giovedì 2 luglio 2020

Quando fai l'amore con tua moglie e la chiami con il nome dell'amante...


...non è così grave come se fai lo stesso errore con chi alleni!
L'altro giorno ho risposto su whatsapp ad un messaggio di Thomas, chiamandolo Walter.
Errore abnorme!
Thomas naturalmente, da persona mite quale è, non si è arrabbiato ma me l'ha fatto notare con amorevole rassegnazione.
E altrettanto naturalmente mi sono sentito una merda.
Quindi fate attenzione alle cose davvero importanti per un allenatore: potete tranquillamente sfondare e mandare in overtraining chi allenate, ma sbagliate mai, e ribadisco MAI, il suo nome!

martedì 30 giugno 2020

Allenatori a tempo pieno o part time? (ovvero, è l'allenatore che sceglie chi allenare o viceversa?)


La struttura formativa degli allenatori tende a sostenere chi vorrà dedicarsi a tempo pieno alla carriera di coach.
Se alla domanda a trabochetto se si allena solamente o si è anche atleti, si risponde con la seconda alternativa, potrete notare i lineamenti della bocca degli interlocutori storcersi lievemente in segno di delusione.
Non sto parlando esclusivamente in Italia, ma del pensiero al riguardo un po' ovunque.
Se vuoi fare per bene l'allenatore, devi fare SOLO l'allenatore.
Il concetto di per sè, è più che giusto e legittimo.
Le energie professionali andrebbero concentrate tutte su un unico obiettivo.

Ok, mettetelo da parte che ci torniamo tra poco.
Prendiamo la seconda parte del titolo di questo post.
Secondo molti allenatori e riprendendo una frase di mister Sam Mussabini in Momenti di Gloria (dal quale mi piace spesso rubare citazioni ed esempi): "Sig. Abrahams, quando trovasse la donna giusta, che penserebbe se la ragazza la chiedesse in sposo? Vede Sig. Abrahams, come il fidanzato, è l'allenatore che deve farsi avanti!"

Dal punto di vista contrattualistico-relazionale, è chi deve essere pagato che sceglie chi dovrà pagarlo.
In pratica limito il mio guadagno solo ad una soddisfazione professionale (atletica) e personale (affinità).
Bellissimo.
Ora, riprendendo i paletti fissati nella prima parte, se io campo solo di allenamenti, perdo automaticamente il mio privilegio di scelta, rassegnandomi ad allenare chiunque, per "arrivare a fine mese".

Certo, poi ci sono anche gli allenatori che chiedono 1000€ al mese ed allenando anche solo 5 persone diciamo che non se la passano male, ma per arrivare a quello status dovreste prima aver ottenuto un paio di medaglie olimpiche come coach, e insomma, non è semplicissima come cosa.

giovedì 25 giugno 2020

Un allenatore più forte di chi allena?


Argomento spesso dibattuto.
 Piccola premessa, stiamo parlando di allenatori che ancora si dilettano come atleti e non chi ha abbandonato o non ha mai svolto agonisticamente lo sport.
Ha più senso allenare chi è pèiù scarsi di noi, in modo da trasmettere loro eventuali lacune che veniamo a conoscenza, oppure è ininfluente l'esperienza diretta di un allenatore sulla bravura di un atleta?
Ve lo dico subito, come nella maggiorparte degli argomenti che tiro in ballo, non ho la soluzione.
Almeno non quella definitiva.
Quando una volta gareggiai insieme ad uno dei miei atleti (era tra le prime volte che allenavo),  un amico per prima cosa mi chiese chi avesse vinto.
Quando gli risposi che gli ero arrivato davanti, mi rispose che era giusto così, perchè l'allenatore finchè gareggia, deve sempre saper arrivare davanti ai suoi allenati.
Dixon invece, racconta che quando iniziò ad allenare, avvicinò il suo compagno di allenamenti Chris Lieto che lo aveva sempre battuto, chiedendogli se avesse voluto farsi allenare da lui.
Alla riposta "ma se ti ho sempre battuto, cosa pensi di potermi insegnare?" Matt replicò che proprio per aver sempre perso, ormai conosceva tutti gli errori che non si dovevano commettere.
E lo portò al secondo posto assoluto a Kona 2009.
Allora, sebbene come anticipato all'inizio non ho una risposta definitiva, tendo a protendere per l'atleta già più forte del suo allenatore, così perlomeno si evita una simpatica situazione che sovente si riscontra in queste occasioni. 
Sto parlando del problema - in questo caso non è dell'allenatore  ma dello stesso atleta - di chi comincia che è più scarso del proprio coach e una volta migliorato fino a battere il maestro, invece di apprezzarne la bontà, non lo reputa più all'altezza e ne cerca uno nuovamente più forte di lui.

