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martedì 23 settembre 2025

Il mio IronMan Italy 2025: ne vale SEMPRE la pena!

Sono quattordici.

Quattordici IronMan che ho concluso.

La distanza è sempre la stessa, 3.8km di nuoto, 180km di bici e 42km di corsa, ma ogni volta è una storia diversa.

La cosa più difficile è, o meglio sarebbe, la voglia di trovare ancora la motivazione di allenarsi con costanza ogni giorno, di abbracciare la fatica in gara, di rinunciare (ogni tanto eh) a qualche piacere quotidiano per cercare una prestazione della quale non importerà  niente a nessuno.

Ho già avuto la soddisfazione di fare un IronMan sotto le 10 ore, una qualifica e partecipazione al World Championship IronMan e la consapevolezza che raggiungere nuovamente quei risultati necessiterebbe di una dedizione che adesso non mi va e non sarei in grado di mettere in gioco.

Anche quest'anno, le mie energie emotive erano concentrate tutte sul mio primo Extreme IronMan, concluso brillantemente a luglio, dopo il quale mi sono concesso, meritatamente, riposo e qualche serata al pub di troppo.

Ma non mi sono mai permesso di sottovalutare l'approccio a questo ad un IronMan, neanche se è il quattordicesimo, neanche se è relativamente "piatto" e da affrontare senza particolari obiettivi.

Per questo in questo racconto non parlerò di prestazioni, del nuoto come una tavola, della bici forzata ben oltre le mie aspettative, delle fasi altalenanti che ho vissuto in corsa, perché la cosa che davvero mi regala la più grande gioia è vedere tutti i ragazzi entrati nel mondo del triathlon attratti dallo spirito del Team Panda, terminare la propria gara col sorriso e la voglia di vivere il gruppo, di farne parte aldilà dello sport.

Per me questa è una vittoria reale, di qualità, che ho sempre sognato da quando ho deciso di raccontare il triathlon.

E ognuno di questi ragazzi mi sta ripagando nel modo più bello, diventando a propria volta un esempio di ispirazione per altri.

Quando ognuno condivide i propri sentimenti, le proprie debolezze, le proprie gioie, si crea un gruppo, una squadra, un team, una famiglia, chiamatela come cazzo vi pare, forte e invincibile.

E quando si diventa uniti e invincibili, ci si accorge che ne è valsa la pena.

Di qualsiasi cosa abbiate messo sul piatto.

martedì 20 settembre 2022

Il mio IronMan Italy 2022: 9h34' e un cuore grande così!

 

Come sempre, al termine di un IronMan, sono talmente le cose che passano per la testa che si rischia sempre di scordare qualcosa, ma anche se quel qualcosa non attraversa i pensieri, sicuramente alberga in qualche posto in fondo al cuore.

I giorni prima sono montagne russe di emozioni: giovedì c'è la tensione pre-gara, venerdì la consapevolezza che con il meteo disastroso previsto per il giorno dopo la gara possa essere un'agonia o che possa saltare. Si decide (per fortuna) di spostare la gara alla domenica insieme al 70.3 (il 5150 sarà eliminato, lo so, è una decisione drastica, però qualcosa bisognava fare), ma si resta in attesa dei danni che la tempesta ha provocato il sabato. Alle ore 18 finalmente c'è l'ufficialità della partenza, consegna bici con fila chilometrica fino alla notte, ma lo sforzo dell'organizzazione per mantenere tutto  è da applausi ed il giorno dopo si gareggerà in totale sicurezza.

Il giorno dopo...

Dopo tanti dubbi c'è una finalmente una certezza: ci sono tutte le condizioni per fare una grande prestazioni. Per chi ha un obiettivo cronometrico ben fisso, condizioni ottimali si traduce però in tante aspettative per non fallire.

Dopo 10h06' dell'anno scorso, il mio obiettivo naturalmente era scendere sotto le 10 ore. Le indicazioni dell'IronMan di Klagenfurt a Luglio erano decisamente ottimistiche: con una prestazione del genere su un percorso più facile come quello di Cervia sicuramente sarei riuscito a centrare il mio obiettivo, ma calcoli e chiacchiere valgono ben poco quando bisogna tirare le somme.

Muta consentita e mare calmo: nuoto in totale scioltezza senza mai forzare uscendo come previsto in 1h01'.


