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lunedì 10 agosto 2026

Il mio approccio al coaching

 

A un certo punto mi sono fermato a riflettere sul mio percorso da coach.

Ho iniziato pensando e sostenendo che il fulcro essenziale del lavoro sia quello di saper gestire al meglio i propri atleti, attraverso il rapporto personale, la comunicazione e insegnando loro a percepire l'intensità delle loro espressioni metaboliche per otttenere il massimo in termini di prestazione ma anche di assimilazione più complessa del mondo sportivo.

In questa fase, ho completamente denigrato l'uso massivo e invadente dei dati, ricevendo anche dure (e a volte anche giuste) critiche su questa metodologia del tipo "contano solamente i dati" oppure "i numeri non mentono mai".

Poi però, una solida parte mondo del coaching, anche e soprattutto fatta da allenatori seri e rinomati, si è spostata verso questo tipo di lavoro, riconoscendo l'importanza delle "soft skills" (un concetto che mi fa cagare, vomitare e poi ricagare di nuovo) sulla freddezza dell'approccio analitico.

Quello che però molti non sapevano di me, è che una delle mie competenze professionali più certificate ed elevate è proprio quella dell'analisi e il mio iniziale rifiuto di sfruttare questa struttura anche in ambito sportiva era relativa solamente al fatto di voler anteporre (o forse, ripeto sottolineando il mio errore di gioventù, sovrapporre) il rapporto coach/atleta a quello freddo, seppur apparentemente più professionale, dei dati.

Col tempo e (ahimè) con l'esperienza (leggasi vestustà), riconoscendo che il mio percorso da allenatore in effetti era un po' monco senza l'approccio analitico, ho cominciato ad inserire in maniera sempre più decisa l'analisi e valutazione dei miei atleti.

Purtroppo (o per fortuna), agli occhi della gente, un coach che sa interpretare i dati appare assai più professionale di uno che sa gestire una relazione e di fatto, con questo "doppio binario", la mia credibilità come allenatore ha avuto un incremento esponenziale.

Il fatto, e chiudo, è che chi sa o ha saputo costruire relazioni forti, serie, oneste, reali e durature con le persone, fa sempre in tempo ad aggiungerci (o approfondire) l'aspetto professionale (o, come nel mio caso semplicemente ad inserirlo nella pianificazione), mentre chi per anni ha dato esclusivo valore a "ciò che è misurabile"... mi dispiace ma col cazzo che sarà in grado di ricostruire una efficace capacità relazionale.

E no, neanche partecipare a tutti i corsi per acquisire le "soft skills" vi sarà di aiuto.

Qualora vogliate accettare un consiglio, tenete a mente queste mie considerazioni quando vi approccerete al coaching...

martedì 4 novembre 2025

La diversa percezione del nome degli allenamenti (ripetute o variazioni?)

Basta poco, pochissimo per cambiare la percezione di come un atleta si approccia a un determinato allenamento.

C'è un allenamento che propongo periodicamente ai miei atleti, che ho chiamato "St. Moritz" che consiste sostanzialmente in 32x200mt frazionati di corsa (che nella progressione di carico arriveranno anche a 50x200), da fare a medio alta intensità, con 30" o 1'30" di recupero da fermi, a seconda della ripetuta o del set)

Quando i miei atleti si ritrovano questo allenamento hanno gli incubi una settimana prima e cominciano ad attrezzare bambole voodoo con le mie fattezze.

Uno degli allenamenti preferiti dai miei atleti invece, è un 15x3' a media intensità + 1'30" di corsa facile di recupero.

Adesso, se avete un minimo di dimestiche con gli allenamenti, capirete bene che i due esercizi, naturalmente inseriti in diverse fasi della preparazione annuale con specifiche aggiustamenti), non sono così distanti per proposito e per TSS (Training Stress Score)... vabbè per buciodeculaggine, così ce capimo.

