mercoledì 21 marzo 2018

Gente che si incontra in zona cambio [il moralizzatore]



Gravitando nel triathlon da vent'anni,  disprezza ogni cosa che è uscita nella triplice dopo il 1997.
Ogni cosa affrontata nel mondo del triathlon con un'attitudine goliardica è immediatamente additata come "il male del triathlon" che toglie serietà ad uno sport che merita un devoto rispetto, come un novello Jorge da Burgos.


Oltre a moralizzare a destra e manca, è un po' anche il Pippo Baudo del triathlon.
Qualsiasi talento l'ha scoperto lui.
Ma anche lì non ci si può adagiare sugli allori.
Se un talento, con il tempo si avvicina ad altri elementi faceti o poco seri, immediatamente perderanno la stima del "nostro", che puntualizzerà il decadimento spirituale.
L'attività di moralizzare si perfeziona aspettando con impazienza ogni comunicato, post, articolo o notizia diffusa da qualsiasi altro sito/persona/federazione/autorità che non sia lui per sottolineare i gravissimi errori riportati.
Ogni imperdonabile errore, ogni sfaccettatura sopra le righe causeranno la sua ira.
Avete sfiorato il casco in zona cambio prima di prendere la bici? Squalifica immediata!
Avete nuotato con le pinnette? Radiazione a vita!
Avete osato essere sponsorizzati nonostante non siate professionisti? Venduti marchettari!
Avete ottenuto una qualifica a Kona fuori dall'Europa? Blasfemi!
State postando la foto della medaglia che vi siete guadagnati? Esibizionisti!
Vi godete la vostra soddisfazione per aver chiuso un IronMan in 14 ore? Ma come cazzo vi permettete di esaltarvi per un risultato di merda!
Cosa c'entra lui con questi fatti vostri?
Qualcuno dovrà pur difendere la moralità del triathlon!

Tutto questo controllo tuttavia, pur accrescendo la sua (auto)stima, ha anche i suoi lati negativi.
Non è questo sicuramente il modo, si dice, per campare cent'anni...

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