mercoledì 27 luglio 2016

Road to Maastricht: la benedizione finale

(lasciate la musica in sottofondo mentre leggete, per favore)

E' stato un anno lungo e difficile
La strada per Maastricht
Come tutte le strade ha le sue salite e le sue discese
Come tutti i percorsi si prende e si perde
Si smarrisce e si ritrova
Ho perso uomini a cui volevo bene
Ma ho visto la luce di nuove vite
Ho smarrito per strada qualche nuovo amico
Ma ne ho ritrovati vecchi che anche se non li vedi ci sono sempre
Tutto ti segna e tutto ti fortifica
Sono comunque riuscito a prepararmi bene
Perlomeno come avrei voluto
Adesso sono in quella fase in cui aspetti solo la gara
Quando con un colpo di spugna cancelli tutto quello che c'era prima
Adesso ci sono solo io e 226km di fronte
Numeri che hanno significati e numeri che non contano niente
Come le ore che impiegherò per percorrerli
Uscite dalla gabbia del tempo
Non lasciate che un orologio possa determinare il grado della vostra felicità
Seguite i vostri obiettivi e vivete i vostri sogni
Ma non siatene schiavi
Qualcuno potrà dirvi che una gara non è la vita
Qualcuno potrà dirvi che non è importante
Che non siete eroi
Ma chi ha sempre il sorriso
Chi ha la luce della serenità
Non ha bisogno di essere eroe
Perché quell'isola
Sì, avete capito bene, K...uell'isola
Può stare molto più vicino di quanto pensiate
Ma se non sapete trovarla dentro di voi
Non la troverete neanche dall'altra parte dell'oceano
Io l'ho trovata, e sebbene piccola, c'è spazio per un sacco di gente
E ho braccia abbastanza larghe per abbracciarvi tutti
Se vi va, accompagnatemi lungo questa strada
Un po' di compagnia mi farà bene
Che Dio mi benedica
Che Dio benedica i miei passi


lunedì 18 luglio 2016

3 fattori sopravvalutati nel nuoto



Ok, era da un po' che non si polemizzava, è ora di alimentare nuovamente qualche focolaio.
Nel nuoto - sempre in riferimento al triathlon  - si trovano spesso teorie che esaltano la tecnica più di ogni altra cosa.
Giusto, è importantissima la corretta esecuzione dei gesti sia per avere la massima resa in termini di prestazione, sia per evitare di farsi male con movimenti errati.
Però...
Però.
A volte si rischia di esasperare un aspetto che potrebbe focalizzare l'attenzione su un fattore meno rilevante di altri.
Vabbè, direte, ma a parte le chiacchiere, di che sta parlando questo?
Di questi tre punti:

  1. Il gomito alto nella bracciata
  2. Gambe e tavoletta
  3. Lo SWOLF ed il numero basso di bracciate
1. Una nuotata esteticamente bella da vedere è anche più efficiente ed il gomito alto nella fase di richiamo ne è l'esempio...ma è comunque una fase, appunto, di richiamo. Potete compiere il più bel gesto estetico, ma se poi non spingete sott'acqua fino in fondo non serve a un cazzo. Insomma, tra le due cose, meglio una nuotata stile tennista che sbraccia di dritto  ma che sott'acqua mena forte!

2. Le gambe nel nuoto del triathlon servono a poco. Non devono dare propulsione ma hanno il compito soprattutto di stabilizzare la nuotata. Tra l'altro nel 90% dei casi si nuota con la muta, quindi l'utilizzo è ancor meno importante. In tutto questo, il famoso allenamento con la tavoletta dunque, oltre a curare un aspetto secondario, dà anche un assetto sbagliato, impostando uno stile con la testa fuori e gambe basse, che non è quello che si ricrea in gara. Se proprio dovete, fate le gambe senza tavoletta.

