giovedì 19 aprile 2018

Come fare scia in una gara no-draft di triathlon e non essere beccati



Per la rubrica, "fate le scorrettezze ma fatele bene", già in passato avevamo approfondito l'argomento su come tagliare il percorso ed in particolare:
Adesso è arrivato il momento di perfezionare la scorrettezza nella frazione ciclistica.
Sfruttare la scia di atleti più veloci senza farsi sorprendere dai giudici!

Innanzitutto gareggiare senza dispositivi elettronici.
Notare una diminuzione improvvisa di watt o del battito cardiaco potrebbe far insospettire qualcuno.
Certo, sarebbe un'analisi dei dati successiva alla gara e non immediata per i giudici, quindi dopotutto potete anche fregarvene.

Prima valutazione, assicuratevi di far parte di un gruppo forte, che ne valga la pena stare in scia. Beccarsi un'ammonizione per un'andatura che potreste tenere anche da soli, manco a dirlo, è un po' come una martellata sui coglioni.

Poi c'è da fare una distinzione importante: se siete in un gruppone numeroso, tipo Giro d'Italia oppure in un gruppo ristretto di 3-5 persone.
Nel primo caso uscire indenni da un controllo dei giudici comincia a diventare ostico.
L'unica soluzione è nascondere il pettorale e spacciarvi per un ciclista della domenica che si ritrovato casualmente sul percorso (magari ricordatevi di staccare anche gli adesivi sulla bici però)

Se invece vi trovate in un gruppo ristretto di persone allora è necessaria una buona organizzazione.
L'ultimo del gruppo, dal momento che è in fase di recupero, può dedicare le proprie attenzioni a voltarsi e notare in distanza l'arrivo della moto con il giudice.
C'è però da fare molta attenzione a non rovinare addosso a chi ci precede, altrimenti i danni saranno ben peggiori di un'ammonizione.
Una buona soluzione potrebbe essere questa:


Altro consiglio.
Le gare di triathlon sono spesso strutturate con multilap, bastoni da fare avanti indietro, passaggi sulla stessa strada da fare in entrambe le direzioni...
Sfruttate quest'arma a vostro vantaggio.
Oltre che incrociare con lo sguardo i vostri amici e i vostri avversari che incrociate, cominciate a prendere i riferimenti sulle moto-giuria e sul tempo che potenzialmente potranno impiegare per raggiungere la vostra posizione.

C'è poi la situazione in cui la situazione sta precipitando.
E' mezzora che state tranquilli in scia, quando sentite da dietro il rumore di una moto.
A questo punto dovete mettere in atto tutte le vostre abilità teatrali.
Rialzarvi sulla sella e cominciare ad inveire e sbracciare platealmente nei confronti di chi vi sta davanti, in modo da far pensare che abbiano fatto un sorpasso improvviso rimettendosi immediatamente davanti a voi.
Certo, in questo modo lo mettete in culo ai vostri compagni di avventura, ma in queste occasioni gli amici sono più che sacrificabili.

Infine, come ultima soluzione, c'è l'arma avanzata, lo stealth mode, l'INVISIBILITA'!
Ma questa è una tecnica segreta che se ve la dico poi devo uccidervi...

lunedì 16 aprile 2018

Il mio Challenge Roma 2018 e quel bel sorriso stampato in faccia



Quando ti senti bene e forte sai che tutto andrà per il meglio.
Ieri non mi interessava se avesse fatto freddo, piogga o se l'acqua fosse stata ghiacciata.
Ok, forse di quello un po' avevo pausa, ma ho visto che nello sprint del giorno prima sono sopravvissuti tutti...
Comunque, dopo aver preso qualche goccia di pioggia terra, prima dell'inizio della gara, 10 minuti primo dello start non piove più e si placa anche il vento.
Tutto perfetto.

Appena metto i piedi nell'acqua capisco che le mie preoccupazioni erano esagerate.
L'acqua è freddina ma nuotabilissima.
Qualche bracciata a testa alta per rompere il fiato e poi giù a cercare subito il ritmo.
L'impatto con il viso è un bello schiaffo ma  riesco da subito a prendere il mio passo.
L'anno scorso ho chiuso con ottime sensazioni in acque aperte e per fortuna da lì riparto.
Il mare è piattissimo, nonostante le nuvole c'è buona visibilità e si riesce ad impostare facilmente una buona traiettoria.
Sempre regolare, mai in affanno, la prima parte di gara nuoto praticamente da solo, ma a metà gara mi ritrovo con altri due ragazzi e di lì andremo con un bel passo costante fino all'uscita.
Distanza decisamente precisa di 1950mt esco in 29' e rotti... quello che mi aspettavo.



