martedì 18 dicembre 2018

Quanto allenarsi durante le feste?


In molti staranno aspettando queste feste anche (e soprattutto) per allenarsi  meglio di più.
I motivi principalmente sono due:
  • più tempo a disposizione durante il periodo di ferie
  • sensi di colpa per aver mangiato troppo durante le feste
Io però vorrei darvi un'alternativa.
Aspettiamo tutto l'anno giorni senza allenamento per potersi godere il relax.
Si leggono sempre messaggi del tipo "dopo tutti questi allenamenti e dieta ferrea, finalmente dopo la gara xxx mi sfondo di dolci".
E allora cosa aspettate, se avete  tutto quello che cercate proprio in questi giorni?

Posso capire che una bella pedalata senza stress di andare a lavoro il giorno dopo abbia il suo fascino, ma anche alzarsi senza sveglia, prendersi un bel cappuccino e cornetto (sì, anche se la sera prima avete esagerato con panettone e pandoro) e godersi i ritmi lenti di queste giornate non sembra poi così male...
Oppure preferite fare le cose di corsa, come tutti gli altri giorni dell'anno, per poi lamentarvi di aver bisogno di rallentare i ritmi quando non c'è la possibilità?

Godetevi queste feste, amici miei, che per allenarsi c'è tempo!

















Io intanto mentre festeggiate mi sparo allenamenti da 200km di bici e 10km di nuoto alla faccia vostra, così a gennaio io sarò già scattante mentre voi state ancora a digerì!

martedì 11 dicembre 2018

La moda del triathlon


Si sente sempre più spesso bollare l'attuale stato del triathlon una "moda", naturalmente sottolineando l'accezione negativa del termine.
Pionieri del triathlon in Italia che rimpiangono i vecchi tempi dove si gareggiava in costume e con due transenne al posto di zona cambio.
Soloni boriosi che non accettano un atteggiamento troppo goliardico di chi sminuisce la serietà di quello che dovrebbe essere (per gli amatori, quindi per il 90% degli atleti) un divertimento.

Ammesso e comunque non concesso che il triathlon sia diventato una moda... embè, che male c'è?
Moda come attirare persone al proprio mondo, moda come emulazione?
Ben venga!
Se c'è interesse in questo ambiente significa che anche eventuali sponsor potranno essere più interessati nonché più visibilità da parte dei media.
Tradotto nella nostra lingua significa più disponibilità per le squadre di mettere risorse a disposizione dei propri atleti e, soprattutto, più qualità nelle nell'organizzazione delle gare a disposizione di tutti gli atleti.
Vi fa schifo vero?
Non è che la qualità deve essere necessariamente a discapito della qualità.
O preferite squadre minuscole senza atleti e gare deserte e pessimamente organizzate, così almeno è salva la vostra verginità morale?

venerdì 7 dicembre 2018

Fare un IronMan in 16 ore: giusto o no?


Giusto per mettere in chiaro quanto ho detto in modo provocatoriamente ambiguo nell'ultimo post...

SI', E' GIUSTISSIMO

Purtroppo, si vede sempre più gente criticare gli altri su come affrontano le proprie gare.
Persone che dileggiano o peggio ancora giudicano  chi si iscrive ad un IronMan per poi finirlo in 16 ore e passa.
(Tra l'altro ho visto fare queste critiche ANCHE da persone che hanno fatto il loro primo IronMan in 16 e magari ora sono arrivate a farlo in 13.)
Quello che ho precisato nel post precedente è che il miglior consiglio tecnico sarebbe quello di partire da uno sprint fino ad arrivare a fare BENE un 70.3 e quindi partecipare ad un IronMan.

Ma per fortuna non c'è solo la tecnica, non c'è solo la tattica, i dati scientifici e soprattutto non ci sono solo le cose che vanno fatte perché qualcun altro decide cosa sia giusto per te.
Per fortuna ci sono anche le passioni, che a volte ti permettono di fare anche una scelta sbagliata, ma che alla fine ti lasciano un ricordo o un'emozione POSITIVA molto più intensa di quelle che avremmo potuto vivere facendo una scelta "diversamente giusta".

Credo che non ci sia alcuna male nel voler affrontare una gara anche se la preparazione non è andata perfettamente o la forma fisica non è al 100%, purché naturalmente ci siano le condizioni di prepararla e concluderla senza rischi per la salute.