3.Una delle tante cose stereotipate dove qualcuno (o qualcosa, come gli oggetti che vi vendono a prezzi esorbitanti) vi dice a prescindere cosa sia la cosa migliore per la vostra nuotata. Lo swolf in particolare vi dà un coefficiente migliore in base al minor numero di bracciate fatte in una vasca. Certo, una bassa frequenza corrisponde può corrisponde ad una nuotata più efficiente... ma non sempre! Prima di tutto ogni tipo di nuotatore con il suo stile può trovare la resa migliore in base ad altri fattori, come l'ampiezza delle proprie braccia o anche semplicemente sentendosi più fluido (che dovrebbe essere l'aspetto primario nel nuoto). Sun Yang è uno spettacolo da vedere con le sue lunghe bracciate, ma provate a dire che Paltrinieri con la frequenza molto più alta sia meno efficiente. Seconda cosa, vi ricordo che facciamo triathlon, e spesso, soprattutto in acque aperte, può essere molto più vantaggioso accorciare la bracciata in relazione alle onde e "traffico" di avversari.

Quello che voglio dire è ok, se non avete un cazzo da fare o se avete 30 ore settimanali per allenarvi curate tutto, ogni attenzione per i dettagli naturalmente va benissimo.
Ma se il tempo è più limitato e dovete dare preferenza ad alcuni aspetti, ecco, datene prima ad altri...
E adesso...3...2...1...via alle critiche!
 

venerdì 15 luglio 2016

Quali scarpe per il mio prossimo IronMan? [Brooks Connect 4 vs Skechers GoRun 4]



Niente, non riesco a decidere.
Mi trovo benissimo con entrambe, provate tutte e due in gare e simulazioni di combinati ma  il dubbio rimane.
Ho pensato di andare sul colore più abbinato al body, ma anche se sono spesso offuscato dall'estetica, non posso arrivare a tanto per la Maratona finale.
A 'sto punto meglio tirare a sorte.
Brooks Connect 4 o Skechers GoRun 4.
Voi che ne dite?

lunedì 11 luglio 2016

[Un chilometro per Strong] - Corri un chilometro con me nell'IronMan diMaastricht


Un chilometro per Strong.
Un chilometro per "farmi compagnia" nel giorno più lungo dell'anno (per me, naturalmente).
Il 31 luglio, come molti di voi sapranno, gareggerò a Maastricht nel mio terzo IronMan full distance.
In uno dei miei tanti lunghi di corsa, mi è venuto in mente che sarebbe un bel sollievo aver un amico a fianco per ogni chilometro della maratona finale.
E allora, anche se virtualmente, perché non avervi davvero vicino con me?
L'idea è questa.
Il giorno 31 luglio, non prima né dopo, chiunque voglia accompagnarmi nella mia fatica finale, può infilarsi le scarpette e correre  un chilometro.
Sì, mi accontento anche di una camminata veloce!
Naturalmente dovete "certificare" il vostro impegno...
Postate su Facebook, Instagram, Strava o qualsiasi altra piattaforma, anche sulla mia bacheca se volete, una foto con l'hashtag #1km4strong
Facile no?
Di più, ognuno può scegliere in quale "chilometro virtuale" accompagnarmi.
Qui sotto aggiornerò le pietre miliari in base quelle che mi direte.
Sarà mio impegno ricordarli tutti a memoria in ordine per pensarvi e sentirvi chilometro dopo chilometro.
Daje, spero di non restare da solo neanche per un metro!

