martedì 30 dicembre 2014

Di pedalate tra amici saltate, grazie ricevute ed autoguarigione


Ho raccontato questa storia 227 volte negli ultimi 3 giorni agli amici che mi hanno chiamato per sapere cosa mi sia successo.
 Il rischio è di diventare anche noioso, ma su questo blog si parla delle mie avventure di nuoto, bici e corsa e dopotutto, quello che mi è successo, è succresso mentre facevo la cosa che mi piace di più, pedalare.
 Sabato 27 dicembre, ore 7.30.
In bici si gela, ma sono contento perchè sto andando a fare una pedalata tranquilla insieme a tanti amici. 
Pedalo tranquillo su una Tiburtina deserta.
Ho l'appuntamento con Piastrella per poi andare insieme verso gli altri amici.
Ma quando attraverso il bivio di Guidonia, un tizio con la macchina pensa bene di non femrarsi allo stop e di prendermi in pieno.
Mentre volavo in aria ho avuto il tempo di pensare "qui finisce male".
Non ho mai perso i sensi, ma di quei frangenti ricordo solo che strillavo un po' di parolacce.
Cado sull'anca ed sento il casco graffiare sull'asfalto.
Il tizio mi viene subito incontro ad aiutarmi.
Io sono bloccato e non riesco a muovermi.
"Stai tranquillo" mi dice "adesso chiamo subito il 911"
E' straniero.
"Siamo in Italia" gli rispondo "devi chiamare il 118"
Prima che compone il numero però arriva fortunatamente un'ambulanza che passava per caso, con una pattuglia dei Carabinieri.
"Scusami, giravo con il vetro completamente appannato e non ti ho visto".
Mi mettono subito dentro l'albulanza e mi portano al pronto soccorso.
In quel momento i miei primi pensieri, nell'ordine, sono stati questi:
- se oggi non pedalo quando li smaltisco i 3kg in più che ho messo durante le feste?
- devo avvertire Piatrella che faccio tardi
- che fine ha fatto la bicicletta?
Una volta in ospedale cominciano a farmi tutti gli accertamenti di rito.
Mi bucano ovunque, anche più del dovuto.
Sembra che non ci sia niente di gravisssimo.
Ok, posso andare a casa.
Mentre mi alzo svengo.
Ok, allora ti fermi e facciamo un'altra flebo.
Faccio la flebo, mi rialzo e svengo.
E così altre due volte.
Mi dispiace non posso dimetterti.
Firmo per la dimissione e me ne vado a casa.
Dopo due ore che sto a casa mi chiamano dall'ospedale.
Torna subito qui, c'è stato un calo dell'emocromo e bisogna vedere se c'è un'emorragia interna.
Torno in ospedale, altri buchi, tac con il contrasto e pare che non ci sia emorragia interna.
Ok, adesso ti ricoveriamo tre giorni per accertamenti.
E forse qui ho fatto la parte dello stronzo, odioso e anche un po' freakkettone...
"Dottorè, non è per mancanza di fiducia, ma il mio corpo guarisce meglio a casa che qui".
Firmo e me ne vado.
E da quel momento, comincio a sentirmi meglio.

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