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lunedì 27 luglio 2026

DNS: se non gareggio, non posso fallire

 

Ci sono atleti che si preparano per mesi a una gara importante, si allenano con continuità, completano i lunghi, migliorano i dati, provano materiali e nutrizione, organizzano la vita intorno all’obiettivo.

Poi la gara si avvicina e compare un motivo per non partire.

Un doloretto che fino alla settimana precedente non impediva di allenarsi. Una notte dormita male. Le sensazioni poco brillanti. Il meteo. Il lavoro. La paura che il problema possa peggiorare. La convinzione di non essere più nella condizione prevista.

Le chiamano motivazioni, ma possonoe ssere alibi o scuse: il problema può anche essere reale, ma viene ingrandito fino a trasformarlo nell’autorizzazione a evitare la gara.

Naturalmente non parlo di febbre, infezioni, traumi acuti, problemi clinici, limitazioni funzionali evidenti, indicazioni mediche o situazioni familiari serie. In questi casi rinunciare può essere la scelta più intelligente.

Parlo di quella zona molto più ambigua nella quale il corpo potrebbe gareggiare, magari rivedendo gli obiettivi, ma l’atleta preferisce non verificare cosa accadrebbe davvero.

La gara, del resto, ha un difetto: produce un risultato.

Finché ti alleni puoi continuare a essere l’atleta che pensi di essere. Puoi mostrare il miglior lungo, i watt dell’allenamento riuscito, il passo della ripetuta, il carico settimanale e la condizione teorica.

In gara il potenziale deve diventare una prestazione, e potrebbe anche non succedere.

Il DNS permette invece di conservare tutto intatto: non hai fallito, semplicemente non hai potuto dimostrare quanto valevi.

In psicologia dello sport questo meccanismo è vicino al self-handicapping: individuare, dichiarare o costruire un ostacolo che consenta di proteggere la propria immagine nel caso di un risultato negativo. Negli atleti è stato collegato alla difesa dell’autostima, alla paura del fallimento e alle forme meno funzionali di perfezionismo. Finez e colleghi lo hanno studiato direttamente nelle situazioni sportive; Török e colleghi hanno osservato che le preoccupazioni perfezionistiche possono favorirlo; Kang e Gong hanno trovato una relazione tra perfezionismo disfunzionale, paura del fallimento, self-handicapping e burnout.

I motivi che possono portare un atleta a tirarsi indietro sono molti:

  1. Paura di non raggiungere il tempo previsto. Dopo mesi passati a parlare di un obiettivo, accettare un risultato più lento diventa difficile.

  2. Paura di scoprire il proprio livello reale. Il risultato potrebbe mostrare che la preparazione, il talento o le aspettative non erano quelli immaginati.

  3. Protezione dell’immagine. Squadra, amici, coach, chat, Strava e social trasformano una gara in una verifica pubblica.

  4. Timore di deludere qualcuno. Alcuni atleti vivono il risultato come una misura del valore che hanno agli occhi del coach, della famiglia o del gruppo.

  5. Perfezionismo del “o tutto o niente”. Se non posso gareggiare al cento per cento, preferisco non gareggiare. Peccato che quasi nessuno arrivi a una gara lunga sentendosi perfetto.

  6. Ansia pre-gara interpretata come segnale fisico. Stanchezza, tachicardia, tensione muscolare, disturbi gastrointestinali, sonno leggero e sensazioni insolite possono essere letti come prove di una condizione compromessa.

  7. Ricerca dell’alibi perfetto. Il fastidio, il meteo o il problema logistico permettono di spiegare in anticipo un eventuale risultato negativo.

  8. Catastrofizzazione del dolore. Un piccolo fastidio viene collegato immediatamente all’ipotesi di infortunio, ritiro o danno duraturo.

  9. Paura di rivivere una gara precedente andata male. Crisi, ritiro, problemi intestinali o crolli nella parte finale possono rendere minacciosa una nuova partenza.

  10. Burnout o esaurimento mentale. L’atleta ha completato il programma, ma nel frattempo ha perso interesse, coinvolgimento e disponibilità a sostenere un’altra giornata impegnativa.

  11. Motivazione prevalentemente esterna. La gara era stata scelta per dimostrare qualcosa, ricevere approvazione, seguire il gruppo o costruire un’identità. Quando arriva il momento di pagare il costo reale, quella motivazione non basta.

