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venerdì 17 luglio 2026

Analisi tecnica della prestazione di Stefano Di Tonno all'IronMan Klagenfurt 2026

Questo lavoro è un’analisi della prestazione di Stefano Di Tonno all’IRONMAN Klagenfurt 2026, studiando nel dettaglio i dati delle tre frazioni, delle transizioni e degli ultimi 90 giorni di preparazione.

Il documento nasce dall’analisi del file FIT della gara, dei dati TrainingPeaks, delle zone individuali, delle dinamiche di corsa e del feedback fornito dall’atleta. Non si limita quindi ai tempi finali, ma prova a ricostruire come la prestazione si sia evoluta nel corso delle oltre undici ore di gara, individuando il momento preciso in cui l’efficienza ha iniziato a ridursi.

Una parte fondamentale del lavoro è stata sviluppata insieme a Edoardo Mazzocchi, biologo nutrizionista specializzato in nutrizione sportiva e rieducazione alimentare, nonché nutrizionista dello stesso Stefano Di Tonno.

Edoardo ha integrato la lettura tecnica con la ricostruzione del protocollo alimentare utilizzato in gara, valutando quantità e distribuzione dei carboidrati, passaggio bici-corsa, gestione dei liquidi e del sodio e sostenibilità dell’integrazione fino alla parte finale della maratona.

Il confronto tra coach e nutrizionista era necessario perché, in un Ironman, pacing, fatica muscolare, biomeccanica, temperatura e nutrizione non agiscono separatamente. Il dato ci dice cosa è accaduto; il lavoro multidisciplinare serve a comprendere perché sia accaduto e come intervenire nella preparazione successiva.

Stefano ha concluso l’IRONMAN Klagenfurt in 11:01:49:

🏊 Nuoto: 1:13:32
🚴 Bici: 5:41:42
🏃 Corsa: 3:53:24

Il nuoto presenta una traiettoria regolare, senza deviazioni importanti, ma una progressiva perdita di efficienza. Nella seconda metà la cadenza rimane praticamente invariata, mentre diminuisce la distanza percorsa per ogni bracciata.

Il rallentamento deriva quindi soprattutto da una riduzione dell’avanzamento per ciclo, non da un abbassamento del ritmo delle braccia o da un evidente problema di navigazione.

La frazione ciclistica deve essere interpretata considerando un elemento tutt’altro che secondario: la bici personale di Stefano era stata rubata due giorni prima della gara.

Stefano ha quindi gareggiato con una bici da cronometro non sua e senza la possibilità di registrare potenza e cadenza. Non è possibile calcolare in maniera attendibile NP, IF, VI o distribuzione dei watt, né stabilire quanto il rallentamento finale sia dipeso da una minore produzione di potenza oppure dal peggioramento della posizione e dell’efficienza aerodinamica.

La frequenza cardiaca è rimasta comunque molto controllata. La perdita principale di velocità si concentra negli ultimi 44 km, quando possono aver inciso fatica muscolare, comfort, posizione sulla bici, capacità di rimanere in assetto aerodinamico e gestione dell’alimentazione su un mezzo non abituale.

La parte più interessante dell’analisi riguarda però la maratona.

Stefano corre i primi 20 km vicino ai 5:00/km. Il rallentamento stabile compare soprattutto tra il km 22 e il km 25.

Nella seconda metà il passo passa da 4:56/km a 6:12/km, mentre la frequenza cardiaca scende da 138 a circa 124 bpm. Diminuiscono anche la potenza di corsa, la cadenza e soprattutto l’ampiezza del passo. Le fasi di cammino passano dal 4,7% della prima metà al 25,1% della seconda.

Non è quindi il quadro classico di una crisi provocata da una frequenza cardiaca progressivamente fuori controllo. Frequenza cardiaca, velocità e capacità di produrre lavoro diminuiscono insieme.

Il limite finale sembra piuttosto derivare dalla combinazione di più fattori: fatica neuromuscolare, caldo, costo della partenza iniziale, riduzione della disponibilità energetica, difficoltà nel continuare ad alimentarsi e possibile gestione non ottimale di liquidi e sodio.

Ed è proprio nella lettura di questa parte che il contributo di Edoardo Mazzocchi è stato determinante.

L’analisi nutrizionale non si è fermata alla conclusione più facile: Stefano avrebbe assunto troppi carboidrati in bici e troppo pochi durante la corsa.

In bici risultano circa 100 g di carboidrati ogni ora, che diventano circa 106 g/h considerando anche il gel assunto in T1. Non è necessariamente una quantità sbagliata, soprattutto per un atleta che aveva già utilizzato e testato quei prodotti.

La domanda più importante è un’altra: quella quantità, assunta con quella distribuzione e in quelle condizioni, era realmente sostenibile fino alla fine della maratona?

Alcune assunzioni da circa 60 g concentrate in un’unica soluzione potevano risultare più impegnative rispetto a dosi inferiori e ravvicinate, soprattutto nell’ultima parte della bici, con caldo, fatica avanzata e una posizione non abituale.

Durante la corsa risultano invece soltanto 80 g di carboidrati quantificati in quasi quattro ore, oltre ad alcuni sorsi di cola. Stefano riferisce di non essere più riuscito ad alimentarsi con continuità già intorno al km 7-10, mentre il vero rallentamento arriva dopo il km 22.

La riduzione dei carboidrati durante la maratona può quindi aver contribuito alla crisi, ma può essere stata anche la conseguenza di una difficoltà già in corso. Non sarebbe corretto isolare una sola causa: alimentazione, partenza, caldo, fatica muscolare, liquidi e tolleranza gastrointestinale possono essersi progressivamente sommati.

Dal confronto con Edoardo è emersa una linea operativa precisa: non cambiare completamente prodotti e strategia e non inseguire semplicemente il numero più alto possibile di grammi.

Il prossimo protocollo dovrà puntare soprattutto sulla continuità:

– circa 90 g/h in bici, distribuiti in quantità più piccole e regolari;
– riduzione delle grandi dosi solide negli ultimi 60-75 minuti;
– prima assunzione in corsa dopo 5-10 minuti, senza attendere il km 10;
– piccole quantità ogni 15 minuti, con un obiettivo indicativo di 50-60 g/h;
– misurazione reale di liquidi, sodio, caffeina e quantità residue;
– prove specifiche dopo quattro o cinque ore di bici, quando continuare ad alimentarsi diventa realmente difficile.

Ringrazio Edoardo Mazzocchi per la competenza, la disponibilità e per aver contribuito a trasformare una lunga raccolta di dati in un’analisi condivisa e utilizzabile nella programmazione futura di Stefano.

Il risultato è un documento di 17 pagine con grafici, tabelle, dinamiche di corsa, confronto tra le frazioni, ricostruzione del protocollo nutrizionale, limiti dei dati disponibili e indicazioni operative da testare nei prossimi allenamenti.

📄 Qui è possibile leggere e scaricare gratuitamente l’analisi completa in PDF:

https://www.pandalabtraining.com/_files/ugd/69a5a5_0113df753ad54e9ca7560bcff9971bd1.pdf

mercoledì 17 giugno 2026

Il mio 15° IronMan (la magia di Klagenfurt e una squadra meravigliosa)

 


Dico la verità quando affermo che al quindicesimo IronMan, con l'età che avanza e la consapevolezza di non poter raggiungere più la migliore condizione atletica (o il "prime" come si dice oggi), non è affatto scontato avere la motivazione di preparare e gareggiare in un contesto sportivo che richiede tempo, spazio e fatica.

Ci sarebbe pure quell'aria da chiusura di un cerchio, visto che Klagenfurt è stato il mio primo Ironman nel 2013. 

