giovedì 22 marzo 2012

La prima Maratona di Marco


Marco è un mio amico.
Ci conosciamo dai tempi delle medie.
Domenica scorsa ha conosciuto anche lui la sofferenza e la gloria della Maratona.
E questo è il suo racconto.

Sono sempre stato cosciente che la Maratona fosse caratterizzata da una estenuante agonia fisica ma, come San Tommaso, ho comunque voluto provare.
Ragazzi miei, credetemi non c’è nulla di più tosto ma allo stesso tempo meraviglioso.
A Settembre 2011 convinto da Stefanolacarastrong e dalla buona forma fisica di una estate di corse, mando la mail alla mia società sportiva per iscrivermi con largo anticipo alla Maratona di Roma.
Tra me e me pensavo: cazzo sono furbo mi iscrivo a ottobre cosi pago di meno e in più ho un motivo per allenarmi l’inverno. E cosi via su Internet a cercare schede di allenamento e consigli dei guru della corsa. Alla fine, invece, supero grossolanamente i mesi invernali continuando a correre saltuariamente nel week end e facendo due unici lunghi: il primo con La roma ostia, dove peraltro abbasso il mio personale di 10 minuti, e, il secondo la domenica successiva con 32 Km.
A quel punto penso che ho migliorato sui 21 km, ne ho fatti 32 e quindi che ci vuole a farne altri 10 per arrivare a 42!!!! Spavaldo.
Eccoli lì quegli ultimi 10 km, maledetto ogni singolo san pietrino, tipica pietra in porfido con il quale son fatte l’80% delle strade di Roma, è stata una Via Crucis. E sì che la portavo la mia Croce e proprio per quella non mi sono fermato. Quando passi in Piazza San Pietro subito ti appare a destra sul porticato una bellissima immagine della benevolente Madre di Cristo, la guardo e lei mi sorride. Mi segno con la croce e le chiedo un favore per una bimba offrendole questa Maratona.
Soffro, sono al 38 km dalle parti di Fontana di trevi, non c’è tempo di vedere il genio del Bernini, tutto sfugge velocemente sotto i piedi mentre il dolore alle caviglie aumenta.
Ancora 100 metri, ecco Mamma e Papà che ancora cercano di incrociarmi nei vari passaggi, è la terza volta che li vedo. Sono stanco da morire, vado lento ma per loro sono un eroe, mi incitano e mi danno la forza di tenere duro.
Proseguo, esco dalle ombre della città eterna, ecco la maestosità di Piazza Venezia, il Vittoriano bianco acciecante mi incita a proseguire. Manca poco, 3 Km ma sono infiniti.
Eccolo li l’Anfiteatro Flavio, bellissimo anche con la vista annebbiata dalle lacrime per aver fatto qualcosa di grande, sono alla fine ora è discesa ecco il cartello dei 42Km.
Mille grida sono tutte per me e per gli altri eroi, migliaia di persone che non conosco mi hanno incitato e sono li mancano 10 metri.
Guardo in alto, ricordo a Maria che ho rispettato il mio patto. Alzo le braccia al cielo e mi sento un oro olimpico.
E’ finita, ho la medaglia al collo.
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