sabato 20 giugno 2009

La mia prima gara (Mezzamaratona di Roma)


Si parte alle 11 di sera, sveglia alle 8,30 di mattina. “Ci sto dentro”. Regime alimentare previsto e consigliato: colazione con the, fette biscottate e marmellata. Pranzo con 150 grammi di pasta in bianco, olio e parmigiano. Mi arriva il messaggio di Aldo: “vado a dormire e poi ci mettiamo d’accordo”. Telefona alle 6,30 e ci mettiamo d’accordo. Appuntamento alle 8,30 alla stazione Tiburtina. Ceno con 150 grammi di pasta in bianco, olio e parmigiano. Prendo la macchina e a tutto volume vado a Roma. Alle 8,30 in punto arriviamo entrambi e ci dirigiamo verso la partenza all’Arco di Costantino. Il percorso più breve per condurre due punti, di solito, è una linea retta, noi optiamo per un percorso alternativo e finiamo nel traffico, ma arriviamo ugualmente in largo anticipo. Parcheggiamo la macchina e ci dirigiamo verso il punto di ritrovo con l’espressione seria da veri “runners”, orgogliosi del nostro pettorale. In realtà entrambi ci guardiamo intorno pensando “si vedrà che è la prima volta che partecipiamo ad una gara”. Dopo un po’ ci accorgiamo che non siamo poi così “fuor d’acqua” e vediamo di tutto: il vecchietto che fa riscaldamento ad elevatissime velocità, il gruppo numeroso con soprannomi sulle magliette e bandierone rappresentativo ed i soliti “finti esperti” che sentenziano: “Eh…ma l’organizzazione della maratona di Londra era tutt’altra cosa…”. Pochi minuti prima di partire una leggera pioggerella ci rinfresca, poi è tutto pronto. C’è lo sparo, come in TV, e si parte. Il Primo chilometro vola senza accorgersene, c’è confusione, si sta attenti a dove mettere i piedi e si pensa di più a guardare ai lati la gente che applaude. Dopo un paio di chilometri si rompe il fiato e cominciamo a superare parecchia gente. La strada sale e scende, sull’Appia Antica è buio pesto e le fiaccole a stento illuminano la strada. Però è uno spettacolo. Si va alla grande. Al 10° chilometro Aldo si ferma per la pipì. “Se mi fermo - penso - è la fine”. E così è. Ripartiamo e comincia a farmi male la pancia. Sarà così fino alla fine, nonostante qualche sosta “forzata”. Siccome ho smesso da un po’ di credere alle coincidenze, a due chilometri dalla fine incontro un vecchio amico che non vedo da due anni. Sta in difficoltà, di testa più che di gambe. Lo abbraccio e ci facciamo gli ultimi due chilometri correndo fianco a fianco fino all’arrivo. 2 ore e 9 minuti: considerando le soste e le mie aspettative di 2 ore e 15 va più che bene. E poi c’è tempo per migliorare. C’è un sacco di gente che ci fa i complimenti. Nella confusione trovo un altro amico e ci salutiamo. Sembra una festa per tutti e forse lo è davvero. Qualcuno mi infila una medaglia al collo, qualcun altro mi dice di alzarla per farmi una foto. Sono arrivato 2200 ma sembra che a nessuno importi l’ordine di arrivo, figurarsi a me. E con le gambe ancora dure, non vedo già l’ora di partecipare ad un’altra corsa.

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