La mia motivazione ormai l'ho costruita nel creare un contesto umano e personale altamente emozionante dentro il quale vivere appunto questo viaggio, che è quello del Team Panda, quello di una squadra fatta da persone stupende, persone sempre serene e con l'animo buono, persone con un cuore enorme che sanno gioire per le gioie dei loro compagni.

E quando si organizza una trasferta di 20 atleti più famiglie al seguito, cene di gruppo, caffè collettivi, e zona cambio tutti vicini per essere stato "The Biggest TriClub Racing", chi cazzo ha bisogno di altre motivazioni?

La strategia della mia gara era semplice: quest'anno in preparazione di un Ultra Trail ho pedalato pochissimo, quindi gestistire più che si può in bici per poter poi esprimermi bene nella corsa.

Il nuoto non è mai stato un problema per me: nei 14 IronMan precedenti ho sempre nuotato tra 57' e 1h05" e anche in questa gara chiudo la prima frazione in 1h04'.

In bici ora c'è da stare concentrati.
Naturalmente, in un IronMan per quanto si cerchi (almeno chi vuole) di evitare la scia, capita comunque di fare qualche centinaio di metri infilato in qualche gruppetto. Ecco, non è questo il caso.
180km tutti da solo ma gestiti estremamente bene, con 175w e cuore sempre in controllo: sicuramente avrei potuto dare di più ma l'ultima cosa che volevo era correre in sofferenza.

E infatti va tutto secondo i piani: corro serenamente senza problemi a 5'20" godendomi pubblico e compagni di squadra che incrocio.
Questa è la mia vera forza, il sorriso di tutti gli atleti del Team Panda che stanno andando a conquistarsi la propria medaglia: le fantastiche prestazioni di Alessio, Paolo, Stefano e Domenico, i 4 esordienti assoluti Edoardo, Domenico, Giorgio e Riccardo, e tutti gli altri veterani che lottano con orgoglio.

Tutti tranne Matteo, il mio compagno di viaggio, con cui ho condiviso ogni singolo istante di questo viaggio.
Sta facendo una prestazione eccezionale, ma a pochi chilometri del traguardo viene bloccato da un improvviso infortunio. 
Tutto quello che dovevamo dirci ce lo siamo detti di persona e sa bene che quello che ha fatto vale quanto la finishline di tutti gli altri, finishline che attraverserà nuovamente insieme a noi con il sorriso e braccia alzate al prossimo IronMan.

La mia di finishline, questa volta è senza mia moglie, rimasta a casa, ma è come se ci fosse, lì sugli spalti a pèassarmi il cappellino da panda.

E allora, anche se materialmente quel cappellino non posso indossarlo, alzo le mani dietro la testa, come se fossero le orecchie del Panda.

E la magia c'è ancora tutta.
Anche dopo tutta quella fatica.
Anche dopo quindici IronMan.

martedì 9 giugno 2026

Come evitare il divorzio preparando un IronMan

 

Forse una delle questioni più importanti per chi preprara un IronMan.

Per questo ho sottoposto ad alcuni atleti un checklist nella quale indicare alcuni punti ritenuti fondamentali per un buon equilibrio familiare e il risultato è stato chiarissimo: il problema non è solo trovare le ore per allenarsi ma capire dove quelle ore vengono prese.

Perché un Ironman si prepara prevalentemente dentro una casa, dentro un lavoro, dentro una coppia, dentro una famiglia, dentro weekend che spesso non sono solo “tempo libero” ma tempo prezioso per chi vive con noi.

Dai questionari emergono alcuni punti molto netti.

Il partner spesso è informato, ma questo non significa che sia davvero tutto concordato. Tra “lo sa” e “lo abbiamo deciso insieme” passa un mondo.

Il weekend è quasi sempre il punto più delicato. I lunghi in bici, le gare di preparazione, le trasferte e la stanchezza post allenamento sono le vere mine vaganti. Non basta chiedersi (e chiedere): “Posso fare cinque ore di bici?”. Bisogna chiedersi (a noi e basta in questo caso) anche: “Dopo quelle cinque ore, che persona rientra in casa?”.

Un altro tema enorme è la comunicazione. Parlare sempre di allenamenti, gare, materiali, bici, watt, passo e tabelle può diventare pesante per chi non vive la stessa ossessione. L’Ironman per noi può essere un sogno. Per chi ci sta accanto, se non viene coinvolto bene, può diventare solo una lunga assenza mascherata da passione. In pratica, non c'è bisogno che raccontate a vostra moglie i dettagli di wattaggio, percorsi gara, passo al km, appendici aerodinamiche solo per renderla partecipe della vostra passione, quando invece a lei non frega un cazzo.  Cercate di usare quel tempo insieme trasformandolo in qualità PER ENTRAMBI!

E per entrambi non intendo triathlon, perchè la trasferta gara che mascherate al vostro partner dicendo che "il posto è bello anche per la famiglia" sappiamo tutti che una cagata più grossa della Corazzata Potëmkin...  

Alla fine, purtroppo (per alcuni), o per fortuna (per altri), tutto va a confluire ai singoli individui  e alle relazioni che abbiamo costruito con loro. 

Se i vostri piccoli spazi, i momenti di condivisione, i sorrisi e gli abbracci che vi regala vostra moglie o vostro marito sono gli stessi a prescindere se gareggiate o no, se state fuori 6 ore per un lungo o se restate a casa, ecco se quella scintilla che vedete nei suoi occhi è sempre la stessa, allora significa che la strada che avete scelto è quella giusta.

E per strada non intendo il percorso che state facendo per il vostro IronMan, ma la persona che vi siete scelti per accompagnare la vostra vita. 

lunedì 25 maggio 2026

Lo scarico pre-IronMan a tre settimane della gara (Week 14)

Per chi prepara un IronMan, SOLITAMENTE lo scarico comincia non prima di una decina di giorni dalla gara, se proprio siete "fortunati" un paio di settimane prima.

Ci sono molti studi che ci indicano proprio queste quali tempistiche migliori per il tapering, secondo la regola del "più la gara è lunga, meno si scarica".

E poi ci sono io che però faccio una cosa differente, ovvero concedere una settimana di scarico RILEVANTE a tre settimane dalla gara, per poi riprende una leggera progressione di carico.

In realtà non c'è molta letteratura scientifica che predilige questa scelta, se non uno studio del 2024 di Bretonneau e colleghi (anche se si riferiva prevalentemente a nuotatori), individuando quella settimana come un periodo che abbassa il livello di fatica prima delle due settimane conclusive. 

La mia scelta di questa particolare "Settimana 14" come la chiamo io (su 16 di preparazione IronMan), oltre ad essere concepita come microciclo di riduzione della fatica pre-taper, assume anche dei connotati extra metabolici.

Innanzitutto sotto il profilo motivazionale: dopo una lunga e faticosa preparazione, dopo il picco di carico confluito spesso anche con un 70.3 di avvicinamento, con un "Big Day", o con un combinato lunghissimo, la testa entra un po' in "modalità gara" e trovarsi di fronte ad una ulteriore settimana di fatica priva di stimoli potrebbe influire negativamente sulla giusta interpretazione degli allenamenti, con tutti i rischi connessi.

In più, avere molto tempo a disposizione, ci consente di fare con calma tutte quelle piccole operazioni logistiche le quali, ridotte agli ultimi 10 giorni, ci porterebbero ad organizzarle frettolosamente e male.
Parlo di ultimi controlli meccanici alla bicicletta (con tutte le tempistiche dei vari meccanici), parlo dell'acquisto dei prodotti nutrizionali che utilizzeremo in gara e parlo di un check di tutto il materiale da portare.
Un contro è fare tutto tre settimane prima della gara, un conto è a 10 giorni della gara, che con la partenza fissata di solito il giovedì o venerdì, si riducono a una settimana scarsa.