In T1 combino un po' di casini, prima penso di mettermi i calzini anche per la bici, poi cambio idea e me li tolgo, appena monto i sella mi accorgo che ho fatto un casino con il garmin che mi stava già segnando la seconda transizione.
Vabbè, smàchino un po' con l'orologio e lo faccio ripartire dalla frazione bici.

La seconda frazione, come annunciato non ha alcuna asperità.
Tre giri di totale piattone da fare fissi sulle prolunghe.
Un po' noiosi per chi ama arrampicarsi, ma una manna per gli specialisti delle crono...
...e per chi ha bisogno di esaltarsi con grandi medie!
Qui si ripresenta la stessa situazione del nuoto.
Prima parte totalmente da solo, nella seconda parte vengo raggiunto e superato da Federico "ironflyby", distanziato da un tizio straniero.
Dopo averli fatti scorrere avanti e tenuti a distanza anti-draft, li uso come riferimento per tenere il mio passo.
Si viaggia a velocità molto alte per un mezzo ironman, e in considerazione di un percorso tagliato per esigenze non preventivate a 77km, chiudo la frazione in poco più di due ore con 36kmh di media.

Anche quando comincio a correre le sensazioni sono molto buone.
Cerci di non guardare il passo ma concentrarmi sulle sensazioni della mia corsa e dopo un paio di chilometri riesco a prendere il giusto ritmo.
Il percorso, anche qui totalmente piatto, è stato disegnato in modo da passare più volte davanti ad amici e sostenitori.
Uno spettacolo quando la sofferenza comincia ad affacciarsi.
Ci sono tutti, prima vedo Alessia, poi Maria Pia che urlerà a squarciagola per tutti i 20km, subito dopo Carlo e Lollo in trasferta da Torino, e piano piano tutti gli altri ragazzi del Team Panda che hanno gareggiato ieri o che sono presenti per tifare.



Piano piano il percorso si riempi di tutti gli atleti che hanno completato la parte ciclistica, ed ogni occasione è buona per scambiare un incitamento con Walter "pescecane", una risata con Andrea, una chiacchierata al volo con Marco e un urlo con Giuseppe (acciaioooooo). Quando incrocio Silvia "Norvasc" non ho più fiato per strillare ma vedo che sta correndo alla grande ( infatte chiuderà terza di categoria).
Un chilometro prima dell'arrivo controllo se è tutto ok e allungo un po' il passo.
Non ho nessuno avanti o dietro, giusto per me, perché così è più bello.
E bellissimo sarà infatti il mio arrivo (4h14'04"), con Alessia che qualche metro prima del traguardo mi passa il cappellino da panda, per la mia breve passerella finale.
Poca roba, forse, ma quanto basta per tornare a casa con un bel sorriso stampato in faccia!


lunedì 9 aprile 2018

E.M.O. Training parte V (è il caso di usare sempre il navigatore satellitare?)


Precedenti puntate...
E.M.O. Training  I parte
E.M.O. Training  II parte
E.M.O. Training III parte
E.M.O. Training IV parte

Mi piace paragonare l'utilizzo dei dati negli allenamenti all'utilizzo di un navigatore nel calcolo di un percorso.
Sicuramente il modo migliore per analizzare le proprie prestazione, ma possiamo parlare dello stesso valore nel produrre prestazioni e quindi strutturare un allenamento?

Sicuramente parliamo del metodo più affidabile.
Il navigatore satellitare ci segna il percorso più sicuro, quello affidabile, ci valuta il costo energetico per ottimizzare il tragitto.
Però i locali possono farne a meno, perché a volte conoscono stradine secondarie che il navigatore non considera, ma che possono portarti avanti agli altri.
Come ho detto altre volte, il rischio è con le strade alternative, si può anche peggiorare la propria situazione.
E' una scelta.
Preferite fare una gara dove sapete che il range del vostro risultato sarà ad esempio intorno alle 2 ore, o giocarvela pensando di poter fare 1h45, accettando il rischio di 2h30?
Questione di scelte.
Io preferisco giocarmela.


giovedì 5 aprile 2018

"Ma nulla al mondo, sia vil, sia STRONG, si sottragga al Fato"


Sono ormai dieci anni che racconto le mie avventure su questo blog.
Il mio stile è sempre stato quello scanzonato e goliardico, cercando di sdrammatizzare il mondo sportivo amatoriale, soprattutto quando cerca di prendersi troppo sul serio.
Anche a costo di passare io, per quello poco serio.
Ma del resto, presentandomi subito in gara con un cappello da panda, ho esposto immediatamente il mio "manifesto programmatico".
Con la mia visione del triathlon mi sono reso responsabile di aver avvicinato parecchie persone a questo sport.
Certo, è la mia visione, non necessariamente quella ordinaria o "giusta", ma ognuno sceglie il proprio stile.