La zona cambio lunga 1km, allungata per unire IronMan e 70.3,  sembra non finire mai, ma appena salgo in bici mi sento totalmente centrato sull'obiettivo e motivato a dare il meglio.

Gestisco come da tattica impostata la prima parte di gara fino alla prima salita di Bertinoro, lì mi alzo sui pedali e comincio a spingere, breve recupero in discesa e poi comincio a martellare in bici.

Solitamente a metà gara arriva sempre un po' di stanchezza, più che altro mentale... mancano ancora 90km di bici e c'è ancora tanto da pedalare, ma stavolta mi sento completamente in forza con la voglia di spingere ancora.

Parentesi necessaria sulla questione scie, dovute alla presenza sul percorso di atleti sia dell'IronMan che del 70.3. Ci sono stati episodi di scia? Naturalmente, come avrà visto chiunque abbia partecipato, sì. C'era modo di approfittarne in maniera esagerata? Come sempre, dipende dalla volontà di ciascuno. Per quanto mi riguarda parlano i miei watt. Discorso chiuso.

Fresco durante tutto il percorso, vento sempre a favore dove serviva e sfavorevole dove non causava danno, e naturalmente una condizione eccellente (eh beh!), mi fanno chiudere la frazione sotto le 5 ore, con un tempo addirittura migliore rispetto alle mie aspettative.

I primi 200mt della corsa mi fanno subito capire che tipo di maratona sarà, e stavolta capisco che anche l'ultima, sarà un'ottima frazione.

Non faccio calcoli, ma so bene che anche con una corsa più lenta del previsto ho parecchio margine per stare sotto le 10 ore. 

Però da un po' di tempo non mi piace giocare più per "pareggiare", ma vado sempre "all in", anche a costo di perdere tutto.

E così spingo anche la corsa.


C'è solo una cosa ormai che mi preoccupa: dopo 2km di corsa il bicipite femorale sinistro si irrigidisce pericolosamente in continuazione. Che faccio, rallento? Ma non se ne parla! Cerco di cambiare postura di corsa finché non trovo un movimento che non mi dà fastidio.

E così dopo i primi 10km, quando passa anche quel fastidio, sono consapevole che nulla potrà più fermarmi. Durante l'ultima frazione non guardo mai l'orologio, il passo è costante senza cedimenti e non c'è bisogno di conferme cronometriche!

Quando mancano 4km penso che posso anche aumentare l'andatura, ormai potrei correre per altri 42km!

Sotto il traguardo, che segna 9h34', mi aspetta Alessia, pronta a passarmi il cappellino da Panda.

E' il nostro rituale, che ci ha accompagnato in ogni gara, quelle dove arrivo stravolto e quelle, come  oggi, esaltanti. Ma quando lo indosso, stanchezza o no, c'è sempre un sorriso che mi solca il volto.

Oggi, oltre il sorriso, c'è anche un cuore enorme, quello che regalo a mia moglie e a chiunque, in tanti anni che faccio triathlon, ha condiviso il mio percorso,anche solo di passaggio, anche per solo un metro, verso il mio obiettivo.



 

 

martedì 12 luglio 2022

BREAKING NEWS!!! Cambia il percorso dell'IronMan di Cervia: la salita di Bertinoro va ripetuta 13 volte!

Alla faccia di chi veniva a Cervia per tentare di fare il personal best su un percorso con poco dislivello!

La temuta salita di Bertinoro, con il nuovo percorso, dovrà essere ripetuta 13 volte!

Adesso, la domanda che tutti gli iscritti si staranno facendo è:

"BICI DA CRONO O BICI DA CORSA?"


(P.S. l'ultima volta che ho fatto uno scherzo del genere, mi è stato suggerito dall'organizzazione gara di rimuovere lo scherzo perchè potrebbe essere frainteso da alcuni atleti, spero che questa volta sia abbastanza evidente che si tratti di una boutade...)

martedì 21 settembre 2021

Il mio IronMan Italy 2021 [...o magari no...]


Puoi preparare in mile modi un IronMan, ma ogni volta riesce a sorprenderti, a spiazzarti, a sconvolgere i tuoi piani, le tue idee e le tue certezze.
A volte in negativo, altre, in modo meravigliosamente positivo.
Da quando faccio triathlon, il mio obiettivo è stato sempre migliorare di un minuto il mio personale, può essere poco, ma basta a rendermi soddisfatto della gara.
Nel mio caso, il personale sull'IronMan era di 10h45'.
Ero consapevole che fosse un tempo che non mi rappresentava, perché era vecchio di 3 anni.
Dopo c'è stato l'IronMan di Nizza non valutabile, per l'accorciamento delle distanze e per un infortunio durante nella corsa e poi il funesto 2020 senza IronMan.
Quindi, con 10h44' sarei stato contento, ma pensavo di avere nelle gambe 10h29'.