1° - Vinz
2° - Davide Pat.
3° - River

5° - Emanuele

7° - Mannù

9° - Domenico
10° - Lollo
11° - David
12°
13° - Dado
14° - Carlo
15°
16°
17° - Kevin
18° - Lorenzo
19°
20° - Margherita
21° - Emilianochi?
22° - Erba Buona
23° - Camoscio
24° - Lello
25°
26°
27°
28° - Lepre
29° - Sasà
30° - Viviana
31° - Manzik
32° - Alessio
33° - Fedex
34° - LG
35° - Cabra da peste
36° - Gennaro
37° - Claudio
38° - Pallino
39° - Bernardo
40° - Shorty
41° - Master
42° - Strong (questo è tutto mio)







lunedì 4 luglio 2016

STRONG racconta [Clearwater: la sfida, la storia, la leggenda]



E' la storia più famosa del triathlon italiano.
Più delle imprese di Palmucci, più degli olimpionici, più delle vittorie di Fontana e Degasperi.
Il mondiale 70.3 di Clearwater.
Se bazzicate nel mondo del triathlon ne avete sentito parlare.
Per forza.
Al 99% da Stefano Spina, detto Spaina.
Ok, al 100%.
Ma cos'è stato davvero Clearwater?
Quali sono i retroscena?
STEFANOLACARASTRONG ha ricostruito per voi la leggenda.

(da leggere con la voce di Federico Buffa)

Fine agosto 2009, Bolsena, pasta party dopo una gara di triathlon cross.
Spina Sta bevendo una birra per schiarirsi la golo dopo aver fatto lo speaker, Tedde, in attesa di essere premiato, assaggia una bruschetta.
Spina, stufo delle gare corte, la butta lì...
Il prossimo anno faccio un 70.3 e mi qualifico per il mondiale
Ah beh se lo fai tu, lo faccio anche io e ti batto pure risponde immediatamente Tedde.
Non servivano altre parole.
la sfida era nata.
Per la qualifica Spina si segna ad Anversa, Tedde a Wiesbaden.
Spina fa la prima magia.
In 8 ore complessive riesce a
  1. partire dall'Italia con l'aereo per Charleroi
  2. trasferimento lampo ad Anversa
  3. posare le valigie in albergo e fare il check-in bici
  4. iniziare al volo la gara mentre gli altri stanno partendo
  5. fare 37kmh di media  in bici
  6. scontare una penalità
  7. correre la mezza in 1h23 e chiudere 9° di categoria in 4h25
  8. slottare come 2° in roll down
  9. brindare a Bruxelles
  10. ritornare a Roma
Tedde invece si limita a rovinarsi il ferragosto in un posto sperduto della Germania.
Farà un tempo finale molto più alto di Spina, ma l'altimetria era decisamente più impegnativa.
La qualifica arriva dunque in scioltezza anche per lui.
La sfida si nobilita.
Entrambi qualificati, l'appuntamento è fissato in Florida a novembre.
Gli allenamenti si fanno più intensi.
Spina si allena in una piscina da 21mt, Tedde in una pista da 210mt.
I due cercano di evitarsi, ma in qualche occasione si incrociano.
In un occasione sono testimone anche io.
A Capalbio è la mia seconda gara di triathlon, la prima volta col cappello da panda.
All'epoca non li conoscevo, ma in quell'occasione gareggiai anche con loro.
In quell'occasione fui colpito anche da un tizio che si fece un'ora prima della partenza a chiacchierare senza sosta.
Questo sarà solo chiacchiere, pensai.
Poi scoprii che era Palmucci, che tra l'altro, cazzeggiando arrivò secondo in quella gara.
Spina finì terzo e Tedde decimo, ma la distanza breve non era indicativa per la sfida sul mezzo Ironman.
Arriviamo a novembre.
E' l'ora di fare i conti.
La sfida invece di averli logorati li ha ringiovaniti.