C'è quello freddo,  asettico, privo di emozioni, in cerca di polemiche e critiche, dal taglio giornalistico ed imparziale.
E poi c'è quello sfacciatamente di parte, che dà più risalto alle emozioni che al risultato, più alle persone che ai tempi, che preferisce il sorriso alla rabbia.

Da sempre ci sono stati diversi modi di interpretare quello che ci sta attorno.

"Questa è l'esposizione dei fatti di Erodoto di Turi, in modo che le vicende degli uomini con il tempo non vengano sbiadite"
Erodoto, nelle Storie, mette subito in chiaro che la sua è una realistica esposizione dei fatti, né più né meno di quello che è successo.

E poi c'è chi racconta (o meglio, si fa ispirare da una Musa) una battaglia dove dal cielo intervengono gli dei il cui "alto consiglio s'adempia", una battaglia dove "le frecce dei vigliacchi son sempre spuntate", quando il valore di una sconfitta viene raccontato come "nulla più degno di pianto dell'uomo, fra tutto ciò che respira e cammina sopra la terra", dove si racconta la tragedia, l'esaltazione, la vittoria e la perdita, lo sconforto e la passione, l'amicizia e il tradimento.

Nei miei racconti non troverete esposizioni di gare, affinché si ricordi esattamente quello che è successo.
Nei miei racconti troverete, angeli con ruote in mano, lacrime sotto al traguardo, nuotatori che nuotano 1'18"/100 con 82bpm e il fato che fa incontrare tre amici all'arrivo dopo 11 ore di gara.

Poi non sarò certo io a dirvi se preferire la lettura delle Storie di Erodoto o dell'Iliade di Omero.
O di chi magari non sa neanche mettere due parole di seguito...

martedì 3 aprile 2018

La durata di un allenamento indoor

Sabato scorso era previsto un combinato abbastanza impegnativo, sia di tempo che di intensità.
Naturalmente ha piovuto tutto il giorno e quindi ho dovuto ripiegare per svolgere la mia bici e la mia corsa tutto indoor a casa.
Quando sono salito in sella, mia moglie mi ha detto "io intanto comincio a preparare i dolci per Pasqua".
Quando ho terminato l'allenamento ho trovato in cucina questa roba qui.


A parte il fatto che neanche ve lo devo dire che la parte più dura dell'allenamento è stata continuare ad allenarsi con i profumi che venivano dalla cucina... la domanda in effetti è questa:

Ma è stata bravissima Alessia o mi sono allenato un po' troppo?
E voi, qual è l'allenamento più lungo che siete riusciti a sostenere indoor?

mercoledì 28 marzo 2018

The Ramones del triathlon



Nel 1974, in piena epoca musicale invasa dall'abbondanza negli arrangiamenti, spartiti infiniti di progressive-rock e virtuosismi tecnici spesso tutt'altro che funzionali alla linea melodica, si presentarono sulla scena quattro tizi da New York, con un giubbotto di pelle, jeans stracciati, All Star e poco altro.
Joey, Dee Dee, Johnny e Tommy.
Sì, The Ramones.
Si presentarono subito evitando di riprodurre cover di altre band ma concentrandosi sulle loro composizioni.
Sapete perché?
Perché le canzoni degli altri erano troppo complicate da riprodurre.
A loro bastavano tre accordi.
Con tre accordi, non avevano bisogno di altro.
Nel Panda Lab siamo così.
In un ambiente sportivo stracolmo di gps, fasce cardio, powermeter, indicatori del riposo, contabracciate e integratori alimentari, a noi bastano tre velocità.
Easy, Moderate e Over.
Con tre velocità non abbiamo bisogno di altro.
Forse perché tutta quell'altra roba è troppo complicata per noi.
O forse perché così è molto più rock'n'roll...
...e a noi piace così...

HEY, OH, LET'S GO!

lunedì 26 marzo 2018

La passione di Saracinesco


Saracinesco, per chi abita nella provincia di Roma è un po' un piccolo Mortirolo.
Per carità, nessun paragone, meno chilometri e meno pendenza, però ricopre quel senso di sacralità e rispetto da parte di ogni ciclista locale.
Certo, ci sono salite e strappi anche più impegnativi, ma questa è "la salita".
Otto chilometri all'8%, che si snodano su una strada sostanzialmente senza traffico per arrivare alla rocca di Saracinesco, da dove si può riscendere solo da dove si è saliti (almeno con una bici da corsa).
Insomma, la passione di ogni ciclista.
Passione come sentimento impetuoso.
Ma passione anche da πάθος sofferenza.
E quale periodo migliore per affrontare una passione sui pedali se non la settimana Santa?