Con questa convinzione mi sono ritrovato sulla linea di partenza sulla spiaggia di Cervia.
Ho ricominciato ad allenarmi a nuoto, per la chiusura delle piscine, solo ad Aprile.
Saltando la preprazione invernale e potendo nuotare solo una volta a settimana, ho lavorato esclusivamente per ricostruire la distanza, senza preoccuparmi della qualità, ed alla fine il risultato ha pagato.
Esco dall'acqua in 1h02', in perfetta linea con il mio solito tra 58' e 1h05'.


Nella mia testa l'idea era di iniziare la bici dopo 1h15' di gara, la comincerò dopo 1h10'... bene 5' guadagnati.

La bici, per la prima volta in un IronMan, va esattamente come pianificato.
Ogni cosa è perfetta nei minimi dettagli, dalla nutrizione alla strategia di gara.
Nei lunghi 180km di un IronMan ho sempre modo di incrociare sguardi e saluti con amici e compagni di squadra.
Questa volta ero talmente concentrato che non ho visto né sentito alcuno, ho la mia bici e la mia strada, per 180km mi basta quello.
E così, in quegli ultmi 20km, quando il vento volge contro e sembra volerti rispedire sulle colline di Bertinoro, le gambe continuano a girare una bellezza.
Concludo i 180km in 5h20', con 33,6kmh di media.
Perfetto così.


Manca solo la corsa, giusto?
Mancano solo 42km.
Con questa ennesima convinzione comincio a correre.
4'07" mi segna il gps...
Porca troia Strong, rallenta!!!!
4'20"... non basta 4'40"...noooo, 4'50".... ancora!!!... 5'10"... ora va bene!
Pasanno 5km e vedo che per rallentare sto correndo male, questa non è la mia corsa.
Sti cazzi Strong, vada come vada e che Dio ce la mandi buona.
4'45" e il primo giro va.
4'45" e finisco pure il secondo giro... 21km sono fatti.
Dopo circa un paio d'ore di corsa riesco ad incrociare gli altri tre Pandi che stanno gareggiando.
Se stanno correndo significa che ormai finiranno il loro IronMan: Thomas migliorerà il suo personale di 20', Matteo e Alessio andranno a conquistarsi il loro primo IronMan!
Comunque... terzo giro e ancora tutto ben...
... insomma...
al 28km comincia a sentirsi la stanchezza.
Sono costretto a rallentare e a gestirmi.
Supero IronMarco Accardo e lo incito a proseguire con me.
Sta camminando ed è stanchissimo, la sua gara è compromessa, ha ben altri obiettivi ma fa uno sforzo e decide di aiutarmi.
E' stato davvero un grande supporto, mi fa compagnia per 5-6km finchè non ci raggiunge Matteo che ci accompagnerà anche lui per un paio di km.
Quando si sta in buona compagnia la fatica non si sente più, e così al 36km comincio a riprendere un buon passo.
Marco e Matteo mi strillano di continuare del mio passo e le gambe tornano a spingere.
Quegli ultimi 5km volano, come sempre in queste occasioni, troppo velocemente.
Ho gareggiato vedendo sempre e solo i parziali delle singole frazioni e non ho la minima idea del tempo totale della mia gara.
Faccio per controllare e noto che il gps si è scaricato e non ho riferimenti.
Nella mia testa sto lottando per stare sotto le 10h30'.
Quando entro nella passerella finale vengo abbracciato dagli applausi del pubblico e degli amici che strillano il mio nome.
Bacio mia moglie che mi passa il cappellino da Panda.
Adesso posso alzare le braccia al cielo e tagliare il traguardo!
"Stefano, you are a Strong-IronMan" dice lo speaker.
Mi mettono la medaglia al collo ed entro nel tendone.
Come sempre, a fine gara non ho mai fame e l'unica cosa che riesco a buttare giù è una birra.
Mi siedo e penso... "porca zozza, ma neanche ha visto in quanto hai chiuso?!?!?"
Poco dopo arriva Marco e si siede vicino a me.
"Marco a quanto hai chuso?"
"Dieci ore e undici..."
"DIECI E UNDICI?"
E io quanto ho fatto?!?!?!
Esco fuori e dopo aver girato un po' in cerca di mia moglie, quando la trovo mi faccio dare il telefono per vedere il mio tracker.
10h06'
DIECI ORE E SEI MINUTI
Quaranta minuti meglio del mio personale.
Oggi che sto scrivendo questo post è ormai martedì, se fosse stato un sogno, a quest'ora, sarei dovuto già essermi svegliato...
...o magari no...

