltato in alto e in avanti con tutta la bici e, devo dire, anche con un bello stile.
Se ci fosse stato un giudice a borso strada mi avrebbe dato un bel nove.
Però, come si dice, "it's not the fall that hurts, it's when you hit the ground", e quando arriva il contatto con l'asfalto la botta si fa sentire.
Sull'anca, dove già mi prese una macchina qualche anno fa, su tutto il fianco, coscia e braccio destro, e sulla testa (METTEVEVI SEMPRE 'STO CAZZO DI CASCO!).
Dalla macchina scende una signora con le mani tra i capelli, ma da terra le faccio segno che è tutto ok...

Dopo un po' mi alzo e faccio il controllo della situazione.
Escoriazioni sparse.
Doloretti vari.
Completino bici del Team Panda completamente stracciato.
E soprattutto, il gruppo della bici, che avevo sostituito appena 10 giorni fa perché il precedente si era rotto, completamente piegato.
Tutto questo sapete per dirvi cosa?
Che tutte le manfrine che vi dico sulla passione sana per lo sport, che non dovete mai arrivare al punto che la vostra vita sia condizionata dagli allenamenti e tutte queste altre storie...
Beh, sono cazzate!
Provo ad insegnarvi altro ma il sono il primo dei peccatori.
Perché di tutte queste cose qui sopra, la cosa che mi ha fatto rodere di più il culo è di aver dovuto interrompere l'allenamento.



giovedì 28 febbraio 2019

I dati e tutte le informazioni di cui NON avete bisogno nel triathlon, tipo lo SWOLF (EMO Training parte VI)



Precedenti puntate...
E.M.O. Training  I parte
E.M.O. Training  II parte
E.M.O. Training III parte
E.M.O. Training IV parte
E.M.O. Training V parte

Più volte avete letto su questo blog invettive nei confronti di gadget vari nel mondo del triathlon.
Spesso ho decantato l'inutilità di questi oggetti, altre volte anche quanto possano essere nocivi.
Il più delle volte, tuttavia, questa mole di informazioni - ripeto, perlopiù inutili all'atleta amatoriale, anche di buon livello - finisce nel generare una confusione dei neofiti o di chi pensa che "più cose ho a disposizione, meglio posso allenarmi".

Il dubbio mi è venuto da Gianni che, prima di fare la sua prima vasca in acqua, già mi ha chiesto dello SWOLF.
Lo SWOLF!!! La cosa più inutile del nuoto!
Ah, fatemi la cortesia, nel caso non l'abbiate mai sentito nominare, evitate di cercarlo, sarebbe tempo perso.
Mai sentito un elite parlare dello swolf.

Naturalmente è giusto avere la curiosità di approfondire ogni aspetto dello sport che si ama, tanto più se servono a dare un'ulteriore motivazione, ma purtroppo spesso questa molte di informazioni, dati e parole strane vengono utilizzati per ritagliarsi un alone di competenza e professionalità, di fatto fumosa e non funzionale.

Di contro si potrebbe obiettare che "i dati sono utili solo a chi sa leggerli, comprenderli e analizzarli".
E allora continuate pure a contare quante bracciate fate in una vasca (con il gomito ben alzato, mi raccomando!), io preferisco continuare a contare il tempo che ci mettete, a fare quella vasca!



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