martedì 27 settembre 2016

Il mio Triathlon Olimpico di Ostia: chiudiamo quest'anno e non se ne parla più

 



Niente, quest'anno non riesco a correre.
Me ne sono fatta una ragione, d'altronde non si può stare sempre sul pezzo.
L'anno scorso correvo la Maratona sotto le tre ore e gli olimpici a 4'.
Adesso ho fatto una 10km in 42' e ieri ho corso l'olimpico a 4'45".



Che il nuoto era andato anche bene.
Grazie a Lucaone (che a un mese dal suo primo IronMan trova la voglia di correre alla grande e chiudere secondo assoluto) e Bruvio che mi prestano i loro occhialetti da nuoto che avevo scordato.
Niente di che ma già il fatto di nuotare senza muta mi piaceva e comunque tiro giù una discreta frazione.

T1 lunghissima. Si esce dall'acqua e si attraversa la strada su un ponte sopraelevato costruito per l'occasione.
Uno sforzo organizzativo che ha dato qualità ad una gara già ben strutturata.
In bici  sensazioni sono buone e faccio subito gruppetto con un paio di persone.
Dopo un po', come immaginavo, arriva da dietro Rogerio "cabra da peste".
Un treno.
Con tanti vagoni a ruota.
Mi accodo, mi metto a ruota e viaggiamo ad andatura altissima.
Rogerio è un personaggio eccezionale, sempre di buon umore e consapevole della sua forza in bici non chiede neanche cambi sorbendosi il carico da solo.


Dopo due giri (di quattro) do un sorso alla borraccia e mentre mi riabbasso sul manubrio sento la bici che mi rimbalza.
Ruota sgonfissima.
Porca puttana.
Non riesco neanche a stare a ruota e piano piano mi defilo pensando di ritirarmi appena arrivo al passaggio in zona cambio.
Invece mi riprende un gruppone numerosissimo e vedo che anche con la ruota a terra riesco a tenerlo... che faccio? Sarebbero una quindicina di km da fare così...vabbè proviamo, se la vedo brutta mi fermo.
Sul rettilineo non ho problemi ma ad ogni curva o rilancio faccio fatica a rimanere in equilibrio.
Finalmente termino la frazione (ed è già una vittoria), rispolvero per la prima volta quest'anno il cappello da panda e comincio a correre.



Insomma, correre è una parola grossa, ma perlomeno non ho la sensazione di macigno addosso che mi accompagnava nelle ultime uscite.
Mi accontento di andare costante senza fare danni.
All'ultimo giro un ragazzo mi affianca e forzando il ritmo mi chiede se sono anche io in categoria S4.
Fratello, se pensi di salire sul podio con questi tempi hai sbagliato giornata e gara...
Vado a tagliare il traguardo non entusiasta ma consapevole che piano piano ricomincia a girare qualcosa e chiudiamo 'sto cazzo di anno.

In realtà non sarebbe neanche l'ultima gara della stagione, perché vorrei provare a fare anche l'olimpico di Sabaudia di fine ottobre.
Forse.
Se mi va.
Vedremo.
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