martedì 24 settembre 2019

Un IronMan da "spettatore" con emozione finale!

 


Ho fatto le prime due edizioni dell'IronMan Emilia Romagna ma questa ho deciso di saltarla.
Fisicamente, perché in realtà ero presente con tutti i ragazzi del Team Panda che alleno.
Erano tantissimi, ognuno con la sua storia, ognuno con i proprio obiettivi.
Avrei valuto davvero essere sulla strada ad incitarli, ma non sono riuscito a staccarmi da Roma e quindi...
...sabato e domenica attaccato morbosamente a computer e telefono per controllare ogni singolo intertempo dei ragazzi.
Naturalmente trasmettendo in tempo reale i consigli ad amici e parente che stavano sul bordo strada da riferire a chi gareggiava.
Anche a centinaia di chilometri di distanza, l'emozione è stata grandissima.
Quando alleni delle persone per parecchi mesi, conosci i loro punti deboli, i loro punti di forza e sai, ad ogni intertempo, se stanno soffrendo, se si stanno esaltando e sì, anche quello che pensano.
Sarebbe bello parlare di tutti, chi ha esordito su una distanza o chi ha sfiorato il podio di categoria, ma vorrei sintetizzare con l'essenza dello sport amatoriale.
Thomas e Walter quest'anno, preparando il loro primo IronMan, hanno legato tantissimo.
Un legame forte, di quelli veri.
Vengono da un passato sportivo completamente diverso e diverse erano le loro caratteristiche.
Ma a 2km dalla fine, per una serie di casualità, si sono ritrovati insieme, fino a tagliare insieme il traguardo.
E' la cosa più bella che possa capitare nel nostro ambiente.
E chi mi conosce sa che quell'arrivo non può non avermi riportato alla mente il mio arrivo, sempre all'esordio in un IronMan, insieme a Master e Pietro.
Roba di brividi...

lunedì 24 settembre 2018

Il mio IronMan Italy Emilia Romagna 2018 (quinto IronMan e personal best)





Se scrivo da otto anni su questo blog è perché ho sempre qualcosa da scrivere.
Certo, dopo anni ci sono emozioni che sbiadiscono, altre che si accentuano,  e saper cogliere ogni nuova scintilla non è sempre semplice.
Con l'IronMan però, è tutto più facile.
Comunque andrà a finire, l'IronMan è un romanzo che si scrive da solo.
Basta solo una voce che lo racconti.
Si dice spesso che l'obiettivo non è l'arrivo, ma il viaggio, ma l'IronMan è tutto, i lunghi e faticosi mesi di allenamento, ma anche quelle ore tra la prima bracciata e le braccia alzate sotto il traguardo.
E non provate a dire "ci metti così tanto a concluderlo che ne hai di cose da raccontare", perchè sono convinto che anche i pro, durante le loro otto ore, hanno il proprio romanzo.

Il mio è cominciato con una dormita angelica e serena dalle 22.
Tranquillo e rilassato come non mai.
La mattina della gara faccio tutto con estrema calma, come piace a me.
Quando esco dalla zona cambio, trovo Maria Pia e Sara, che senza dire niente a nessuno, sono partite la sera precedente solo per venire ad incitare il Team Panda lungo la strada.
Pochi secondi di urla che però contano tanto, tantissimo.
Cose che pesano, cose che non si scordano.



Il nuoto è proprio come me l'aspettavo, ovvero come l'anno scorso.
Una tavola piatta e limpidissima.
Nuotare alle 8 di mattina in queste acque è uno spettacolo.
Ah no, di diverso rispetto all'anno scorso ci sono le meduse.
Un esercito.
Impossibile fare cinque bracciate senza incrociarne qualcuna.
Però sono simpatiche e con una decidiamo anche di scambiarci un bacio.
Porterò la sua verve elettrica sul labbro per tutta la frazione di nuoto, ma fa parte del gioco e va bene così.
Dopo il primo giro (di due) sto ancora benissimo.
Il crono segna 33' ma il secondo giro è più corto.
Come sempre indovino perfettamente le traiettorie e riesco a chiudere la prima frazione in 58', esattamente come l'anno scorso.
Bene così.

