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martedì 26 maggio 2026

Come (NON) simulare la salita in bici quando hai solo pianura

 


Chi segue le mie pagine sicuramente si è imbattuto in vicende più o meno grottesche che raccontano episodi di vita di un coach, ma questo aneddoto rischia di salire direttamente al primo posto.

L'aneddoto si riferisce ad un allenamento di ciclismo che ho proposto ad un mio atleta, che consisteva in una serie di ripetute in salita a bassa cadenza di pedalata.

E poi arriva il colpo di scena sotto forma di feedback.

Il mio atleta mi comunica (naturalmente ad allenamento terminato, perchè solitamente PRIMA mi contattano solo per cose banali  o domande scontate) che, dal momento che non aveva potuto fare un percorso con salite, ha pensato bene di provcedere alle ripetute CON IL FRENO TIRATO per simulare una resistenza che potesse simulare l'effetto della salita.

Chiaramente la mia risposta al feedback è stata che questa storia sarebbe finita dritta dritta nei miei racconti.

La cosa preoccupante, tuttavia, è che mi sono scordato di specificargli che nel caso di simulazione tecnica di una discesa ripida, in mancanza di terreno adatto, forse non sarebbe opportuno aprire completamente il freno èer simulare la totale mancanza di resistenza...

giovedì 21 maggio 2026

Quando il coach comunica di essere irreperibile...

 

E' capitato che in prossimità di qualche impegno, o per la partecipazione a gare molte lunghe, con qualche giorno di anticipo comunico ai ragazzi che alleno la mia indisponibilità a rispondere alle loro richieste ovvero a rimodulare la programmazione degli allenamenti.

A nulla valgono in questo caso le mie rassicurazioni sul fatto di essermi comunque assicurato di non aggiornato i programmi e di non aver lasciato questioni insolute.

Hai comunicato che dal giorno X non puoi rispondere? Dal giorno X+1 minuto scatta il panico totale.

Gente che ti chiede di spiegare una nomenclatura di un esercizio (che per due anni avevano eseguito tranquillamente),   gente che ti chiede se può sostituire un allenamento con un altro (previsti entrambi tra due settimane) e gente che ti scrive anche mentre stai gareggiando con l'esigenza di comunicarti, "anche se stai gareggiando" che non gli funzionano i rulli.

Perchè alla fine, la parola rassicurante del coach funziona meglio dello Xanax. 

lunedì 12 gennaio 2026

La cosa che mi fa incazzare più come coach!

No, non è  una gara andata male, neanche con una interpretazione sbagliata della strategia.

Non si tratta neanche di allenamenti saltati, per qualsiasi motivo. 

Neanche di chi mi chiede come fare un allenamento, quando basta LEGGERLO.

Chi si lamenta sempre di qualche doloretto? No, neppure loro. 

Neanche quelli a cui dici di fare un test e ne fanno (volontariamente) un altro.

Pensate, neanche quando leggi un commento di un allenamento "easy" fatto a 170bpm. 

Figurarsi se è per chi mi manda vocali di 13 minuti! 

Quello che mi fa incazzare veramente è parlare e pianificare una gara per mesi, rimandare sempre l'iscrizione finchè non divent sold out.

Ecco, 'sta cosa mi fa proprio sbroccare. 

mercoledì 6 agosto 2025

Cosa succede quando non rispondi ai messaggi dei tuoi atleti.

Perchè può succedere non rispondere.

Stai impegnato,  non ti va, oppure ti vuoi solo fare i cazzi tuoi.

E succede sempre, questo, come un protocollo automatizzato:

1) dopo un'ora mandano qualche altro messaggio che sostanzialmente ripete il concetto del primo, come a voler dire "forse te lo sei perso, allora te ne rimando un altro così attiro nuovamente la tua attenzione"

2) dopo un'altra ora ci riprovano con un altro messaggio, solitamente inutile 

3) dopo un'altra ora cominciano a pensare "dov'è che sbaglio?" e allora ti mandano solitamente lo screenshot dell'allenamento che devono fare o che hanno fatto perchè pensano (giustamente) che non mi posso ricordare tutto di tutti a memoria, o almeno non sempre

4) nel frattempo si vanno a rivedere tutti i post che ho scritto dal 2009 cercando di capire come risolvere la situazione e il passo successivo è sempre questo: trovano un vecchio articolo dove avevo scritto di alcuni atleti che mi scrivevano anche solo per chiedermi come sto e allora danno il via a una serie di messaggi al miele: "coach comunque ti volevo ringraziare per tutto quello che fai" oppure "non ho bisogno di niente, ti scrivo solo per augurarti una buona giornata"

Dopo questo punto solitamente rispondo, anche se alcune volte ho avuto il privilegio anche di assistere al punto 5, dove comincia una serie di excusationes non petitae del tipo "lo so ho sbagliato ma non lo rifarò pù!", ma lì è roba da poltronissima e popcorn, altro che Netflix.

