lunedì 1 giugno 2020

Il valore e il lusso di un atleta


Mi sono sempre schermato per anni dietro la scusa che non ho lo spirito agonistico.
Da una parte è vero.
Quando adolescente giocavo a tennis il mio maestro mi disse che non avrei potuto vincere un granché se non fossi stato in grado di odiare il mio avversario.
E non ne sono capace.
Quando all'IronMan di Francoforte al 20°km della corsa mi superò il mio amico Master, invece di trovare la grinta per stargli dietro, ero troppo felice che stesse facendo una gran gara.
Non proprio l'atteggiamento che un agonista dovrebbe avere.
Però è anche il momento di abbassare una maschera.
La verità è che gareggiare mi piace da morire.
Mi piace è vincere le sfide con i miei amici (il che -ATTENZIONE- non significa che mi dispiace quando vincono loro) e mi piace migliorarmi quando le perdo.
Mi piace indossare il pettorale e sto scalpitando per quest'anno che probabilmente proseguirà senza gare.
TUTTAVIA, non sono mai stato schiavo del risultato in sé, ma dell'adrenalina della gara, di quello che si vive durante e del ricordo dolcemaro post gara.
Questo rimane sempre il modo per divertirsi davvero, perchè non ha un'utilità.
Abbiamo parlato di piacere dell'inutilità del triathlon e dunque all'esigenza di rispondere ad un bisogno di piacevolezza.
E questo, è strettamente (s)legato al vostro valore come triatleti.
Questo mondo ci dice che la nostra vità vale quanto prendi di stipendio, quanto è il costo dell'assicurazione sulla tua vita (stimato da chi neanche sa chi siete), quanto il tempo che impiegate per svolgere una determinata attività.
E dunque, nel nostro mondo sportivo, che ci dice che valiamo quanto siamo forti, e il tempo che impieghiamo per finire una gara, la gioia di ricercare il piacere senza altro fine acquista un valore unico!
E questo piacere, per chi è capace di saperlo godere, diventa un lusso.

1 commento:

Master ha detto...

che bei ricordi, quando ancora ti sorpassavo... 👀❤️

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