Poi è normale che sotto questo aspetto delicato della preparazione ogni allenatore abbia le proprie idee (e le proprie fisse), e la mia si chiama WEEK 14.
Consideratela un piccolo regalo, che però scarterete dopo una ventina di giorni.

giovedì 14 maggio 2026

IRONMAN Austria-Klagenfurt 2026: analisi comparativa del percorso ciclistico, della distanza effettiva e della prestazione (ovvero: Un dislivello maggiore nella frazione ciclistica equivale necessariamente ad un tempo finale più alto? )

 

Un dislivello maggiore nella frazione ciclistica equivale necessariamente ad un tempo finale più alto? 

Questo articolo ha lo scopo di valutare se la modifica del percorso ciclistico dell’IRONMAN Austria-Klagenfurt, passato dal precedente tracciato lungo a giro unico al più recente formato su due giri, abbia prodotto effetti osservabili sulla prestazione cronometrica complessiva e sulla frazione bike. L’analisi prende in considerazione le edizioni 2022, 2023, 2024 e 2025, integrando quattro livelli di osservazione: configurazione del percorso, dislivello dichiarato, distanza effettiva o rilevata da fonti di timing/tracce disponibili, tassi di finisher e DNF, e tempi dei migliori atleti age group. L’obiettivo non è stabilire in modo semplicistico se il nuovo percorso sia “più facile” o “più duro”, ma valutare se la sua struttura risulti più efficiente dal punto di vista cronometrico.

AnnoConfigurazione bikeDistanza/dislivello disponibiliFinishers e DNFMiglior bike split di vertice
2022Giro unico lungoGuida: 180 km, circa 1490 m; timing: circa 179,2 km2166 finishers; DNF 12,7%; Bike DNF 5,3%Lukasz Wojt, 4:25:09/10
2023Giro unico lungoTiming: circa 179,2 km; comunicazioni locali: circa 180 km1879 finishers; DNF 8,9%; Bike DNF 2,7%Cameron Wurf, 4:12:52/53
2024Due giriGuida: 180 km, circa 1750 m2645 finishers; DNF 5,5%; Bike DNF 2,4%Jon Sæverås Breivold, 4:10:27
2025Due giriGuida: 180 km, circa 1825 m; traccia ufficiale/current: circa 177,0 km e 1811 m2247 finishers; DNF 10,9%; Bike DNF 4,6%Finn Große-Freese, 4:12:28

I dati sui finishers e sui DNF mostrano una variazione significativa tra le quattro edizioni: CoachCox riporta, rispettivamente per 2022, 2023, 2024 e 2025, 2166, 1879, 2645 e 2247 finishers, con DNF complessivo del 12,7%, 8,9%, 5,5% e 10,9%; i Bike DNF sono invece 5,3%, 2,7%, 2,4% e 4,6%. Questo indica che il 2024 è stato l’anno statisticamente più favorevole del quadriennio, mentre il 2025, pur confermando tempi di vertice elevati, ha presentato una maggiore selettività rispetto all’anno precedente.

Dal punto di vista del percorso, il 2022 appartiene al vecchio modello a giro unico, con un tracciato più esteso territorialmente e meno ripetitivo. Il 2024 segna invece il passaggio al formato a due giri, confermato nel 2025. La pagina ufficiale IRONMAN descrive il percorso bike attuale come collinare, con salite ripide ma anche discese remunerative, e precisa che le mappe sono soggette a modifica; ciò è rilevante perché la distanza nominale dei 180 km non coincide sempre con la distanza effettiva misurata da timing o tracce GPS. La guida 2024 indica esplicitamente un percorso bike di 180 km su due giri, mentre la guida 2025 mantiene la stessa impostazione generale con dislivello dichiarato più alto.

La questione della distanza effettiva è centrale. Per 2022 e 2023, le fonti di risultato individuale riportano spesso una frazione ciclistica intorno ai 179,2 km, quindi molto vicina alla distanza standard ma non perfettamente coincidente con i 180 km nominali. Per il tracciato corrente associato al 2025/2026, invece, la traccia ufficiale Strava/IRONMAN Europe disponibile indica circa 177,0 km e 1811 m di dislivello. Questo significa che una parte del miglioramento cronometrico delle edizioni più recenti può essere spiegata anche da una distanza effettiva lievemente inferiore, sebbene tale differenza non sia sufficiente, da sola, a giustificare tutto il margine osservato nei migliori bike split.

Il confronto dei tempi di vertice conferma infatti che il nuovo assetto non ha prodotto un rallentamento, nonostante l’aumento del dislivello dichiarato. Nel 2022 il miglior split bike rilevato tra gli uomini di vertice è intorno a 4:25, mentre nel 2023, 2024 e 2025 i migliori split si collocano tra 4:10 e 4:13. Nel 2024, in particolare, Jon Sæverås Breivold realizza il miglior bike split del periodo considerato, 4:10:27, all’interno di una gara conclusa in 7:53:13. Questo dato suggerisce che il nuovo percorso a due giri, pur più impegnativo in termini altimetrici nominali, possa risultare più efficiente sul piano della velocità media.

La spiegazione più plausibile riguarda la distribuzione dell’altimetria. Il vecchio giro unico presentava un profilo più dispersivo, con ondulazioni e variazioni di ritmo distribuite lungo l’intero tracciato. Il nuovo percorso, invece, concentra le asperità principali in blocchi più leggibili e ripetuti, alternandole a sezioni scorrevoli, discese e falsopiani favorevoli alla posizione aerodinamica. In termini prestativi, non tutti i metri di dislivello hanno lo stesso costo: salite brevi e concentrate possono produrre una perdita limitata se affrontate a intensità controllata, mentre i tratti successivi in discesa o falsopiano permettono di recuperare velocità e stabilizzare la potenza. Questo rende il percorso potenzialmente più rapido per atleti ben preparati, efficienti in posizione aero e capaci di gestire il pacing.

La tabella seguente integra l’analisi con i tempi finali dei vincitori e delle vincitrici age group. Il dato non rappresenta la media né la mediana dei partecipanti, ma il miglior tempo registrato in ciascuna categoria di età; pertanto va interpretato come indicatore della prestazione di vertice all’interno delle singole fasce anagrafiche. La tabella serve a valutare se l’evoluzione del percorso sia coerente anche con l’andamento dei migliori atleti non professionisti. Per il 2025 i dati dei vincitori di categoria sono riportati nella tabella CoachCox delle qualificazioni, mentre per le altre edizioni sono stati ricostruiti dalle classifiche age group disponibili.

L’andamento dei tempi age group rafforza solo in parte l’ipotesi di un percorso più veloce, perché il miglior tempo di categoria è sensibile alla qualità specifica degli atleti presenti in un determinato anno. Tuttavia, la tendenza generale è coerente con l’analisi principale: molte categorie maschili centrali risultano più rapide nel 2024 e nel 2025 rispetto al 2022, e anche diverse categorie femminili mostrano prestazioni di vertice particolarmente competitive nelle edizioni con il nuovo formato. Il 2024 appare l’anno più omogeneamente veloce, mentre il 2025 conserva un’elevata prestazione di vertice ma con maggiore variabilità tra categorie, dato coerente con il più alto tasso di DNF rispetto al 2024.