A quel punto, solitamente rispondo, ma ora che ci penso vorrei spingermi oltre e vedere cosa si cela dietro l'oscuro punto 6.

lunedì 23 giugno 2025

Come (e perchè) smettere di allenare un atleta che non ti dà problemi, ma neanche stimoli. (Ovvero: "ti meriti meglio di me", ovvero "non sei tu, sono io...")

 

Parlare di atleti che ti fanno impazzire è facile.
Quelli che cambiano ogni allenamento da soli.
Quelli che spariscono e poi ti scrivono solo per dire “non mi sento in forma”.
Quelli che ti rispondono “ok” a tutto e poi non fanno niente.
Lì il distacco è quasi fisiologico. 
Arriva da solo, lo subisci o lo invochi.
Ma c’è un’altra situazione.
Più scomoda da ammettere: è quando hai un atleta corretto, pagante ed educato.
Ma che non ti dà più stimoli. 

E a questo punto l’onestà diventa una nostra responsabilità.

Il punto è che non si può continuare solo per comodità.
Solo perché “tanto non dà problemi”.
Solo perché “paga regolarmente”.
Perché a quel punto non sei più un coach ma un esecutore.
E lo sai bene: se tu ti spegni, anche l’atleta prima o poi lo sente.
E se non lo sente… è pure peggio.

Si vabbè ma come si fa?

Si fa con rispetto, ma si fa.
Si scrive. Si parla. Si guarda in faccia il fatto che non stai dando il meglio e che merita qualcuno che abbia ancora voglia di cercare il suo meglio.

“Senti, sei stato un atleta serio, presente, preciso. E proprio per questo ti devo dire che sento di non avere più l’energia e la curiosità che meriti. Non è colpa tua. Ma è giusto che tu abbia un coach che sente ancora di poterti dare tutto.”

Sì, proprio come hai fatto con la tua ex ( o più probabilmente come ha fatto lei con te). 

E, cosa più importante: NON E' UNA CONTRATTAZIONE! Non c'è "Vabbè coach dai proviamo a fare altro" oppure "ma è per [aggiungere un motivo futile]? Ti prometto che cambierò le cose].

Se si decide, si taglia. 

Anche se è tutto “ok”.

Perché ok non basta.

giovedì 12 giugno 2025

Come contrastare la comunicazione "Stone Cold" degli atleti.

C’era questo wrestler, anni ’90, pelato, con gli stivali neri e la faccia da birra calda: Stone Cold Steve Austin.
Il suo motto era leggendario: “And that’s the bottom line, ’cause Stone Cold said so.”

L’ultima parola è la mia. Punto.

Ora, prendi questo atteggiamento e immaginalo dentro una chat coach-atleta.
Solo che stavolta non sei tu a fare Stone Cold.
È l’atleta.
E lì inizia la lotta.

Atleta: “Coach, domani faccio nuoto o bici?”
Tu: “Nuoto.”
Fine. Hai risposto. E' finita. Pensa tu.

Ma no.

Atleta: “Quindi pensi che sia meglio nuoto che bici, eh?”
Tu: “Sì.”
stavolta è chiusa, sicuro.

No.

Atleta: “Ok allora farò nuoto, va bene?”

E qui vorresti mandarlo _FF_ _ _ U_  _  (suggerimento: compra una vocale, la A)

Ma non lo fai.
Perché sei il coach.
(O almeno ci provi.)

Gli atleti Stone Cold non sono maleducati.
Non sono tonti.
Sono ansiosi da conferma.
Vogliono sapere che tu sei lì.
Che hai letto. Che sei d’accordo. Che li stai realmente seguendo.
Anche quando la risposta era già chiara due messaggi fa.

In fondo, vogliono sentirsi sicuri.
Ma nel frattempo, ti stanno svuotando la pazienza con una cannuccia.