Appena atterrati a Tampa, non riescono a prendersi una birra finchè non mostrano i documenti che attestano la loro maggiore età.
A Clearwater è la festa della WTC, tutto brandizzato IronMan.
Si respira aria di triathlon anche dentro i seibach.
Il giovedì sera, nell'opening act, i nostri vanno a cena con Daniel Fontana e Carla Stampfli.
O meglio, Daniel e Carla se li ritrovano in mezzo ai piedi ovunque.
Che obiettivi avete? chiede Fontana
Spina dice la cazzata di gareggiare per il tempo, spera di fare 4h20, non accennando alla sfida
Un secondo meglio di Spina, risponde invece Tedde.
Ormai la battaglia non è più un fatto privato.
La mattina della gara, la tensione è a mille.
Spina sta pronto in griglia già dalle 3 del mattino, Tedde se la prende comoda e arriva alle 7:59, un minuto prima della partenza.
Alle 8:31, quando Spina esce dall'acqua, non vede la bici di Tedde in Zona Cambio.
E' già partito.
C'è da recuperare, e sti cazzi se al 40°km viene superato da un gruppone di 50 persone in scia.
La sfida si vince con ogni mezzo, e Spina ci si butta in mezzo.
Si viaggia a 48kmh di media.
E che so scemo, pensa Spina mentre chiude la bici in 2h18.
Appena completa la T2 ecco che vede Tedde.
Sta fermo al penalty box.
4' di penalità.
Al contrario di Spina è stato meno furbo e si è fatto beccare dai giudici.
Il morale cambia tutto.
Arriva la frazione preferita di Spina e sta già davanti senza dover recuperare...
All'8°km i due si incrociano e manco si salutano.
Entrambi sono fanatici della corsa con la bandana in testa, ma in quegli anni o sei pelato e vinci il Tour de France oppure con la bandana sei inguardabile.
Brutti so brutti, ma anche forti, girano costantemente sotto 4' al km.
A metà gara l'imprevisto.
Il polpaccio di Spina si contrae e Tedde si avvicina.
Spina prega affinché il dolore passi e il Signore lo aiuta.
Contrattura passata miracolosamente.
E' fatta, basta stringere i denti e chiudere a braccia alzate.
4h22 per Spina, 4h26' per Tedde.
Certo ci sono quei 4' di penalty, ma si sa. in battaglia non si fanno prigionieri.

Questa è la leggenda di Clearwater.
Da allora non c'è stata più una vera e propria rivincita, ma come ogni rivalità che si rispetti, ci aspettiamo tutti che prima o poi ci sia la possibilità di un rematch.
Il mondo del triathlon non aspetta altro.

(questa non è l'esposizione dei fatti di Erodoto di Turi, una sfida epica merita più una narrazione omerica e nel mio piccolo, come il cieco cantore, c'ho messo simpaticamente -spero- molto del mio... naturalmente gli interessati possono chiarire e correggere ogni particolare)



 

lunedì 27 giugno 2016

Il mio Roma 753: un Triathlon Olimpico nel cuore della Capitale


Intorno a questa gara ci sono state le solite polemiche.
Nell'acqua del laghetto ve prende [inserire il nome di una malattia a scelta], il percorso bici è aperto al traffico, la corsa la fate intorno all'Eur, hanno cambiato le distanze nell'ultima settimana.
Su come la penso lo sapete ormai.
Più scelta di gare c'è meglio è, e gareggiare nel cuore di Roma è un'opportunità della quale non voglio privarmi.
ho deciso di gareggiare all'ultimo.
Avevo in mente di fare un allenamento da 8 ore questa domenica, una simulazione dell'IronMan che farò a fine luglio.
Ma rimodulo la programmazione e tra una pedalata di 200km ed una da 180km ci infilo questa gara.
Già dal giorno prima ho una voglia pazzesca di gareggiare ed alzarmi il giorno della gara alle 4 non mi pesa per niente.
Team Panda presente con Kalenji, Manzik e LG.


Stiamo tutti più o meno allo stesso livello, ci sarà da divertirsi.
Unica nota dolente la partenza ritardata dalle 7 alle 8 per problemi di chiusura al traffico.
Quando ti alzi così presto un'ora in più di attesa è un'infinità.



