giovedì 19 marzo 2015

Cosa rimane di Ferrara



Rimane il ricordo di una città che è un gioiellino, fatta a misura d'uomo.
Ho girato l'Italia da nord a sud, ma una gentilezza così non l'ho mai trovata.
Come mi ha detto il ragazzo che a fine gara mi ha fatto il massaggio, probabilmente sono stato fortunato ad incontrare solo "la parte buona", ma quella "parte buona" che ho incontrato, per tre giorni mi ha fatto sentire assolutamente a casa.
Rimane la bella compagnia, naturalmente.
Giorgio, Sara, Roberto e la sua famiglia hanno contribuito a rendere il weekend piacevole anche aldilà degli aspetti agonistici e turistici.
La tentazione di provare i cappellacci alla zucca, ripiegata poi nei sapori più tradizionali dei cappelletti al ragù per paura di ripetere "l'effetto cozze" di Pescara.
Il letto, il più comodo sul quale abbia mai dormito e la doccia, la più scomoda nella quale mi sia mai lavato.
L'organizzazione della gara in ogni sua figura, tanto efficiente quanto disponibile.
Ibs libri e Tiger, dove abbiamo speso una fortuna in regalini da riportare ai bimbi al nostro ritorno.
Perchè quando non te li porti dietro ti diverti e ti riposi, ma ti manca sempre qualcosa.
Il pacemaker Alessandro, silenzioso nella prima metà e prodigo di incitamenti nella seconda parte, quando andava a spronare ogni singolo corridore in crisi.
Essere il primo ad entrare nella tenda dei massaggi a fine gara e capire che te ne sei messi dietro parecchi...
Il megagelato a fine gara, ormai una prassi post-Maratona.
Il pomeriggio in attesa del treno, sorseggiando un lungo caffè americano mai così buono con Alessia, Giorgio e Sara.
Ed il viaggio di ritorno, quando esausto da una giornata tanto intensa, non riesci ad addormentarti perchè ogni volta che chiudi gli occhi rivivi ogni singolo secondo di quei 180 minuti.
Pardon, 179.

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