  12. Difficoltà ad accettare ciò che non può essere controllato. Meteo, avversari, percorso, meccanica, alimentazione e risposta del corpo rendono la gara molto meno prevedibile di un allenamento.

  13. Preparazione insufficiente riconosciuta troppo tardi. Durante i mesi precedenti ci si racconta che il tempo rimasto sarà sufficiente. A ridosso della gara la distanza tra condizione reale e obiettivo diventa evidente.

  14. Conservazione del potenziale immaginato. “Se fossi partito avrei fatto una grande gara” è psicologicamente più comodo di un risultato reale, ordinario e verificabile.

Gli studi sulla paura del fallimento mostrano che gli atleti non temono soltanto la sconfitta. Temono la vergogna, la riduzione della stima di sé, l’assenza di un senso di realizzazione, l’incertezza sul futuro e la possibilità di deludere le persone importanti. Sono conseguenze percepite che spiegano perché, per alcuni, evitare la prova possa diventare preferibile rispetto al rischio di essere giudicati.

Anche il perfezionismo va interpretato bene. Cercare standard elevati può essere utile. Il problema nasce quando ogni errore viene vissuto come inaccettabile e un risultato inferiore alle aspettative diventa una svalutazione personale. Le ricerche di Hall, Kerr e Matthews e quelle di Stoeber e colleghi collegano soprattutto la preoccupazione per gli errori e le reazioni negative all’imperfezione con una maggiore ansia competitiva e una minore fiducia.

Nel triathlon l’ansia precompetitiva è tutt’altro che rara. Hammermeister e Burton rilevarono nei triatleti livelli di ansia cognitiva e somatica superiori rispetto a runner e ciclisti. Nello stesso studio, però, l’ansia non determinava automaticamente un peggioramento della prestazione. Essere agitati, dormire male o sentire il corpo diverso nei giorni precedenti non significa necessariamente essere incapaci di gareggiare.

Come coach non ritengo che il mio compito sia convincere un atleta a gareggiare a qualunque costo. Devo valutare il rischio, ascoltare i sintomi, osservare la funzionalità, eventualmente chiedere un parere medico e proteggere la salute dell’atleta.

Devo però anche evitare di confermare automaticamente ogni "via di fuga" delle ultime settimane.

La gara fa parte della preparazione. Bisogna preparare anche la possibilità di non sentirsi perfetti, di modificare l’obiettivo, di gestire una giornata mediocre, di essere superati, di sbagliare qualcosa e di ottenere un risultato inferiore alle attese.

Perchè lo sport, come la vita, ci presenterà continue occasioni dove esprimerci al nostro meglio, a patto che lasciamo che quelle occasioni siano poste in essere! 


Bibliografia

Clough P.J., Dutch S., Maughan R.J., Shepherd J. (1987), Pre-race drop-out in marathon runners: reasons for withdrawal and future plans, British Journal of Sports Medicine, 21, 148-149.

Clough P.J., Shepherd J., Maughan R.J. (1989), Marathon finishers and pre-race drop-outs, British Journal of Sports Medicine, 23, 97-101.

Hammermeister J., Burton D. (1995), Anxiety and the Ironman: Investigating the Antecedents and Consequences of Endurance Athletes’ State Anxiety, The Sport Psychologist, 9, 29-40.

Conroy D.E. (2004), The Unique Psychological Meanings of Multidimensional Fears of Failing, Journal of Sport and Exercise Psychology, 26, 484-491.

Sagar S.S., Lavallee D., Spray C.M. (2007), Why Young Elite Athletes Fear Failure: Consequences of Failure, Journal of Sports Sciences, 25, 1171-1184.

Hall H.K., Kerr A.W., Matthews J. (1998), Precompetitive Anxiety in Sport: The Contribution of Achievement Goals and Perfectionism, Journal of Sport and Exercise Psychology, 20, 194-217.

Stoeber J., Otto K., Pescheck E., Becker C., Stoll O. (2007), Perfectionism and Competitive Anxiety in Athletes, Personality and Individual Differences, 42, 959-969.

