giovedì 19 novembre 2009

Un caffè a Percile

E' una tiepida giornata autnnale, neanche troppo fredda, finchè non comincia a calre il sole (ovvero 15 minuti dopo che esco). Me ne vado in bicicletta fino a Vicovaro, poi sono indeciso se fare il giro di Sambuci o andare a Percile. Visto che a Percile non ci sono mai andato, giro a sinistra e imbocco la salitella. Supero Licenza tra le foglie dei castagni che ricoprono la strada e mi appresto a fare questi altri 3 chilometri. Percile, da sotto, sembra uno di quei tanti borghi della Valle dell'Aniene, piccoli, senza niente, ma con un grande senso di calore che trasuda da ogni vicoletto. Arrivato alla solita piazzetta centrale mi accorgo che non è proprio così. C'è il solito bar aperto (uno ed uno solo) con i soliti vecchietti seduti fuori a riscaldarsi al sole (che non c'è). Poi, seduta su un muretto c'è una ragazza sulla trentina, forse straniera, immobile. Non sembra aspettare qualcuno o qualcosa. Se ne sta lì e basta. Un posto stranuccio. Entro nel bar. Piuttosto squallido e buio, senza neanche una musica in sottofondo. Appoggiato alla cassa c'è il proprietario, zitto in silenzio con la testa appoggiata alla mano. Entro e chiedo un caffè. Si avvicina al banco, mi prepara la tazzina e poi tira da sotto il banco il portazucchero. Senza zucchero. (Poco importa che le bustine sono più igieniche). Provo a scuoterlo ma escono sulo due granelli bianchi. "Ah, è finito" borbotta lui, e riempie il barattolino. Abbondo un po' con lu zucchero immaginando come sarà il caffè, ma il sapore bruciato si sente lo stesso. Esco fuori, accendo il telefono per vedere se qualcuno mi ha cercato. Ma linea non prende, a Sambuci. Comincio ad averne abbastanza di questo posto. La ragazza intanto sta sempre ferma lì. Salgo in bici, anche piuttosto velocemente, e faccio per andarmene. Alzo gli occhi e da una finestrella c'è una signora, cinquant'anni circa, che mi guarda biecamente da dietro mezza tenda. Proprio come la vecchia mamma Bates di Psycho. Inquietante. Mi butto a tutta velocità in discesa. Dopo appena mezzo chilometro, dal bosco (ma proprio dai rami fitti fitti) esce una signora. Capelli biondi appena rifatti e cappottino leopardato. Insomma sbuca dai rovi e comincia a camminare in direzione Licenza. Ovvero, davanti a lei ci sono due chilometri e mezzo di nulla. Ma che cazzo di posto è Percile? Se qualcuno lo fa vedere a David Lynch, come minimo ci si compra casa...
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