venerdì 31 luglio 2026

La costruzione di un atleta

 

La crescita di un atleta non può essere spiegata esclusivamente attraverso il miglioramento delle proprie prestazioni sportive, della forza o della tecnica. Dietro l’evoluzione  esiste un processo più ampio: costruzione mentale, responsabilità personale, continuità del lavoro e coerenza dell'allenatore.

Preparare un atleta per un Ironman non significa renderlo capace di sopportare molte ore di allenamento ma insegnargli a prendere decisioni corrette quando è stanco, sotto pressione e lontano dalle sensazioni previste.

La ricerca sull’endurance mostra che autoregolazione, controllo dell’attenzione e gestione dello sforzo partecipano direttamente al pacing. Un atleta evoluto è quello che riesce a distribuire razionalmente le proprie risorse anche quando entusiasmo, paura o difficoltà di gara spingerebbero a cambiare strategia.

Questa capacità deve essere allenata nel tempo attraverso il saper riconoscere ciò che sta accadendo, anziché limitarsi a eseguire numeri prescritti.

Una gara importante modifica inevitabilmente il significato percepito di ogni sensazione. Una frequenza cardiaca leggermente più alta, una partenza caotica o pochi watt in meno possono essere interpretati come segnali di fallimento.

Il lavoro mentale non deve quindi produrre un atleta artificialmente “positivo”, ma una persona capace di osservare il problema, regolare la risposta emotiva e continuare ad agire in modo funzionale. 

Nel tennis si parla di serve plus one: una battuta più efficace non vale soltanto per il punto diretto, ma rende più semplice e aggressivo il colpo successivo.

Nel triathlon potremmo parlare di performance plus one.

Una tecnica di nuoto più economica non serve soltanto a guadagnare qualche secondo, ma permette di uscire dall’acqua meno affaticati. 

Una posizione aerodinamica sostenibile non deve soltanto ridurre la resistenza, ma consentire di correre bene. 

Una strategia nutrizionale efficace deve preservare lucidità e capacità muscolare nelle ultime ore di gara.

Ogni intervento dovrebbe quindi essere valutato non soltanto per il vantaggio immediato, ma per l’effetto che produce sulla fase successiva.

La prestazione di alto livello nasce da un lavoro prolungato, intenzionale e accompagnato da feedback. La pratica deliberata contribuisce allo sviluppo della competenza, ma non spiega da sola tutte le differenze tra gli atleti: qualità del programma, caratteristiche individuali, recupero e ambiente restano determinanti.

Costruire nel lungo periodo non significa quindi ripetere per anni lo stesso schema. Un triatleta deve evolvere, sperimentare nuove soluzioni, sviluppare forza, tecnica, adattabilità tattica e capacità di affrontare percorsi e condizioni differenti. Anche l’inserimento RAZIONALE della forza, per esempio, può migliorare economia e prestazione senza necessariamente modificare il VO₂max.

Uno staff efficace (coach, nutrizionista, fisioterapista, ecc..) può supportare la crescita di un atleta anche attraverso opinioni diverse, ma con un confronto  in grado di trasmettere poi all'atleta stesso un messaggio univoco, chiaro e semplice. 

L’ambiente di lavoro, infine, deve permettere di lavorare duramente senza vivere ogni seduta come un esame. Serenità, leggerezza e sorriso non sono l’opposto della professionalità: spesso sono le condizioni che consentono di sostenere un progetto per molti anni.

Il compito di un coach è dunque quello di costruire un atleta capace di comprendere il proprio percorso, assumersi responsabilità, adattarsi agli imprevisti e continuare a evolvere cercando, come in ogni ambito, sempre la versione migliore di noi stessi.

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