Non nuoto da 10 giorni per l'ultimo tatuaggio fatto, ma dalle prime bracciate le sensazioni sono buone.
Dopo poche bracciate una lente degli occhialini si riempi di acqua.
Al giro di boa mi fermo e lo sistemo ma dopo 10 bracciate si riempie ancora.
Vabbè, continuiamo con un occhio solo.
Davanti a me non c'è nessuno e anche dietro non si vede gente in scia.
L'unico che ho affiancato è Manzik.
Il percorso è molto lineare e anche co senza muta si nuota senza difficoltà.
Esco dall'acqua insieme a Manzik.
Spina dal microfono ci dice che siamo 7° ed 8°.
Apperò.
In bici comincio a spingere come un matto.
Cristoforo Colombo andata e ritorno con poco dislivello, per chi fa la Roma-Ostia è roba conosciuta.
Supero un paio di persone e vengo superato solo da Rogerio "cabra de peste" che fa la sua solita eccellente prestazione ciclistica.
Entriamo nel cuore di Roma tra curve secche e continui rilanci.
Poi arriva un pezzo infernale.
I sanpietrini.
Un incubo: le braccia tremano senza sosta e le ruote scricchiolano ad ogni sussurro.
Mi vedo Manzik sfrecciare a doppia velocità, non so come faccia ma su quel cazzo di suolo sta volando.
Il prezzo di quel supplizio però viene ripagato totalmente quando arriviamo all'altare della patria, circo massimo e Colosseo.


Pedalare da soli senza traffico nella storia di Roma è un privilegio impagabile.
Toglie il fiato per la bellezza.
Quando si rientra verso l'eur mancano ormai pochi chilometri.
Il tempo di riprendere Manzik e cominciare la frazione di corsa in sesta posizione.
E chi l'avrebbe mai detto.



Appena comincio a correre arriva la bici dell'inizio gara.
Tranquillo - mi dice il ragazzo - hai Pera dietro di te che ti sta doppiando
Guarda non mi era assolutamente balenata l'idea di essere il primo, però potresti pure aspettare il primo fotografo, quando mi ricapita di farmi una foto con scritto inizio gara.
Si fa una risata e si allontana.
La corsa, come a Pescara due settimane fa, è la nota dolente di quest'anno.
O meglio, non soffro particolarmente, non ho problemi ma lavorando su ritmi lenti in preparazione dell'IronMan proprio non ce la faccio a correre più velocemente.
Almeno questo è quello che mi auguro, tra un mese avremo la risposta.
Dopo un giro mi passa Kalenji.
Perdo qualche posizione e cerco di tenere botta.
Manzik è in crisi mentre LG corre bene e quando mi incrocia mi strilla "mo te vengo a riprende"
Magari la prossima volta.
Chiudo in undicesima posizione una gara che mi lascia solo belle sensazioni.


LG e Manzik mi arrivano dietro ma sono entrambi primi di categoria.
Kalenji, quello che ha fatto la gara migliore, sesto assoluto, non sale neanche a podio di una categoria satura.
Spero davvero che questa gara possa crescere ancora, sia di qualità, limando i difetti, sia aumentando il numero di partecipanti, perché Roma merita una grande gara di triathlon.
Per quanto mi riguarda sto in dirittura di arrivo nella preparazione.
Mi mancano giusto un paio di giorni di massimo carico (dici cazzi) e poi comincia il lungo scarico per Maastricht.
Al 31 luglio ormai manca davvero poco.



 

 

martedì 21 giugno 2016

IronMan 70.3 Italy del Team Panda: gli allievi superano il maestro



L'IronMan di Pescara ormai è diventata una tappa fissa per me.
Sono tantissimi i motivi che mi spingono a gareggiare sul litorale abruzzese ogni anno ma sicuramente la presenza di tanti amici è uno dei fattori principali.
Di questi tanti amici, molti sono diventati rivali, e molti altri "allievi" che alleno nel Team Panda.
(Vabbè, alcuni sono sia amici, sia rivali sia allenati, ma questa è un'altra storia :)
Quest'anno a Pescara eravamo in tantissimi del Team Panda, sia per il 70.3 che per la novità del 5150.

