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martedì 22 dicembre 2015

La pizza di Orvinio (in bici e con gli amici è ancora più buona!)




La sera prima una bella pizza di gruppo per festeggiare la nascita di B4Sunset Triathlon e il giorno dopo, non la organizzi una pedalata per continuare i festeggiamenti?
L'occasione è di quelle a cui non si può mancare.
La pizza bianca di Orvinio, ambita meta di ogni ciclista della provincia romana.
Certo, bisogna conquistarsela, con 18km di salita, ma una salita che è un piacere fare in compagnia, lunga e pedalabile.
In mezzo agli stupendi colori invernali della Valle Ustica tra Licenza e Percile.
Presenti alla partenza, in rigoroso ordine fotografico, Lucaone, Multilap, Pacemaker, Leyon, Kalenji, Emiliano, Max, LG, Chuck, Strong e Flavio.
Si parte da Tivoli, il gruppo è bello folto e si prosegue tutti insieme fino all'attacco della salita di Vicovaro.
Lì ognuno prende il suo passo e si formano i gruppetti.
Davanti Lucaone, Kalenji, Leyon e Flavio.
Io pedalo con LG ed Emiliano.
LG il colibrì mi avvisa che come sempre sta pedalando a 180battiti, Emiliano invece ogni tanto prova qualche allungo.
Quando il bosco si apre e sento che le gambe girano, allungo io e raggiungo in prossimità di Orvinio i primi fuggitivi.
Piano piano arrivano tutti gli altri.
Mentre aspettiamo gli ultimi arrivi Max entra e compra la pizza per tutti.
"Non vi preoccupate, quando la pizza costa così poco è facile fare bella figura offrendo" esordisce uscendo dal forno con le mani piene di pezzi di pizza .
Giusto il tempo di non far asciugare il sudore e ripartiamo in direzione Vallinfreda.
Breve salita e poi 20' di discesa fino alla Tiburtina.
Qui ci aspettano 20km di "mangia e bevi" per tornare alla partenza.
Alcuni cominciano ad accusare la fatica (tipo LG che dopo una già scarsissima colazione si era anche rifiutato di mangiare la pizza ad Orvinio).
Ma il gruppo serve anche a questo, e così cerchiamo di compattarci per portare tutti all'arrivo facendoli soffrire il meno possibile.
E quando la pedalata è finita ti ritrovi con un sorriso che non finisce più.
Perché giornate come queste ti rimettono in pace con l'universo.
Perché una pedalata tra amici è un regalo di Natale bellissimo che chiunque dovrebbe concedersi.
Perché domenica prossima pedaleremo di nuovo in compagnia.
Se avete voglia fate uno squillo, in gruppo c'è posto anche per voi.







giovedì 19 novembre 2009

Un caffè a Percile

E' una tiepida giornata autnnale, neanche troppo fredda, finchè non comincia a calre il sole (ovvero 15 minuti dopo che esco). Me ne vado in bicicletta fino a Vicovaro, poi sono indeciso se fare il giro di Sambuci o andare a Percile. Visto che a Percile non ci sono mai andato, giro a sinistra e imbocco la salitella. Supero Licenza tra le foglie dei castagni che ricoprono la strada e mi appresto a fare questi altri 3 chilometri. Percile, da sotto, sembra uno di quei tanti borghi della Valle dell'Aniene, piccoli, senza niente, ma con un grande senso di calore che trasuda da ogni vicoletto. Arrivato alla solita piazzetta centrale mi accorgo che non è proprio così. C'è il solito bar aperto (uno ed uno solo) con i soliti vecchietti seduti fuori a riscaldarsi al sole (che non c'è). Poi, seduta su un muretto c'è una ragazza sulla trentina, forse straniera, immobile. Non sembra aspettare qualcuno o qualcosa. Se ne sta lì e basta. Un posto stranuccio. Entro nel bar. Piuttosto squallido e buio, senza neanche una musica in sottofondo. Appoggiato alla cassa c'è il proprietario, zitto in silenzio con la testa appoggiata alla mano. Entro e chiedo un caffè. Si avvicina al banco, mi prepara la tazzina e poi tira da sotto il banco il portazucchero. Senza zucchero. (Poco importa che le bustine sono più igieniche). Provo a scuoterlo ma escono sulo due granelli bianchi. "Ah, è finito" borbotta lui, e riempie il barattolino. Abbondo un po' con lu zucchero immaginando come sarà il caffè, ma il sapore bruciato si sente lo stesso. Esco fuori, accendo il telefono per vedere se qualcuno mi ha cercato. Ma linea non prende, a Sambuci. Comincio ad averne abbastanza di questo posto. La ragazza intanto sta sempre ferma lì. Salgo in bici, anche piuttosto velocemente, e faccio per andarmene. Alzo gli occhi e da una finestrella c'è una signora, cinquant'anni circa, che mi guarda biecamente da dietro mezza tenda. Proprio come la vecchia mamma Bates di Psycho. Inquietante. Mi butto a tutta velocità in discesa. Dopo appena mezzo chilometro, dal bosco (ma proprio dai rami fitti fitti) esce una signora. Capelli biondi appena rifatti e cappottino leopardato. Insomma sbuca dai rovi e comincia a camminare in direzione Licenza. Ovvero, davanti a lei ci sono due chilometri e mezzo di nulla. Ma che cazzo di posto è Percile? Se qualcuno lo fa vedere a David Lynch, come minimo ci si compra casa...

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