Finez L., Berjot S., Rosnet E., Cleveland C., Tice D.M. (2012), Trait Self-Esteem and Claimed Self-Handicapping Motives in Sports Situations, Journal of Sports Sciences, 30, 1757-1765.

Török L., Szabó Z.P., Orosz G. (2022), Elite Athletes’ Perfectionistic Striving vs. Concerns as Opposing Predictors of Self-Handicapping, Frontiers in Psychology, 13, 862122.

Gustafsson H., Sagar S.S., Stenling A. (2017), Fear of Failure, Psychological Stress, and Burnout among Adolescent Athletes Competing in High-Level Sport, Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 27, 2091-2102.

Lonsdale C., Hodge K., Rose E. (2009), Athlete Burnout in Elite Sport: A Self-Determination Perspective, Journal of Sports Sciences, 27, 785-795.

Sorkkila M., Tolvanen A., Aunola K., Ryba T.V. (2019), The Role of Resilience in Student-Athletes’ Sport and School Burnout and Dropout, Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 29, 1059-1067.

Molenaar B., Willems C., Verbunt J., Goossens M. (2021), Achievement Goals, Fear of Failure and Self-Handicapping in Young Elite Athletes with and without Chronic Pain, Children, 8, 591.

Kang W., Gong C. (2024), Exploring Potential Mediating Mechanisms between Maladaptive Perfectionism and Athlete Burnout, Frontiers in Psychology, 15, 1416281.

venerdì 17 aprile 2026

7-4-STRONG

 

Proviamo a dare una bella spinta ai vostri allenamenti.

Ci sono queste leggende di atleti (veri, quelli forti) che si allenano ad orari improbabili o fanno tripli allenamenti perchè nella loro testa, a loro dire, sapere che si stanno allenando mentre il loro rivale sta riposando, è una botta motivazionale incredibile.

Io non vi chiedo e non vi chiederò mai una cosa del genere, ma mi posso accontetare di un impegno decisamente minore ma altrettanto utile.

Al termine di ogni ripetuta, anche se siete stanchissimi concedetevi qualcosa in più.

Ci starebbe benissimo una bella preghiera di invocazione dell'Angelo Custode che, qualora non siate pratici, mi premuro di ricordarvi:

Angelo di Dio, che sei il mio custode,
illumina, custodisci, reggi e governa me, 
che ti fui affidato dalla pietà celeste. 

Se mi conoscete sapete quanto io sia credente, ma sono anche consapevole del fatto che non tutti possano avere il dono della fede.

Quindi, premesso che una preghiera non fa male neanche a chi non crede, vi do l'alternativa molto più pratica: sette secondi.

Fateli per me.

Seven seconds for Strong: 7-4-STRONG, appunto.

Che poi, in effetti, un po' il vostro angelo custode lo sono anche io... 

venerdì 3 ottobre 2025

I 10 momenti più emozionanti che ho vissuto da atleta (STRONG BEST MOMENTS)

 


In molti mi hanno chiesto quale sia stato il momento più emozionante da quando faccio triathlon e la risposta non è affatto semplice.

Tornando indietro di oltre 15 anni, il rischio è sia quello di tralasciare qualcosa di importante, sia di dare maggior importanza ad episodi dei quali lo scorrere del tempo ne ha cambiato la percezione.

Per questo vi racconterò i primi dieci momenti più emozionanti  in ordine rigorosamente cronologico, sperando che possano ispirarvi o trasmettervi un millesimo di quell'esplosione di commozione che ancora sento nel menzionarli.

1) La prima gara (mezza maratona): fatta con un amico, non sapevamo enanche cosa fosse una mezza maratona. Ci sono arrivato totalmente impreparato, vestito con la tuta di Rocky Balboa, e ho finito con un tempo indecente. Da lì si aprivano due strade: mollare tutto o cominciare a costruire. Il sorriso con cui ho ciuso il traguardo mi ha dato la risposta.

2) Klagenfurt 2013: il primo IronMan, finito in compagnia sventolando con la bandiera dell'italia. Siamo un bel gruppo di amici. Ognuno fa la sua gara, ma a 1km dalla fine ci ritroviamo in tre, con un tricolore. Tagliamo insieme il traguardo abbracciati, e mi vengono ancora i brividi a ricordarlo.

