lunedì 9 ottobre 2017

Sanzione etica vs sanzione disciplinare nel triathlon (colpa o dolo?)



Facciamo una premessa.
Da quando faccio triathlon non sono mai stato squalificato in una gara né ho mai subito una penalità.
Ho sempre preferito farmi la mia gara tranquilla ma onesta e non rischiare mai alcuna sanzione.
Naturalmente, oltre ad essere la mia linea di pensiero, è anche quella che cerco di trasmettere ai ragazzi che alleno.
Fine premessa.

Detto questo, immaginando un piccolo dibattito che scatenerà questo post, mi piacerebbe parlare delle sanzioni del triathlon  dividendole, solo per questa occasione, semplicemente per colpose o dolose o più semplicemente sotto l'aspetto "etico".
Non preoccupatevi, non sarà un trattato di diritto, la faccio breve.
 

Silvia all'ultimo IronMan è stata squalificata per aver sorpassato nel percorso ciclistico oltrepassando la linea di separazione della carreggiata (comunque in un percorso totalmente chiuso al traffico).
Cartellino rosso e squalifica immediata.
Giusto, giustissimo.
Il regolamento parla chiaro: oltrepassare la linea comporta la squalifica.
E' una questione di sicurezza e la sicurezza va al primo posto.
(C'è anche la squalifica immediata se ti fermi a fare pipì in un campo invece che al bagno chimico, ma questa è un'altra storia).
Tuttavia Silvia, notando che si trovava in scia in un gruppetto e volendo evitare di usufruire slealmente del vantaggio della scia, ha preferito accelerare il soprasso, superando più di un corridore troppo esternamente.
Secondo il regolamento la squalifica è sacrosanta.
"Eticamente" però, Silvia stava cercando di fare la sua gara nel modo più onesto possibile.
Colpa, anche grave, ma con la volontà di non avere un comportamento meno grave ma anche meno "sportivo".

Stare in scia in un IronMan (gara con scia vietata) comporta come sanzione la penalità di alcuni minuti.
Non la squalifica.
Anche qui giustamente.
Tra il 90% che sfrutta la scia in modo antisportivo (guardando continuamente se dalle retrovie arriva la moto dei giudici), c'è anche un 10% che in un determinato tratto stradale stretto o curvo, si ritrova invischiato per qualche metro in un gruppo con difficoltà sia di superarlo che di farsi staccare.
Parlando di quel 90%, non c'è una colpa ma la volontà di ottenere un ingiusto profitto in modo antisportivo.
Sicuramente meno grave del primo caso, e sicuramente una sanzione che non deve comportare una squalifica, perché stando in scia non si rischia la sicurezza.
Ma l'onestà sì.
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