lunedì 26 marzo 2018

La passione di Saracinesco


Saracinesco, per chi abita nella provincia di Roma è un po' un piccolo Mortirolo.
Per carità, nessun paragone, meno chilometri e meno pendenza, però ricopre quel senso di sacralità e rispetto da parte di ogni ciclista locale.
Certo, ci sono salite e strappi anche più impegnativi, ma questa è "la salita".
Otto chilometri all'8%, che si snodano su una strada sostanzialmente senza traffico per arrivare alla rocca di Saracinesco, da dove si può riscendere solo da dove si è saliti (almeno con una bici da corsa).
Insomma, la passione di ogni ciclista.
Passione come sentimento impetuoso.
Ma passione anche da πάθος sofferenza.
E quale periodo migliore per affrontare una passione sui pedali se non la settimana Santa?

Quando attacchi la salita Saracinesco lo vedi quasi verticale sopra di te.
Non ha niente intorno, solo il cielo.
Un Golgota.
E' una salita dura, che non dà tregua, eppure dal primo colpo di pedale sai che lassù ci arriverai.
(A dire il vero i due ciclisti che ho superato ieri, non li ho mica rincontrati riscendendo, ma questa è un'altra storia)
E non si può neanche scappare da Saracinesco.
E' il calice che non vuoi ma devi bere.
Si sale su lentamente ed ogni chilometro che passa è una stazione del Calvario.
Ci sono solo un paio di tornanti, ampi, dove puoi prendere il fiato.
Quelli sono i momenti dove Veronica di rinfresca il volto e dove Simone di Cirene ti aiuta a portare la Croce.
Ma il riposo dura il tempo di una curva.
Poi si risale inesorabilmente.
Finchè non arrivi in cima, dove ti ritrovi completamente solo, in silenzio e schiaffeggiato da vento.
E' in quell'attimo preciso che passi dalla morte alla vita.
Un metro prima stai morendo, quando poggi il piede a terra sei morto, il secondo dopo siete pronti per l'immortalità.
E la cosa bella, è che non dovete neanche aspettare tre giorni.

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