E credo che il vero problema e male del triathlon, sia proprio chi si permette di giudicare le motivazioni che portano una persona ad iscriversi o gareggiare in un IronMan.

Vorrei concludere facendovi un personalissimo esempio pratico di quello che ho scritto sopra.

Nel 2013 ho concluso il mio primo IronMan a Klagenfurt.
Probabilmente non ero prontissimo e sicuramente non avevo ancora concluso un 70.3 bene.
Sapete come è finita?
Con un arrivo che neanche il miglior sceneggiatore avrebbe potuto scrivere.
Io che all'ultimo chilometro della Maratona finale ritrovo senza averlo programmato prima, due amici, ci abbracciamo e passiamo sotto il traguardo insieme con la bandiera italiana.
Un ricordo indescrivibile.
Se avessi seguito "il giusto consiglio" e se avessi proceduto per step prima di arrivare all'IronMan, mi sarei perso questa emozione.
Ne sarebbe valsa la pena?
La mia risposta l'avete capita, ora fatevela voi stessi...

mercoledì 5 dicembre 2018

Qualità prima della quantità (Perchè fare un IronMan se a malapena finisci un triathlon olimpico?)


E' una delle basi dell'endurance.
Comunque, il punto cardine, per generalizzare al massimo, è che prima di poter correre bene una maratona, sarebbe il caso di poter correre una 5km.
Prima di gareggiare ad un IronMan, sarebbe il caso di fare decentemente un 70.3, e prima ancora un olimpico e prima ancora uno sprint.
Ok, questo è il fatidico punto dove ci sta bene il sempre classico...


E allora chi mi sa spiegare perché appena uno comincia a correre (non intendo a fare jogging una volta al mese, ma ad indossare seppur senza pretese un pettorale) comincia a pensare alla Maratona anche se fa una 10km in 55'?
Perché entro 5 anni dall'esordio in un triathlon sprint, il 90% degli atleti si è già iscritto ad un IronMan, nonostante si sia trascinato miseramente al traguardo di un 70.3?

I soliti incazzati con il mondo vi risponderanno sicuro che è perché così potrete vantarvi il giorno dopo con i colleghi ignari di sport.
Un conto dire in ufficio "ho finito una campestre di 5km" ed un conto è dire "ho finito la Maratona di new York" anche se con 5 ore...

Quello che penso io è, come sempre, molto più  banale e semplice.
Una gara lunga lascia qualcosa di più, anche nel profondo, quantomeno per la quantità di emozioni che regala.
Nelle lunghe ore di un'IronMan vivrete più sensazioni,  più emozioni, più imprevisti ed eventi inaspettati, più persone che incontrerete, più paure e  gioie rispetto all'ora e mezza di un triathlon sprint.
Certo se vincete una medaglia d'oro ad una 5km o ad un triathlon su distanza olimpica alle Olimpiadi è un altro discorso, ma prima vincetela e poi ne riparliamo...

martedì 27 novembre 2018

Il 7° Convegno Nazionale Tecnico della Fitri in una riga (ok... qualche riga)



L'introduzione.
Sede del convegno: Technogym, non mi piace fare pubblicità, ma quando si entra lì, si fa sempre fatica a non spalancare la bocca.
Ggggente presente: tanta e tante facce conosciute, peccato non abbastanza tempo per scambiare due chiacchiere con tutti.

I relatori 1/3:
Costantino Bertucelli: questo è il suo palco e il suo mondo. Lo padroneggia alla grande e si piacioneggia ancora di più  :)
Joel Fillol: mi sa che le sue quotazioni sono in calo, l'anno scorso durante il suo intervento c'erano cuffie audio con traduzione simultanea, quest'anno ci siamo accontentati della sintesi di Bottoni.
Silvano Zanuso: intervento molto interessante e relatore che sa catturare l'attenzione.

Coffe break: tanta roba che sarebbe bastata anche come pranzo.

I relatori 2/3:
Maria Francesca Piacentini: tra coffee break finito in ritardo e relatore successivo che incombeva, purtroppo un intervento un po' troppo breve.
Mike Maric: piacevole scoperta, focus sulla respirazione e argomento da approfondire. Lui comunque è uno showmam da palco.
Alessandro Bottoni: Rispetto ad altri "mostri sacri" dei tecnici italiano, ha molta meno visibilità ma, secondo me, è di livello mondiale. 