Zona Cambio chilometrica e via in bici.
Il percorso è decisamente facile.
42km di pianura, 3km di salita, 45 di pianura.
Il tutto per due.
Quest'anno però c'era un vento fastidioso che spesso rallentava notevolmente l'andatura.
E sentite quello che vi dico ora...
Per la prima volta non mi sono divertito nella frazione ciclista ma ho avuto solo un grandissimo senso di frustrazione.
Ho fatto 180k (CENTOTTANTA) senza un solo centimetro in scia, così come previsto dalle regole dell'IronMan.
Sapete quanta scia ho visto?
L'80% dei ciclisti.
In modo spudorato, con gruppi organizzati con tanto di vedetta che guardava l'arrivo di eventuali giudici.
Ho visto superarmi a doppia velocità persone che conosco bene, alle quali rifilo solitamente più di 20' in gare da 90km, mischiate in mezzo a plotoni su due ruote.
Uno schifo.
E neanche a dire che è un fenomeno tipicamente italiano, visto che due terzi degli atleti erano stranieri.
Di giudici mi è sembrato di vederne davvero pochissimi, ma se fossero stati dieci volte tanto non sarebbe cambiato nulla, resto dell'idea che se uno vuole barare ci riesce tranquillamente.
Non è una novità, non è la prima volta e non sarà l'ultima.
E naturalmente se partecipo a queste gare è per vedere quanto valgo con le mie forze e se gli altri trovano qualche scorciatoia il problema è loro, ma quando state sudando per 180km controvento e vedete certe scene, le palle, un po' vi girano.
Senza voler assolutamente muovere critiche verso l'organizzazione della gara, secondo me gestita in ogni aspetto in maniera impeccabile, dalla sicurezza al supporto logistico, a mio avviso ogni classifica è da ritenersi non attendibile.
Probabilmente, se questi tizi osserveranno bene la loro medaglia, la vedranno più opaca del solito.
Comunque, chiudo i miei 180km con poco meno di 32kmh di media.
 


 
Quando entro in zona cambio la situazione è mortificante per quante bici già depositate ci sono!
Però invece di abbattermi come prima, decido di andarli a riprendere uno per uno.
Dai primi passi capisco che sto bene.
Il percorso di corsa di questa gara mi piace tantissimo, sempre vario e senza un solo metro senza il pubblico che incita.
Per una serie di coincidenza ho vari tifosi dislocati in diversi punti del tracciato, così che ogni tratto tra un gruppo di tifosi e l'altro lo vivo come un breve trasferimento tra un'oasi e l'altra.
Subito c'è il tifo di Mirco e Martina Dogana (l'incitamento di una campionessa è sempre una carica extra per chi sta correndo), poi c'è Alexa che spunta ad ogni incrocio per far sentire la sua voce.
Poi la moglie di Carlo e la famiglia di Lollo con la loro energia.
Più avanti Maria Pia e Sara che stanno vicino a mia moglie e mia figlia.
Con mia moglie non servono parole, basta uno sguardo per capire che sto bene.
E poi tutte le centinaia di persone che non conosco (o non riconosco, visto la stanchezza che comincia ad aumentare) che vedendo i colori del Team Panda strillano il fatidico "DAJE PANDA!".
Piano piano il percorso si riempie di tutti i miei compagni di squadra e amici che hanno terminato la bici e cominciano la fatica finale.
Anche se le energie sono al lumicino corrono tutti decentemente e questo è una bella carica.
Anche con chi ha momenti di crisi, basta qualche scambio di battute per riprendere un po' di forze.