lunedì 22 giugno 2020

Le 10 frasi più comuni che sentirete in zona cambio (e che vi hanno ormai rotto i cojoni)



SHORT DISTANCE
  1. Dove consegnano il pacco gara?
  2. Secondo te sono più o meno di 750mt?
  3. La muta è consentita?
  4. Il giro in acqua è orario o antiorario?
  5. Ma l'ultima boa è direzionale?
  6. Quanti giri sono da fare in bici?
  7. Mi presti la vaselina?
  8. Mica ti è rimasto qualche elastico in più?
  9. Mi chiudi la muta?
  10. MA LE COSE VANNO MESSE A DESTRA O SINISTRA DELLA BICI?

LONG DISTANCE

    1. Dove si ritira la maglia da finisher?
    2. Le scarpette le attacchi alla bici?
    3. Dove le metti le barrette?
    4. Ruota lenticolare o da 80mm?
    5. Pista frenante in carbonio o alluminio?
    6. Il casco lo metti nella sacca o sulla bici?
    7. Mi presti la pompa?
    8. La sacca rossa è per la bici o per la corsa?
    9. In bici te lo porti l'antivento smanicato?
    10. Ma quanto è lunga la zona cambio?

    venerdì 19 giugno 2020

    Gli allenamenti che il coach non vede (e quelli che vede)



    L'altro giorno, analizzando gli allenamenti dei ragazzi che alleno sul Connect, ho notato una pedalata anomala di Alessio.
    Niente di che, qualche chilometro in bici ad andatura blanda.
    Appena ho commentato la sua attività, mio ha scritto subito dicendo che non mi sfugge niente.
    In realtà, gli ho fatto notare, mi sfuggono un sacco di cose, ma sempre relative agli allenamenti svolti bene e diligentemente.
    Le cazzate invece, le individuo subito!

    lunedì 15 giugno 2020

    10 scuse per non allenare più un vostro atleta



    Perchè diciamocelo, ogni allenatore che si rispetti ha o ha avuto qualche atleta che  -per quache motiv- non voleva più allenare.
    Ok, diamo un nome alle cose: un peso da togliersi dai coglioni.
    Il problema è trovare il modo senza risultare troppo scortesi.
    Per questo motivo, e per aiutare gli altri allenatori che potrebbero trovarsi in simili condizioni, ho deciso di stilare un decalogo delle fregnacce da dirgli:
    1. Ormai ti ho insegnato tutto il mio sapere e non hai più nulla da imparare;
    2. Sei diventato troppo bravo e meriti un allenatore migliore di me;
    3. Dal prossimo mese purtroppo devo aumentare la quota dei miei allenamenti a (compenso attuale x10);
    4. Come nei concorsi pilotati con i requisi assurdi, dovreste trovare una sua caratteristica specifica da utilizzare come scusa (ad esempio: mi dispiace ma ho deciso di non allenare più chi crede nella religione Amish oppure chi mangia carne di cavallo); naturalmente dovete fare attenzione che nellun altro che allenate abbia quella caratteristica;
    5. Per il tuo stile di vita, credimi, non hai bisogno di un allenatore, goditi lo sport senza inutili programmi e tabelle!
    6. Ormai siete troppi, non riesco a seguirvi tutti per bene e dovendo scegliere chi eliminare, ho fatto a sorteggio
    7. (per gli atleti a distanza) Credo per te sia meglio un allenatore che ti abiti vicino e ti segua personalmente - (per gli atleti vicini) Credo per te sia meglio un allenatore a distanza, perchè accusi troppo stress quando ti oservo direttamente;
    8. Complimenti, sei davvero un atleta maturo, hai mai pensato di fare un corso da allenatore e cominciare ad allenare tu?
    9. Non mi piacciono le persone con cui ti alleni, ti portano sulla cattiva strada;
    10. Basta! Mo m'hai rotto li cojoni! (ma questa, effettivamente, non sarebbe una scusa, ma l'unica verità)