La tentazione è quella di rispondere con un bel "leggi sopra" o un più moderno 🙃.
Ma tu sei il coach. E il tuo lavoro è guidare, non reagire, soprattutto male.

Quindi, ecco un paio di tecniche da manuale PandaLab:

1. La risposta blindata

“Fai nuoto domani. È la scelta migliore per te. Fine.”

Un “fine” ben piazzato vale più di mille emoji.
Chiude. Sigilla.
Fa capire che non serve replica. 

2. Il rinforzo preventivo

“Fai nuoto domani. Fidati. Ci serve proprio così.”

Dai il perché subito. Così eviti la coda inquisitoria.

3. Il silenzio strategico (il mio preferito)

Nnon rispondere.
Non perché sei scortese.
Ma perché hai già risposto.
Serve educare alla comunicazione funzionale, non alla chiacchiera circolare.

E risparmia loro un viaggio AFFANCULO (ma questo immagino che lo avevate già intuito). 


martedì 3 giugno 2025

Il coach bollito

 


C’è questa storia della rana.
La metti nell’acqua fredda e poi inizi a scaldare, piano piano. Lei resta lì. Non se ne accorge. E alla fine… cuoce.
Non salta fuori. Non capisce che sta per morire.
Noi coach? Uguali.
Solo che al posto della pentola c’è l’Intelligenza Artificiale, e al posto del fornello ci sono gli algoritmi di TrainingPeaks, le API di Strava e il nostro ego tecnico.

Non fraintendiamoci. Le piattaforme sono utili, io le uso ogni giorno.
Ma se pensi che il tuo valore come coach stia solo nel creare una tabella settimanale con 3 colorini e un TSS medio, sappi che c’è un algoritmo che lo fa più veloce, più preciso e senza le tue lagne del lunedì mattina.

E questo algoritmo non si stanca, non va in crisi esistenziale, e soprattutto… non sbaglia mai il passo di una ripetuta.

 Ma allenare non è programmare

Un vero coach non è uno che “mette le righe nel foglio”.
È uno che sa quando non farlo.
Che capisce se l’atleta è in down non perché ha 7 giorni rossi nel calendario, ma perché ha perso la motivazione, si sente una merda o si sta separando.

La fisiologia si misura.
La testa no.

Andy Kirkland ha pubblicato uno studio che dice una cosa chiara:

"I coach imparano più dall’esperienza sul campo che dai corsi ufficiali."

Per forza. I corsi sono pensati per vendere badge.
Ma il mestiere vero lo impari ascoltando gli atleti, sbagliando le programmazioni, chiedendo scusa, facendo domande intelligenti.

Sai qual è il miglior indicatore di un coach efficace?
Quanto dura il rapporto con l’atleta.
Non il suo VO2max. Non il tempo in gara.
Ma quanto resta con te.

Il problema è che tanti coach (troppi) si fissano PREVALENTEMENTE sui numeri.
Zone, soglie, W/kg, HF, LT2, MLSS, pippe varie.
Poi l’atleta molla.
Perché non si sente capito.
Perché ogni messaggio che ti scrive riceve un “Thumb Up” come risposta.
Perché tu sei più interessato al grafico del suo picco di potenza che al fatto che sta perdendo fiducia in sé stesso.

  • Parla con i tuoi atleti. Davvero. Non solo “com’è andata?”

  • Chiedi: “Come ti sei sentito?”, “Perché pensi sia andata così?”

  • Impara ad ascoltare anche le pause, i silenzi, gli “è andata bene dai” detti a mezza voce.

  • Costruisci fiducia. Non performance.

  • Se il rapporto tiene, la prestazione arriva. Se il rapporto si rompe, puoi anche aver scritto la tabella perfetta… ma non servirà a niente.

    Vuoi evitare di diventare una rana bollita?

Vuoi evitare di diventare QUELLA rana bollita?

Allora smettila di essere solo un tecnico.
Diventa un coach nel senso vero del termine: presente, curioso, coinvolto, umano.

Perché l’algoritmo è bravo. Ma non può credere in un atleta quando nemmeno lui ci crede più.

E quella, caro mio, è ancora roba solo nostra.

lunedì 5 maggio 2025

IL PIANO CARTESIANO DELL’ATLETA IDEALE (Quando coaching, immagine e gratificazione si incontrano… oppure no)

 

Allora, oggi si va di matematica emotiva.
Immagina un bel piano cartesiano.
Due assi.

