lunedì 1 marzo 2021

Trasformare gli amatori in pro oppure i pro in amatori?

Abbiamo sempre detto che è un errore gravissimo trattare (e allenare) gli atleti amatori come atleti professionisti.

Caricarli di chilometri con volumi settimanali mostruosi che annullano qualsiasi altra attività alternativa allo sport, resta il miglior modo per rovinare la vita ad un appassionato.

Su questo già in passato abbiamo detto (e per fortuna in generale si è detto) già abbastanza.

Tuttavia, vedo pericolosamente derive anche dalla parte opposta, ovvero sconfinamenti dei professionisti nelle abitudini degli atleti amatori, con potenziali devastanti conseguenze. 

Vedo e leggo sempre più atleti elite parlare di "migliorare la propria resilienza", "prestazioni soddisfacenti", "superare i propri limiti"...

Ma così si perde il focus dell'obiettivo....

Anche nei programmi televisivi (penosi, detto tra noi,) dove si parla di triathlon (o meglio, dove si parla di aziende che sponsorizzano qualcosa sul triathlon), la fase centrale è sempre quella dell'esaltazione individuale, come se il triathlon fosse uno sport si vince a prescindere.

Per gli amatori, forse.

L'obiettivo del professionista non dovrebbe essere superare i propri limiti ma superare i propri avversarsi.

L'esempio che preferisco è quello di Matthew Centrowitz, che vinse l'oro olimpico a Rio nei 1500 con un tempo altissimo (per loro, naturalmente), anche più alto della corrispettiva gara delle Paraolimpiadi.

Centrowitz ha saputo interpretare splendidamente una gara che aveva poco a che fare con la "resilienza", con "la soddisfazione" o con i "limiti".

Aveva a che fare con vincere la medaglia d'oro olimpica.

lunedì 22 febbraio 2021

6 ore di pedalate con i Panda

 

Il programma del giorno prevedeva sei ore facile.

Ma sei ore non sono mai facili...

Tanto più se organizzi un percorso con oltre 2000mt di dislivello.

In assenza di Thomas e Alessio che sono andati ad un duathlon, rispondono alla chiamata Walter, Thor e Matteo, più la special guest Fabrizio, che a termine giro acquisirà il titolo di Panda ad honorem.

Partenza da Tivoli, prima tappa è la tanto agognata pizza bianca ad Orvinio.

La salità è lunga, ma l'andatura tranquilla e le forze ancora fresche ci portano su che neanche ce ne accorgiamo eeiusciamo a guadagnarci le nostre strisce di pizza proprio prima di un gruppo numerosissimo di motociclisti affamati.


Attraversiamo la bellissima vallata tra Orvinio e Vallinfreda e poi cominnciamo a scendere per Riofreddo ed Arsoli.

Da lì svoltiamo a sinistra e ci godiamo un'altra ascesa lunghissima verso Cervara.

La strada in pratica senza traffico ci permette di salire ancora una volta chiacchierando in tranquillità fino allo scollinamento per scendere a Subiaco, dove facciamo una sosta caffè + tozzetti.

Sulla strada di ritorno, decidiamo di prendere la deviazione per Canterano, ma a metà salita ci aspetta una spiacevole sorpresa: la strada è chiusa per lavori e per proseguire bisogna necessariamente passare attraverso Rocca Canterano, con una rampa oltre il 20%.

Matteo attacca la salita troppo allegramente e sarà costretto a mettere un piede a terra (una carta di rivalsa che potremo giocarci a nostro favore in altre situazioni), io non stacco il pedale ma la velocità è la stessa di Matteo che cammina, nonostante un cane ci insegua abbaiando.

Scavalchiamo anche questo passo, e per una quarantina di minuti finalmente abbiamo solo discese e piattoni.

Quando siamo a Tivoli però, invece di rientrare, propongo un'ultima deviazione: il passaggio sulla salita del Colle, di nuovo punti oltre il 20% percorrendo l'arrivo di tappa dell'ultimo Giro d'Italia femminile.

Daniele borbotta un "va bene", non me lo faccio ripetere dui volte e cominciamo ad arrampicarci.

Però il passaggio tra i vicoli silenziosi del centro storico, è una cicliegina finale sulla torta che ci voleva per chiudere in bellezza il giro.

Quasi in bellezza, perchè sulla strada di ritorno incontriamo il fenomeno del giorno, che ci insulta perchè non procediamo allineati (in un punto dove a lato la strada era sconnessa) e si ferma un paio di volte con la macchina anche per abbaiare (ma senza mordere...)

Insomma, un cojone.

Ah dimenticavo... per tornare a casa mia, punto di partenza e arrivo, c'è un ultima rampa di 300mt al 20% : questo sì che è chiudere in bellezza.