L’analisi suggerisce dunque che il nuovo percorso a due giri non sia necessariamente meno impegnativo sotto il profilo fisiologico, ma sia probabilmente più efficiente sul piano cronometrico. L’incremento del dislivello dichiarato non si traduce automaticamente in un rallentamento, poiché la disposizione delle salite consente una migliore gestione della potenza e un recupero parziale del tempo nei tratti veloci successivi. Inoltre, almeno per il percorso corrente, la distanza effettiva rilevata da traccia appare inferiore alla distanza nominale, contribuendo ulteriormente alla maggiore velocità potenziale.

La conclusione più solida è quindi che il confronto tra vecchio e nuovo percorso non debba essere formulato nei termini semplici di “più facile” o “più duro”. Il nuovo tracciato appare più veloce perché combina salite concentrate, discese e falsopiani favorevoli, maggiore prevedibilità del ritmo, buona continuità aerodinamica e, verosimilmente, una distanza effettiva leggermente inferiore rispetto al vecchio formato. Per gli atleti di vertice ciò può tradursi in bike split migliori; per il gruppo medio, invece, la selettività rimane significativa, come dimostra il rialzo dei DNF nel 2025. In termini tecnico-scientifici, la prestazione ciclistica a Klagenfurt sembra dipendere meno dal dislivello totale isolato e più dall’interazione tra distanza reale, distribuzione altimetrica, caratteristiche aerodinamiche del tracciato, capacità di pacing e livello competitivo del campo partenti.

 

FONTI

IRONMAN. IRONMAN Kärnten-Klagenfurt, Austria — Course Overview; Pre Race Info; IRONMAN Austria 2024 Athlete Guide; IRONMAN Austria 2025 Athlete Guide.
https://www.ironman.com/races/im-austria/course
https://www.ironman.com/races/im-austria/pre-race-info
https://www.ironman.com/sites/default/files/2024-11/im_austria_athlete_guide_english_2024.pdf
https://www.ironman.com/sites/default/files/2025-06/IMAT2025_Athlete%20Guide%20ENG_0506.pdf

Scribd / IRONMAN. IRONMAN Kärnten-Klagenfurt 2022 Athlete Guide.
https://www.scribd.com/document/619921236/Athlete-Guide-Klagenfurt-Englisch-2022-final

Marktgemeinde Moosburg. IRONMAN Austria 2023; Durchfahrtszeiten und Sperrzeiten Radstrecke 180 km — IRONMAN Austria 2023.
https://www.moosburg.gv.at/aktuelles/ironman-austria-2023/
https://www.moosburg.gv.at/wp-content/uploads/2023/06/Anlage-1-IM2023-Durchgangszeiten-und-Sperrzeiten-180km-2023.pdf

CoachCox. Ironman Austria 2022 Results; Ironman Austria 2023 Results; Ironman Austria 2024 Results; Ironman Austria 2025 Results; Ironman Austria DNF Rates; Ironman Austria 2025: Age Group Stats and Qualification Times.
https://www.coachcox.co.uk/imstats/race/1878/results/
https://www.coachcox.co.uk/imstats/race/1917/results/
https://www.coachcox.co.uk/imstats/race/2159/results/
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https://www.coachcox.co.uk/2025/06/18/ironman-austria-2025-age-group-stats-and-qualification-times/

Endurance-data. Ironman Austria 2022 — Hawaii Qualification; Ironman Austria 2022 — Statistics; Lukasz Wojt — Ironman Austria 2022; Cameron Wurf — Ironman Austria 2023.
https://www.endurance-data.com/en/hawaii-qualification/689-ironman-austria/
https://www.endurance-data.com/en/statistics/689-ironman-austria/
https://www.endurance-data.com/en/result/689/3-lukasz-wojt/
https://www.endurance-data.com/en/result/860/7-cameron-wurf/

PTO — Professional Triathletes Organisation. IRONMAN Austria 2023 Results; IRONMAN Austria 2024 Results; IRONMAN Austria 2025 Results.
https://stats.protriathletes.org/race/im-austria/2023/results
https://stats.protriathletes.org/race/im-austria/2024/results
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TriRating. Ironman Austria 2022 — Analyzing Results; Ironman Austria 2023 — Analyzing Results; Ironman Austria 2025 — Analyzing Results.
https://www.trirating.com/ironman-austria-2022-analyzing-results-2/
https://www.trirating.com/ironman-austria-2023-analyzing-results/
https://www.trirating.com/ironman-austria-2025-analyzing-results/

TriathlonCourseInfo. Ironman Austria 2024 Race Stats.
https://triathloncourseinfo.com/ironman-austria-2024-race-stats/

MapMyRide. Kärnten Ironman Austria Bike Course in Klagenfurt, Austria.
https://www.mapmyride.com/routes/view/38275840


venerdì 13 febbraio 2026

La solidità mentale di un atleta

 

Nonostante i miei post abbiano sempre una certa retorica aulica e romantica, in realtà alla base c'è sempre una sintesi pratica e risultatista, specialmente nell'ambito del coaching.

Se ti stai rivolgendo a un coach, gli stai chiedendo di portarti a un obiettivo, a prescindere se quell'obiettivo sia semplice benessere, un podio, o una barriera temporale da abbattere.

O spesso parlato della mia attitudine e predisposizione verso gli "atti di fede" non misurabile, ma gli obiettivi sono misurabili e segnano inevitabilmente la riuscita o meno di un determinato percorso (con tutte le variabile di ogni caso, chiaramente).

Il problema, soprattutto per atleti non (ancora) solidi o consapevoli delle proprie capacità, è che durante questo percorso, sia nell'allenamento sia nella gara - possono attraversare e vivere momenti in cui si prospetta la irrealizzazione del risultato fissato, come dei veri e propri inibitori dell'obiettivo.

Se questi aspetti si realizzano durante la preprazione allora lì un buon allenatore può ancora intervenire, sulla motivazione dell'atleta o sulla rimodulazione dell'obiettivo.

Se invece il problema si presenta in gara, lì c'è il rischio, sempre per un usare un tono aulico e romantico, che vada tutto a puttane.

Chi, ad esempio, affronta un IronMan con l'aspettativa di un sub11 e vedere durante la gara che il suo obiettivo sta diventando irrealizzabile, potrebbe "sbracare" sotto ogni aspetto, fisico, mentale, motivazionale, tattico, con CONSEGUENZE drammatiche  sotto gli stessi ambiti: fisico perchè si comincia a trascinare oltremodo stressando qualsiasi apparato, mentale perchè potrebbe insinuarsi in lui il dubbio di non essere (mai più) in grado di realizzare quell'obiettivo.

Questo è solo un esempio, che può essere applicabile a qualsiasi  obiettivo "misurabile".

Ed è proprio qui che ci vuole tanto lavoro di un coach che sappia affiancare e costruire un atleta, di qualsiasi livelo e con qualisasi obiettivo, con una visione lucida e solida.

E non è semplice.

Vabbè poi ci sono gli atleti che volontariamente caricano il proprio amico e compagno di squadra di aspettative al di fuori della sua portata solo per mettergli pressione addosso e farlo sentire inadeguato, ma quello fa parte del gioco e, forse, anche del percorso di costruzione di una certa consistenza mentale.  

lunedì 2 febbraio 2026

IRONMAN TRAINING PLAN (i programmi definitivi del Team Panda per IronMan, Full Distance, 226k Triathlon)


Sono anni che Team Panda e PandaLab credono ad un doppio approccio al mondo degli allenamenti: quello squisitamente personale del coaching 1:1 con allenamenti tagliati su misura per ciascun atleta, ma anche quelli di chi non preferisce non avere contatti diretti con un allenatore ma regolarsi da sè con un programma già impostato.

Proprio per questo, nel tempo abbiamo  creato una serie di moduli che soddisfacessero varie esgienze degli atleti che stessero preparando un IronMan curandoli maniacalmente.