Il fatto è che se qualcuno legge 32x200, nella sua testa scatta immediatamente RIPETUTA affiancata dall'imamgine di Usain Bolt che si piega in curva, anche se nella spiegazione c'è indicato un passo più vicino ad un fondo medio veloce.

Ecco, nella mia esprienza da coach, quando riesci a identificare, comprendere e lavorare su questi fattori di pazzia degli atleti, il grosso del lavoro è già fatto! 

lunedì 29 settembre 2025

Fermarsi completamente in off-season?

Il problema è che molti, quando sentono la parola "off-season", si immaginano il nulla. 

Una pausa totale: silenzio radio, il Garmin spento, l’account TrainingPeaks che prende polvere, e magari la convinzione che “serve staccare tutto”. 

E  hanno ragione, staccare serve. 

Ma solo se sai cosa stai staccando, per quanto e come

Il punto è che staccare tutto, per davvero, vuol dire iniziare a perdere struttura, ritmo e tono. 

E perdi, soprattutto, quella base minima che tiene insieme tutto il lavoro che hai fatto nei mesi prima.

I muscoli, i tendini, i legamenti… tutto inizia a diventare meno “pronto”. 

Quello che serve, invece, è non sparire

È rimanere dentro al sistema, anche solo con tre allenamenti a settimana, con volumi ridotti, intensità basse, ma presenza costante. 

Il corpo non dimentica tutto e  soprattutto la testa rimane collegata.

Allenarsi poco in questo periodo va benissimo, anzi è auspicabile, ma non allenarsi proprio, con la scusa del recupero, è una scelta che si paga carissima dopo. 

Ok, adesso già mi aspetto 27 messaggi da tutti gli atleti che hanno gareggiato all'ultimo IronMan...

"Coach quando ricominciamo?"

Ho detto che non bisogna staccare completamente, ma comunque lo decide il coach quando riprendere!

martedì 17 giugno 2025

Gli "stressor" nella preparazione dell'endurance

Rispondo ad una domanda interessante che mi è stata posta. 

Lunghi di corsa a mezzogiorno con 40° all'ombra...

Allenamenti indoor senza ventilatore e maglia a manica lunga per simulare l'umidità...

Servono o no per adattare il corpo a stimoli specifici per la gara?

Inserire stressor così debilitanti (relativamente ai quali sarà necessario un adeguato recupero) potrebbero essere utili, ma condizioni molto restrittive, ovvero con limitazioni del tempo e dep periodo della programmazione.

Vabbè quindi in sostanza quando e dove metterli?

Innanzitutto solo nel contesto di allenamenti a bassa intensità, da fare di conseguenza ad intensità ancora più bassa.

Secondo punto, inserirli solo nella parte finale: un esempio potrebbe essere un lungo di due ore di corsa, al quale aggiungere alla fine 15 minuti indoor in condizioni stressandi (quindi anche a casa in ambiente controllato).

Terzo aspetto, non più vicino di tre settimane alla gara clou che avete in programma, perchè si adnrebbero a variare troppi equilibri delicati.

Il tutto va contestualizzato anche al tipo di atleta che avete di fronte, livello ed esperienza.

Naturalmente, mi aspetto che dopo tutte queste premessa, ci sarà il neofita che sta preparando l'IronMan Italy, che a ferragosto si farà un lungo di tre ore di lungo di corsa al mare a mezzogiorno, stramazzando al suolo al primo primo bar sul lungomare.

Tanto poi ci sarà sempre una moglie che lo andrà a raccattare. 

 


lunedì 3 luglio 2023

L'altra faccia dei test

 

Ormai sapete bene che non sono un grande fanatico dei test.

Praticità e ripetibilità, economicità, attinenza alla distanza che si preparaa e, non per ultimo, stress e svogliatezza che provocano nell'atleta che deve esegurili, sono solo alcuni degli aspetti che come allenatore mi fanno ridurre la somministrazione di tali prove a casi sporadici e/o inevitabili.