Nel 70.3 naturalmente era lotta aperta tra me, Giorgio "Kalenji", Manzik, Gert, Multilap, Carlo e Mirko.
Nel 5150 ci sono Shorty e Mau, entrambi all'esordio sulla distanza olimpica.
Giorgio ormai si sa, non si diverte se non ha un'avversario e tra i suoi avversari cerca sempre di infilarci anche me.
La sera prima della gara viene anche a controllare cosa mangio e verificare che la pasticca che prendo sia quella per la pressione!
Impossibile non volergli bene.
Sulla linea di partenza la mattina in prima fila c'è Multilap che si domanda che cazzo ci faccio nella prima onda, ma avendo ottenuto un 29' nel 70.3 di Pula sono totalmente autorizzato a starci...
Vicino a me c'è Manzik con cui scherziamo fino a 10" prima dello start e veniamo immortalati da Shorty che in attesa della sua partenza pomeridiana è venuto a vedere la nostra.
In questi casi di tensione avere un cazzarone come Fabio a fianco aiuta sempre a stemperare gli animi.
Gli altri per ora non li vedo.
All'uscita del nuoto e prima di riprendere la gara dalla bici c'è il siparietto posturale con Manzik.
Strong, sono completamente bloccato alla schiena, sbloccami!
Ma come cazzo te sblocco?
Devi farmi una manovra sulla schiena!
A Fa' ma mica so' un fisioterapista...
Basta che spingi con la mano su questa vertebra!
...
Non so con quali risultati ma comunque abbiamo ripreso tutti la gara.
In bici riprendo Multilap ma degli altri non c'è traccia, non so neanche se con la nuova partenza stiano davanti o dietro.
Al 70°km vengo ripresa da Gert che sta pedalando alla grande e dopo un paio di minuti raggiungiamo Manzik.
Come l'anno scorso con Kalenji e Geppo, anche quest'anno mi ritrovo sull'asse insieme a due compagni di squadra.

Lungo il percorso run ho modo di incrociare un po' tutti.
Gert corre alla grande e farà un ottima gara.
Anche Manzik dopo un po' mi passa a doppia velocità ma forse sta tirando un po' troppo.
Kalenji invece va regolare con un buon passo.
E infatti verso la fine mi riprendo ed io riprendo Manzik.
Dopo un po' incrocio anche Multilap, Carlo e Mirko, tutti affaticati ma contenti.
Nonostante ci sia stata qualche critica nel mischiare 70.3 e 5150, non è male ritrovarsi tutti a correre nello stesso percorso.
In questo modo ho la possibilità di incrociare anche Shorty e Mau, scambiandoci gli incitamenti.

Insomma, ribadisco che con tutte le problematiche (alcune sorte in "corso d'opera", altre gestibili a livello organizzativo) è stata una gran festa.
E nonostante Kalenji la butti sempre sulla sfida, ammetto che farsi battere da chi alleni ha sempre un bel sapore (perché aldilà della squalifica di Kalenji della quale si sconosce il motivo, sul campo mi ha battuto).

Soprattutto se hai la scusa di preparare un IronMan full distance...

Gert in spinta
La gioia di Kalenji


Manzik con la schiena sbloccata
Multilap
Carlo
Mirko
Shorty

Mau





venerdì 17 giugno 2016

Un milione di idioti

...e niente, da quando ho creato questo blog non ho mai fatto un post di autocompiacimento, però questa settimana ho raggiunto 1.000.000 (un milione) di visite...

Certo che ce ne sono di idioti che leggono cazzate!


martedì 14 giugno 2016

Il mio IronMan 70.3 Italy 2016: sempre presente!


 
Ero venuto a Pescara per nuotare, pedalare e correre, e questo ho fatto.
Non me ne frega un cazzo se dopo aver nuotato hanno deciso di annullare per altri atleti la frazione di nuoto.
Non me ne frega se chi ha nuotato si è lamentato poi di aver gareggiato più stanco di chi si è riposato.
Non me ne frega se l'organizzazione ha scelto di affibbiare indiscriminatamente a tutti un'ora come tempo di nuoto+T1 (scelta non felicissima, a mio parere).
Non me ne frega se la Capitaneria di Porto a gara iniziata ha deciso di cancellare le successive partenze.
Se avessi saputo in anticipo la situazione, comunque avrei scelto di nuotare.
 