Pranzo: Un'oretta piacevole a chiacchierare con il mio amico Fabio, mangiando organic-veg-healty :)

I relatori 3/3:
Simone Porcelli: Riesce nel difficilissimo compito di mantenere alta l'attenzione anche nella fase post-digestione. 
Comitato scentifico Dorelan: L'intervento sul sonno è da approfondire, ma l'attacco mortale diretto ai mental coach ha rubato la scena al resto.
P.Sestili M.Gervasi: condivizione di uno studio relativo ad uno specifico prodotto di integrazione.  Ok, sarà anche pubblicità, ma se vogliamo eventi di qualità, qualche entrata dovrà pur arrivare da qualche parte...

mercoledì 21 novembre 2018

Quando l'atleta prende alla lettera l'allenatore (e si supera il limite)

L'altro giorno ho avuto un scambio su whatsapp con Beppe...
"Strong, correre sullo sterrato trascinando uno penumatico usato, può simulare la corsa in salita?" mi chiede...
"Solo se lo fai indossando un vestito da supereroe e tenendo un mano una fiaccola accesa" rispondo io..

Quando rispondi a certi personaggi però, non devi mai abbassare la guardia.
Non puoi mai permetterti di non prenderli sul serio.
Altrimenti poi succede che ti mandano video come questo...
 

In questo caso è importante però fare un po' di autoanalisi.
Sono io a trasformarli così?
O mi trovano come allenatore perché mi riconoscono scemo come loro?
Direi che entrambe le alternative non sono comunque esaltanti...

 

lunedì 19 novembre 2018

Dopo un esaltante 2018, per la stagione agonistica 2019... BE A PANDA!

 

' tato un vortice di emozioni questo primo anno "ufficiale" del Team Panda.
Riassumerlo in poche righe sarebbe oltre che riduttivo, anche inutile.
Qualsiasi squadra potrebbe vantarsi dei propri valori e dei rapporti all'interno della squadra, ma qui abbiamo qualcosa in più.
Si sente, si percepisce.
L'abbiamo sentita quando ci siamo incontrati durante il Challenge di Roma, dove chi faceva la gara lunga è venuto il giorno prima per incitare i partecipanti dello sprint e viceversa.
L'abbiamo sentita a Cervia, nell'esaltante weekend dell'IronMan, dove le strade erano piene di Panda-supporters.
E l'abbiamo sentita, soprattutto, durante l'indimenticabile trasferta a Calella, dove la partecipazione alla finale europea Triclub alla fine è stata "semplicemente" un'occasione per creare dei legami umani incredibili.
Per questo non vi stiamo chiedendo di tesserarvi con il Team Panda per 2019, ve lo stiamo solo suggerendo...
Uno di quei suggerimenti pronunciati a bassa voce, come un segreto, perché vorresti condividerlo solo con chi è in grado di apprezzare questi valori.

"Dai che ti aspettiamo!"  

giovedì 15 novembre 2018

Circondarsi di persone ottimiste nello sport: amor vincit omnia!


Una settimana prima del mio IronMan a Cervia, accompagnando i miei figli ad atletica, ne ho approfittato per fare una corsetta di rifinitura in pista.
Mentre corricchiavo, mi si avvicinato Alighieri, l'allenatore dei miei bambini, dicendomi simpaticamente "Daje Ste, che tu sei un combattente!"

Poche parole, ma arrivate da una persona che sportivamente ha tutta la mia stima.
Da trent'anni allena sul campo atleti di ogni età e conosce mille sfumature nel mondo dell'atletica.
Incamerare un complimento o un incitamento da parte sua significa non sprecare una voce preziosa che può tornare sempre utile.

A me è tornata utile proprio la settimana dopo, mentre stavo correndo la Maratona finale dell'IronMan, quando il rapporto tra stanchezza ed eccitazione di terminare la gara comincia a tendere a favore della seconda.
E' in quel momento che qualsiasi spunto motivazionale può spingervi quei dieci passi in più che magari servono a farvi superare una crisi.

L'unico requisito, naturalmente, è che queste frasi positive arrivino da persone valide e forti moralmente.
Per questo è necessario circondarsi di persone positive, produttrici, che creano invece di distruggere, che uniscono invece di separare, che apprezzano invece di denigrare.

Perché quando si tratta di assorbire dentro di noi qualcosa, è sempre meglio l'amore alla merda.

lunedì 12 novembre 2018

100 stile e 50 farfalla: per oggi ce potemo sta!


