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venerdì 11 gennaio 2013

L'epopea di Saracinesco


Saracinesco non è una salita come le altre.
E' un'espiazione, una purificazione.
Certo nel nord avranno tante altre salite, naturalmente più blasonate ed impegnative, ma Saracinesco è unica.
Quando si va a Saracinesco succede sempre qualcosa, sfiancante all'inizio ma esaltante il giorno dopo (che poi è il motivo per cui facciamo sport...)
E' successo la prima volta che ci sono andato, è successo alla 8x8, è successo ieri e succederà ancora.

Ieri il cielo era grigio apocalittico, un filo di nebbia e una pioggerellina tanto leggera quanto incessante.
Molti avrebbero desistito dall'uscire in bici.
Anche io, forse in altre occasioni.
Ma la sera prima avevo visto in tv un bellissimo documentario-film-concerto Heima dei Sigur Ros, in cui suonavano nei campi di un'Islanda fredda e nebbiosa e aver ritrovato quell'atmosfera la mattina seguente mi aveva caricato di motivazione.

Mi copro bene e programmo sull'iPod la discografia dei Sigur Ros.
Poi esco di casa e comincio a pedalare.
Ho l'adrenalina a mille, non ho freddo, le gambe girano, la pioggerellina non dà fastidio e nelle orecchie ho la colonna sonora perfetta.
Cosa chiedere di più?
15km ed arrivo all'attacco della salita.
Alterno 1km di rapporto ed 1km agile, anche se con una salita dell'8% andare agili è un eufemismo (sì, ok, le SFR non si fanno con salite all'8% però questa mi andava di fare ieri).
Dopo due/tre chilometri comincia ad arrivare un po' di fatica.
La pioggia comincia a penetrare  sulla pelle ed inizio ad avvertire un po' di fresco.
Mi ficco gli occhiali dentro lo scaldacollo e tiro avanti.
Dopo un po' mi accorgo che sull'iPod avevo sincronizzato solo 4 canzoni dei Sigur Ros che, sebbene lunghe 6/7 minuti ciascuna, dopo un'ora buona le hai già sentite 5 volte.
Evito però di togliermi i doppi guanti per cambiare playlist altrimenti mi si ghiacceranno immediatamente.
Pedalo avvolto nella nebbia ed ormai zuppo.
Sono sfinito dalla salita ed i Sigur Ros mi hanno rotto i coglioni.
Finalmente arrivo su.
Il paese è morto come sempre, non c'è nessuno in giro, case sbarrate, qualche camino che fuma e tante riproduzioni di fienili con inquietanti manichini vestiti da befane.
Uno spettacolo. Roba da scriverci un film.
Mi fermo e mangio una merendina.
Sono talmente zuppo che non cerco neanche un riparo.
Prima di riscendere incrocio una signora e ne approfitto per farmi fare una foto, so che avrò bisogno di un souvenir di questa giornata.
Appena comincio la discesa capisco che sarà una tragedia.
I freni in carbonio non frenano, le mani congelate (ho cambiato playlist prima di scendere) non tengono i freni, e scendendo si ghiaccia.
Otto chilometri interminabili.
Quando è terminata la discesa sono un blocco di ghiaccio.
Adesso però ci sono altri 8km di falsopiano.
Perfetto, non sono impegnativi, le gambe intorpidite ricominciano a girare e torno a riscaldarmi.
Leggera discesa e 20km finali piatti.
Spingo come non mai!
Viaggio ad una media di 37kmh (.......)
Ho ripreso forza, e mi sento un leone, anche la musica, mi ricomincia a dare la giusta carica...
Boooooooom!
Ho bucato.
Dai, perlomeno c'è un ponte, mi metto là sotto così non mi bagno.
Appena vado sotto il ponte smette di piovere (...)
Mi tolgo i guanti e le mani sono fradice e completamente insensibili.
E come la cambio adesso la camera d'aria?
E invece, piano piano, le dita cominciano a fare il loro dovere e con il sudore che intanto mi si è nuovamente freddato addosso sono pronto a ripartire.
La notizia adesso è - tenetevi forte - che negli ultimi 10km non è successo NIENTE!
Arrivo a casa convinto che se non mi prende la febbre questa volta non mi prende più.
Sto sotto la doccia bollente mezzora solamente per scongelare le dita.
Ed oggi, grazie a Dio, mi sento piuttosto bene.
Chi viene con me la prossima volta a Saracinesco?
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