 
Che poi è vero, più che in mare sembrava di stare sulle montagne russe, ma se non sei in grado di nuotare con il mare mosso allora non ti iscrivere per niente ad un 70.3.
Evitando di scadere nelle banali esaltazioni, ma il triathlon è (anche) questo.
Se hai paura delle onde resta a casa.
Azzecco pure una buona traiettoria ed esco dall'acqua in 31'50, un paio di minuti peggio di quello che pensavo con le condizioni ideali, quindi non c'era tutta questa catastrofe.
Mentre mi slaccio la muta e corro verso la T1, Alessia mi dice che la gara è stata annullata.
Primo pensiero:  delusione avvampante.
Secondo pensiero: ora come lo smaltisco tutto quello che ho mangiato negli ultimi due giorni?
Per fortuna l'organizzazione decide di far ricominciare tutto dalla frazione in bici, con nuova rolling start.
Ci riprepariamo pronti per pedalare, do una nuova gonfiatina al tubolare che si era un po' ammosciato e parto subito a spingere.
A parte l'asfalto bagnato, le condizioni sono buone per pedalare.
La velocità è buona da subito, spingo in pianura e respiro agile in salita.
Le sensazioni sono buone per tutto il percorso e riesco ad alimentarmi tranquillamente come volevo.
Al 70°km mi riprende Gert.
E' partito un paio di minuti dietro di me, sta facendo una gran gara.
Subito dopo riprendiamo Manzik.
Il tempo di scambiarci un paio di battute ed ognuno continua a spingere per fatti suoi.
Questa è una delle mie più grandi soddisfazioni: tre amici della stessa squadra che si incontrano e continuano onestamente evitando squallidi trenini.
Scendo dalla bici con 33kmh di media.
Tra nuoto (perché io lo considero nel computo finale) e bici sono davvero soddisfatto.
E poi ci sono quei 21km finali.
Ho voglia di correrli e di solito quando parto con la voglia, faccio sempre una bella gara.
In realtà per tutta la frazione le sensazioni sono sempre buone, non vado mai in affanno e sto sempre in controllo e in agilità.
 
 
Il fatto è vado a 4'40" e non riesco ad avere un cambio di passo più veloce.
Probabilmente i lavori lunghi in preparazione dell'IronMan di Maastricht mi hanno tolto un po' di brillantezza e sicuramente non mi sono risparmiato, se avessi potuto avrei spinto di più, ma tant'è.
Incrociare gli amici e compagni di squadra è sempre piacevole, condividere per un secondo la loro fatica, i momenti di esaltazione e quelli di crisi è come stare nella stessa trincea.
 
 
Poi al 15°km faccio la cazzata da pivellino.
L'errore più stronzo in un momento di scarsa concentrazione.
Nel passarmi il giaccio sulla fronte e sulla nuca, me lo passo per bene anche sullo stomaco.
Il crampo addominale è immediato nello stesso istante in cui ho pensato "ma che cazzo ho fatto?!"
Mi piego in due emi blocco, non riesco più a correre.
Mi trascino per tre km a 5'30 tenendomi la mano sul fianco.
Poi piano piano il dolore passa e riprendo come se nulla fosse successo a 4'40.
Se non fosse per quei tre chilometri sarebbe stata una gara non esaltante ma completamente soddisfacente.
Tuttavia...sti cazzi.
5h03' comunque è sempre un cazzo di buon tempo.
 