 

3) La Maratona sotto le 3h: non tanto per il risultato, ma perchè tre mesi mentre ero in bici mi avevano centrato con una macchina. Bici distrutta e medici che mi hanno detto di stare totalmente fermo per un mese. Il giorno dopo ho segnato 2h59' su un foglietto appeso sull'armadietto, e 2h59' ho fatto.

 

 4) La vittoria di squadra al Campionato Europeo Triclub IronMan a Pula (Croazia): è verò era il primo anno che avevano istituito il TriClub e non c'erano ancora tante squadre, ma gli assenti hanno sempre torto e sulla postazione più alta del podio al campionato europeo a squadre Ironman c'eravamo noi!

 5) L'incitamento all'IronMan Maastricht: non so perchè mi è rimasto proprio questo momento. grandissima crisi durante la maratona finale. Sono completamente distrutto. Poi dal pubblico vedo un tizio del quale ricordo perfettamente il volto, con una cartello "BE IRON". Mi guarda, sorride e mi alza il pollice. L'unica volta che mi sono messo a piangere prima durante o dopo una gara. Sono ripartito e ho chiuso col sorriso. 

  

6) L'Everesting (8848mt di dislivello in bici): l'ho completato da solo in 20 ore circa, una emozione grandissima. Ma quella a cui mi riferisco, l'emozione più grande, è il tentativo "fallito" fatto qualche mese prima con i miei amici: un vortice di emozioni che ci hanno unito per sempre.

 

7) La ruota di Cervia: 5km dopo la frazione di bici di IronMan Italy mi scoppia il tubolare. Irreparabile e gara finita. E invece mi si avvicina un tizio, Fabrizio, un ciclista che era a bordo strada per vedersi la gara. Stacca la sua ruota e me la dà. Credo ancora che sia stato un angelo. 

 

 

8) L'IronMan sub10: vabbè qui c'è poco romanticismo, qui si tratta solo di una fatto beceramente e squallidamente cronometrico. Però chiudere un IronMan sotto le 10 ore resta una soddisfazione enorme. Dopo si può andare anche in pensione... 

 

9) IronMan World Championship. Dopo un IronMan sotto le 10h puoi andare in pensione... a meno che non ti qualifichi per il Campionato del Mondo. Non ci sono arrivato con una gran forma, ma mi sono voluto godere questa esperienza irripetibile dal primo all'ultimo minuto, dall'accoglienza nella Military Division alla Parata delle Nazioni. Ah sì, e poi c'è stata anche la medaglia da finisher!

 

10) L'arrivo all'EagleXman. Questa è talmente recente che sento ancora le urla di Daddo all'arrivo, quando vede arrivare insieme  quattro atleti del Team Panda abbracciati. Quello che doveva essere un Extreme IronMan, di estremo ha portato solamente l'amore che ho per quuesto sport e, soprattutto, per chi condivide con me queste emozioni.

  

mercoledì 28 maggio 2025

Le ALTRE due grandi tipologie di atleti.

 

Strong alla partenza diluviava e ho preferito non gareggiare perchè in discesa sarebbe stato pericoloso.

Strong in acqua c'era troppa ressa e non stavo a mio agio e sono tornato indietro.

Strong, appena ho inizato  la frazione di corsa ho sentito il quadricipite che tirava e per evitare di fare ulteriori danni mi sono fermato.

Strong, ho capito da subito che non era giornata oggi, meglio riprovarci il prossimo anno.

Strong mi sono accorto che ormai non riuscivo più a fare il personal best e non ho avuto più motivazione a continuare.

Strong avevo la nausea che non riuscivo più a mangiare e ho finito le energie.

Ok, lo so che con questi articoli mi sto costruendo la reputazione del coach irresponsabile che non tiene alla salute dei proprio atleti...

...ma la verità è che ci sono gli atleti che FINISCONO le gare e gli atleti che RIMPIANGONO di non averle finite.

 

lunedì 26 maggio 2025

Le due grandi tipologie di atleti.

 

Strong, mi fa male la schiena, mi faccio vedere dal fisio e poi ti aggiorno.

Strong, stanotte ho dormito poco e male, oggi salto l'allenamento.

Strong, sento un affaticamento al polpaccio, magari per questa settimana facciamo solo nuoto e bici.

Strong, oggi pioveva a dirotto e ho preferito non correre per evitare di ammalarmi.