  • L’asse X rappresenta il ritorno di immagine che hai come coach nell’allenare una certa tipologia di atleta.
    (Esempio: ti ha taggato in ogni post di Instagram, ha un fisico da copertina e ti cita in un’intervista → ritorno alto.)

  • L’asse Y rappresenta la gratificazione personale che hai nell’allenarlo.
    (Esempio: ti scrive feedback utili, si impegna, migliora, ti rispetta → gratificazione alta.)

Chiaro?

Ok. Ora andiamo a mappare gli atleti reali che popolano le tue tabelle, le tue giornate e, a volte, anche i tuoi incubi.

 

✨ L’ATLETA PERFETTO

Ritorno d’immagine: Alto
Soddisfazione personale: Alta

È l’atleta ideale sotto ogni punto di vista. Si allena con costanza, migliora di continuo, ti ringrazia pubblicamente e ti rende orgoglioso. È serio, competitivo, rispettoso e, in più, ti porta visibilità. Non crea problemi, non salta allenamenti e non fa polemiche. È così prezioso che lo alleneresti anche gratis (ma meglio se non lo sa).


🫥 IL NOBILE INVISIBILE

Ritorno d’immagine: Basso
Soddisfazione personale: Alta

Non cerca riflettori, non posta nulla, e probabilmente nemmeno dice in giro che è seguito da un coach. Ma per te è un piacere lavorare con lui: ti ascolta, si impegna, ti ringrazia con sincerità. Non ti farà guadagnare follower, ma ti fa dormire sereno.


📸 LA STAR INSTAGRAMMABILE

Ritorno d’immagine: Alto
Soddisfazione personale: Bassa

È ovunque sui social, ma non dove dovrebbe essere: in tabella. Ti tagga solo quando gli conviene, fa tutto a modo suo e ogni feedback è vago o assente. La sua presenza online è impeccabile, ma la relazione è frustrante. Devi scegliere se restare per la visibilità o salvaguardare la tua sanità mentale.


🙈 IL “PERCHÉ L’HO PRESO?”

Ritorno d’immagine: Basso
Soddisfazione personale: Bassa

Una fonte continua di fatica e dubbi. Salta allenamenti, mente nei report, non risponde ai messaggi e non migliora. Eppure, ti chiede più qualità. Non sai perché lo hai preso, ma ora sei dentro. Serve una profonda riflessione.


🚀 IL BOMBER INATTESO

Ritorno d’immagine: In crescita
Soddisfazione personale: Alta

All’inizio sembrava normale, timido, incerto. Poi ha sorpreso tutti, anche te. Si è acceso, ha cominciato a credere in sé e nel piano. Ti segue, ti ringrazia, si fida. È un atleta che ripaga ogni investimento emotivo.


🧠 IL FENOMENO DIFFICILE

Ritorno d’immagine: Alto
Soddisfazione personale: Alterna

Ha talento, risultati, intelligenza. Ma anche un ego importante. Ti risponde a monosillabi, fa il contrario di ciò che dici e si prende il merito di ogni vittoria. Se perde, è colpa tua. Allenarlo è stimolante e stressante allo stesso tempo.


🫶 L’AMICO FEDELE

Ritorno d’immagine: Basso ma sincero
Soddisfazione personale: Alta

Non è rumoroso, non cerca visibilità. Fa tutto ciò che gli chiedi, ti aggiorna con precisione e condivide dubbi e successi. C’è sempre, anche nei momenti difficili. Un rapporto profondo, da scriverci un libro.


🗯️ IL CHIEDI-TUTTO

Ritorno d’immagine: Basso
Soddisfazione personale: Frustrante

Ti assilla con domande, chiede spiegazioni per ogni dettaglio, ma poi non applica nulla. Non cambia, non cresce, e ti ruba tempo ed energia. Dopo ogni sua notifica, ti passa la voglia di allenare.


🧊 IL PRECISINO

Ritorno d’immagine: Medio
Soddisfazione personale: Alta

È pignolo, metodico, preciso. Registra tutto, anche i dettagli inutili. I suoi report sembrano bilanci aziendali. Un coach sogna di averne dieci come lui… fino a quando non diventano venti e sembri un amministratore delegato.


🤝 IL COMPAGNO DI VIAGGIO

Ritorno d’immagine: Medio
Soddisfazione personale: Alta

Lo conosci da sempre. Non è il più forte né il più visibile, ma è una costante nella tua vita. Vi scrivete anche quando non serve. La relazione va oltre il coaching: è stima, fiducia, amicizia.


