C'è un recentissimo studio (Alves-Cardoso, L., Matos, M. L., Silva, C. C., & Costa, M. J. (2025). Comparison of the Hydrodynamic Profile Between Competitive Triathletes and Swimmers i nuotatori hanno un profilo idrodinamico migliore dei triatleti.
Se però invece di fermarci al doveroso "e grazie al cazzo!" andiamo a leggere nel detatglio, escono un sacco di cose interessanti.
Lo studio ha paragonato nuotatori e triatleti su: resistenza all’avanzamento (drag), forza in acqua con test in tethered (legati), potenza per superare la resistenza, e poi tempi su 25m e 200m stile libero.
Lo studio ha valutato due tipi di drag:
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passivo: quanto resisti quando sei in assetto e vieni trainato
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attivo: quanto resisti quando stai nuotando
Risultato: i triatleti hanno più drag passivo dei nuotatori a entrambe le velocità di traino testate. Tradotto: anche quando dovrebbero essere “in posizione perfetta”, oppongono più resistenza.
E qui ci siamo, ma la sorpresa è sul drag attivo, con buona pace di chi usa metà del tempo a fare tecnica: i nuotatori mostrano valori più alti di drag attivo.
Di fatto, se vai più forte, generi anche più resistenza. È normale. Il punto è che il nuotatore se lo può permettere perché ha anche più potenza e più capacità di trasformare la forza in avanzamento.
Qui la differenza è da manuale: i nuotatori hanno molta più potenza per superare il drag e soprattutto generano più velocità.
E allora, se proprio vogliamo parlare di tecnica, parliamo di tecnica sotto fatica, che si costruisce prevalentemente lavorando sulla forza, non con mezze palette e con il tocca-spalla.
E se verrete a nuotare con i ragazzi del Team Panda, ve lo spiego anche con i fatti.
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