martedì 20 giugno 2017

Il mio IronMan 70.3 Italy 2017 e perchè ci tornerò



Di cose in questo weekend ne sono successe talmente tante da mantenere il blog.
Ogni cosa meriterà il suo racconto, per ora tuttavia mi limito a raccontarvi la mia gara.
La "mia" è riduttivo, ieri è stata "la gara del Team Panda", ma su questo, appunto, vi racconterò a parte.

Sono un veterano di Pescara, ho partecipato a tutte le edizioni e purtroppo raramente si è riusciti a fare una frazione di nuoto degna.
Tra tempeste improvvise, onde lunghe e pecorsi adattati all'ultimo minuto, riuscire a nuotare 1900 metri lineari come si deve è un'eccezione.
Naturalmente non pèer colpa degli organizzatori.
Per quanto mi riguarda - nonostante sentirete sempre e comunque critiche e lamentele degli eterni insoddisfatti - la gara è stata, è, e sarà un'eccellenza del triathlon Italia che i triathleti meriterebbero di avere sempre come scelta a disposizione.

Nuoto accorciato con traiettoria che consente molto di "camminare" sulle acque senza fare miracoli.
Le onde alte sono altRe, in realtà il mare era nuotabilissimo e sto completamente a mio agio.
Dopo il primo giro di boa comincia a formarsi la fisiologica confusione tra chi arriva e chi torna, con scontri vari.
Spingo dove si può nuotare finendo in controllo con un passo di 1'24"/100.

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Stranamente anche la transizone mi viene benino.
In bici le sensazioni sono ottime.
Il nuovo percorso è indubbiamente molto più veloce di quelli passati, ma i 4km in più totali alla fine mantengono il riscontro cronometrico invariato.
Incrocio tanti amici.
Alcuni li passo, altri mi passano.
Sto sempre in estrema sensazione di comfort.
Quando verso la fine mi rendo conto di pedalare respirando con il naso, realizzo che avrei potuto e soprattutto dovuto spingere di più, ma tant'è.
Chiudo quasi con 34kmh di media e le gambe freschissime.



Quando comincio a correre mi rendo conto di non aver mai avuto una gamba così in un 70.3.
Faccio i primi 5km volando - sì, anche sul ponte - a 4'05"/4'10".
Probabilmente però mi sono fatto prendere un po' troppo dall'euforia.
Piano piano arriva la stanchezza che unita al caldo mi sega le gambe.
Rallento sempre di più e mi assesto sulla modalità "chiudiamo la gara e prendiamoci questa medaglia".
Andando piano ne approfitto per assorbire tutte le emozioni.
Tutto il FAVOLOSO seguito del Team Panda, i visi degli amici che correvano soddisfatti, quelli sopraffatti dalla fatica, quelli che sorridono ad ogni passaggio e quelli con cui scambi qualche battuta quando incroci i loro passi.
Probabilmente ho ceduto anche di testa, perchè gli ultimi 2km riprendo in progressione chiudendo con un bel passo.
Mi godo la mia passerella finale passando sotto il traguardo in 5h08'.

Pescara è una gara che per un motivo o per l'altro non mi è andata mai perfetta dall'inizio alla fine.
Ormai ne sono consapevole e me ne sono fatto una ragione.
Forse semplicemente non è la mia gara.
Punto.
Sicuramente non è la gara neanche di chi gira tre boe prima, chi si fa 90km in scia nella bici e chi taglia il percorso di corsa e poi esulta al traguardo.
Una volta mi facevo il "sangue amaro" per queste cose.
Ora sinceramente non me ne frega più niente, e neanche c'entrano i controlli.
Se uno vuole imbrogliare, imbroglia.

Al contrario di altre volte adesso finalmente  riesco ad apprezzare solo il bello di questa atmosfera, degli amici, della famiglia aldilà del risultato (anche perchè puntando tutto sul risultato mi sa che avrei magre soddisfazioni!).
Ci sono state tante di quelle emozioni private e condivise in questi tre giorni che resteranno a lungo nei miei ricordi e - sono sicuro - delle tantissime altre persone che mi sono state vicine.
Per questo vengo a Pescara.
Per questo tornerò a Pescara.

 
 
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