 📲 L’ATLETA “WHATSAPP POST-GARA”

Ritorno d’immagine: Medio
Soddisfazione personale: Molto alta

Ha appena tagliato il traguardo, è ancora senza fiato, ma ti scrive subito: “Coach, ti giuro, oggi ho dato tutto. Grazie.”
Quell’ondata emotiva ti arriva addosso e, anche se la prestazione non era da record, per te vale oro. Lavorare con lui è un’iniezione di senso.


🫠 IL “MA IO LO FACCIO DIVERSO”

Ritorno d’immagine: Basso
Soddisfazione personale: Minata

Ogni allenamento diventa una proposta alternativa, ogni tabella un parere da "personalizzare".
“Coach, ho fatto un po’ a modo mio, mi sembrava meglio così…”
Tu ci metti metodo e struttura, lui risponde con anarchia travestita da iniziativa.


🧪 IL BETA TESTER INCONSAPEVOLMENTE PREZIOSO

Ritorno d’immagine: Basso
Soddisfazione personale: Alta

Non lo sa, ma lo usi per testare protocolli, idee, esperimenti.
Accetta tutto con fiducia, non si lamenta mai.
Non sarà mai sul podio, ma ti aiuta a diventare un coach migliore. È il tuo laboratorio umano su due gambe.


🐢 IL LENTO FELICE

Ritorno d’immagine: Basso
Soddisfazione personale: Enorme

Corre piano. Sempre. Ma con entusiasmo contagioso.
Ti racconta ogni uscita come se avesse scalato l’Everest.
“Coach, oggi 8 km! A un ritmo vergognoso, ma ce l’ho fatta.”
E tu pensi: questo è il vero spirito dello sport.


🤩 L’ENTUSIASTA A CICLI

Ritorno d’immagine: Medio
Soddisfazione personale: Variabile

Ha picchi di motivazione stellari e crolli improvvisi.
Scompare per settimane, poi torna con vocali epici: “Scusami, ho avuto un periodo, ma adesso ci sono. Più motivato che mai.”
Tu lo riprendi, ancora una volta. E ci credi. Ancora una volta.


🧳 IL “SEMPRE IN VIAGGIO”

Ritorno d’immagine: Basso
Soddisfazione personale: Intermittente

“Coach, settimana prossima sono a Lisbona. Poi Madrid. Poi Bali.”
Tu adatti la tabella a ogni fuso orario, ogni imprevisto, ogni escursione.
Alla fine ti chiedi: chi sto allenando davvero, lui o il suo avatar da travel influencer?


🎭 IL DOPPIOGIOCHISTA

Ritorno d’immagine: Basso
Soddisfazione personale: Confusa

Ti dice che fa tutto, ma i dati non tornano.
Dice che va tutto bene, poi sparisce.
Dice che sei il migliore, ma nel frattempo cambia coach.
È come allenare un personaggio, non una persona. E forse non è nemmeno reale.


🤯 L’EX SCOPPIATO MA RINATO

Ritorno d’immagine: Medio
Soddisfazione personale: Altissima

Era sparito nel nulla dopo un burnout, un infortunio o una delusione.
Poi è tornato. Con umiltà, dedizione e voglia di riscatto.
Ogni tuo consiglio lo segue come fosse oro. E tu ti emozioni nel vederlo rinascere.


💸 “PAGALO STESSO”

Ritorno d’immagine: Nulla
Soddisfazione personale: Bassa

Non si è allenato per un mese, poi ti chiede: “Coach, devo comunque pagare?”
Sì. È come andare al ristorante, non ordinare nulla, e pensare che il coperto sia gratis.
Eppure, per correttezza, glielo spieghi con pazienza.


🌟 “LA STAR”

Ritorno d’immagine: Alto (quando si ricorda)
Soddisfazione personale: Media

È un PRO, un’icona. Intervistato, sponsorizzato, seguito da migliaia.
Ti cita solo se vince, e solo se ti ricorda.
Tu sei coach… ma spesso anche segretario, autista, confidente.
Hai visibilità, ma spesso poca gratitudine.