Proprio questo ultimio aspetto però, ovvero lo stress e la reticenza degli atleti quando leggono in tabella l'approssimarsi di un test, è decisamente una caratteristica assai personale che non sempre e necessariamente si allinea con la mia opinione.

Mi è capitato di avere qualche atleta, soprattutto recentemente, che invece trova nel test enorme motivazione, confronto e crescita.

Quando mi trovo davanti atleti con questa predisposizione non posso fare a meno di assecondare tale attitudine e addirittura lascio loro ampi margini di scelta sul test, soprattutto quando farlo (chiaramente nella forbice temporale che decido io).

E questa, vi assicuro, è una delle cose più belle dell'allenare, ovvero cercare di rimodulare idee, punti di vista e convinzioni in base ad ogni singolo atleta che ci troviamo davanti... pardon, ad ogni singola persona...

lunedì 5 giugno 2023

Perchè tutti questi combinati?

 

Mi fa sempre piacere rispondere alle domande degli atleti che alleno, e una delle ultime è stata "Strong ma perchè facciamo tutti questi combinati?"

In questo caso poi, la domanda è anche molto interessante, motivo per cui vorrei condividere la risposta in questo post.

I motivi sono vari:

1) siamo ormai nel periodo agonistico e ricerchiamo tutti quegli adattamenti metabolici e tecnici specifici in preparazione delle gare e il combinato è quanto di più specifico ci possa essere

2) abbiamo portato a casa un lavoro cardiovascolare con un volume complessivo rilevante lavorando contemporaneamente su due frazioni

3) correre con un preaffaticamento ci consente di acquisire tutti i benefici di un lungo di corsa senza stressare particolarmente l'apparato muscolo-scheletrico (infatti nel PandaLab non superiamo quasi mai i 45' di corsa post bici)

E qui vorrei (e mi piace) essere ripetitivo... se vi state rivolgendo a me sappiate che il mio obiettivo non sarà farvi diventare  forti nuotatori, ciclisti o podisti, ma forti triatleti.

lunedì 22 maggio 2023

L'alternativa indoor al lungo in bici

 

In vista di qualche finesettimana con previsioni meteo proibitive,  ricevo spesso richieste dai miei atleti di avere un'alternativa indoor al posto del lungo in bici.

Adesso, chi mi conosce (e i miei atleti mi conoscono bene), sa che allenamenti indoor e outdoor per quanto mi riguarda sono totalmente interscambiabili.

(Non c'è da precisare che un allenamento con intervalli ben definiti fatto outdoor naturalmente potrà e dovrà essere adattato al percorso).

Comunque, se avete quattro ore di lungo in bici fuori ed è previsto il diluvio, vi fate quattro ore di bici indoor.

Mi accordo subito che atleti già solididal punto di vista sia fisico che mentale non si pogno il problema e senza dirmi nulla si fanno le loro quattro ore di bici indoor.

Tuttavia, quando qualcuno mi chiede "l'alternativa indoor" non batto ciglio e gli metto subito in calendario un altro allenamento breve con variazioni di intensità o con lavori di forza.

Perchè?

Perchè se un atleta mi chiede un'alternativa è perchè ancora non è pronto per eseguire il lavoro "come va fatto", e chiaramente stiamo parlando di non essere pronti dal punto di vista mentale o delle motivazioni, perchè per l'impegno di tempo o di intensità non cambia nulla (sì ok, si suda di più, bisogna idratarsi, si pedala sempre senza discese e tutte queste altre scuse...)

Quindi l'alternativa ve la metto senza problemi, così siete contenti con il vostro bell'allenamento, però sappiate che stiamo lavorando su altri fattori che non possono replicare ogni caratteristica prevista nel lungo, anche se qualcuno vorrà farvi credere che mettendo un lavoro aerobico dopo una prima parte di qualità si può simulare bla bla bla...