Quando attacchi la salita Saracinesco lo vedi quasi verticale sopra di te.
Non ha niente intorno, solo il cielo.
Un Golgota.
E' una salita dura, che non dà tregua, eppure dal primo colpo di pedale sai che lassù ci arriverai.
(A dire il vero i due ciclisti che ho superato ieri, non li ho mica rincontrati riscendendo, ma questa è un'altra storia)
E non si può neanche scappare da Saracinesco.
E' il calice che non vuoi ma devi bere.
Si sale su lentamente ed ogni chilometro che passa è una stazione del Calvario.
Ci sono solo un paio di tornanti, ampi, dove puoi prendere il fiato.
Quelli sono i momenti dove Veronica di rinfresca il volto e dove Simone di Cirene ti aiuta a portare la Croce.
Ma il riposo dura il tempo di una curva.
Poi si risale inesorabilmente.
Finchè non arrivi in cima, dove ti ritrovi completamente solo, in silenzio e schiaffeggiato da vento.
E' in quell'attimo preciso che passi dalla morte alla vita.
Un metro prima stai morendo, quando poggi il piede a terra sei morto, il secondo dopo siete pronti per l'immortalità.
E la cosa bella, è che non dovete neanche aspettare tre giorni.

mercoledì 21 marzo 2018

Gente che si incontra in zona cambio [il moralizzatore]



Gravitando nel triathlon da vent'anni,  disprezza ogni cosa che è uscita nella triplice dopo il 1997.
Ogni cosa affrontata nel mondo del triathlon con un'attitudine goliardica è immediatamente additata come "il male del triathlon" che toglie serietà ad uno sport che merita un devoto rispetto, come un novello Jorge da Burgos.


Oltre a moralizzare a destra e manca, è un po' anche il Pippo Baudo del triathlon.
Qualsiasi talento l'ha scoperto lui.
Ma anche lì non ci si può adagiare sugli allori.
Se un talento, con il tempo si avvicina ad altri elementi faceti o poco seri, immediatamente perderanno la stima del "nostro", che puntualizzerà il decadimento spirituale.
L'attività di moralizzare si perfeziona aspettando con impazienza ogni comunicato, post, articolo o notizia diffusa da qualsiasi altro sito/persona/federazione/autorità che non sia lui per sottolineare i gravissimi errori riportati.
Ogni imperdonabile errore, ogni sfaccettatura sopra le righe causeranno la sua ira.
Avete sfiorato il casco in zona cambio prima di prendere la bici? Squalifica immediata!
Avete nuotato con le pinnette? Radiazione a vita!
Avete osato essere sponsorizzati nonostante non siate professionisti? Venduti marchettari!
Avete ottenuto una qualifica a Kona fuori dall'Europa? Blasfemi!
State postando la foto della medaglia che vi siete guadagnati? Esibizionisti!
Vi godete la vostra soddisfazione per aver chiuso un IronMan in 14 ore? Ma come cazzo vi permettete di esaltarvi per un risultato di merda!
Cosa c'entra lui con questi fatti vostri?
Qualcuno dovrà pur difendere la moralità del triathlon!

Tutto questo controllo tuttavia, pur accrescendo la sua (auto)stima, ha anche i suoi lati negativi.
Non è questo sicuramente il modo, si dice, per campare cent'anni...

lunedì 19 marzo 2018

Team Panda Swim Clinic (le cose veramente importanti del nuoto)


Sabato scorso si è svolta la prima Swim Clinic del Team Panda.
In sostanza uno piccolo stage dove abbiamo parlato e spiegato il metodo ottimale per nuotare nel triathlon.
E quindi, nello specifico, abbiamo parlato di:

Cornetti alla crema e ciambelle fritte


Misurazioni antropometriche e skateboard

Quanto sono fighi i college jacket del Team Panda

Tatuaggi idrodinamici

E naturalmente, dopo una lezione del genere e come promesso, ognuno ha ottimizzato il passo gara di 10" ogni 100mt!

lunedì 12 marzo 2018

Gente che si incontra in zona cambio [Lo stimato triathleta]


Essendo un pioniere del triathlon, gode della stima cieca e incondizionata.
Dal momento che ha avuto eccellenti risultati (tipo un IronMan sotto le 10 ore) nella sua gloriosa carriera, può permettersi di sentenziare su qualsiasi altro argomento.
Godendo sempre della stima di tutti.
Il triathlon è la cosa più importante della sua vita (o più probabilmente quella che gli è riuscita meglio) e ogni attenzione è dedicata a perfezionare i propri allenamenti.
Grande motivo di stima di altri triathleti.
Si allena sempre forte, tranne quando divide gli allenamenti con qualche ragazza, molto più lenta, ma che potrebbe trombarsi.
Stima à gogo.
Per rendere omaggio al triathlon, chiama il nipote come una località di qualche gara IronMan.
L'importante però è che ci sia qualche "K", perchè fa molto Hawaii.
E qui, oltre la stima, c'è anche la standing ovation.

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