lunedì 16 dicembre 2019

Il mio Tibur EcoTrail sui monti di casa


Questo è l'ultimo, promesso.
Bello il trail, bella la natura, bello tutto, ma per un po' basta trail.
Per un bel po'.
Però si corre sui monti di casa, a chilometri zero, ed è un'ottima occasione per mettere un po' di volume.
17km e mezzo con 600metri circa di dislivello con una giornata che sembra primaverile.

Il primo km è stupendo.
Si attraversa Villa Gregoriana ad andatura controllata.
Una gioia per gli occhi.
Appena si esce dalla villa però i giochi si fanno subito duri.
Salita asfaltata al 35% e via dentro i parchi del Monte Catillo e dei Lucretili.
Sono luoghi dove vado spesso a correre e anche se non ho le scarpe da trail so che il percorso si può affrontare decentemente.
Al contrario del mio primo trail di Subiaco, qui decido di gestire da subito: appena la strada impenna un po' troppo abbandono la corsa e comincio a camminare.
Naturalmente mi passano in molti, ma altrettanti li riprenderò in seguito.
A metà gara entro in un tratto boscoso e trovare  l'equilibrio sul fango diventa difficilissimo.
In discesa faccio un bel volo cadendo su un ramo a terra.
Inizialmente non sento niente e riprendo a correre, ma poco dopo comincio a sentire dolore e vedo l'anulare gonfiarsi in maniera spropositata.


Sticazzi, è il dito che mi serve di meno.
Tra il 10° e 15°km gravito tra la seconda e la terza donna.
Poi sento che ho ancora parecchie energie e allungo.
Recupero altre due persone prima di rientrare sul tratto di asfalto che porta all'arrivo.
Sto correndo "facile" a 3'50" e dopo 17km di trail non è male.
Chiudo in spinta in 25^ posizione.
Probabilmente imparando ad interpretare meglio queste gare potrei avere anche un po' di soddisfazione di classifica...
...o magari con un paio di scarpe adatte.
Ma le scarpe adatte sono per i deboli, qui si muore da eroi!

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