lunedì 20 agosto 2018

Il mio ferragosto in bici (alzi la mano chi non fa cazzate in bici)


Torno il 14 agosto dopo 10 giorni di vacanza senza bici.
Sto in crisi di astinenza.
Per il 15 pomeriggio sono previste anche piogge ma non mi frega niente.
"Fa un cazzo a me la pioggia!"
Ho troppa voglia di pedalare.
Il menù prevede 4 ore e mezza, con salita al valico dei Colli di Monte Bove.
La giornata è ottima per pedalare.
La salita scorre una bellezza, sembra tutto perfetto.
Arrivo su in cima e mando una foto al mio amico Gabriele di Tagliacozzo.
Dalla foto, che è quella che vedete, si vede qualche nuvola, ma un cielo tutto sommato sereno.
Decido di non riscendere da dove sono salito, ma di fare il giro largo passando appunto per Tagliacozzo.
Mentre comincio a scendere il cielo si rabbuia all'improvviso.
Dopo 8km di discesa, quando ormai non conviene più risalire e tornare per il versante vicino, comincia a piovere.
Una volta arrivato a Tagliacozzo, nel punto più distante da casa, parte il diluvio universale.
Non c'è alcun spiraglio di luce.
So già quello che mi aspetta.
Due ore e mezza di pioggia battente, vento e grandine.
Non stacca un attimo.
Quando mi reimmetto nella Tiburtina, ad un'ora da casa, pneso che ormai il peggio è passato.
Una serie di fulmini comincia ad abbattersi sempre più vicina a me.
Le macchine che incrocio nel senso opposto mi lampeggiano e fanno gesti plateali...


...indicandomi di non proseguire perché la strada è allagata o bloccata da rami caduti.
Direte "ma potevi fermarti da qualche parte, coglione!"
Sì, è vero, ma se state leggendo queste righe sapete benissimo anche voi che queste cazzate sono pane quotidiano per i ciclisti.
Alzi la mano chi tra voi non abbia mai fatto una stronzata del genere...

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