No, è un altro allenamento che stimola altre caratteristiche... e sì, questo allenamento è chiaramente un ripiego!

lunedì 16 novembre 2020

Il concetto di squadra per l'allenamento individuale



Ormai saprete benissimo quanta importanza dia al concetto di gruppo.

Se il concetto è scontato per gli sport di squadra e un po' meno per i team di sport individuali (squadra podistiche, di triathlon, nuoto ecc.), non per questo non lo è per gli allenamenti.

Ma non stiamo parlando dello stimolo allenante motivazionale che un gruppo di allenamento possa dare (come nel caso di gruppi di atleti elite che si allenano insieme per avere riferimenti di alto livello come base di paragone), ma proprio della forza e sicurezza che il gruppo possa trasmettere ad un singolo atleta per la successiva resa individuale in gara.

Abbiamo visto nel recente sondaggio quanto sia fondamentale l'empatia tra allenatore ed atleti, ma è altrettanto importante tra gli stessi compagni di allenamento: la capacità di mettersi ognuno nei panni dell'altro (tra atleti), in modo che ognuno sappia "cosa sta provando" chi si allena con lui.

A che serve tutto questo?

Ho sempre ribadito l'importanza di costruire invece che distruggere, ed anche questo obiettivo è finalizzato all costruzione, ad accendere gli entusiasmi, smuovere le emozioni.

Una sorta di innamoramento, un network neurale, un legame fatto da un sentimento comune, sapendo che ognuno può contare sull'altro.

In questo modo, mettendosi "al servizio" degli altri avremo la grande arma di saper interpretare un gioco individuale e collettivo allo stesso tempo.

Che poi è vero che in gara battaglia si muore da soli, ma quando si affronta una sfida il nemico con a fianco compagni che sanno tutto di te e tu di loro, dei quali vi potete fidare reciprocamente in modo assoluto, è tutto più facile.

E in questo caso, come nella battaglia delle Termopili, la qualità di chi avete a fianco può contare più del numero.

Ecco, questo è quello che stiamo costruendo nel PandaLab!

lunedì 4 febbraio 2019

Il sorriso dell'allenatore




Questo film è un capolavoro.
Naturalmente non dico nulla di nuovo.
E questa scena è stupenda.
I 400 finali del velocista scozzese Eric Liddell.
Tra i tanti momenti emozionati (l'incoraggiamento nella lettera del rivale americano, il crescendo della musica di Vengelis e l'arrivo trionfale), quello che mi colpisce più di tutti è il sorriso del suo allenatore, quel con il cappello, per intenderci (al minuto 1:30)
Eric Liddell era famoso, oltre per la sua velocità e per il suo impegno come missionario cristiano, anche per il suo stile sgraziato: braccia senza controllo e testa buttata all'indietro.
Che però era la sua arma vincente.
Come anni dopo Pantani toglieva la bandana prima di scattare in salita, Liddel buttava la testa all'indietro prima del suo sprint finale.
In quel momento, il suo allenatore capisce che Eric Liddel ha già vinto.
Non c'è dubbio nel suo sorriso, solo compiacimento.
Certo, è solo un film, ma come spesso accade, in una ricostruzione cinematografica si riescono a cogliere e risaltare spunti assolutamente realistici.
L'allenatore è così.
A volte può essere più taciturno, a volte più loquace, ma conosce il suo atleta più di quanto lo stesso atleta possa conoscersi.
E sa sempre come finirà.
L'importante è saperlo fare sempre con quel sorriso.


Qui sotto il filmato originale della gara di Liddell, non meno emozionante del film.


martedì 3 aprile 2018

La durata di un allenamento indoor

Sabato scorso era previsto un combinato abbastanza impegnativo, sia di tempo che di intensità.
Naturalmente ha piovuto tutto il giorno e quindi ho dovuto ripiegare per svolgere la mia bici e la mia corsa tutto indoor a casa.
Quando sono salito in sella, mia moglie mi ha detto "io intanto comincio a preparare i dolci per Pasqua".
Quando ho terminato l'allenamento ho trovato in cucina questa roba qui.