Centinaia di atleti hanno raggiunto il loro obiettivo, ma nonostante questo siamo consapevoli che il mondo del triathlon è in continua evoluzione, motivo per cui abbiamo deciso di aggiornare compeltamente la nostra proposta che vi presentiamo tirata a lucido e ricca di ogni dettaglio.

Tre programmi per preparare definitivamente il vostro IRONMAN in 16 settimane (14 per il modulo easy/beginner) con allenamenti completamente pre-strutturati per il vostro dispositivo (Garmin, Polar, Sunto, Apple...) con una spiegazione dettagliata per ciascun lavoro.

Insomma, il meglio che possiamo offrirvi è qui.    

I tre programmi OVER (Advanced) - MOD (Intermediate) - EASY (Beginner) li trovate qui.  

martedì 23 settembre 2025

Il mio IronMan Italy 2025: ne vale SEMPRE la pena!

Sono quattordici.

Quattordici IronMan che ho concluso.

La distanza è sempre la stessa, 3.8km di nuoto, 180km di bici e 42km di corsa, ma ogni volta è una storia diversa.

La cosa più difficile è, o meglio sarebbe, la voglia di trovare ancora la motivazione di allenarsi con costanza ogni giorno, di abbracciare la fatica in gara, di rinunciare (ogni tanto eh) a qualche piacere quotidiano per cercare una prestazione della quale non importerà  niente a nessuno.

Ho già avuto la soddisfazione di fare un IronMan sotto le 10 ore, una qualifica e partecipazione al World Championship IronMan e la consapevolezza che raggiungere nuovamente quei risultati necessiterebbe di una dedizione che adesso non mi va e non sarei in grado di mettere in gioco.

Anche quest'anno, le mie energie emotive erano concentrate tutte sul mio primo Extreme IronMan, concluso brillantemente a luglio, dopo il quale mi sono concesso, meritatamente, riposo e qualche serata al pub di troppo.

Ma non mi sono mai permesso di sottovalutare l'approccio a questo ad un IronMan, neanche se è il quattordicesimo, neanche se è relativamente "piatto" e da affrontare senza particolari obiettivi.

Per questo in questo racconto non parlerò di prestazioni, del nuoto come una tavola, della bici forzata ben oltre le mie aspettative, delle fasi altalenanti che ho vissuto in corsa, perché la cosa che davvero mi regala la più grande gioia è vedere tutti i ragazzi entrati nel mondo del triathlon attratti dallo spirito del Team Panda, terminare la propria gara col sorriso e la voglia di vivere il gruppo, di farne parte aldilà dello sport.

Per me questa è una vittoria reale, di qualità, che ho sempre sognato da quando ho deciso di raccontare il triathlon.

E ognuno di questi ragazzi mi sta ripagando nel modo più bello, diventando a propria volta un esempio di ispirazione per altri.

Quando ognuno condivide i propri sentimenti, le proprie debolezze, le proprie gioie, si crea un gruppo, una squadra, un team, una famiglia, chiamatela come cazzo vi pare, forte e invincibile.

E quando si diventa uniti e invincibili, ci si accorge che ne è valsa la pena.

Di qualsiasi cosa abbiate messo sul piatto.

venerdì 8 agosto 2025

Il team di supporto in una gara di Xtreme Triathlon

 

Quando ci si approccia ad una gara "Extreme Triathlon" per la prima volta, bisogna prendere in considerazione anche la figura obbligatoria del supporto, ruolo ben conosciuto nel mondo dell'UltraTrail ma  elemento misterioso per chi proviene esclusivamente dalla triplice disciplina.

Il team di supporto e tutto ciò che ne ruota intorno deve essere preparato minuziosamente, come qualsiasi altro elemento fondamentale della prepazione alle gara.

Il mio "TEAM" per l'EagleXMan è stato Alessio, e qualora si possa sintetizzare in una parola il suo ruolo, userei senza esitazione la parola PERFETTO.

Per questo mi sento di suggerirvi tutto quello che abbiamo pianificato e sopratutto le modalità con cui eseguito il tutto. Nello specifico, queste sono le cartteristiche che ogni supporto dovrebbe avere: 

  1. Innanzitutto l'elemento fondamentale, imprescindibile e necessario: deve essere una persona della quale vi fidate al 1000%, uno di quelli che se ci fosse una battaglia vorreste al vostro fianco.
  2. Conoscere le dinamiche fisiche e sopratutto mentali di ogni momento che state affrontando, capire il momento di quando motivarvi e quando frenarvi.
  3. Multitasking: deve saper saper guidare e scegliere il posto ideale per i rifornimenti, deve PREPARARE i rifornimenti, pensare anche ai suoi fabbisogni vitali (perchè sì, oltre la vostra gara esiste anche lui!), e studiare già quello che c'è da fare nella prossima ora.

Chiaramente per far funzionare bene il binomio, devono esserci anche alcune condizioni adottate dall'alteta che ritengo necessarie:

  1. Il supporto sta lì per voi, non fategli pagare niente, dall'alloggio al vitto!
  2. Ringraziatelo ad ogni singola borraccia che vi passa, la gentilezza non costa nulla.
  3. Mettete in conto e accettate eventuali errori che potrà fare, lui sta lì per dare il meglio per voi!

Detto questo, per quanto mi riguarda ho avuto la fortuna di avere Alessio che, oltre a queste caratteristiche fondamentali ne ha aggiunte altre:

  • Non ha commesso NEANCHE UN ERRORE O DISTRAZIONE!
  • E' un fisioterapista pronto a intervinire anche per qualsiasi allarme fisico (nel mio caso fastidio alla schiena durante le discese in bici)
  • Mi ha seguito in MTB lungo il mio percorso di corsa (un tragitto tutt'altro agevole per una bici), prima di spararsi con me i 6km di vertical.

Ecco, per ques'ultimo aspetto tuttavia, durante un momento di massimo calore in tratto esposto al sole, si è fermato con la bici sotto un albero e si è sdraiato all'ombra, scolandosi una fresca bibita osservandomi compiaciuto mentre arrancavo barcollante. 

Ma per tutto quello che gli avevo chiesto, direi che me lo sono meritato tutto.

lunedì 4 agosto 2025

Le donne e la gestione dell'IronMan

 


Ci sono un paio di studi recentissimi che ci fanno capire qualcosina in più sull'universo femminile.

Oh, parlo della gestione nelle gare di endurance eh, il resto delle galassie della mente delle donne è ancora materia sconosciuta alla scienza.

Comunque, che dicono questi studi di interessante?

 Il recentissimo (2025) “Women in the triathlon – the differences between female and male triathletes: a narrative review” di Loosli e altri  ci dice sostanzialmente tre cose:

1. La partecipazione femminile nel mondo del triathlon è cresciuta — soprattutto nella categoria “master”, cioè donne sopra i 40. 

2. Le donne migliorano — e migliorano costantemente anche in età avanzata. Non sono “più lente”, sono solo spesso meno rappresentate. Quando ci sono, i grafici salgono.

3. Le differenze fisiologiche ci sono (questa più che altro è una conferma di quanto già si sapeva):

  • VO2max mediamente più basso nelle donne

  • Percentuale di grasso corporeo più alta

  • Soglia lattacida più alta (cioè: resistono meglio sotto sforzo)

4. Le donne vanno meglio più la gara si allunga.
Su distanze corte gli uomini restano mediamente più veloci.
Ma su mezzi e Ironman?
Le differenze si riducono. E in alcuni contesti (tipo ultradistanze) spariscono quasi del tutto.

