giovedì 9 agosto 2012

Triathleta del Mese (Luglio 2012): Sami Inkinen


di Christian "Mac" Ferretti Catellani

Questa volta per illustrarvi la scelta dell'atleta del mese, vi chiederò un piccolo sforzo di fantasia. Fingete per un momento di non essere abbonati a Triathlete in tutte le sue declinazioni, dot-usa, dot-de, o Europe, e neanche a Inside Triathlon, 220 Triathlon, e via discorrendo. Piuttosto improbabile, giusto? Ma se così fosse, non avreste mai sentito nominare il nostro triathlete of the month, alias Sami Inkinen. Portato per l'appunto all'attenzione dei triatleti di tutto il mondo dapprima su Inside Triathlon, in un'intervista poi replicata, come di consueto, su Triathlete versione europea. Ebbene, il nostro è un imprenditore del ramo immobiliare, un intermediario, con quello che ne segue in termini di impegno lavorativo giornaliero e settimanale. Ebbene, questo signor Tecnocasen finnico, si è tolto lo sfizio a trentasei anni, ovviamente da age group, di arrivare secondo a Kona lo scorso anno nella propria agguerritissima categoria. Beh, tutto qui? Nossignori, perché il biondo venditore nordico ha concluso la sua fatica in 8h58'59'', fra i pochissimi amatori "sub-nine", precedendo fra l'altro sul traguardo la bellezza di 23 professionisti, e tutti sappiamo o immaginiamo quale sia la platea al Campionato del Mondo Ironman. Basta? Nossignori, ancora non basta. Perché per raggiungere un tale sorprendente risultato, Inkinen non si è massacrato di allenamenti, di superlunghi-combinati-carpiati con triplo ritorno a casa raggruppato a piedi, né tantomeno facendo fallire la propria impresa, che pare godere invece di un buon giro di affari. il nostro, come scrive nel suo blog, cui vi rimando per i particolari, (http://www.samiinkinen.com/) non ha mai superato in allenamento settimanale le 12 ore, anzi a sentir lui stando spesso distante da quel limite massimo. Mi pare di vedere le smorfie di incredulità dei nostri lettori che in termini di impegno e tempo, trattano il triathlon più come un mestiere che come un hobby. E vedo tutti gli altri strabuzzare gli occhi. Invece, a ben vedere e leggendo con attenzione sia l'intervista che il blog, pare che non vi sia nessun particolare segreto, solo il solito vecchio regime di allenamento che tutti dovremmo ben conoscere, ma cui, diciamocelo, quasi nessuno poi si conforma: abolizione totale delle "junk miles", i chilometri spazzatura; attenzione, a mio parere questo non significa uniformarsi al solito trito ritornello "meglio la qualità della quantità", semplicistico quanto sbagliato. Si tratta piuttosto di fare della quantità la qualità, non so se è chiara la differenza, apparentemente sottile, ma pregnante. A seguire, un allenatore come Matt Dixon , che fra gli altri è il coach di Rasmus Henning. Qui in effetti può essere comodo possedere una florida azienda in cui investono importanti fondi privati... Aggiungiamo la giusta dose di riposo, un regime alimentare sano e semplice, mentre meno semplice sembra essere a prima vista il suo diario di allenamento in termini di dati collezionati (il pogramma "Restwise" di Matt dixon, in cui si tiene traccia quotidianamente di frequenza cardiaca a riposo, massa corporea, sonno e sua qualità, saturazione, idratazione, appetito, affaticamento muscolare, livello di energia, e simili amenità, per tener conto delle quali immagino che oltre a Dixon Inkinen abbia scritturato un paio di segretarie, nordiche e avvenenti, ovviamente. Comunque sia, la lettura di tuti questi parametri dava indicazioni a Inkinen circa la sua preparazione, in quel preciso momento, a sopportare un carico intenso di lavoro, oppure no. In caso negativo, il programma veniva per quel giorno rimodellato su impostazione "easy", rinviando di un giorno sforzi più intensi). Per i particolair, e per un esempio di tabella, vi rimando nuovamente ad una visita al blog, magari passando direttamente alle pagine "incurable data geek", saltando così tutta quella parte autopromozionale che se non volete acquistare casa in Oregon, non vi interesserà poi molto. Se qualcuno a questo punto si starà chiedendo se per caso non sia Inkinen particolarmente predisposto a livello genetico, ebbene aggiungerò il particolare che è piuttosto alto e abbastanza muscoloso, per un peso di 83 kg, non propriamente quanto di più adatto al caldo clima hawaiiano. Oltre al fatto che essendo finlandese, non pare proprio avere neanche un gene che possa fargli sentire il richiamo primordiale dell'Isola.
Ah, ovviamente è anche un bell'uomo, magari giusto un pelo troppo stile Ken di Barbie,a volergli trovare un difetto. Già, difetti...Meglio che mi affretti a consegnare l'articolo, prima che cambi idea, e anxiché atleta del mese, non mi venga voglia di nominarlo persona più odiosa dell'anno!
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