Caffè rigorosamente americano per (quasi) tutti ed un'altra bellissima giornata archiviata.

Piccola provocazione finale... ma delle pedalate con amici così, ma c'è davvero bisogno delle gare?

 


 

lunedì 15 febbraio 2021

Il mio Über Pretzel su Zwift

 Quando sei costretto a farti 5 ore di rulli dentro casa, e sei un utilizzatore seriale di Zwift, quella è l'occasione giusta per provare l'Über Pretzel, il percorso più duro (anche se non il più lungo) che si può trovare.

130 km con 2335mt di dislivello e, soprattutto, l'Alpe du Zwift finale.

Non avevo idea di quanto tempo impiegarci, tanto più che l'avrei fatta come lungo lento, e quindi senza forzare mai troppo il ritmo (2.1w/kg), ma immaginavo che sarei stato in sella ben più di cinque ore...e così è stato.

Mi sono annoiato?

No, anzi, ma ho avuto i miei "aiutini", ovvero una ricchissima giornata di sport in TV che ha alleggerito non poco il peso del mio culo sulla sella (registrazione di Luna Rossa nella notte, Australian Open, Mondiali di Sci e incontro di boxe Warrington-Lara, che tra l'altro dovreste vedere perchè è stato stupendo).

Comunque, parliamo del percorso di questo Über Pretzel...

Si parte dal centro di Watopia, ma dopo 5km si comincia subito a salire verso l'Epic KOM del Col du Zwift. 

Non male come cosa,  dopo una ventina di chilometri ci siamo già tolti dai cojoni la seconda salita più tosta del percorso.
Al termine della discesa si gira subito a sinistra per fare il noiosissimo circuito della jungla.



Si rientra all'isola principale e da lì, dopo circa 45km dalla partenza, si scala il Vulcano, una salità relativamente breve che scorrerà leggera.


Ora potete mettervi in posizione crono, da qui c'è tanto piattone: deserto di Fuego Flat Reverse (63km), la breve salita dello Zwift KOM reverse (80km) e ancora Fuego Flat (90km).



Ora arriva la parte mentalmente più tosta.
Con la testa state già prioettati alla salita finale , ma in effetti ci sono ancora una ventina di chilometri di trasferimento tra le isole e ancora la jungla prima di arrivare all'attacco dell'Alpe.

E poi niente, vi rimane di farvi "solo" questi 21 tornanti infiniti.
Mettetevi l'anima in pace perchè l'andatura sarà un po' più lenta di quella con cui siete abituati a salire, ma dopo 120km è normale.


E al km 129 finalmente potete esultare, l'agognato badge è il vostro!

Finita? Neanche per sogno, dopo tanta fatica girate indietro e lasciate scorrere la bici in discesa... dopo tanti km, qualche metro "regalato" ve lo sarete pure guadagnato!

mercoledì 10 febbraio 2021

La tattica estrema per gestire al meglio la gara

 

Troppo spesso vediamo atleti adottare condotte di gara scellerate, soprattutto in gare dove la gestione è fondamentale, come un 70.3 o un IronMan.

Anche se "condotta scellerata" naturalmente può comprendere vari aspetti (nutrizionale, dei materiali ecc..) sappiamo benissimo che ci riferiamo soprattutto nel partire troppo forti nelle tre frazioni.

Ci si prova in tutti i modi nel convincere i proprio atleti a partenze più misurate, ma alla fine c'è sempre un "mi sentivo bene", un "ti assicuro che il cuore era basso" o un "Calcaterra alle calcagna"...

E allora, come sempre, la soluzione va cercata nell'unica cosa che importa alla gente... i soldi!

Quindi, per le prossime gare, la proposta della gestione gara dei miei atleti sarà questa:

  • Se gestisci la gara con nei parametri decisi precedentemente non si paga il mese successivo degli allenamenti...
  • Se fai l'esatto contrario di quello che avevamo programmato, il prossimo mese paghi doppio!

Che ne dite, può funzionare così?

venerdì 5 febbraio 2021

IronMan Partner Coach & IronMan Triclub Program Ambassador

 


E' con moderato orgoglio che comunico la mia collaborazione con IronMan.

Essere IronMan Certified Partner Coach e Triclub Program Ambassador è una soddisfazione, evidentemente frutto della passione e dell'impegno che ci metto.

E sì, per questa volta me la canto e me la suono.

giovedì 4 febbraio 2021

Gareggiare in un 70.3 il mese dopo un IronMan?

 RIPORTO DI SEGUITO UN MIO ARTICOLO PUBBLICATO SU IRONMAN.COM 

QUI IL LINK ALL'ARTICOLO COMPLETO  "Should You Race a Half After a Full?"