A parte il fatto che neanche ve lo devo dire che la parte più dura dell'allenamento è stata continuare ad allenarsi con i profumi che venivano dalla cucina... la domanda in effetti è questa:

Ma è stata bravissima Alessia o mi sono allenato un po' troppo?
E voi, qual è l'allenamento più lungo che siete riusciti a sostenere indoor?

giovedì 15 febbraio 2018

Il recupero tra le serie


Il recupero tra le serie...
Attivo o passivo.
Breve, lungo, totale.
Con rapporto 1:1, 1:2, 1:3 ecc...
Insomma ci possiamo inverare parecchie cose, in base a cosa vogliamo allenare.
Nell'allenamento di qualità in pista che ho dato questa settimana ai ragazzi, il lavoro principale era strutturato su due blocchi da 1500 frazionati:

800 over
pausa 20"
500 over
pausa 20"
200 over
pausa 5'
200 over
pausa 20"
500over
pausa 20"
800 over

Adesso, senza andare a rileggere...
DI QUANTO ERA IL RECUPERO TRA LE DUE SERIE (tra i due 200, per intenderci)?
5'
5'
cinque MINUTI

Minuti, non secondi!
Recupero completo, insomma.
Ebbene, è sorprendente aver visto a fine giornata in quanti abbiano fatto il recupero di ben 5 (cinque) lunghissimi SECONDI.

E poi si lamentano che gli allenamenti sono duri...

lunedì 8 gennaio 2018

Consigli su come allenarsi con il treadmill (ok, diciamolo in italiano, con il tapis rulant. Cosa neanche questo è italiano? Vabbè, con il tappeto o come cazzo volete chiamarlo)




Se ancora non l'avete capito, sì, sono un fanatico dell'allenamento indoor e del treadmill.
Questo poi è il momento ideale per allenarsi al chiuso.
Si possono fare facilmente richiami di forza con salite definite precisamente, e non si rischia di correre al freddo su strade ghiacciate.
Inoltre, potrete trovare motivazioni extra sentendo musica adatta (qui tutte le playlist che ho preparato) senza che vi cadano gli auricolari ad ogni cambio di ritmo.

Detto, questo, ma sui classici benefici del treadmill se ne trovano parecchi online (più o meno provati sulle gambe di chi scrive), vi dico i consigli di chi ha effettivamente ha macinato chilometri su chilometri su quel rullo.

Innanzitutto su quale scegliere il criterio principale dovrebbe essere soprattutto la meccanica del rullo (il più fluido possibile, e qui si parla di potenza di motore continua).
Sulla rumorosità il discorso lascia il tempo che trova.
Io ne ho uno silenziosissimo, ma quando correte ad alta intensità, per quanto possiate essere leggiadri, comunque si sentiranno i colpi dei vostri passi.

Anche sulla pendenza e velocità non avrete bisogno di requisiti particolari.
Ci sono tappeti che superano anche il 20% di pendenza, ma se non state preparando esclusivamente trail o vertical, un 12% è più che sufficiente, così come con i fatidici 20kmh di velocità massima (3min/km) potrete farci quasi tutto.
Ok, diciamo che a meno che non siate Mo Farah, potete farci tutto.

Ah, sempre a proposito di pendenza, vi ricordate quando anni fa si diceva che bisognava correre con 0,5% per "simulare" l'effetto del vento?
Ecco, cazzate.
Il vento non si simula alzando la pendenza,
A meno che non stiate facendo lavori in salita, si corre a 0%.

Molto poi si è discusso sulla differenza della meccanica di corsa (qui un interessante post del "Corsaro", che ha una visione diversa dalla mia ma che rispetto moltissimo).
Vi ripeto, dopo tre anni di esperienza massiccia vi assicuro che, dopo un periodo di adattamento di almeno un mese, se la tecnica di corsa acquisita è efficace, non ci sarà differenza tra un rullo che scorre ed il suolo statico, anche e soprattutto a livello articolare.