    sabato 13 giugno 2020

    Come perdere una gara su Zwift #2


    Visto che torno a casa dal lavoro più tardi del previsto e mi salta la pedalata, decido di allenarmi indoor su Zwift.
    Vedendo il calendario degli eventi, mi salta subito all'occhio che tra un quarto d'ora comincia una gara da 40km.
    Sono più di tre mesi che non faccio una gara ufficiale su Zwift e non era in programma, ma ogni tanto qualcosa di inaspettato ci vuole pure e così mi iscrivo.
    Do un'occhiata al percorso: 3 giri della Hilly Route, un percorso ideale per me, abbastanza vallontato senza troppe salite né particolarmente lunghe.
    La gara è aperta a tutte le categorie insieme (io sono B), quindi si parte con un gruppone da 142 corridori.
    Appena parte la gara vedo subito che sto totalmente a mio agio nel gruppo di testa.
    Dopo pochi chilometri si sfoltisce parecchio e ad ogni strappetto, seppure breve, si staccano un paio di persone.
    Dopo il primo giro siamo una cinquantina davanti, dopo il secondo in 35.
    Sto sempre davanti, ogni tanto forzo, ogni tanto vado a rintuzzare qualche attacco... insomma, mi sto divertendo parecchio.
    Quando mancano 5km vedo che ad ogni allungo si sfilaccia il gruppo, per poi ricompattarsi, ma io resto sempre lì davanti.
    Mi preparo per la volata, anche questa abbastanza adatta a me, con picchiata e drittone finale...
    ...ma a 3km precisi dall'arrivo c'è una deviazione e si sale verso il KOM del vulcano...
    Porca zozza, non avevo studiato bene il percorso e l'idea di fare gli ultimi 3km finali in salita, per me che non sono leggerissimo, è tremenda!
    Tutti gli scalatori scattano tutti in avanti... io faccio uno scatto per riprenderli, ma capisco che quel ritmo non posso tenerlo per 3km.
    Le gambe comunque sono ancora buone e riesco  all'ultimo km a riprenderne uno.
    Quando mancano 200mt vedro da dietro un corridore di cat.A che sta spingendo a 8wkg e mi sta recuperando, ma ho il tempo di sprintare e controllare la posizione.
    Insomma, penso tuttavia di aver chiuso degnamente la gara, ma con mia grande sorpresa, quando vado a controllare le classifiche su ZwifPower vedo che sono arrivato addirittura secondo di categoria e decimo assoluto.
    Insomma, mica male per una cosa decisa all'ultimo!

    venerdì 12 giugno 2020

    Il triatleta migliore



    Negli ultimi anni si è assistito ad uno spostamento dell'attenzione degli aspetti dell'allenamento non solo relativamente al campo metabolico, neuromuscolare o della programmazione a lungo termine dei carichi.

    Si sono affiancati una serie di aspetti paralleli, più o meno importanti, che la cui importanza è ormai è considerata dalla maggior parte (se non totalità) degli allenatori un fattore da prendere assolutamente in considerazione per il miglioramente complessivo degli atleti.