 

Affrontare un IRONMAN 70.3 cinque settimane dopo una lunga distanza IRONMAN…

Scelta azzardata? Assolutamente no, anzi, anche consigliata, se avete intenzione di non concludere la stagione con la gara “regina” del triathlon.

I motivi per una scelta del genere sono vari, tecnici e motivazionali.

Vediamoli nel dettaglio.

1. Post-IRONMAN blues: Ne avrete sentito parlare, e se non ne avete sentito parlare probabilmente lo avete vissuto. Una volta indossata la medaglia di finisher e festeggiato a dovere con gli amici, dopo una settimana arriverà quella dolce malinconia che si ha quando si conclude un lungo ed entusiasmante viaggio. Sapendo che avrete un’altra gara a breve termine, non ci sarà spazio per la tristezza!

2. Seconda chance: Affrontare un’unica gara importante con le aspettative da “one last shot” è un grande rischio. Sapete bene che in una gara così lunga, gli imprevisti (negativi ma anche positivi, per fortuna) possono essere svariati. Avere una seconda chance con la quale “riparare” eventuali errori, a livello mentale, ci garantirà di gareggiare molto più serenamente.

3. Performance boost:  Sotto il profilo della prestazione potreste avere la più piacevole delle sorprese. Dopo aver eseguito una preparazione ben programmata per un IRONMAN, con un adeguato scarico e i giusti richiami, il vostro corpo sarà pronto per una performance al di sopra di ogni vostra aspettativa!

L’opportunità creata da IRONMAN in Italia con il nuovissimo Tour Series, vi permetterà di ottenere una prestigiosa medaglia completando sia l’IRONMAN Italy Emilia-Romagna, che l’IRONMAN 70.3 Sardegna, perché diciamoci la verità, anche se contano di più le emozioni, quella medaglia al collo è sempre una grande soddisfazione!

Dunque, come interpretare nello specifico il percorso di queste cinque settimane?

Il consiglio migliore è sempre quello di affidarvi ad un bravo allenatore (consigliatissimi in questo caso gli IRONMAN Certified Coach, che ben conoscono le dinamiche tecniche ed organizzative del circuito IRONMAN) che saprà ritagliare su misura un programma adatto alle singole esigenze di ogni atleta.

Sicuramente sarà necessario un importante scarico di una settimana completa, con due giorni di stop totale (possibilmente non immediatamente il giorno dopo la gara).

In questa fase, intensità dovrà essere assolutamente evitata.

La settimana successiva si potranno introdurre richiami di forza, mantenendo sempre intensità basse, ma cominciando ad incrementare il volume.

La terza e la quarta settimana saranno dedicate a lavori specifici per la preparazione di un IRONMAN 70.3, allenamenti di qualità che nella preparazione di un IRONMAN potrebbero essere stati tralasciati.

L’ultima settimana sarà comunque un nuovo scarico, sebbene senza eliminare totalmente un discreto volume e qualche richiamo di breve intensità.

E poi sì, dopo una grande prestazione, finalmente potrete godere del meritato riposo!

lunedì 25 gennaio 2021

Il misuratore di potenza spiegato a zia Fiorenza


Perchè zia Fiorenza non se sa un cazzo di misuratori di potenza.
Zia Fiorenza monta sulla Graziella e comincia a pedalare.
Questro post è l'estrema, strizzata fino al midollo, sintesi di ciò che chi vuole avvicinarsi ai misuratori di potenza vorrebbe sapere.
Senza fronzoli e cazzate aggiuntive.

Allora prima cosa.
Se non avete un valido motivo per acquistare un misuratore di potenza (e questo potete saperlo solo voi: migliorare, usare Zwift, buttare un po' di soldi), non compratelo, perchè costa tanto. Per molti di quelli a cui è rivolto questo post, costa anche più di una bicicletta.
Ok, qualche riferimento? Dalle 500€ a ad oltre 1000€.

Vabbè ma che sarebbe?
E' un aggeggio che può essere installato in varie componenti della bici (pedali, pedivelli, mozzo, movimento centrale... a scelta eh, non tutti insieme) che vi indica la potenza in wat che la vostra pedalata sta producendo.
Più pedalate forte, più watt producete.

Sì vabbè, ma che ci faccio, oltre attaccarlo alla lavatrice e risparmiare corrente, chiede zia.
Ci fate un test, dal quale estrapolate dei dati.
In base a quei dati, avete delle zone di allenamento con le quali impostare i vostri allenamenti ed il ritmo da tenere in alcune gare.
Quindi, se non avete vogli di studiare come creare gli allenamenti su zone di potenza o non avete qualcuno che lo faccia per voi, risparmiate i soldi.