Adesso  relazioniamo queste conclusione con lo studio del 2022 "Performance and pacing of professional IRONMAN triathletes: the fastest IRONMAN World Championship ever—IRONMAN Hawaii 2022"   in cui si analizza, tra l'altro, che  gli uomini tendono a spingere di più a fine bici (negative split), mentre le donne mantengono un passo più lineare.

A piedi, cala il ritmo per TUTTI.
Ma chi è fuori dalla top 10  (quindi il 99,99% di chi sta leggendo) crolla in maniera più critica.

E udite udite, la flessione degli uomini è decisamente più elevata rispetto a quella delle donne.

Significa che le donne hanno capito meglio degli uomini come gestire una gara?

Forse. Ma non significa che dovete necessariamente farglielo sapere...  

martedì 22 luglio 2025

Il mio EagleXMan 2025: da Strong a Xtrong

 

Ho sempre guardato con un certo rispetto gli Extreme IronMan, ritenendoli un tipo di gara che, a prescindere dal livello di preparazione, necessitassero anche di una solida base di esperienza.

C'ho messo 12 IronMan per raggiungere questa consapevolezza, ma al



la fine  il momento di cominciare questa nuova avventura è arrivato, e come tutte le nuove avventure è tornata quella adrenalina a ridosso della gara.

Di che gara stiamo parlando?

Dell'EagleXMan: 3800mt di nuoto con partenza al buoi alle 5 di mattino al lago di Campotosto, 180km con 4000mt di dislivello raggiungendo Campo Imperatore e i monti della Laga,  e per gradire 42km finali di corsa di cui 36 sterrati con 1000mt di dislivello, e gli ultimi 6km vertical con altrettanti 1000mt di dislivello.

Molti la chiamerebbero follia, io lo definisco uno spettacolo. 

Una gara del genere richiede, oltre una organizzazione logistica e tattica degna di una spedizione, anche il supporto obbligatorio per alcune fasi della gara.

Alessio, come leggerete in seguito, non è stato un supporto ma un angelo custode.

La partenza al sorgere del sole, al buio, è stato un momento magico, uno di quei momenti dove mentre stai aspettando il fischio dello start, pensi "è esattamente dove voglio stare in questo momento".

 

Anche di notte, il nuoto è una frazione dove sto completamente a mio agio. Un paio di atleti schizzano avanti aprendo la traiettoria e subito dopo ci sono io con un gruppetto di altre due atleti. 

Esco dall'acqua in 1h05', esattamente in linea con i miei tempi del nuoto su questa distanza, con un'ottima posizione. Mi aspettavo anche questo, perchè questo tipo di gare sono partecipate soprattutto da ciclisti forti che hanno tutto il tempo di recuperare quanto hanno perso nel nuoto.

Alessio mi attende in T1 e mi consiglia di mettere solo l'antivento senza manicotti: scelta azzeccatissima.

La parola d'ordine della frazione ciclistica era solo una: gestisci.

Sapevo che mi avrebbero ripreso in tanti ma dovevo sforzarmi di non seguirli e proseguire del mio passo, perchè sarebbe stato l'unico modo per finire degnamente una gara della quale prevedevo una durata di 18 ore circa. 

Prima fase abbastanza regolare, poi si entra dopo Assergi in un tratto di strada quasi sterrata, coin un cemento rovinato e le pendenze cominciano a salire.

Per fortuna dopo 5-6km ci rimmettiamo sulla strada principale, sempre in salita, ma sullo stesso percorso di chi sta affrontando la gara sulla mezza distanza, e incrociare altri atleti è sempre piacevole per il morale.

Quando arrivo al 55km comincia la salita verso Campo Imperatore, la vetta più alta della giornata.

Qui la salita comincia davvero a essere dura e col senno di poi avrei portato qualche dente in più ai miei rapporti.

Però proprio quando sto scollinando in vetta mi arriva una bella botta di morale: nonostante avessi gestito bene e andassi piano, verso la fine della salita ho ripreso un bel po' di ciclisti che mi avevano superato nei primi km.

  

Non che stessi facendo gara sugli altri (non è proprio il modo migliore di impostare l'EagleXMan), ma comunque una conferma che la gestione sta funzionando.

Da Campo Imperatore, al km 70, si prosegue per oltre 50km in discesa o falsopiano a scendere fino ad Ofena.

Qui siamo al km 130, siamo a mezzogiorno, il caldo comincia a picchiare senza tragua, e ci aspettano 40km ininterrotti di salita senza ombra attraverso Santo Stefano di Sessanio, Rocca Calascio, e di nuovo il bivio di Campo Imperatore: uno dei momenti chiave di tutta la gara.

Alessio si fa trovare fermo con la macchina di supporto ogni 2km, chiedendomi di cosa necessitatti al ristoro successivo, spostandosi velocemente di altri 2km e facendosi trovare pronto con quanto da me richiesto.

Ecco, ho scritto questo per farvi capire come ho impostato tatticamente questa salita di 40km, ma Alessio questa routine l'ha fatta per tutti i 180km della mia frazione.

Imposto un passo regolare, ci superiamo a vincenda con altri 3-4 atleti e poi li stacco.

Siamo a 3/4 della salita, il momento di massimo sforzo, sotto un sole a picco, ma sto benissimo.

Si avvicina Alessio con la macchina e michiede come va, e rispondo "Tienimi a freno, sto nel flow! Non sento più la fatica!"

Si mette a ridere e proseguiamo. 

L'ultimo pezzo è davvero fastidioso in aperta montagna con un violento vento contro, però sono gli ultimi km prima di una breve discesa che ci porta in T2.

Mentre preparo la transizione con l'abbigliamento da corsa, Alessio lascia la macchina e prende la MTB per seguirmi lungo l'ultima frazione. 

Check generale nel rpimo km di corsa: buono... tutto in ordine.

Ci sono subito 3km in discesa sterrata tra i campi e supero un atleta.

Poi 3km sempre in mezzo ai campi in falsopiano dove ne supero un altro.

Ora arriva la parte ripida, sempre sterrata, che porta al Santurario di S.Pietro Ienca, un luogo davvero suggestivo che conosco bene.

Decido di affrotnare questi 3km con una camminata veloce senza forzare più di tanto.

Scelta azzeccata, perchè dalla cima del Santuario c'è un tratto asfaltato di 4-5km in leggera discesa dove riesco a tenere un passo anche di 4'30", dove supero un altro atleta.


 Ultimo pezzo prima della fine del giro, di nuovo in salita, ma dentro un boschetto all'ombra, quasi piacevole. 

Anche qui prevalentemente proseguo con camminata veloce e ne supero un altro.

Alessio vede che sto bene e mi dice: "Ste io mi risparmierei tutto il pezzo sterrato di sotto dove si fa fatica anche con la MTB e ti aspetto al Santuario ok?".
Prima gli dico va bene, poi però gli confesso che mi sentirei più sicuro con lui al seguito.
So che è un pezzo tremendo per lui, dove in alcuni casi deve scendere dalla bici e spingerla a mano, però evidentemente qualcosa mi sentivo perchè a metà del secondo giro si spegne la luce.

Avevo piano piano allungato i tempi dell'alimentazione e idratazione perchè avevo lo stomaco che cominciava a borbottare e alla fine il conto è arrivato.

Faccio davvero fatica a proseguire sullo sterrato e i pezzi in cui cammino sono sempre più lunghi rispetto alla corsa.

Prendo a fatica un paio di gel, che accuso a livello intestinale ma mi permettono di recuperare un po' di forze, e infatti  dopo aver superato nuovamente il Santuario, in discesa riprendo un passo discreto.

Gestisco la salita del boschetto e mi ritrovo finalmente di nuovo in T2, pronto per il vertical finale.

