Con la crescente popolarità delle gare lunghe, soprattutto tra gli age-group, abbiamo progressivamente smesso di dare alle transizioni l’attenzione che meritano.
In un Ironman, perdere 30 secondi in T1 difficilmente cambia la giornata.
Vero.
Ma solo fino a un certo punto.
Perché una transizione efficiente rimane una competenza fondamentale del triathlon, indipendentemente dalla distanza.
Significa eliminare movimenti inutili, sapere esattamente cosa fare e rendere automatiche procedure che, sotto fatica, diventano sorprendentemente facili da sbagliare, anche con conseguenze drammatiche.
La prima regola sembra banale: continuare a nuotare finché è realmente possibile.
Camminare nell’acqua profonda fino alla vita è generalmente meno efficiente che continuare a nuotare. Quando le mani iniziano a toccare il fondo, ci si alza e comincia immediatamente la sequenza:
➡️ corsa verso la zona cambio
➡️ muta aperta durante il movimento
➡️ muta abbassata almeno fino alla vita
➡️ cuffia e occhialini rimossi senza interrompere l’avanzamento
Arrivati alla bici, la priorità deve essere altrettanto chiara:
muta → casco → eventuali occhiali → scarpe → bici.
Pochi gesti. Sempre nello stesso ordine.
Ah è vero, c'è quel passaggio tremendo del togliersi la muta!
Fregatevene di chi vi osserva, fregatevene del bello stile, se serve buttatevi seduti a terra ma l'obiettivo è sfilarsi quello scafandro il più velocemente possibile (utilizzare il piede come punto di contrasto mentre si sfila la gamba può rendere comunque l’operazione molto più rapida)
E soprattutto: la muta non deve uscire dalla transizione pronta per una vetrina. Deve semplicemente uscire dalle vostre gambe.
Spingere velocemente la bici con una sola mano sembra una complicazione inutile... finché non arrivi in una zona cambio lunga, affollata e magari con 1.500 persone che stanno cercando contemporaneamente di capire dove andare, ma è una tenica provata e riprovata, altrimenti rischiate di correre con serpentina degna del miglior Alberto Tomba.
Poi arriva la famosa mount (e dismount) line, una fase che puà molto efficace ma solo se sono realmente padroneggiata.
Per la maggior parte degli age-group, il rapporto rischio/beneficio può essere decisamente sfavorevole.
Prima viene la sicurezza.
Poi la ripetibilità.
Infine la velocità.
La seconda transizione è generalmente più semplice:
➡️ bici sulla rastrelliera
➡️ casco tolto
➡️ scarpe bici tolte
➡️ scarpe running indossate
➡️ partire
E qui entra un piccolo elemento che utilizziamo da anni nel triathlon: i lacci elastici.
Dice "ma ti fanno correre più forte"? No, ma eliminano un'operazione completamente inutile.
Stessa logica per cappellino, gel, occhiali o altro materiale da utilizzare nella corsa: quando possibile, prendeteli e sistemateli mentre state già correndo, invece di restare fermi in T2.
Il vero valore dell'allenamento delle transizioni dunque, non è soltanto cronometrico.
È soprattutto cognitivo e procedurale.
Durante una gara lunga, con fatica crescente, temperatura elevata, elevata attivazione emotiva e molte informazioni da gestire, la capacità decisionale può peggiorare.
Avere una sequenza automatizzata riduce il numero di decisioni da prendere, motivo per cui anche chi prepara gli Ironman dovrebbe continuare periodicamente ad allenare T1 e T2.
E se puoi guadagnare qualche secondo — o qualche minuto — senza produrre un solo watt in più… forse vale ancora la pena allenarlo. 🐼⚡

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