lunedì 29 agosto 2016

L'effetto che si fa agli altri dopo un IronMan


Un IronMan, agli occhi di un profano, può suscitare diverse sensazioni.
C'è il super-uomo che si vanta verso gli ignari interlocutori delle sue imprese.
C'è il super umile, che fa passare per stupidaggini le sue gare da  12 ore.
Ma c'è anche chi suscita compassione.

Da Maastricht all'aeroporto di Eindhoven abbiamo preso un treno.
Mentre le consorti si sono accomodate nei sedili del vagone, io e Piastrella ci siamo "accomodati" in un corridoio centrale con le nostre valige contenenti le bici.
Dopo una fermata, salgono due cicloturisti olandesi, tanto anziani quanto simpatici come un dito al culo che ci fanno spostare dal posto per le bici, perché LORO avevano la bici (noi invece avevamo pacchi di dollari americani nei nostri borsoni...).
Tanto mi è bastato per tagliare i ponti di qualsiasi comunicazione con un laconico sorry I don't speak english.
Il loquace Piastrella invece si è prodigato per tutto il viaggio in tortuosi racconti sul nostro sport preferito e sulle recenti infauste pedalate in terra olandese.
Per ritornare all'introduzione di questo post... indovinate in quale dei tre personaggi si identifica il buon Piastrella.

Vi dico solamente che prima di scendere, il tizio ultranovantenne si è offerto di scaricare la valigia di Piastrella e portargliela fino al terminal...
E ci chiamano IronMan...
 
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