Quando facciamo il controllo materiale, vediamo arrivare anche i nostri compagni di squadra Paolo, che sta gareggiando e Domenico il suo supporter.


L'idea di affrontare i 6km di vertical fianli insieme è una bella botta per il morale... finche Paolo non comincia a fare l'andatura.

Pensavo che la crisi fosse superata, invece sono ancora completamente disidratato.

Nonostante il primo km è dentro il bosco e sono le 19:30, continuo a sudare senza sosta e sto in affanno.

"Andate avanti da soli perchè vi rallento" dico, ma Paolo e Domenico insistono per andare su insieme.

Mi sforzo di prendere un altro gel, Paolo mi dà i suoi bastoncini, e mi metto io fare l'andatura col mio passo.

E grazie a Dio, al 2°km la crisi è passata.

Ora saliamo a buon passo, senza fermarci mai, godendoci anche il panorama.

Alessio controlla la classifica e ci dice che siamo noni.

Noni?

Top ten?

é una carica di adrenalina assurda. 

Al 3°km riprendiamo e superiamo un altro atleta.

E poi arriva il 4°km dove ci avevano avvisato che c'era un fontanile dove riprendere energie prima di quello che sarà il chilometro più duro.

Stiamo talmente bene che decidiamo di non fermarci enanche al fontanile e tiriamo dritti.

Effettivamente questo tratto è davvero impegnativo, ma lo affrontiamo con la consapevolezza che sarà l'ultima fatica.

Al 5° e ultimo km ci accoglie un fotografo ufficiale della gara.

Ci mettiamo in posa e ci godiamo il momento: è buio, i contorni dei monti sono accennato da un leggero bagliore e di sotto si vedono lontane le luci di paesi come se fossero parte di un presepe.

E' un momento speciale e ci prendiamo tutto il tempo per godercelo.

Accendiamo el lampade e affrontiamo l'ultimo km dove si alternano salite a tratti anche in dsicesa dove riprendiamo a correre.

E dopo la curva si vedono le luci e si sente la musica dell'arrivo.

La voce di Daddo che annuncia in distanza in nostri nomi riecheggia per tutto il costone.

Ci fermiamo, abbracciamo e passiamo la finishline tutti insieme.

Chiamatelo come vi pare: viaggio, gara, traguardo... va bene tutto, ma l'unica cosa che conta è che lassù, su quella montagna, ci abbiamo lasciato un pezzettino di cuore.

E, prima o poi, torneremo a riprendercelo.

lunedì 19 maggio 2025

200g di carbo in gara. Si può fare?

Siamo a Ironman Texas.
Cam Wurf, australiano, ex ciclista pro, ex vogatore, ex superuomo in incognito, decide che 90 grammi di carbo l’ora non gli bastano. Neanche 120.
Lui ne fa 200.
Record certificato.

Duecento.
In un’ora.
In una gara.
Con 28 gel.

Già, 28. In una gara.
Non in un ciclo di vita.
Non in un piano quinquennale.

Wurf si è presentato al via con una strategia che sembrava scritta da uno chef molecolare sotto creatina:
200g di carbo l’ora, 1500mg di sodio, bottiglie separate per liquidi e gel, Powerbar, Amacx, Mortal, Momentous.
Risultato? Record bike e mezza umanità che ora vuole fare lo stesso.

Spoiler: non è replicabile.

Ah non posso farlo anche io?

No.

200g/h è come guardare un atleta olimpico fare i 100m in 9.5 e dire: “Ci provo anch’io domani"

La strategia non è il volume, ma la gestibilità

Il punto non è quanto puoi mangiare, ma quanto riesci a gestire in gara senza implodere.
Ci sono atleti che fanno 120g/h e vanno da dio.
Altri che a 70 hanno già la nausea e guardano la borraccia con rancore.

E quindi?

  • Vuoi provare a salire oltre i 90g/h? Fallo in allenamento. Uno a settimana. E controlla gli effetti.

  • Sei in crisi con la fame post-allenamento? MANGIA DURANTE!!!!!!!!!!.

  • Non copiare Cam Wurf. Lui è Cam Wurf. Tu sei tu (e meglio non specificare ulteriormente, perchè ci siamo capiti vero?).

 


venerdì 16 maggio 2025

Quel giorno in cui ti accorgi che PUOI!

 

C’è un momento, in ogni carriera da triatleta o maratoneta amatoriale, in cui ti cade addosso una verità grande, enorme, spiazzante.

Non è quando finisci la gara.
Non è quando tagli il traguardo con le braccia alzate e la faccia da "faccio finta che non sto morendo".
È quando, per la prima volta, corri davvero. Fino alla fine.

E no, non intendo “correre” nel senso di mettere un piede davanti all’altro senza fermarti.
Parlo di correre con dignità, ritmo, lucidità, e magari anche una parvenza di progressione nella parte finale di una maratona, di un mezzo Ironman o – supremo dei deliri – di un Ironman intero.

All’inizio della gara va sempre bene.
Nuoti col sorriso da prete in gita.
In bici sei una centrale eolica su due ruote.
Ti senti forte, persino un po’ invincibile.
Poi… arriva la corsa.

E lì, ogni certezza crolla.
Il mondo si stringe.
Le gambe diventano corpi estranei.
E la testa inizia il suo monologo oscuro:

“Non sei fatto per questa distanza.”
“Non riuscirai mai a correre bene su queste gare.”
“Quelli bravi sono un’altra razza.”

Ma poi succede

Succede che un giorno, finalmente, fai la cosa giusta (o meglio segui la tattica che ti imposta il tuo allenatore, della quale sull'onda dell'entusiasmo solitamente te ne fotti).

Non vai forte in bici.
Non ti fai prendere dalla foga dei watt e dei sorpassi.
Vai sottoritmo. Ti senti quasi ridicolo.

E poi, quando scendi dalla bici, succede qualcosa di inedito:

Inizi a correre… e tieni.
Con ritmo, con testa, con margine. Magari pure con grinta negli ultimi chilometri.
E quando tagli il traguardo, non hai solo finito una gara.

Hai fatto il salto.

No, non è il tempo.
Non è la classifica.
Non è neanche “finirla” in senso stretto.

È uscire dalla gara con la consapevolezza che si può CORRERE davvero anche alla fine.

Quella sensazione ti rimane dentro.
Ti cambia. Ti plasma.
Perché da quel momento in poi, puoi costruire davvero.

Non c’è più il dubbio se “riuscirai mai”.
Ora sai che si può. Che tu puoi.
E quindi puoi iniziare a lavorare su un crono, su una strategia, su un piazzamento.
Diventi uno che ha qualcosa da dire in quella distanza.

E da lì in poi, si comincia a giocare. Sul serio.

lunedì 14 aprile 2025

Considerazione sull'IronMan Certified Coach

"Strong, ma secondo te vale la pena diventare IronMan Certified Coach?"

Me lo chiedono in tantissimi: allenatori, triatleti, gente che mi segue online, qualcuno che manco conosco ma che mi scrive con la stessa confidenza di chi chiede all'oste se il vino è buono. 

E la mia risposta è sempre la stessa, quella che tanto odio: dipende da cosa stai cercando.

Perché se stai cercando una certificazione che ti faccia diventare un allenatore migliore, con strumenti fichissimi da applicare da domani, la risposta è no.
Se invece stai cercando un bel bollino da mostrare sul profilo Instagram per dire al mondo "ehi, ho il timbro IronMan!", allora sì, è perfetta.