 
E' stato il solito finesettimana stupendo con la mia famiglia al seguito e tanti tanti amici intorno (quest'anno c'erano tanti ragazzi del Team Panda, a quali dedicherò un post a parte) e questo mi basta.
Questo mi rende felice e mi spinge a fare triathlon.
Questo mi fa amare Pescara, dal 2011 al 2016.
Sempre presente, sempre finisher, dalla prima edizione.
 
 


lunedì 6 giugno 2016

Road to IronMan 70.3 Italy 2016: la guida definitiva................. per il vostro rivale

 
Sul web trovate decine di siti che vi consigliano la miglior strategia di gara su come affrontare un 70.3 o i consigli alimentari ideali per poter affrontare al meglio l'impegno
Ma nessuno ha mai pensato ai consigli studiati apposta per il vostro rivale...
Avete qualcuno che se la batte con voi e volete "farlo fuori"?
Ci pensa STEFANOLACARASTRONG.

Cominciamo da giorno prima.
Non state mai fermi, avete l'occasione per visitare la città dove gareggiate, non perdetela!
Girate per negozi, musei chiese, insomma, godetevi la città.
Non pensate a registrazione e consegna bici, quello potete farlo con calma anche un'oretta prima della partenza.
Evitate di bere molto per non avere ritenzione di liquidi il giorno dopo.
Dovete avere sempre quella sensazione di bocca asciutta.
E mi raccomando, ora che arriva la bella stagione, non provate a gareggiare con la pelle pallida.
Via il cappello e una bella abbronzatura sul viso è quello che ci vuole.

Importantissima la cena prima, con il famoso protein-load.
Evitate la pasta e carboidrati già da qualche giorno ed abbondate in proteine.
Anche il giorno della gara non partite appesantiti e mangiate poco.

Gestione gara.
Fondamentale scrollarsi da tutta la tonnara nel nuoto.
Partite a tutta, date ogni energia fino alla prima boa.
Cercate una vostra traiettoria senza cercare scia, che altrimenti vi porterebbe fuori direzione.
Per non scoordinare l'assetto respirate ogni 9 bracciate.

All'uscita dall'acqua liberatevi di ogni peso extra, buttate subito cuffia e occhialini sulla spiaggia, ma andate con calma senza fretta verso la zona cambio.
Lì, è fondamentale non sbagliarsi con le varie borse e fare tutto con estrema calma e precisione.
Per non prendere colpi d'aria o raffreddori copritevi bene in bici con manica lunga e antivento.
Se c'è vento, usate tranquillamente una bella lenticolare per sfruttare al massimo la spinta.

Anche in bici sarà importantissimo non appesantire lo stomaco con barrette, acqua e gel, altrimenti potreste avere dolori intestinali durante la corsa.
Se trovate qualche bel gruppetto numeroso mettetevi subito in scia e non tirate neanche un metro.
Godetevi ogni secondo di tifo.
Se passano i motociclisti e vi fischiano, rispondete con un saluto al loro incitamento!
Date ogni energia fino al 60°km, gli ultimi 30km sull'asse attrezzato sono tutti in discesa e favore di vento, vi voleranno via.

Per accelerare la transizione entrate in zona cambio direttamente con la bici fino al vostro numero.
Non perdete tempo a sistemare la bici, buttatela subito e correte a cambiarvi.
Assolutamente senza calzini, quella è roba da femminucce.

Dopo aver tenuto lo stomaco vuoto, ora è il momento di integrare.
Assumete barrette energetiche ogni 2km, assolutamente senza acqua.
L'acqua, invece usatela ai rifornimenti per buttarvela sui piedi per rinfrescarli!
Non perdete il conto dei giri di corsa, sono 8!
Se dovete andare al bagno, trattenete e tirate avanti, scaricherete a fine gara, non vale la pena sprecare tempo dopo tutti i sacrifici che avete fatto per preparare questa gara.

Non vi resta che tagliare il traguardo.
Se avete seguito i mie consigli e riuscite ad ascoltare la fatidica frase "YOU ARE A FINISHER!", ve la siete meritata davvero quella medaglia.
Credetemi!


 
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