Dopo lo stop dagli allenamenti di ottobre, non c'è modo migliore di ricominciare che una bella garetta di nuoto.
Tanto più se la piscina è quella della tua città.
La giornata non prevede distanze lunghe, e cerco di trovare le due gare più adatte a me.
Alla fine scelgo per i 100 stile (la più lunga a stile) e 50 farfalla (perché è lo stile che mi piace di più).
L'ultima volta che ho fatto una gara di nuoto è stato due anni fa ed era un periodo un cui nuotavo molto bene, per i miei livelli.
In quell'occasione il mio tempo sui 100 stile fu 1'14" e questa volta decido di presentarmi con il tempo di 1'20".
In camera di chiamata mi danno la corsia sei.
Salgo sul blocchetto e penso che quest'anno non ho mai provato il tuffo.
Al beep mi lancio in acqua finalmente con un buon tempismo.
Il primo 25 passa che neanche me ne accorgo.
Al secondo vedo uno nella corsia a fianco che mi sta parecchio davanti e decido di andare in progressione.
Al 75 mi rendo conto di essere primo ma di averne ancora parecchio.
Ancora non riesco a capire bene come impostare una gara di nuoto, continuo a gestire troppo ed arrivare alla fine ancora con molto da dare.
Vabbè ci butto dentro anche le gambe e spingo fino alla fine.
Tocco il muretto, tolgo gli occhialetti e guardo il tabellone.
Primo posto, corsia numero sei: 1'11"... mecojoni!

Giusto il tempo di recuperare 15' e siamo pronti per i 50 farfalla.
Qui le operazioni sono molto più veloci, dalla camera di chiamata al blocchetto (ancora corsia sei) è un attimo.
Giusto il tempo di infilarmi al volo la cuffia (da panda, naturalmente) e sto già tuffandomi.
Un 50 delfino a palla non l'ho mai fatto e ho chiesto a Federico (l'allenatore di mio figlio) come impostarle la nuotata.
"Vai tutto di frequenza respirando ogni due" mi dice.
Così faccio.
Rimbalzo sull'acqua una bellezza.
Anche qui nel 25 di ritorno mi rendo conto che avrei potuto dare molto di più.
Tocco il muretto senza l'affanno che una gara sui 50mt dovrebbe lasciarti.
Però il tabellone mi segna ancora al primo posto della batteria, con 36"75.
Non ho il minimo riferimento su come posso essere andato, ma vincere la propria batteria è sempre una discreta carica emotiva.
E per oggi, ce potémo sta.

lunedì 5 novembre 2018

Come migliorare nel triathlon: metodo CO.CO.DE'. (Consistenza Costanza Decisione)


Un po' di tempo fa mi criticavano perché invece di dare il massimo in ogni prestazione, mi "accontentavo" di migliorare un po' alla volta, gara dopo gara.
Ad esempio, dopo la mia Maratona nel 2010 in 4h05', mi sono migliorato di 10'-15' ogni anno, fino ad arrivare a chiuderla in 2h59' nel 2015.
Secondo alcuni sarei potuto arrivare a questo risultato in molto meno tempo.
Stessa cosa negli IronMan.
Ad ogni gara cerco di togliere quella manciata di minuti, migliorandomi ad ogni gara.
Anche qui avrei potuto migliorare nettamente nella metà degli anni?
Non lo so, ma preferisco cosi.
Mi piace sentire il corpo che migliora gradualmente e non fare un exploit immediato per poi regredire o restare in stallo.
Mi piace utilizzare molta forza nella progressione dei carichi degli allenamenti, e anche questo aspetto ha bisogno di lunghi periodi di adattamento, anche anni, per dare i propri frutti.
Consistenza, costanza e decisione.
Consistenza perché mi piace allenare senza "big days" o allenamenti sfinenti, ma con allenamenti che si possono recuperare tutti in un giorno.
Costanza perché bisogna avere pazienza, se volete diventare un robot dai risultati immediati, cercate altrove.
Decisione perché dovete credere ciecamente in quello che fate, quando cominciate ad avere dubbi (qualsiasi dubbio), è il momento di smettere (o cambiare).

Probabilmente, come mi dicevano, la realtà è che mi migliorando poco alla volta, posso sempre vantarmi di fare "personal best" ad ogni gara e ricevere gli apprezzamenti dei miei sostenitori.
O probabilmente, per restare nel tema del titolo del post, preferisco una gallina domani.

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