lunedì 4 maggio 2026

Gli ultimi due mesi prima dell'IronMan

I fatidici sessanta giorni prima dell'IronMan sono un classico crocevia dove molti atleti cominciano a "scapocciare".

Il problema di base è che dopo il grande impulso dell'inizio della preparazione, e il successivo consolidamento, questa è la fase - solitamente - di massimo carico, dove l'accumulo di fatica mal si sposa con il giorno della gara non ancora così vicino da poter essere un'àncora di traino motivazionale.

In tanti anni di esperienza, il modo in cui si "scapoccia" più spesso però ha delle conseguenze paradossalmente inverse, ovvero si finisce per "fare di più".

Molto di più.

I possono essere vari: timore di non fare abbastanza, testarsi in continuazione su passo-gara e distanza-gara, perdere ulteriore peso illudendosi che possa essere una soluzione per andare più forti, confrontarsi altri atleti che magari stanno sviluppando altri tipi di preparazione o prendere come riferimento gli allenamenti dei professionisti.

Semplice da dire, ma evidentemente mai abbastanza da ripeterlo, sono tutti elementi sabotatori del vostro (e anche mio come coach) obiettivo.

Quando poi lo si fa notare all'atleta, la risposta, anche qui identica nei tempi e modi come una sincronicità Jungiana, è sempre "sì sì', hai ragione, ora mi rimetto in riga, lo sai che mi fido di te".

E allora va bene, fàmo a fidasse, ma stavolta fidàmose per bene, perché se si fanno gli stessi errori, poi anche le spiegazioni sono sempre le stesse.

E alla fine diventano noiose, e la noia stanca.

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