🏅 “IL CAMPIONCINO”

Ritorno d’immagine: Localissimo
Soddisfazione personale: Alterna

È una celebrità a livello provinciale. Re della pista della zona industriale, protagonista delle gare da 10 km sotto casa.
Fuori dalla sua città non lo conosce nessuno, ma si comporta come se fosse il cugino segreto di Jan Frodeno.
Allenarlo è un altalena tra entusiasmo e sopportazione.


👟 “PAPINOPAY”

Ritorno d’immagine: Neutro
Soddisfazione personale: Bassa

È il figlio di papà. Non ha idea di cosa significhi sacrificio o responsabilità. Ma ti paga. Puntuale.
Non si impegna davvero, spesso ignora i feedback, eppure è sempre equipaggiato come se fosse al Mondiale.
Perché lo alleni? Perché fa comodo. E lo sai


🔄 “IL BOOMERANG”

Ritorno d’immagine: Minima
Soddisfazione personale: Emotiva ma logorante

Se ne va. Poi torna. Poi se ne va di nuovo. Poi torna ancora.
Vive in un loop continuo di indecisione, crisi esistenziali e nostalgia.
Con lui è tutto instabile, ma quando c’è, ti coinvolge. Forse troppo.


🗣 “IL MILLANTATORE”

Ritorno d’immagine: Ambiguo
Soddisfazione personale: Surreale

Non lo alleni. Ma lui dice di sì.
Scopri i suoi presunti “PB” dai social. Ti tagga in post celebrativi per tabelle che non hai mai scritto.
Non sai se arrabbiarti o farti una risata. Magari entrambe.


💶 “IL LOW COST”

Ritorno d’immagine: Zero
Soddisfazione personale: Nulla

Ti ha scelto perché costi meno della concorrenza. E te lo fa capire.
Non ti segue davvero, non ti stima, non vuole nemmeno sapere chi sei.
È un cliente. Solo un cliente. Ma nemmeno di quelli buoni.


❤️ “FANTASESSO”

Ritorno d’immagine: Nessuna
Soddisfazione personale: Falsa

La alleni gratis. Non perché è un caso umano. Ma perché speri – nel profondo – che te la dà.
Spoiler: non succede. Mai.
Ma tu continui a sperare. E a fare le tabelle con un’attenzione che non hai mai avuto per nessuno.

mercoledì 5 febbraio 2025

Gente che alleno ma che non sapevo di allenare

Dopo le mie ormai note rubriche "Gente che alleno" e "Gente che avrei potuto allenare", inseriamo di prepotenza una nuova rubrica!

L'altra sera ho ricevuto una messaggio da un atleta che alleno, con una sua foto insieme ad un altro ragazzo che mi salutavano.

Il fatto è che non so assolutamente chi sia  quel tizio!

Forse qualcuno che ha letto il mio libro o mi segue sui social...

Un rapido controllo ai social e... no... non mi segue...

Alla fine ho chiesto al mio atleta.

"Grazie del saluto... ma chi cazzo è quell'altro?"

"Mi ha detto che su Training Peaks mi segue La Cara"

"Ma dai..."

"Si, ha detto che ha te come coach"

Ecco, io ho 47 anni, ho perso parecchi capelli, la barca comincia ad imbiancarsi, e "qualcuno" mi ripete spesso che comincio a mostrare preoccupanti segni di senilità... MA NON SONO ANCORA COSI' RINCOJONITO DA NON RICNOSCERE I MIEI ATLETI!

La domanda dunque è: MA CHI CAZZO E' QUESTO?

mercoledì 31 luglio 2024

Come mettere knock out (la pazienza di) un coach

 


Qualche giorno fa ho inviato un messaggio whatsapp al gruppo dei ragazzi che alleno, comunicando che per il finesettimana sarei stato fuori casa senza la possibilità di analizzare o eseguire modifiche al calendario degli allenamenti, dando loro appuntamento al lunedì per tutti gli aggiornamenti del caso.

In quei tre giorni, ben NOVE atleti mi hanno contattato per modifiche agli allenamenti, magari con la postilla "poi controlla quando vuoi".

Per questo motivo, ho scritto un altro messaggio dove specificavo che al mio rientro sarebbe stato impossibile ricordare il loro commento a quale allenamento si riferisse (3 allenamenti del finesettimana moltiplicato per 30 atleti, tutti con programma personalizzato...), invitandoli a lasciare il feeback nell'apposito spazio del nostro portale di allenamenti Training Peaks.
La conclusione del mio messaggio era "per vostra sfortuna analizzo e controllo ogni singolo allenamento, quindi se ci sarà qualche feeback o qualcosa che non va sarete i primi a saperlo".