Anche se come sapete sono un fanatico degli allenamenti "a sensazione" (anzi, a percezione, se vogliamo dirla per bene), il treadmill è un ottimo modo di allenarsi su allenamenti ben definiti, dove impostando un'andatura specifica non si rischia di andare subito "fuori giri", ma si mantiene il ritmo che si vuole per tutto l'allenamento, avendo sempre sotto controllo -cosa importantissima- anche la frequenza di passo.

Infine, per chi vi ripete che correre sul tappeto può essere noioso, tutto sta a ricrearsi la giusta condizione motivazionale anche indoor.
Insomma correre tra i boschi dell'Oregon potrebbe essere spettacolare, ma anche a casa non è così male, non credete?

lunedì 31 luglio 2017

Come recuperare un allenamento perso (senza sentirsi in colpa)



"Strong, oggi non ho potuto fare l'allenamento previsto, posso recuperarlo domani?"
Certo, così domani ti fai 5km di nuoto, 280km di bici e doppio allenamento di corsa, salite la mattina e progressivo la sera.
Naturalmente ho esagerato, ma neanche più di tanto.
Richieste del genere mi arrivano almeno una volta alla settimana.

 
Sempre per quella smania di sentirsi in colpa per un allenamento saltato.
Se il nostro corpo è un contenitore, non è che più liquido si versa più si riempie.
Dopo un certo limite, continuando ad aggiungere, se tutto va bene, non c'è miglioramento.
Se tutto va bene...
E allora come si recupera questo allenamento saltato?
Semplicemente elimindaolo.
Andate avanti, continuate i vostri allenamenti normalmente.
Su un buon programma a lungo termine basato sulla consistenza quotidiana, un allenamento saltato non vi farà perdere niente.
Niente!
Per questo solitamente non pianifico giorni di riposo nel programma settimanale, il riposo è quando capita.
Certo, se vi allenate un giorno solo a settimane il discorso è leggermente diverso...
 

 

mercoledì 16 novembre 2016

Panda WOW - Workout Of the Week [57th &9th]


Non sarà il miglior album di Sting ma neanche il peggiore.
Esattamente l'album che ti aspetti da un sessantacinquenne con uno radioso passato artistico alle spalle, che è capace ancora di scrivere grandi canzoni.
Come non celebrare il ritorno con un bell'allenamento?
Questo è il periodo dell'anno dove gli allenamenti più proficui in bici si fanno indoor... l'album di Sting è intitolato 57the & 9th... mmm che ne possiamo tirare fuori?
Ecco qui l'allenamento!

9' warm up
9x(9"over+57"easy)
5'easy
9x(57"@Z4+9"@Z5)
5'easy
9x(57"@Z4+9"@Z5)
5'cool down

Domanda: Strong, per fare le cose più semplici possiamo fare intervalli da 10 secondi ed 1 minuto per fare conto paro?
Risposta: naturalmente no, parte dell'allenamento è mantenere la concentrazione durante lo sforzo per contare esattamente i secondi.
Fico eh?

lunedì 10 ottobre 2016

E.M.O. Training (II parte): ok, sai interpretare i watt, ma sai ascoltare il tuo corpo?


