Dico la verità quando affermo che al quindicesimo IronMan, con l'età che avanza e la consapevolezza di non poter raggiungere più la migliore condizione atletica (o il "prime" come si dice oggi), non è affatto scontato avere la motivazione di preparare e gareggiare in un contesto sportivo che richiede tempo, spazio e fatica.
Ci sarebbe pure quell'aria da chiusura di un cerchio, visto che Klagenfurt è stato il mio primo Ironman nel 2013.
La mia motivazione ormai l'ho costruita nel creare un contesto umano e personale altamente emozionante dentro il quale vivere appunto questo viaggio, che è quello del Team Panda, quello di una squadra fatta da persone stupende, persone sempre serene e con l'animo buono, persone con un cuore enorme che sanno gioire per le gioie dei loro compagni.
E quando si organizza una trasferta di 20 atleti più famiglie al seguito, cene di gruppo, caffè collettivi, e zona cambio tutti vicini per essere stato "The Biggest TriClub Racing", chi cazzo ha bisogno di altre motivazioni?
La strategia della mia gara era semplice: quest'anno in preparazione di un Ultra Trail ho pedalato pochissimo, quindi gestistire più che si può in bici per poter poi esprimermi bene nella corsa.
Il nuoto non è mai stato un problema per me: nei 14 IronMan precedenti ho sempre nuotato tra 57' e 1h05" e anche in questa gara chiudo la prima frazione in 1h04'.
In bici ora c'è da stare concentrati.
Naturalmente, in un IronMan per quanto si cerchi (almeno chi vuole) di evitare la scia, capita comunque di fare qualche centinaio di metri infilato in qualche gruppetto. Ecco, non è questo il caso.
180km tutti da solo ma gestiti estremamente bene, con 175w e cuore sempre in controllo: sicuramente avrei potuto dare di più ma l'ultima cosa che volevo era correre in sofferenza.
E infatti va tutto secondo i piani: corro serenamente senza problemi a 5'20" godendomi pubblico e compagni di squadra che incrocio.
Questa è la mia vera forza, il sorriso di tutti gli atleti del Team Panda che stanno andando a conquistarsi la propria medaglia: le fantastiche prestazioni di Alessio, Paolo, Stefano e Domenico, i 4 esordienti assoluti Edoardo, Domenico, Giorgio e Riccardo, e tutti gli altri veterani che lottano con orgoglio.
Tutti tranne Matteo, il mio compagno di viaggio, con cui ho condiviso ogni singolo istante di questo viaggio.
Sta facendo una prestazione eccezionale, ma a pochi chilometri del traguardo viene bloccato da un improvviso infortunio.
Tutto quello che dovevamo dirci ce lo siamo detti di persona e sa bene che quello che ha fatto vale quanto la finishline di tutti gli altri, finishline che attraverserà nuovamente insieme a noi con il sorriso e braccia alzate al prossimo IronMan.
La mia di finishline, questa volta è senza mia moglie, rimasta a casa, ma è come se ci fosse, lì sugli spalti a pèassarmi il cappellino da panda.
E allora, anche se materialmente quel cappellino non posso indossarlo, alzo le mani dietro la testa, come se fossero le orecchie del Panda.
E la magia c'è ancora tutta.
Anche dopo tutta quella fatica.
Anche dopo quindici IronMan.