Illuso, credevo di aver chiarito definitivamente la questione.

Poi però è arrivitò l'uppercut che mi ha stordito:

"Stefano... dai un'occhiata al mio commento su Training Peaks"

Barcollante, ho abbozzato la riposta "...come ho scritto sul gruppo... io do SEMPRE un'occhiata ai commenti su Training Peaks"

Vedendomi colpito, il mio atlata ha affondato il colpo...

"Certo, ma li ho aggiunto dopo il tuo commento e ho scritto... (riscrive il commento che GIA' aveva scritto su training Peaks"

A quel punto sono in ginocchio... "guardo SEMPRE i commenti, anche le risposte successive"

E lì arriva il colpo di grazia, quello che mi fa stramazzare al suolo...

"Volevo specificare per non fraintendere che il valori dell'allenamento... ecc ecc..."

Sono esausto, distrutto, sconfitto e umiliato, ma con un filo di vita che mi rimane riesco a scrivere...

 "Diego, lo sai che questa conversazione finirà sul blog, vero?"

lunedì 29 luglio 2024

La "pausa fontanella" durante la corsa

 

Coach: "stavo analizzando la corsa di ieri... ma cosa sono tutte quelle brevi interruzioni durante la corsa?"

Atleta: "niente di che, mi fermavo a bere alla fontanella..."

Coach: "e quanto ti fermavi a bere?"

Atleta: "ma giusto il tempo di una bevuta... 5, al massimo 10 secondi..."

Coach: "E C'E' BISOGNO DI STOPPARE IL GPS!?!?!?!?!?!? Ma in gara quando ti fermi ai rifornimenti il tempo si ferma secondo te?"

 

FUCKING STRAVA

venerdì 7 giugno 2024

Il malato immaginario

 

Quando un atleta, a poche settimane dalla gara principale della stagione, lamenta qualche doloretto, bisogna subito valutare bene il campanello d’allarme.

Il grosso del lavoro è stato fatto e, almeno in questo caso, preferisco adottare una via più conservativa, meglio perdere un po’ di forma (nonostante il tapering di un IronMan è piuttosto delicato e non bisognerebbe mai tagliare improvvisamente il volume) che rischiare di rovinare tutto.

In più ci si aggiunge che un atleta impaurito nell’approccio ad un allenamento in questa situazione, potrebbe fare ulteriori danni modificando impulsivamente modalità ed esecuzione dello stesso allenamento.

Però, quando il problema si risolve senza strascichi, non c’è più motivo di rallentare o fermarsi, nonostante il timore nella testa dell’atleta permanga.

I riscontri, sia diagnostici che sul campo, indicano totalmente una possibilità di ripresa completa dell’allenamento (chiaramente con le dovute rimodulazioni di volume e intensità), ma comunque vi capiterà di dover fronteggiare immotivate reticenze dell’atleta.

“Mi sa che ormai mi conviene rimandare la gara”

“Ha ancora un fastidio, anche se non è clamoroso”

“Stamattina MI SENTO INFIAMMATO (…)”

“Semmai faccio una prova”

“Oggi è meglio che non mi alleno perché ho paura di rifarmi male”

E qui, terminati sia il recupero ma  anche la comprensione, c’è solo un modo e una riposta con cui contrastare questo muro di gomma:

“Vatti ad allenare e non rompere più il cazzo!”

P.S.Chiaramente, l'IronMan che ha fatto "il malato immaginario" si è concluso con il suo personal best...

giovedì 8 giugno 2023

Le testimonianze del PandaLab

Con un pizzico di orgoglio, questo è quello che maggiormente mi ripaga della passione che metto nell'allenare un gruppo fantastico... e sì, la cosa mi inorgoglisce assai!






lunedì 26 ottobre 2020

L'off-season di Walter

Si sa, l'offseason è un duro momento per il triatleta.

Quando l'attività più intensa che fai è mangiare i pancake, quando non hai tabella da seguire, kom da scalare, secondi da limare e soprattutto, quando non hai il tempo di lamentarti per il troppo tempo dedicato agli allenamenti, in attesa dell'agognata offseason!

Quindi potete immaginare il momento durissimo che sta vivendo Walter.

Che poi ha provato anche a fare estremi tentativi, tipotentare di infilarci un personal best su una mezza maratona (come se correre solamente non fosse un allenamento)...

