mercoledì 27 maggio 2026

Lo sport di endurance e il dover rendere conto a qualcuno

 


Ho sempre osservato con distacco una certa nazzariazione edulcorata relativa alla visione sociale del mondo verso i triatleti.

Non mi riferisco a quella dialettica in cui si esaltano quasi eroicamente le gesta ateltiche, perchè anzi, credo che celebrare queste piccole vittorie meriti il giusto spazio.

E non mi riferisco neanche a quella boriosa e ortodossa serietà che accomapgna alcuni pionieri di questo sport nei confronti di un approccio più leggero e meno risultatista.

Quello che intendo è la concezione che si ha dei triatleti - o meglio - la concezione che alcuni triatleti pretendono di avere da chi non fa sport.

Questo porta spesso ad una imamgine di noi stessi che non sempre è attinente alla realtà: a volte ho letto che essere triatleti aiuta anche a trovae un impiego lavorativo perchè dimostrerebbe al datore di lavoro una nostra RESILIENZA (aiuto!!!!) anche in attività professionali.

Chiaramente la realtà è decisamente diversa e non tutta rosa e fiori, però di fatto, ci sono incontrovertibilmente alcune caratteristiche che influiscono positivamente sulle nostre attitudini. 

La disciplina e la costanza di chi si prepara per una gara di endurance ci abituano ad affrontare periodicamente un esame ineluttabile.

E quell'esame chiamato IronMan, nel bene o nel male, volenti o nolenti, in qualche modo ci allena ad affrontare quelle prove, quei momenti della vita dove ci troviamo a dover rendere conto anche ad altri di quello che abbiamo fatto. 

Perchè si, ci convinciamo spesso che non dobbiamo rendere conto ad alcuno, ma a volte qualcuno a cui rendere conto c'è!

E proprio solitamente è una parte che non ci piace,  meglio arrivarci preparati.

Sì, anche con il triathlon. 

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