Strong, l'allergia in questi giorni mi sta uccidendo, riprendo da lunedì gli allenamenti.

Strong, il referto dice che non ci sono lesioni, ma il medico dice che è meglio rallentare un po'.

Potrei continuare per ore, ma sapete quale è sempre la mia risposta?

Certo, aggiornami quando stai bene.

Ma la verità è che esistono solo due tipi di atleti: quelli che si allenano e quelli che non si allenano.



venerdì 18 ottobre 2024

MOTIVATIONAL PANDA! La playlist esclusiva del team Panda e del PandaLab per allenarsi nel modo più motivato possibile!

Come ormai sapete bene stanno arrivando i mesi dove bisogna mettersi a testa basta ad allenarsi restando focalizzati sugli obiettivi ancora (apparentemente) lontani.

Ok, non è semplice trovare la motivazione giusta in questi casi... ma cosa ci sono a fare il Team Panda e il PandaLab se non per sostenervi anche in questo!

Ecco la playlist per tutti i Panda (ma anche per tutti gli amici) per spingere quell'allenamento ancora di più...

Ascoltate e poi ditemi che non vi abbiamo regalato facili 10watt extra?

DAJE PANDA!

mercoledì 16 ottobre 2024

Chiamala famiglia...

 

Chiamala adrenalina, non ansia...

Chiamala lezione, non sconfitta...

Chiamala passione, non ossessione...

Chiamalo viaggio, non traguardo...

Chiamala fame, non delusione...

Chiamala opportunità, non dubbio...

Chiamala crescita, non insicurezza...

Chiamalo investimento, non spreco...

Chiamala determinazione, non fatica...

Chiamala occasione, non ostacolo...

Chiama i chilometri fatti, non quelli che mancano...

Chiamalo privilegio, non sacrificio...

Chiamala famiglia, non squadra...

#WeAreTeamPanda

lunedì 9 settembre 2024

Qual è la più grande soddisfazione per un coach?

Sarò sincero, e ve lo dice uno che come ben sapete mette i sentimenti e le relazioni personali al primo posto, ma chiaramente la più grande soddisfazione professionale per un coach è quella di portare il suo atleta all'obiettivo ambito.

Si condivide esaltazione e delusione con l'atleta nella riuscita e nella mancanza.

Poi però, c'è un'altra, enorme, soddisfazione, che non ha nulla a che vedere con la prestazione sportiva.

Costruire un percorso attraverso una preparazione per il triathlon che porti un atleta a vivere questo sport dai complicati risvolti sociali in maniera serena ed equilibrata, è chiaramente una necessità imprescindibile che ogni coach dovrebbe perseguire.

Ma credetemi, c'è un'altra situazione che riempie di uguale soddisfazione il cuore di un coach: recuperare un atleta "perso".

Un atleta che ha perso la voglia di fare sport anche amatoriale, che non si diverte più, che ha un rigetto a indossare un pettorale a prescindere da suo livello.

Certo, non è semplice, perché bisogna lavorare bene incastrando sia aspetti motivazionali che fisiologici, cucendo bene addosso una progressione di carico che renda nuovamente speciale il triathlon.

Ecco, recuperare da quella palude una persona e ridarle la gioia, perché alla fine lo facciamo per questo, di fare sport, non sarà come portare qualcuno alla qualifica per Kona, ma si tratta davvero una gratificazione impagabile.

lunedì 6 maggio 2024

Quali sono le motivazioni che permangono per chi fa sport?

 

Credo sia abbastanza evidente che la motivazione è uno degli elementi principali conil quale un atleta amatore inizia e, soprattutto continua ad allenarsi negli anni in uno sport così totalizzante come il triathlon.

Non parliamo di prestazione sportiva di per sè, ma di consistenza nella voglia di allenarsi e/o gareggiare.

Attraverso tanti anni di atleti allenato, penso di aver individuato alcune caratteristiche tipiche della motivazione mediante le quali si può riconoscere quanto potrà persistere nello sport.

La prima domanda che dobbiamo porci è la più difficile, perchè difficilmente riusciremo ad essere imparziali nell'autogiudizio, ovvero: per chi lo facciamo?

Utilizziamo un piano cartesiano: in cima all'asse delle ordinate Y metteremo "PER NOI STESSI" mentre in fondo metteremo "PER GLI ALTRI".

