venerdì 20 aprile 2012

L'equilibrio del ciclista (senza bici)


E' da un anno circa che la bici me la porto pure al cesso.
La mia giornata-tipo è questa.
Mi sveglio alle 5:45.
Colazione ed esco di casa con la bici.
Prendo il treno caricandomi la bici.
Scendo dal treno.
Lungo tutta la stazione Tiburtina porto la bici tenendola dal sellino (da vero triatleta) appoggiandomici come se fosse un bastone di una vecchiaia che la stessa bici tende ad allontanare il più possibile.
Salgo sul sellino e pedalo un quarto d'ora fino in ufficio.
Alle 2 riprendo la bici e vado ad allenarmi (corsa o nuoto).
Riprendo la bici e torno in ufficio.
Finito il lavoro riprendo la bici, vado alla stazione, ricarico la bici sul treno e me ne torno a casa.
E' evidente che senza bici faccio ormai fatica a viverci.
Oggi non avevo la bici con me, per una serie di motivi l'avevo lasciata a Roma (ma comunque ce l'avrò per tornare).
Ecco, stamattina, sceso dal treno, senza il mio appoggio, non riuscivo a camminare dritto. Lungo il corridoio della stazione mi sono accorto che non riuscivo a cammionare seguendo una linea retta, ma zigzagando in continuazione.
Mancava la mia appendice.
Mancava una parte di me.
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