Andiamo un po’ più a fondo.
Il corso costa. Tanto.
A livello di contenuti, è interessante, sì.
C’è del materiale figo, qualche concetto utile, qualche nozione che magari ti eri perso.
Ma di veramente pratico e applicabile sul campo... poca roba.

Molte slide, molte parole, qualche quiz finale che ti fa sentire tornato alle superiori e un rinnovo annuale tanto noioso quanto inutile.

E poi arriva la parte più dolente: la "promessa" di diventare parte del network IronMan Coaches.

Spoiler: in quasi 10 anni che ho quella bella spunta IronMan Coach accanto al mio nome, ho ricevuto tre richieste da parte di atleti tramite il portale ufficiale.
Tre.
Di cui due finite nel nulla cosmico.

Un po' come mettere il tuo profilo su LinkedIn e sperare che Jeff Bezos ti chiami per un colloquio. Possibile? Sì. Probabile? Manco per niente.

Ma allora è tutto inutile?

No, c'è la "figata del nome".
Perché diciamocelo: il marchio IronMan è una calamita.
Quando uno vede "IronMan Certified Coach", si ferma. Si fida.
Per un neofita, o anche per uno che cerca un coach e non sa da dove partire, il bollino rosso IronMan è come il bollino blu sulle uova bio: non sa bene cosa significhi, ma lo rassicura.

E sotto questo aspetto funziona meglio di tante altre certificazioni, magari più serie, più approfondite, più efficaci... ma dal nome meno blasonato.

In conclusione?

È una certificazione utile per farti figo, non per farti bravo.

Non aspettarti clienti che piovono dal cielo.
Ma se vuoi dare una patina di professionalità al tuo nome e hai voglia di entrare nel club dei "Coach IronMan" con il cappellino in testa e la scritta sul sito, allora fallo pure.

Potresti anche non farlo eh... 

...ma se vuoi... fallo! 



lunedì 7 aprile 2025

Il mito dell'IronMan con 10 ore di allenamento a settimana

 


Diciamoci la verità.

Il triathlon sprint potrà essere quello più divertente, l'olimpico quello più duro, il 70.3 la distanza perfetta, ma quello che richiama maggiormente l'attenzione, il desiderio e ogni più becera attenzione di ogni provetto triatleta resta l'IronMan.

Di conseguenza, anche da parte di chi deve vendere questo prodotto si cercano mile espedienti per farlo sembrare più semplice di quello che sia e attirare nuovi adepti.

Uno di questi, è il tempo per prepararlo, e per tempo non intendo quanti mesi, ma proprio le ore settimanali da dedicare agli allenamenti.

Se da una parte proporre una base di venti (o più) ore settimanli alla maggiorparte degli atleti può sembrare uno schiaffo che riporta ambizioni e sogni alla realtà, è pur vero che la promessa di sentire quel fatidico "YOU ARE AN IRONMAN" allenandosi con una manciata di ritagli di tempo può presentare un pericoloso lato della medaglia.

Uno dei primi famosi allenatori a proporre questa possibilità è stato Matt Dixon, grazie a ottimi risultati che ottenne con i suoi atleti.

Il problema, anzi, i problemi, sono però molteplici.

  • gli atleti che raggiunsero risultati notevoli erano professionisti travestiti da amatori
  • bisogna concentrare molti allenamenti di qualità con conseguente aumento del rischio infortunio
  • non ci si può permettere di saltare in varie occasioni l'allenamento per non diminuire drasticamente il volume totale (e necessario)
  • Certo, è possibile, e per certi versi potrebbe avere anche un senso.

    Per quanto mi riguarda, tuttavia, è una soluzione che andrebbe adottata esclusivamente verso quegli atleti che si vogliono approcciare all'IronMan, con già un minimo di esperienza sulle altre distanze, e che soprattutto non ricerchino la prestazione sportiva.

    In quel caso, cercando di costruire un minimo la distanza a discapito della qualità si potrebbe raggiungere decentemente il proprio obiettivo.

    Prima di arrivare a questo, tuttavia, sarebbe il caso di farsi una chiacchierata con il proprio atleta per conoscere le motivazioni a monte che lo indirizzerebbero verso un percorso del genere.

    Perchè il percorso resta SEMPRE la parte più bella di ogni viaggio.

    mercoledì 21 febbraio 2024

    IRONMAN® KLAGENFURT TRAINING PLAN

    Siete pronti a sfidare voi stessi e partecipare a uno degli IronMan più stimolanti al mondo? 

    Il nostro training plan di 16 settimane è stato appositamente progettato dal PandaLab per garantire che voi possiate ottenere la massima preparazione per affrontare questa meravigliosa gara con fiducia e determinazione.

    Tre programmi per neofiti (o comunque atleti con poco tempo a disposizione), atleti intermedi o esperti (o con molte ore settimanali a disposizione) tra cui scegliere per arrivare alla finishline con la piena soddisfazione, ma sempre con il sorriso.

    Il piano è strutturato con gli allenamenti già impostati quotidianamente sul vostro gps da polso in modo che non dovrete pensare a nulla, se non a godervi al meglio questo viaggio.

    Noi vi mettiamo a disposizione il miglior strumento per raggiungere il bostro sogno... ora sta a voi andare a conquistarlo!


    IRONMAN KLAGENFURT (Beginner, 10h settimanali circa)

    IRONMAN KLAGENFURT (Intermediate, 12h.15h settimanali circa)

    IRONMAN KLAGENFURT (Avanced, 20h settimanali circa)

     

    QUI INVECE TROVATE TUTTI I PROGRAMMI DEL PANDALAB

    mercoledì 4 ottobre 2023

    Quanto ci vuole per preparare un IronMan?

    Periodo di grandi progretti, questo.

    In molti mi stanno facendo questa domanda... "Strong, ma quanto ci metto per preparare un IronMan?"

    Ammaliati dalle gesta dei professionisti, o anche di qualche amico che ha concluso da poco un IronMan, sono entrati anche loro nel vortice che conduce alla massima distanza del triathlon.

    Perchè diciamoci la verità, lo sprint è il più divertente, l'olimpico il più duro, il 70.3 il più bello... ma l'IronMan è l'Ironman... quello per cui non si dorme la notte, nè prima che dopo!

    E allora, senza girarci troppo intorno, la faccio breve e vi dico la mia idea sui tempi delle preparazione.

    Quattro mesi per preparlo bene, cinque-sei mesi per prepararlo benissimo.

    Certo, questo non significa che da adesso fino ai cinque mesi finali non fate un cazzo!

    Naturalmente il periodo autunnale e invernale dovrà essere adeguato e adattato a quella che sarà poi la preparazione specifica... sarà dunque una fase completamente diversa se imposterete una periodizzazione tradizionale, inversa o a blocchi.

    Quindi fatevi bene i vostri conti (o fateli fare al vostro allenatore) e cominciate a costruire il vostro sogno da adesso!


    mercoledì 20 settembre 2023

    Quando si diventa IronMan?

    Spesso si dice che nell'IronMan conta più la testa che le gambe.

    Cazzate.

    Se non hai le gambe puoi essere anche il più determinato del mondo... non vai.

    Però la testa ha un'importanza fondamentale che non può e non  deve essere tralasciata per chi prepara un IronMan.

    Cosa significa testa?

    Significa determinazione, concentrazione e motivazione.

    Tutte cose facili da cercare ed individuare quando la vostra gara sta andando bene, quando state nel "flow", quando le energie non sono ancora in riserva ed il vostro obiettivo sta lì a portata di mano. 

    Ma quando vi ritrovate esausti, quando avete perso la lucidità e non sapete più dove aggrapparvi per portare a termine la vostra gara, ecco... è lì che state conquistando la vostra vittoria!

    E' lì che state diventando IronMan...

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