La seconda variante è determinata se ci alleniamo o meno con un obiettivo prestazionale, inserendo il risultato sull'asse delle ascisse X.

A questo punto formeremo 4 quadranti: 

1) Quadrante dell'esaltato
2) Quadrante del benessere
3) Quadrante dell'agonista
4) Quadrante del testimone

Nel "Quadrante degli esaltato" la motivazione è solitamente molto alta e non c'è bisogno di particolari stimoli esterni per ricercarla. Il problema realè è quando l'obiettivo prestazionale è raggiunto: a quel punto o si cercano nuovi obiettivi o difficilmente si manterrà la voglia di allenarsi

Chi rientra nel settore benessere probabilmente è il più longevo: sono quei tizi che fanno sport per socializzare, per incotrarsi la domenica, per andare a mangiare o per scoprire posti nuovi. Solitamente smettono di fare sport quando non ce la fanno più (ma può capitare anche molto presto, visto che si allenano poco o male) o quando ci provano con la tizia con cui si allenano che li manda a cagare.

Gli agonisti sono quelli con la bava alla bocca, quelli che si studiano le startlist, che controllano su strava come si sta allenando il loro rivale (o semplicemente chi gli sta sul cazzo). Anche per loro la motivazione non è mai un problema, perchè chi è abituato ad avere nemici riesce a trovarseli anche dove non ce ne sono.

Per la mia esperienza, gli atleti potenzialmente più soggetti ad una prematura interruzione dello sport  sono quelli che rientrano del Quadrante del testimone. "Testimone" perchè devono sempre provare a qualcun altro quanto valgono, quanto sono bravi o che sì, anche loro "ce la possono fare": un padre da gratificare, un coach a cui rendere conto, un marito a cui far vedere quanto si è brave (caratterstica tipicamente femminile), una moglie a cui vogliamo dimostrare che si può far tutto... Nonostante le intenzioni siano solitamente positive, la motivazione è sterile, perchè fondata sull'idea di aspettative altrui, quindi su nulla.

La cosa buona è che i quadranti sono sono fissi e si può passare nel corso degli anni da un settore all'altro, non necessariamente ad uno migliore, non volotariamente ad uno peggiore.

E voi, siete in grado, onoestamente, di riconoscere a quale quadrante appartenete?


martedì 16 aprile 2024

Coach, motivami!

"Strong, dammi un po' di motivazione", naturalmente nel corso degli anni è una frase richiestami SOLO da atlete donne.

Così, buttata là.

 Però la motivazione non si dà, nè tantomeno si ottiene, un tot al chilo.

Tra i compiti di un bravo allenatore sicuramente c'è, è importantissimo, quello di supportare anche sotto l'aspetto motivazionale i suoi atleti, sia lungo la preprazione che a ridosso della gara.

Ma il bravo allenatore SA quando, dove, come e perchè motivare i suoi atleti.

"Questo allenamento mi è andato male, motivami un po'" non serve a nulla:

1) perchè ho già spiegato innumerevoli volte cosa (non) significhi un allenamento andato male

2) perchè UN allenamento andato male non ha bisogno di essere impiazzato da un frase motivante

3) perchè trovare una chiave motivazionale, per funzionare, deve essere utilizzata e recepita in momenti specifici, altrimenti diventa un bigliettino dei baci perugina

Però, ora che ci penso, invece potrebbe essere un grande idea, tra i prossimi programmi del PandaLab potrei creare un pacchetto con 100 frasi motivazionali.

Esattamente un tot al chilo.

venerdì 5 aprile 2024

La versione migliore di noi stessi!

Nello sport amatoriale si sente spesso di che si fa "per se stessi".

Non lo faccio per il risultato, non lo faccio per un obiettivo, ma "lo faccio per me, perchè mi fa stare bene".

Adesso, sapete quanto io sia un promotore di un approccio scanzonato e goliardico allo sport amatoriale, ma sempre di sport parliamo!

Se rietrate anche voi nella categoria di chi dice o pensa queste cose, vi invito caldamente ad aprire gli occhi e guardarvi allo specchio.

State dicendo, o pensando, cazzate!

