venerdì 22 maggio 2026

Una caloria è sempre una caloria

 


Ultimamente ho ricevuto una critica da un tizio che, relativamente al mio libro "Triathlone altre perdite di tempo", ha commentato: "Consigliare cibo spazzatura perché “ha più calorie” e che la quantità è meglio della qualità la dice lunga".

A parte il fatto che chiaramente non ha compreso il concetto del discorso in cui, in estrema e brutale sintesi dico che per alimentare il motore di chi preparara l'endurance è MEGLIO mangiare tanto anche a discapito della qualità, piuttosto che poco ma qualitativo (c'era bisogno di dirlo che mangiare tanto e bene è la scelta migliore?) , a parte il fatto che il tizio vende carne di struzzo e quindi, immagino, veda il mio post come una minaccia ai suoi affari, mi sembra doveroso a questo punto esplicare ulteriormente il mio pensiero.

Rincarando la dose, chiaramente.

UNA CALORIA E' SEMPRE UNA CALORIA.

Naturalmente, detta così, la frase va maneggiata con cura. Dal punto di vista metabolico, gli alimenti non sono tutti uguali: cambiano digestione, sazietà, risposta glicemica, micronutrienti, tollerabilità intestinale, tempi di svuotamento gastrico. Nessuno sta dicendo che alimentarsi con ciambelle, BigMac e bibite zuccherate sia una forma superiore di saggezza alimentare.

Ma il punto è un altro.  

Durante uno sforzo lungo, la priorità non è dimostrare purezza ideologica: è continuare a produrre energia. In gara e nei lunghi allenamenti, il corpo non premia sempre l’alimento più nobile sulla carta; premia ciò che viene assorbito, tollerato, praticato e trasformato in lavoro meccanico. Il carburante perfetto che resta nello stomaco è filosofia fallita. Il cibo imperfetto che entra, passa e sostiene la prestazione diventa fisiologia applicata.

In gara, invece, devo risolvere un problema più semplice e più feroce: non svuotare il serbatoio. Perché quando il serbatoio è vuoto, non importa quanto fosse elegante il piano nutrizionale su carta: si entra nel regno mistico della mesta passeggiata , quella in cui ogni atleta scopre improvvisamente la teologia del “perché l’ho fatto?”.

Quindi sì: una caloria è una caloria, nel senso funzionale del termine. È energia disponibile. È moneta metabolica. È la differenza tra restare dentro la gara o diventare arredamento urbano sul ciglio della strada.

Poi, certo, c'è tutta quella partye noisoa e banale che vi ripete anche l'ultimo degli aspiranti allievi aiuti allenatori, ovvero: allenati bene, mangia con criterio, prova tutto prima.

Che due cojoni!

Ma per quello ci sono i nutrizionisti, che fanno il loro lavoro in maniera seria e professionale.

L'importante è essere consapevoli che, a volte quella "benzina" ha spesso la forma indecorosa di un panino di McDonald o di un panettone avanzato 🐼


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