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lunedì 17 luglio 2023

L'insegnamento di Sting e le gambe di legno

 

La scorsa settimana sono stato a vedere il concerto di Sting.

Ho voluto fare una cosa che non ho mai fatto nei concerti... stare lì dal pomeriggio ed aprire i cancelli, ma per Sting, per il quale ho una sana ossessione, ne valeva la pena.

Certo, un conto è fare queste cazzate quando sei adolescente e un conto a 46 anni.

Per stare in prima fila al concerto, tra fila e fine concerto mi sono fatto sei ore fermo in piedi immobile.

Quando il concerto è finito, me ne sono andato via camminando come Pinocchio, gambe di legno completamente tese e bloccate... credo che anche alla vista degli altri, apparivo decisamente ridicolo...

E la corsa del giorno dopo ne ha risentito in maniera clamorosamente deprimente.

Perchè questa premessa?

Perchè questo è il motivo per cui i giorno prima di un IronMan divento la persona più asociale del mondo, sparisco dalla vista e mi chiudo in camera per riposare.

Quando due giorni prima, o addirittura girate il giorno prima di un IronMan per gli stand, fermandovi a chiacchierare con ogni altra persona che conoscete, quello è tutto "tempo sulle gambe" che pagherete senza sconti il giorno dopo.

La convivialità lasciatela per i giorni dopo la gara.

Quelli prima, per restare in tema, restate "SO LONELY"

martedì 11 marzo 2008

gente che si incontra al concerto degli Eels

Invecchio costantemente, non ho più il fisico nè la mente da concerto.
E mi infastidisce la gente che va ai concerti.
E mi infastidiscono i guardiamacchine con il cappello da ammiraglio che pretendono i soldi (che comunque non do).
E mi infastidisce guardare i concerti seduto con una poltrincina davanti che sta ad un millimetro dalle ginocchia. La struttura è bella, per carità, però...
Però.
Entro con 2 minuti di ritardo e cerco il mio posto al buoi. La mascherina mi dice che il posto mio sta là, ma là dove?
Mentre cerco il posto una stronzetta precisina mi rimprovera "ragazzi, per favore, vi scansate un po'?". Mi scanso da che cosa? Il concerto non è ancora iniziato, stai vedendo un documentario della vita di Mr. E in inglese del quale capirai più o meno il 30% (ma comunque ridarai al 90% delle battute).

Oppure capisci veramente l'inglese, e allora mi sento dietro le orecchie tutti quei commentini tipo "ah sì, quella è la seggiolina della seconda pensilina del terzo binario della stazione ferroviaria di New York" oppure "il Canada è la mia seconda casa, ma il prossimo anno me ne vado in Alska).
Ma poi, per fortuna,c'è anche il capellone che non vuole cedere il posto (non suo, naturalmente).
Il concerto. Sinceramente mi aspettavo di più, per 25 euro. Sì, bello, ma su quello non c'erano dubbi. Forse sono mancate parecchie canzoni che mi aspettavo di sentire e qualche versione l'avrei voluta più rock, ma forse (forse) non era il contesto più adatto. Ma forse (forse) anche un po' troppe chiacchiere (il pubblico comunque ride sempre).
E neanche un bis.
Però l'effetto "dopo concerto" (quello che ti senti i dischi per una settimana) c'è ancora e questo sicuramente è un buon segnale.
Come il non aver trovato graffi sulla macchina da parte dell'ammiraglio

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