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martedì 30 dicembre 2025

Strong, quanti PASSI dovrei fare al giorno?

 

Perchè quando sei un allenatore di triathlon, naturalmente ti arrivano le domande su sport-salute-alimentazione-medicina-politica-famenelmondo e qualsiasi altro argomento perchè sei un coach, sei un mentere e allora un parere dal coach va sempre bene.

E quindi, come potete immaginare, la fatidica domanda sui PASSI, segnati dall'orologio che vi hanno regalato, è d'obbligo, sia da parte di sedentari cronici che da atleti esperti. 

Però capisco perfettamente il vizio. Perché i passi sono comodi: sono un numero. E noi amiamo i numeri. Ci danno l’illusione di controllare il caos.E allora cerchiamo di dare una risposta.

Prima cosa: le linee guida dell’attività fisica, di solito parlano in minuti, non in passi, perchè il passo è un fattore troppo variabile: falcata, velocità, salite, discese, se cammini da solo o se sei in gruppo e fai il classico “passo da chiacchiera” (che è più un trascinamento spirituale che una locomozione).

In generale, un’idea pratica ce l’abbiamo: una camminata “svelta” è spesso attorno a 100 passi al minuto. Tradotto: 20 minuti possono essere circa 2.000 passi.
E già qui si apre un mondo, perché 20 minuti fatti bene valgono più di 3.000 passi fatti male mentre giri per casa cercando il caricabatterie.

Tuttavia, se stai sotto i 4.000 passi al giorno, sei in zona “letargo”. E non è una medaglia.
Se vuoi stare meglio in generale, un target approssimativo sensato per molti è un range tra 7.500 – 10.000 passi.

Ma la parte più interessante è quella di non stare fermi per ore:  spesso non serve fare l’eroe una volta al giorno, anche perchè se vi allenate regolarmente, tra allenamenti e vita quotidiana, spesso quei famosi 10.000 li superate senza neanche accorgertene. 

Ok, adesso preparatevi alla banlatià del secolo: ogni 30–60 minuti che state seduti, alzatevi pere 5 minuti di camminata.

Grazie al cazzo direte, voi! Non mi serve un coach di triathlon per dirmi una cosa che dicono pure a Domenica In tra un ospite e l'altro.

Però è vero, vale più questo che il conteggio dei passi, e vi assicuro, è una cosa che trascura anche il 90% degli atleti che alleno, anche quelli forti.

Sì, anche io. 

giovedì 5 agosto 2010

Di necessità virtù

Oggi Aldo (con la macchina) non c’è ed anche io (come sempre, amante del servizio pubblico) sto senza la mia fedele Rav4.

La pista di allenamento sta a 3 km dall’ufficio.

Ma sicuramente questo non può scoraggiarmi, l’allenamento, in un modo o nell’altro si fa.

Alle 2 vado nel bagno dell’ufficio e come Clark Kent si trasforma in Superman, io esco in canotta arancione e clanzonicini neri.

Mi incrocia il Colonnello “Ma dove cazzo vai vestito così?” “E’ la corsetta quotidiana….” “eh, ma con quello zaino dietro?” e mi guarda con compassione…

Effettivamente c’è questa novità, lo zaino dietro la schiena. Per oggi il riscaldamento di 2 km e mezzo sarà corsa zavorrata, con cambio al seguito (più altre cazzate che sono solito portarmi dietro nello zaino).

Per quanto l’avessi stretto, lo zaino (quello del pacco gara della Maratona di Roma) balla da una parte all’altra ed è piuttosto fastidioso. Il percorso in salita verso monte delle antenne non aiuta l’andatura.

Poi trovo la soluzione: braccia incrociate dietro la schiena, a tenere lo zaiono ben schiacciato.

Il tutto molto brutto esteticamente, ma ‘sti cazzi!

In 15 minuti arrivo allo Stadio Paolo Rosi, poso lo zaino a bordo pista e finalmente faccio l’allenamento “previsto” (a dir la verità elimino una serie, ma credo che sia meritato)

7x (800mt + 400mt recupero attvo)

Gli 800 li faccio più o meno a 4’00 di media (qualcuno più veloce qualcuno più lento) ma va bene così.

Dopo una bella doccia mi rinfilo lo zaino e me ne torno in ufficio.

Naturalmente “Fit Walking” e col Garmin acceso.

Dopotutto è allenamento pure quello!

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