Se lo faceste per voi stessi e basta (cosa che comunque adrebbe benissimo, anzi anche di più), lo fareste senza indossare pettorale, senza pubblicare la foto con la medaglia e senza condividere ogni allenamento che fate.

Ma se stiamo qui, è chiaro che non è per questo.

Fate questo passo di autoriconoscimento, perchè alla fine, anche se fate finta che non sia vero, ci piace gareggiare, ci piace avere un obiettivo da raggiungere e ci piace anche quella sana competività, che sia per la medaglia d'oro alle olimpiadi o per la birra con il vostro miglior amico.

Ecco, una volta riconsciuta questa verità, fatelo (anche) per gli altri!

Diamo un esempio di valori virtuosi, etici e fisici, perchè se proprio dobbiamo fare sport (non attività fisica), se proprio dobbiamo condividere (perchè è bello anche questo aspetto, come riconobbe troppo tardi il buon McCandless), trasmettiamo il miglior messaggio che possiamo!

Trasmettiamo la miglior versione di noi stessi!

venerdì 26 gennaio 2024

Lettera aperta all'atleta in difficoltà (nel 2024)

Mai come quest'anno sto vedendo in tantissimi atleti cominciare la stagione con tantissime difficoltà.

Porblemi organizzativi, situazioni impreviste, impegni professionali, malattie prolungate, stanno portando tante persone a rimodulare i propri allenamenti, procrastinare o addirittura cancellare gare importanti.

Questo, chiaramente, può facilmente avere un effetto demotivante sull'approccio allo sport.

Adesso, io non so se è pura casualità  o c'è qualche improbabile nesso, ma gli incidenti di percorso rientrano in quelle cose che non possiamo controllare e quindi non meritevoli della nostra frustrazione.

Certo, che il culo roda ci può stare, ma con la consapevolezza che lo sport lo utilizziamo per  il nostro benessere, fisico ma anche mentale, e se è vero che praticarlo ci fornisce un beneficio totale, è altrettanto vero che il non poterlo praticare significa che le nostre attenzioni, in questo momento, è giusto indirizzarle su qualcosa che evidentemente riveste una priorità maggiore.

Avere questa consapevolezza ma sofrzarsi di fare sport è il modo migliore di rovinare entrambi questi aspetti fondamentali.

C'è un tempo per tutto, e arriverà nuovamente il tempo per fare sport con la massima motivazione e determinazione (e state sicuro che io sarò in prima linea a spingervi oltre ogni limite in quel momento).

Ma c'è anche il tempo per abbracciare altro, e il fatto che questa scelta siamo noi o no a farla, non deve influire minimamente sul nostro approccio alla mancanza di sport.

In qualche modo, il buono uscirà sempre.


mercoledì 20 settembre 2023

Quando si diventa IronMan?

Spesso si dice che nell'IronMan conta più la testa che le gambe.

Cazzate.

Se non hai le gambe puoi essere anche il più determinato del mondo... non vai.

Però la testa ha un'importanza fondamentale che non può e non  deve essere tralasciata per chi prepara un IronMan.

Cosa significa testa?

Significa determinazione, concentrazione e motivazione.

Tutte cose facili da cercare ed individuare quando la vostra gara sta andando bene, quando state nel "flow", quando le energie non sono ancora in riserva ed il vostro obiettivo sta lì a portata di mano. 

Ma quando vi ritrovate esausti, quando avete perso la lucidità e non sapete più dove aggrapparvi per portare a termine la vostra gara, ecco... è lì che state conquistando la vostra vittoria!

E' lì che state diventando IronMan...

venerdì 12 maggio 2023

Quando vale la pena gareggiare?

Sempre, se siete iscritti ad una gara.

Ci sono vari motivi per cui ho ricevuto richieste dai miei atleti nelle ultime due settimane prima di una gara se partecipare o meno.

1) domenica ci sarà il diluvio
2) in questi mesi non mi sono potuto preparare al meglio ed ho saltato molti allenamenti
3) ho ancora quel fastidio al polpaccio
4) sono complemtante scazzato e non ho voglia di gareggiare
5) ho un'ansia che non ho mai avuto prima

I motivi possono essere fisici o motivazionali, seri o cazzate (molto più spesso), ma la mia risposta è stata, è, e sarà sempre sì, gareggiate!

Ogni motivo non sarà mai sufficiente per non gareggiare.