Vabbè ma io mi alleno già con le zone cardiache, non va bene lo stesso?
Eh no zì, o meglio, va bene lo stesso, ma con la potenza è più accurato, perchè per portare il cuore ad una determinata zona cardiaca ci vuole un determinato tempo che probabilmente non ti permette di esguire l'allenamento in maniera ottimale.
Strong, mo stai annà troppo sul complicato.
Giusto, avevamo detto cose, semplice.
Diciamo che se un allenamento prevede una fase a 200watt, con il misuratore di potenza sai che andrai a pedalare direttamente a 200watt senza latenze temporali o derive cardiache.

Ahhhh ma non puoi parlà come magni?
Hai ragione zì, puoi farne benissimo a meno.
Quando ti dico pedala forte, spigni forte, quando ti dico recupera, fai riposà la pompa.
Va più che bene anche così.
E ti tieni i soldi in saccoccia.

martedì 19 gennaio 2021

I treadmill si vedono nel momento del bisogno

Come in molti sapranno, sono stato in isolamento per una quarantina di giorni.

Come in molti avranno intuito,  ho portato allo stremo i rulli per la bici ed il treadmill per la corsa.

Tutto indoor indistintamente, lunghi lenti, ripetute e salite.

Finchè, alla fine, stremato, durante l'ennesima ripetuta sui 600mt, ho cominciato a sentire puzza di bruciato e il tappeto ha cominciato a dare di matto.

Ha resistito a lungo, ha lottato insieme a me finchè non avevo alternative soffrendo in silenzio e solo quando il mio isolamento è terminato, ha alzato bandiera bianca chiedendo tregua.

Come un vero amico, è rimasto con me quando ne avevo bisogno, e adesso si merita il giusto riposo con una bella manutenzione.

Recupera bene, che sono sicuro che torneremo presto a sudare insieme!

lunedì 11 gennaio 2021

A che ora dovrebbe andare a dormire un triathleta...

Sì vabbè, il riposo per un atleta è importante ed il sonno ancora di più.

Ormai lo sanno tutti, anche le aziende che inventano materassi "per atleti" e aggeggi che ti dicono se hai riposato bene o no.

Ma questa volta vorrei focalizzare la questione su un altro aspetto: la quantità del riposo ed il suo inserimento nella routine quotidiana, secondo i più famosi allenatori di triathlon del mondo.

Piccola premessa.

Tutti questi santoni di alto livello, ormai sottolineano (per fortuna!) l'importanza dell'equilibrio famiglia/lavoro/allenamenti/relax, specificando che il triathlon per un atleta amatoriale è sano e produttivo (anche come prestazioni) solo se ben incastonato tra gli altri aspetti (più) importanti della vita.

Così dicono generalisticamente, ma poi nello specifico?

Friel, Dixon, Fink... tutti suggeriscono una struttura settimanale dove svolgere il primo allenamento alle 5 di mattina (alternando altri giorni alle 6... ah beh allora!).

Significa alzarsi alle 4.30!

Certo, dicono, poi così hai tutta la giornata per i cazzi tuoi!

Naturalmente per riposare al meglio (perché il sonno è importante abbiamo detto), suggeriscono di andare a letto alle 21 o al massimo alle 22.

Comunque ribadiscono sempre di traslare gli allenamenti nella vita reale.

Ma vita reale di chi?

Ma chi ha un lavoro da pendolare (immagino in molti) e deve fare almeno un'ora di viaggio per andare a lavoro a che ora dovrebbe alzarsi?

E chi ha figli adolescenti sa bene che prima delle 23 (quando va bene) del letto neanche vogliono sentir parlare.

Eh però mi raccomando, non tralasciate affetti, amici e relazioni sociali e professionali!

mercoledì 23 dicembre 2020

I training plan per IronMan e 70.3 del PandaLab

 


Team Panda e PandaLab mettono offrono 2 programmi di 16 settimane per la preparazione all'IronMan e al 70.3. 

Ogni programma è disponibili in tre versioni:

  • EASY: programma per principianti OPPURE per chi ha poco tempo a disposizione
  • MOD: programma per atleti intermedi OPPURE per chi ha a disposzione circa 14 ore settimanli per gli allenamenti
  • OVER: programma per atleti esperti con molte ore a disposizione per gli allenamenti

Il programma, di 30 pagine, comprende anche linee guida generali sull'esecuzione del programma, indicazioni tecniche, materiali consigliati e link a video sull'esatta esecuzioni degli esercizi di potenziamento. 

Chi è interessato può chiedere l'invio gratuito della prima settimana.

Per ordinare i programmi (in basso sono indacati i costi di ciascun training plan) e per qualsiasi altra info, scrivere a training@teampanda.it


TUTTE LE INFO COMPLETE QUI


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