    E quindi abbiamo cominciato a perfezionare i dettagli sull'alimentazione, sul sonno e su tutte quelle competenze relazionali (o soft skills) che improvvisamente sono diventati così importanti nel miglioramento dell'atleta.

    Ma se allora consideriamo importanti questi elementi di crescita, perchè nessuno menziona il miglioramento etico?
    Ecco, allora ci penso io.
    Dal primo momento in cui ho iniziato ad allenare ho sempre, imprescindibilmente, cercato di trasmettere  a fianco del tradizionale metodo valori e virtù che ritengo fondamentali e necessarie.

    Quindi, insieme alla virtù, intesa in seso originario latino virtus (e dunque strettamento legato al vigore fisico),  allenate l' ἀρετή (aretè in greco), considerata come disposizione dell'animo volta al bene.
    Cercate l'eccellenza non solo nell'esecuzione di un allenamento, ma anche nella lealtà, nella saggezza, nel buon consiglio, nella pietà, nel perdono, nell'armonia, nella verità.

    Cercate fortemente un'ulteriore crescita che, sono sicuro, vi renderà migliori anche come atleti.
    Anzi, cerchiamo, perchè anche questo aspetto dovrebbe, dunque, essere tra le qualità formative di un allenatore-precettore.

    lunedì 8 giugno 2020

    Triatleti con il volume a palla!

    L'idea è stata subito apprezzata dai ragazzi ma, i risultati, non sono decisamente quello che mi aspettavo.
    Lungi da me l'idea di dare un giudizio su cosa hanno scritto o il modo in come motivare un'altra persona, vorrei comunque farvi riflettere su alcuni aspetti.
    Le motiovational card si sono limitate ad essere una serie di brevi frasi fatte, spesso "rubate" in rete, perlopiù citazioni di personaggi sportivi  e slogan pubblicitari.
    Alcuni hanno addirittura scritto il biglietto non ricordandosi neanche per chi fosse indirizzato.
    Nulla di più impersonale.
    Immaginate di essere al 30°km di un IronMan, con le energie allo stremo.
    Vi si affianca una persona e vi strilla

    "Lavora duro in silenzio, lascia che sia il successo a fare rumore!!!"
    (ho scelto naturalmente una frase che non ha scritto nessuno, anche se lo stile è quello)

    Cosa vi ha dato?
    Cosa vi ha trasmesso?
    Cosa vi rimane?

    Provate con... "Strong, stai correndo alla grande, ne stai superando un botto!"
    Questo funziona, c'è tutto, la personalizzazione, l'attinenza col in momento e con la realta (addirittura un accenno all'aspetto tecnico).
    Istinto, ragione, emozione dicono quelli bravi: cervello rettiliano,limbico e neo-corteccia.
    Ma a cosa vi serve trasmettere emozioni come atleti?
    Dal lato attivo dello sport, non sarebbe più utile ricevere emozioni?
    Per sapere ricevere le emozioni bisogna imparare anche a trasmetterle, imparare a capire cosa ci può far bene e cosa ci può servire.
    Non solo.
    Si è spesso detto che nelle prestazioni sportive bisgona essere il più rilassati possibili, non bisogna trattenere nulla.
    Fisicamente, si traduce nella postura sciolta, spalle rilassate, muscoli facciali senza tensioni.
    Ma significa anche non trattenere emozioni, liberare sentimenti, aprire i rubinetti.
    In gara, molto ma molto di più rispetto alle normali condizioni.
    Il che non significa essere due persone diverse.
    Dwayne Johnson "The Rock", ha spiegato la differenza tra la persona Dwayne Johnson e il personaggio "The Rock":
    "Sono due persone diverse? Assolutamente no... The Rock sono sempre io... ma con il volume messo a palla"
    Ecco quello che dobbiamo diventare quando giochiamo a fare i triatleti... mettere il nostro volume a palla!

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