giovedì 30 settembre 2021

La natura di ogni atleta

 


Essere massivamente presente sui social o mantenere un profilo basso?

Qual è la condotta che un triatleta dovrebbe mantenere?

Di solito chi posta e condivide "a manetta" viene indicato come l'esibizionista che vuole mettersi in mostra, ma chi invece saltuariamente scrive "non posto molto, ma questa volta vale la pena...) non lo fa altrettanto per vanità?

C'è una scala di esibizionismo e vanità per definire cosa sia giusto o sbagliato?

Abbiamo cominciato con quattro domande, proviamo a dare qualche risposta...

Una teoria della psicologia sportiva dichiara che condividere i propri allenamenti ci mette nella condizione di "dover rendere conto" a chi ci segue dei nostri progressi, "obbligandoci" in questo modo a mantenere una costanza e continuità negli allenamenti che porterà conseguentemente ai risultati desiderati.

Però non mi convince.

Un atleta dovrebbe rendere conto dei propri allenamenti solo al suo allenatore.

Mi piace di più l'idea di essere un'ispirazione per qualcun altro che, prendendo l'esempio di chi si dedica con passione, lealtà, dedizione e disciplina allo sport (come vedete non necessariamente esclusive di un professionista), è invogliato a seguire quella strada per un benessere personale in generale.

D'altra parte chi mantiene un profilo dimesso potrebbe dire di concentrare le proprie energie esclusivamente verso le cose importanti, non distraendo le forze per cose frivole e che non portino ad alcun risultato effettivo.

Sicuramente chi si espone maggiormente è necessariamente una persona sicura dei propri mezzi, che non teme eventuali critiche, polemiche o contraddizioni che una comunicazione frequente può provocare.

Questo naturalmente però non significa che chi resta più dimesso non sia altrettanto sicuro di se stesso.

Dunque, quale strada seguire?

La scelta migliore sarà sempre quella di assecondare le proprie caratteristiche per esaltare appunto le nostre qualità, senza ascoltare quello che ci suggeriscono di fare altre persone, magari con un'indole totalmente diversa dalla nostra.

Porto sempre come esempio un episodio capitato a Tamberi (un altro personaggio leggermente sopra le righe) qualche anno fa quando, seguendo il suggerimento di chi gli diceva di concentrarsi di più sulla propria prestazione piuttosto che fare il buffone in pedana, cominciò a chiedere al pubblico di fare silenzio prima del salto.
Il consiglio migliore gli arrivò invece proprio da Fassinotti, rivale e persona totalmente riservata e diversa da lui: "Gimbo perchè stai snaturando il tuo modo di saltare? Tu non sei questo!"
Tamberi ricomincio a fare il "pagliaccio". ed i risultati poi si sono visti...

E così io, che con il mio ego e la mia esuberanza ci posso riempire il Grand Canyon, ho gareggiato nel mio ultimo IronMan un maniera totalmente caciarona, scherzando con gli altri atleti, incitando il pubblico ad incitarmi (...), cercando lo sguardo e le mani di ogni bambino eccitato dalla nostra presenza, e spremendo ogni emozione da ogni centimetro della mia gara.

Solo assecondando la mia attitudine sono riuscito a dare il massimo! 

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