 

Mi alimento e mi idrato regolarmente e perfettamente, non sbaglio niente e non c'è niente che possa fermarmi.
Ho parlato troppo presto.
Al 27km senza motivo e senza preavviso mi arriva una fitta addominale che mi fa piegare.
In un secondo mi trovo a correre piegato, la testa mi gira e mi viene una strizza assurda di non poter terminare la gara.
Poi mi ritorna in mente un messaggio che mi ha mandato la sera prima Fabrizio, sì, proprio il mio angelo custode.
"Se pensi di non avere più la forza di andare avanti, fermati e scava dentro di te e troverai quello che ti serve per continuare"
Roba che manco lo Jedi a Luke Skywalker.
Stringi i denti Strong, arriva fino al prossimo ristoro, mi dico.
Proseguo qualche minuto fino ai rifornimenti, mi fermo un minuto, bevo, faccio un bel respiro e riparto.
Non so se ho trovato qualcosa dentro di me o se era solamente la RedBull, ma di fatto ho ripreso da dove avevo lasciato, ovvero a correre verso il traguardo.
Quando entro nella passerella finale il pubblico è tutto per me.
Tutte quella migliaia di persone sono lì solo per me.
Sento solo il mio nome che riecheggia.
Alessia mi passa il cappellino da panda.
Non ho bisogno di altro.
Posso alzare il pugno al cielo mentre taglio in 10h45' il traguardo del mio quinto IronMan.





martedì 3 ottobre 2017

Cosa rimane di Cervia


Cervia è la casa ideale per un IronMan in Italia.
Per questo è stato un grande evento, e per questo, perfezionando qualche dettaglio, potrebbe ambire a diventare una tappa fondamentale del circuito IronMan europeo.
Si sa che la riviera romagnola ha costruito la sua reputazione e fama non grazie agli incredibili del suo mare ma sulla ricettività nei confronti dei visitatori.
Luogo comune ormai datato?
Questo era il mio unico dubbio.
Saranno in grado di accogliere altrettanto bene un mondo (leggasi una clientela) relativamente nuovo in un periodo di fine stagione?
La risposta, mi sa che l'avete intuito, è sì.
Decisamente sì.
Te ne accorgi perché le strutture sono preparatissime sull'evento, una sorta di organizzazione parallela, sanno tutto, location di registrazione, orari, luogo della partenza, e cercano di agevolarti nel modo in cui si possa apprezzare al meglio il finesettimana, per atleti e accompagnatori.
E questo non è così scontato.
Che neanche vale il discorso che ora ne parlo bene perché sono contento della mia gara.
L'anno scorso a Maastricht non andò benissimo ma fu comunque un bellissimo finesettimana.
Tutto ottimo quindi?
Beh, dovrei dire, sì ma... tranne che... però non posso dirlo.
Dall'inizio alla fine.
Dalla partenza, finalmente un viaggio tranquillo quest'anno senza problemi.
I tanti amici presenti, che mi vorranno bene anche se mi sono un po' isolato i giorni prima per staccare la spina prima della tempesta.
Il nostro albergo, perfettamente funzionale alla gara per distanza e servizi offerti.
Alessia che asseconda ogni mia fissa, dai soliti giri inutili all'IronMan store fino a prepararmi la "cena personale" in stanza.
Il bar all'angolo con il mio rituale del caffè.
La voce di Daddo, un sottofondo motivazionale che ormai accompagna la maggiorparte delle gare a cui prendo parte.
La piadina post gara, bella quanto una medaglia.
Il clima, ideale per gareggiare.
Il pubblico lungo il percorso, che non mi ha lasciato mai solo.
E quell'unico punto dove stai da solo, nella pineta, ti fa quasi piacere staccare dalla confusione per qualche minuto.
Il giorno dopo con il 5150, prima vera gara che posso godermi da spettatore incitando i miei amici, senza preoccuparmi per me stesso.
Che poi questo post sta uscendo proprio nel giorno in cui riaprono le iscrizioni per l'edizione 2018...
No no, state tranquilli, nessuna marchetta, è solo che mi è sempre piaciuto parlare bene delle persone e delle cose che meritano.
E questa gara merita.
Una gara che sarebbe da rifare, se non avessi smesso con queste cazzate...

 

mercoledì 27 settembre 2017

Il mio IronMan Emilia-Romagna 2017: un salto fino al cielo!



Alle 7:45 la musica sulla spiaggia si interrompe per qualche secondo e si sente solo il battito del cuore.
Non sai se proviene dagli altoparlanti o da dentro.