Giusto per rinfrescarvi le idee, qui c'è quello che intendo io per EMO training.
Sempre piano piano, e sempre non esagerando, sto cercando di estremizzare  il discorso.
Prima su me stesso, naturalmente.
Certo,  chi ha dubbi continuerà avere i dubbi e poi diciamocelo, avere qualcosa che ti analizzi anche quante volte ci si siede sul cesso fa sempre figo.
Abbiamo bisogno del beep sul passo nuoto, dobbiamo nuotare per forza con tot bracciate a vasca, dobbiamo correre per forza a 180 passi per minuto e dobbiamo pedalare ad un'intensità impostata da una macchinetta che costa -quando vi va bene- 500€ (490€ mi fa notare Piastrella...)
Ah, naturalmente vi possono dire anche quanto bene avete dormito e di quanto riposo avete bisogno.
E voi che siete, dei pupazzi?
Un sacco di gente non sarà d'accordo con questo approccio allo sport, ma la mia direzione si sta spostando alla deriva antitecnologica sempre di più.
Sì, anche adesso che tanti miei amici (tra cui anche qualcuno che alleno...) stanno cedendo agli omerici richiami dei watt.
La domanda è: può un valore definito su una prova di 20' in determinate condizioni psicofisiche definire la potenza che dovrai utilizzare poi in una gara di 180km con adattamenti completamnte differenti?
C'è tutta una dottrina scientifica che dice di sì, che si può definire.
Ma, per fortuna, anche no.
Perché se la tizia che vince il campionato del mondo di IronMan si allena senza aggeggi elettronici, qualche buon risultato si può ottenere così...

 

lunedì 18 aprile 2016

E.M.O. Training


 
 
La domanda è: siamo atleti (amatori, per carità!) o compratori di gadget sportivi più o meno inutili?
Ok, se avete risposto la prima opzione siete anche dei cazzari.
Il fatto è che orologi, gps, fasce cardio, misuratori di potenza, mute top di gamma, portaborracce in carbonio ed altre ammennicoli vari, sono sì utili, ma assolutamente non indispensabili e,a volte anche deleteri.
Hey, ho detto a volte!
Bello analizzare gli allenamenti, bello vedere quanto hai zompettato sulle gambe, quanto hai oscillato e quante lampadine avresti potuto accendere con la pedalata di oggi, ma se tutto questo influenzasse le prestazioni anziché essere di supporto?
Tempo fa mi sono inventato una cazzata chaima "Blind Run", facendo credere ai ragazzi che alleno di sfidarci su chi azzeccasse la propria andatura di corsa non vedendo il gps.
Su venti, diciotto credevano di andare più piano di quanto effettivamente stessero andando.
Sensazione di fatica minore rispetto a quanto ci possa condizionare vedere il passo in tempo reale?
Forse.
Ma non solo.
Qualcun altro mi dice di non riuscire a sostenere certi ritmi, soprattutto quando al momento del massimo sforzo, dà una sbirciata al gps per controllare il ritmo.
La settimana successiva gli ho alzato oltremodo i ritmi, sapete che è successo?
Esatto, ha fatto l'allenamento più veloce, nei ritmi "esatti".
Troppo condizionati da questi oggetti?
Forse.
E sono due.
Naturalmente il discorso non va estremizzato.
Una prova empirica, breve, senza riscontri duraturi nel tempo, priva prove scientifiche e limitata solo alla corsa (hey sapientoni, è stato solo un gioco, i professori li lasciamo fare agli altri) lascia il tempo che trova.
Affrontare gare lunghe come una maratona ad un passo gestito troppo a sensazione potrebbe portare a conseguenze devastanti, , ma per quanto mi riguarda questo giochino mi basta per tirare qualche seppur breve considerazione.
 
EMO sta per EMOtional.
Allenarsi a sensazioni, nel senso sentire il corpo, non i congegni elettronici.
Ma E.M.O. sta anche per Easy-Moderate-Over, tre andature, tre sensazioni che ci bastano per allenarci.
Easy, vai facile, chiacchiera, divertiti e cazzeggia.
Moderate, tieni un passo impegnativo relativamente al tempo (non distanza) che c'è in previsione per quel tipo di allenamento.
Over, daje a tutta.
EMO TRAINING, appunto.
Li sto già inserendo nei programmi dei ragazzi che alleno.
Non sempre e non a tutti.
Che dite, facile, medio e forte, ah Strong, non te stai a inventà un cazzo!
Esatto, è proprio questo il punto.
Forse ci siamo inventati un po' troppo...
 
