mercoledì 14 ottobre 2020

Periodizzazione tradizionale o inversa?


Siamo quasi a novembre, base dell'off-season dove si fa il punto della stagione finita (a dire il vero non sarebbe neanche cominciata, ma sorvoliamo),  e si gettano le basi per quella successiva.

Di solito  il primo passo per cominciare a programmare la stagione è decidere se pianificare una periodizzazione tradizionale o inversa.

Quale scegliamo?

Cominciamo con tanto e lento per poi ricercare i ritmi gara come dice Friel oppure passiamo l'inverno con allenamenti brevi e intensi secondo i dettami di Sutton?

Senza spiegarvi le ormai note differenze e linee guida, pro e contro, vi dico che nel corso degli anni ho avuto modo di sperimentarle entrambe con gli atleti che alleno.

Come sempre, avevo delle convinzioni di partenza, che si sono completamente ribaldate nel tempo, per poi tornare a riprenderle e filtrarle con le idee opposte.

Ecco, in estrema sintesi che giudizio finale mi sono fatto.

1) La periodizzazione rigida è un concetto abbastanza sopravvalutato, anche se ci sono dei blocchi che vanno ben inseriti e strutturati in determinati momenti per arrivare al meglio al periodo agonistico.

2) E' vero che un allenatore deve ritagliare le proprie conoscenze ad ogni singolo atleta, ma cercate di mantenere lo stesso approccio per tutto il vostro gruppo di allenamento per tuttta la stagione in modo di avere un riferimento più ampio su quello che funziona meglio e quello che dovrà essere ritoccato.

3) Eventuali ribaltamenti di idee, innovazioni e sperimentazioni, introduceteli ad inizio stagione e non a preparazione in corso. Certo, se avete un atleta in overtraining magari smettete di dargli 25 ore di allenamento settimanli.

Come dite?

C'è anche la periodizzazione a blocchi?

Ok, se avete esempi e concetti concreti e realistici, parliamone...

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