Sì, parliamo ancora di AI, e mi sa che sarà l'argomento principale per questo 2026.
Questo perché sto notando che molti coach la gestiscono la realtà dell'intelligenza artificiale in due modi:
1)mettono la testa sotto la sabbia e fanno finta che non esista o che sia un fattore che non rientra nell'ambito del coach
2) la usano in maniera totalmente impropria con risultati grossolani, banali e, spesso, ridicoli (ve se riconosce a un terabyte di distanza)...
3)la fronteggiano e combattono come il nemico principale (perchè loro hanno studiato da anni)
"Sì ma io ho il fattore umano contro la macchina"
Ok, ma siete in grado di usare le parole che volorizzino questo decantato fattore umano meglio dell'AI?
"Sì ma io ho l'esperienza"
E sti cazzi, l'AI con 30 secondi di ragionamento ha acquisito la vostra esperienza trentennale.
"Eh ma l'AI mi dice sempre che va tutto bene mentre io ho bisogno anche di una valutazione critica!"
Fatto. I processi di autoapprendimento volano veloci e adesso a ogni interrogazione vi trovate anche una critica su come procedere meglio.
Il problema è che se si vuole fare una battaglia frontale contro 'sta cosa qui, si perde.
C'è poco da fare: qualsiasi cosa possa fare la fa meglio di noi.
E allora dove dobbiamo identificare il campo di battaglia?
In due modi:
1) Sun Tzu, strategia militare: sfrutta i punti forte del nemico e utilizzali a tuo favore
2) Nell'estro e nella fantasia: per quanto possa essere generativa, l'AI deve necessariamente avere come riferimento cose, pensieri, idee gia sviluppate.
Quindi, alla fine, dovete sforzarvi a trovare qualcosa di nuovo, e se non ne siete in grado, amici miei, è inutile anche andare in battaglia.
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