Mentre te lo stai chiedendo si sente il colpo di cannone e ti ritrovi in acqua.
I primi 50 metri l'acqua è freddina, ma dopo qualche minuto si allinea ogni convergenza astrale.
L'acqua è perfetta, il mare una tavola che neanche in piscina e dal lato in cui respiro si intravede il sole caldo appena sopra il mare.
Mentre nuoto mi si distende un sorriso.
E' esattamente il posto ed il momento in cui voglio stare adesso.
Qui ed ora.
Avete presente quando ti chiedono le solite domande retoriche "perché lo fai?" e "chi te lo fa fare?".
Esattamente per questo.
E sapete cosa significa?
Che non ti frega essere in competizione con altri, fare 5' di più o 5' di meno, mezz'ora di più o mezz'ora di meno, un'ora di più o un'ora di meno.
Finché sei in grado di apprezzare e godere questi momenti, il resto perde importanza.

In acqua sto bene, lo sento come ambiente naturale e non sento mai la fatica.
Quando esco dopo 57' sono quasi dispiaciuto, qualche altra bracciata l'avrei fatta volentieri.



In cambio impiego 11', troppi.
Per fortuna che non ho i capelli altrimenti avrei perso tempo anche per pettinarmi.

Prendo la bici, mi butto sulle prolunghe e comincio a pedalare.
Beh, dopo più o meno 7km avrete ormai capito cosa sia successo.
Riprendo a pedalare con la consapevolezza di non strafare per recuperare il tempo perso.
Grande scelta.
Sto sempre in controllo e riesco ad alimentarmi bene.
Il percorso è totalmente piatto, tranne al 40°km dove c'è questo famigerato strappo di Bertinoro.
In realtà me l'aspettavo più duro e più lungo, ma è un ottimo frangente per riposare la schiena dalla posizione da crono.
Anche al ritorno si attraversa la campagna romagnola senza particolari asperità, tranne un po' di vento a volte contrario.
Un percorso bike organizzato per una gara veloce e, soprattutto, sicura, con strade larghe, ben asfaltate e controllatissime.
Chiudo in 5h35' a 32,7kmh di media compresa la sosta iniziale.
Anche qui posso ritenermi soddisfatto.



Appena comincio a correre, come mi è capitato sempre quest'anno, ho subito buone sensazioni.
Riesco a gestire il passo allungando  rallentando a piacere senza problemi.
Non ho alcun tipo di dolore o fastidio e dopo un po' comincio ad alimentarmi.
Mantengo il passo per i primi 20km sui 5' al km, ma ho la nausea da troppi gel.
Questo è l'unico errore che posso rimproverarmi in questa gara.
Non aver provato abbastanza l'alimentazione nella corsa.
Smetto di prendere gel per non vomitare, ma naturalmente se a quel punto non ti alimenti più le energie non le trovi neanche se raschi l'intestino.
Faccio una quindicina di chilometri piano piano, cercando di perdere il meno possibile e gestire al meglio la crisi.
Riverso le mie lagne su Alessia che mi sprona ogni volta che mi vede.
Ogni amico e tifoso che vedo lungo il percorso mi aiuta a fare quel passetto in più che mi avvicina al traguardo.
Mi fermo per andare al bagno, mi sgranchisco, bevo un po' d'acqua e riparto.
Al 35°km, mi sento di nuovo "pulito" e riprendo ad alimentarmi.
Improvvisamente sento che il corpo ricomincia a svegliarsi, il passo ad allungarsi e le energie a bussare alla porta.




Il ritmo riscende sotto i 6' al km, poi 5'30", 5' e 4'30"!
Non ci credo neanche io, sto correndo gli ultimi chilometri di una maratona di un IronMan a 4'30" senza problemi.
E' quello che volevo.
Chiudere un IronMan senza trascinarmi sulle gambe, ma correre.
E correre è quello che faccio.
Quando manca un chilometro alla fine vedo per la prima volta il cronometro, ma non mi interessa del tempo.
Adesso vorrei che la gara fosse più lunga.
Adesso vorrei non fermarmi più.



Negli altri IronMan che ho fatto, negli ultimi 100mt sul tappeto finale rallentavo o mi fermavo per godermi il momento e ricevere tutti gli applausi del pubblico.
Questa volta no, ho bisogno di correre anche lì.
Con il sorriso, perché sono contento.
E quando sto per passare sotto il traguardo in 10 ore e 53 minuti, l'unica cosa che mi viene in mente è saltare.
Il più in alto possibile.
Credo di aver saltato almeno dieci metri, venti, mille.
Sto in cielo.
E da lassù, non riscendo più.


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