Oppure quando mi dice che sta andando a fare un po' di stretching...


...ma io ben conosco quali sono i "percorsi" di Raniero...  

Ma per fortuna, anche io ho i miei strumenti di contrasto, con una serie di spie, che appena Walter si muove, non tardano a riportarmi puntualmente ogni attività anomala...


E poi gli estremi tentativi di fare dei post su Facebook nei quali afferma (cercando di indurmi in confusione) che la prossima settimana terminerà l'offseason e riprenderà ad allenarsi... quando invece sappiamo tutti che ha ancora ALTRE DUE settimane di stop...



E non finisce neanche con questo.

L'altro giorno, in una video chiamata, gli ho fatto una domanda a trabocchetto, tirando totalmente a casaccio...

"Walter, oggi ti sei allenato vero?"

"Sì coach scusa, non ce l'ho fatta, ho preso la bici e mi sono fatto 60km"

Insomma... un uomo in crisi.

lunedì 20 gennaio 2020

Gente che si incontra in zona cambio: l'inappetente


(Cliente entra nel negozio)
Buongiorno, mi prepara tre panini per favore?
Certo, li vuole preconfezionati?
No, ne vorrei uno con grana e bresaola, uno pomodoro e mozzarella e uno con la mortadella.
Ecco a lei, buon appetito.
Grazie, posso pagarli la prossima volta, tanto tornerà qui che si mangia bene?
Ma certo!

(Cliente rientra nel negozio)
Salve, posso avere altri tre panini per favore?
Certo, paga tutto insieme con quelli dell'altra volta?
Beh no, l'altra volta poi non avevo più fame e non li ho mangiati, mica devo pagarli lo stesso!
Ci mancherebbe, qui prepariamo i panini per buttarli!
(Cliente esce dal negozio)

Secondo voi cosa deve dire il negoziante quando rientrerà il cliente?
(Perché rientrerà, eccome se rientrerà!)

Ecco, tutto questo traslatelo nel mondo degli allenamenti del triathlon, perché non credo che ci sia un allenatore che non abbia mai avuto a che fare con un furbo inappetente così.


mercoledì 19 giugno 2019

Indovina chi l'ha detto? #1


Apriamo oggi una nuova rubrica chiamata "INDOVINA CHI L'HA DETTO?"
Il gioco è semplice, basta indovinare chi tra i ragazzi che alleno ha tirato fuori una perla e si vincono due ripetute in meno sul prossimo allenamento.

La frase del giorno è:

"Intanto ho migliorato un sacco l'AVVITAMENTO in acqua"

Ecco, parliamo dell'avvitamento...

lunedì 3 giugno 2019

L'invio delle tabelle degli allenamenti


Quando pianifico la stagione di qualche atleta che alleno, naturalmente ho da subito ben chiaro come impostare i vari macrocicli, gestire carichi ed eventuali scarichi, inserire gare secondarie, impegni personali e, soprattutto, cazzate varie.

Tanto è da subito chiara la pianificazione annuale in base agli obiettivi, è altrettanto evidente che i microcicli settimanali vadano impostati invece passo dopo passo, per valutare al meglio le sensazioni, la risposta agli allenamenti e gli imprevisti.

Ci sono varie scuole di pensiero.
Chi preferisce mandare ai propri atleti il programma degli allenamenti di mese in mese e chi non dice cosa fare fino alle 23:59 del giorno precedente.

Per un atleta, soprattutto amatore, è normale che sapere come organizzarsi con qualche giorno di anticipo è importante, proprio per incastrare gli allenamenti tra lavoro e famiglia, ma è altrettanto vero che il 90% degli atleti chiede continue variazioni al programma degli allenamenti (per poi tornare a fare il programma iniziale, ma questa è un'altra storia) ,che una pianificazione mensile sarebbe totalmente stravolta.

Il buon equilibrio che ho trovato è la cadenza settimanale.
Naturalmente, cerco di anticipare un po' l'invio del programma, per poter dare il tempo ai ragazzi di organizzarsi la settimana successiva.
Ho cominciato inviandolo il sabato, poi ho anticipato al venerdì, e adesso solitamente per il giovedì DI SOLITO riesco a mandare tutto.

Eppure, ogni tanto, continua ad arrivarmi qualche mail il martedì del tipo "scusa Strong, ho problemi con il server e non ricevo la posta, mica per caso hai già mandato gli allenamenti?"

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