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giovedì 20 agosto 2020

Un gelato a Livata

Lo avevamo programmato già da qualche settimana.

Pedalata su a Monte Livata per gustarci un gelato della locale mieleria.

Presenti Strong, Alessio e Walter.

I primi 40km ondulati fino a Subiaco vanno via tranquilli chiacchierando, prima dell'attacco della salita allunghiamo un paio di chilometri per prenderci un po' di caffeina extra e ricaricare le borracce.

Ora non si scherza più.

Una dozzina di chilometri, i primi tre da morire, poi regolari, con una temperatura ottima: caldo accettabile per essere a metà agosto e salita tra i boschi.

Nel tratto più duro, Walter, che ormai pesa 35kg, allunga, poi seguo io e infine il povero Alessio che era venuto con la bici da crono non proprio adattissima a queste pendenze.

Dopo qualche chilometro però ricompattiamo il gruppo e decidiamo che salire insieme chiacchierando lenirà la fatica.

Così è: gli ultimi 5km passano in un baleno.

Arrivati in cima ci godiamo 10 minuti di pausa seduti ai tavolini per gustarci i meritati gelati, per poi proseguire a salire fino a Monna dell'Orsa per timbrare la nostra presenza con l'adesivo del Team Panda.

Attraversiamo campi di turisti avvolti di sbraciate tremende che minano le nostre papille gustative.

Anche se saliamo chiacchierando, quando in lontananza vediamo qualche gruppetto di pedalatori, non possiamo fare a meno di allungare l'andatura e superarli (simulando grande scioltezza e noncuranza mentre li sorpassiamo)

Ora ci aspettano 20km di discesa, prima quella lunga da Livata e Ienne, e poi ancora la via dei Monasteri che ci riporta fino a Subiaco.

Alla fontanella di Ienne, un vecchietto prima ci dice che dobbiamo pagare l'acqua, poi quando vede le mie pasticche di sali, fa la solita battuta "tutti bòni co' quelle".

Simpatie paesane.

Adesso arriva la parte più noiosa: gli ultimi 40km pianeggianti alle 2 di pomeriggio (e il caldo si comincia a far sentire) per tornare a casa.

Agli ultimi 10km, Alessio allunga e lo perdiamo di vista.

Dopo essersi staccato in salita sta cucinando la sua vendetta.

Arriva prima di noi e quando lo raggiungiamo al parcheggio lo troviamo così...

Oggi ha vinto lui!

martedì 13 agosto 2013

In bici a Monte Livata


Monte Livata, o semplicemente Livata, soprattutto negli anni '80, era una meta fissa per gli inverni e e le estate della provincia di Roma.
Piste da sci ad un passo dalla capitale, baite e sentieri che sembrano un piccolo ritaglio delle Dolomiti.
Poi, negli anni, per vari motivi, ha perso visitatori ed appeal, svuotandosi sempre di più.
Un vero peccato.
Livata è un luogo stupendo, e per onorare la magia di questi posti, ed anche la sua famosa ascesa, domenica io e Lucaone (visto che con la gara podistica del giorno prima avevamo fatto poca salita...), abbia deciso di arrampicarci fino a quei 1400metri.

Partiamo da Tivoli verso Subiaco.
40km di falsopiano prima di attaccare la salita.
Lungo la strada incontriamo Domenico, che è un Ciclista di quelli veri e con la C maiuscola e gli chiediamo informazioni.
"I primi tre chilometri sono molto duri"
"Tipo?"
"Ste', sono molto duri..."
Con queste premesse da Subiaco giriamo verso il cartello che indica Livata.
Km zero dice la segnaletica.
Facciamo i primi tre chilometri quasi passeggiando.
Mi illudo che sia già iniziata la salita, ma so benissimo che non è vero.
Dopo tre chilomtri c'è il cartello di inizio della salita.
15% c'è scritto.
E così sarà per i primi tre chilometri.
C'è da morire, perchè se la pendenza è del 15% (come ricorda un cartello ad ogni chilometro), il garmin in alcuni brevi strappi segna dei picchi del 28%.
Ho paura che la bici mi si ribalti.
Non forzo neanche un metro, ho troppa paura, vado sempre su con 130 battiti.
Lucaone naturalmente mi stacca dopo il primo metro di salita.
Le macchine che passano mi guardano con compassione, ma per fortuna dopo questi famigerati tre chilometri la pendenza spiana.
Saranno altri otto chilometri più o meno al 6%, una passeggiata dopo quell'inferno.
Tuttavia decido comunque di non aumentare il ritmo.
Andando su col mio passetto arrivo fino a due chilometri dello scollinamento, quando vedo Lucaone, che è tornato indietro per accompagnarmi negli ultimi duemila metri.
Come sempre, una volta in cima, tra prati e faggi, la fatica è scomparsa.
E rimane quell'ebete sorriso da impresa eroica che, dopo ogni pedalata, ci illudiamo di aver conquistato.



 

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