Vi dirò di più - questa non è da bravo allenatore ma sti cazzi - gareggiate anche se avete qualche acciacco fisico.

Avrete tempo dopo la gara per riposare quanto volete.

Vi dico questo per due motivi:
1) se non gareggerete avrete sempre la sensazione di aver perso qualcosa
2) comunque andrà la gara, a fine gara avrete sarete felici, non mi chiedete il perchè, ma lo sapete bene anche voi

E vi dirò di più, anche se non state al 100%, la gara la dovrete fare al meglio, non vi accontentate di andare lì per cazzeggiare, "vada come vada", o "male che va mi ritiro", così vi state mortificando. 

In gara si va per gareggiare.

Mancanza di motivazione? 

Ci penserete prima di iscrivervi alla prossima gara, ma se a questa vi siete iscritti, andatevi a conquistare quel traguardo!

lunedì 8 maggio 2023

Il corpo del linguaggio

 

Spesso si sente parlare del linguaggio del corpo, di quello che il corpo ci sta dicendo anche se non lo stiamo esplicitando in altro modo.

E' altrettanto importante prestare attenzione però al procedimento inverso.

Quando ribadisco ai miei atleti di non compiangersi o di lamentarsi è perchè in quel modo mostrano debolezza, emostrare debolezza signfica avere debolezzie.

Attenzione, quesnto NON signfica che:
-chi non mostri debolezza non ne abbia
-sarebbe un problema avere delle debolezze

Non mostrare debolezze però può darci la consapevolezza che potremmo NON averle! 

Ora direte: ma non sarebbe peggio aver dei punti deboli e far finta di non averli?

Alcune volte, soprattutto negli sport di endurance, bisogna ingannare la mente, perchè non possiamo permetterci di avere debolezze.

Quando state correndo la Maratona finale di un IronMan, avete ogni muscolo affaticato e doloretti su tutto il corpo, potete permettervi di fermarvi?

Oppure ignorate la fatica, o meglio la combattete per sconfiggerla?

Date un corpo forte al vostro linguaggio, perchè la testa, n qualche modo, ascolta sempre.

Visione troppo stoica dello sport?

Forse, ma che vi aspettate da uno che si chiama Strong?

mercoledì 29 marzo 2023

STEFANOLACARASTRONG qualificato all'IRONMAN World Championship 2023... can you believe it?

 

Io no.

Non ci avrei mai potuto credere.

Sono sempre sereno e lucido in ogni situazione, ma devo ammettere che quando ho ricevuto la mail in cui mi comunicavano il diritto alla slot per il mondiale IronMan,  mi sono emozionato.

La qualifica, conquistata con tanta fortuna (che nella mia vita non è mai mancata) e un pizzico di merito, è stata ottenuta grazie alla mia prestazione dell'anno scorso all'IronMan Italy 2022.

Come  ho scritto sopra, l'emozione è stata grande, ma "l'abbraccio" e la condivisione della gioia da parte della mia famiglia, dei miei amici e compagni di squadra quando gliel'ho comunicato è stata la parte ancora più emozionante.

Che poi, alla fine, è il motivo per cui esiste il Team Panda.

 “happiness is only real when shared”

venerdì 6 gennaio 2023

Il Giorno#1

 

Sento sempre più persone che vorrebbero "provare" il triathlon ma.

Ma non ho tempo...

Ma non so nuotare...

Ma non ho la bici...

Ma ormai sono vecchio...

Ma se mi metto pure a fa' triathlon mia moglie mi caccia di casa...

Eccetera eccetera.

Di solito la chiosa finale è "un giorno".

Però i giorni passano, e prima o poi bisogna chiedersi se è il caso di prendere in mano quel sogni, di aprire quel cassetto, di far diventare quel "UN GIORNO" in "GIORNO#1".

Come per tutto, le cose belle non capitano mai per caso sulla nostra strada, c'è sempre qualcosa o qualcuno che ce le mette davanti, però poi sta a noi decidere di prenderle.

E quando deciderete di prendere il triathlon ci sarò io ad accompagnarvi, perchè se state leggendo queste righe, neanche questo è un caso.





 

...ah poi c'è anche "ma non ho i soldi", però lì, amici miei, non ce se po' fa' un cazzo!

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