 

venerdì 15 aprile 2016

Allenarsi con la musica, questione (anche) di motivazioni


La musica fa parte costantemente della nostra vita e, di conseguenza, dei nostri allenamenti.
Potete correre con le cuffiette o sentire il vostro respiro, scalare una salita con la musica a tutto volume o pensare solamente a risparmiare il fiato, ma qualche motivetto per la testa vi girerà sempre.
In questa sezione ho raccolto alcune playlist che se volete potrete usare in qualsiasi momento, adatte al caso nostro.
Le ho divise in:
  • Motivational: i classici brani, spesso strumentali, usati nei trailer di momenti epici per caricare l'atmosfera
  • Training Hard: hip hop da ghetto, ideale per gli allenamenti di potenziamento o indoor
  • Vintage Training: come sopra ma con musica R&B, soul e funky
  • Power Song: perfetta per gli sforzi brevi e intensi, per avere una spinta in più
Tutte le playlist sono in continuo e costante aggiornamento. Anche se non avete Spotify a pagamento, potete comunque sentirle in modalità casuale, che poi durante gli allenamenti è la cosa migliore.
Buon ascolto!



 

lunedì 3 giugno 2013

No, non ho mai fatto 180km in allenamento!


 


 
...ma in compenso ho fatto tanti chilometri in compagnia, fermandomi qualche volta addirittura a prendere un caffè!
Certo, sarà poco allenante, poco professionale, ma se a inizio preprazione di un Ironman mi avessero posto la scelta se fare 1000km da solo o 700 in compagnia, ma concludendo la gara con 40 minuti in più, comunque avrei scelto la seconda.
 
Questo perchè da un po' di giorni sto ricevendo un attacco frontale (sempre simpaticamente eh) dai miei amici Piastrella e Romanomedio (tanto ormai tutti sanno di chi sto parlando...) criticando il fatto di non aver mai coperto in allenamento la distanza della frazione bici dell'Ironman.
 
Ecco come infondere fiducia ad un esordiente:
 
 
 
Dopo qualche giorno arriva il rinforzo
 
 
Da notare l'ora dell'ultimo messaggio...
 
Qualora non l'avessi ancora ribadito abbastanza, ho totale fiducia in coach Diego ed i risultati che sto avendo ne sono l'ennesima dimostrazione.
Ecco, io non dico che loro sbagliano, ma Edo e Marco stanno tentando la qualifica per Kona, quando e se dovessi arrivare anche io al punto di giocarmela, magari comincerò a cambiare idea...
 
E questo qui sotto è il caffè che ieri ci siamo presi alla loro salute! 
 

venerdì 31 dicembre 2010

Chi si allena in compagnia due giorni prima di Capodanno si allena in compagnia tutto l'anno!


Ascolto consigliato: "Packs of Three" Arab Strap

E' una bella giornata fredda ed assolata ed alle 2 di pomeriggio io ed Aldo ci incontriamo in pista con il prode Kipudda per una corsetta in compagnia.
Aldo però decide di non rimanere in pista ed girare per Villa Ada.
Io e Kipudda decidiamo di fare 1x 3000, 1x2000 ed 1x1000 con 400mt di recupero al passo.
Nel riscaldamento chicchieriamo parecchio, aggiornandoci sulle novità, durante il primo 3000 parlo poco e di malavoglia, durante il 2000 rispondo a gesti, nell'ultimo mille parla solo lui (correggendo i miei errori di postura) mentre io risparmio le energie per sopravvivere.
Il passo sul mio garmin è stato di 4'04", 4'04" e 3'51" ma Kipudda mi ricorda che il Garmin tradisce mentre la pista no, e mi spara in faccia i tempi reali (che naturalmente sono più alti, 4'07" e 3'58" più o meno...)
Appena abbiamo finito ritorna anche Aldo dalla sua (solita) corsetta regolare, e ci facciamo un paio di giretti chiacchierando.
Insomma, per me che non sono abituato a correre in compagnia, queste occasioni sono sempre una piacevole sorpresa ed un ottimo modo per chiudere il 2010!

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