giovedì 15 ottobre 2026

Gli interessi di chi tira (o di chi non tira) in bici

 

Tornando a fare gare brevi dopo qualche anno, torno, di conseguenza, anche a scrivere di gare brevi.

Parliamo di gruppi nelle frazioni ciclistiche di gare di triathlon a scia consentita, quindi sprint e olimpici.

Ecco, quando avete la fortuna di entrare in qualche gruppetto (o gruppone) solitamente avrete a che fare con il "direttore sportivo" di turno, quello che dà indicazioni a tutti su come devono essere gestiti i cambi, le rotazioni, se e quando tirare.

Ok dai, entriamo nello specifico, o case study come dicono gli scientifici: in quest'ultima gara, appena un mio amico ha provato un paio di volte a rompere il gruppo con qualche scatto, è stato prontamente redarguito da un altro atleta che pretendeva un'andatura regolare.

Detto che, per quanto mi riguarda, l'andatura regolare senza strappi e fatiche extra mi andava più che bene, ma ognuno se potrà fa' la tattica che cazzo je pare in base alle proprie caratteristiche senza dover rendere conto agli altri?

Quel tizio che esigeva i ritmi regolari, di fatto alla fine ha pagato l'andatura in bici e si è ritirato nella corsa, mentre il mio amico che ha provato gli scatti, nella corsa ha allungato e staccato tutti (e dunque direi che la sua tattica ha funzionato, no?)

Quindi, quando trovate questo tipo di Solone che reclama di gestire la tattica di tutto il gruppo, valutate sempre bene quale sia il suo interesse che, solitamente (ovvero quasi mai), potrebbe NON coincidere con il vostro!
 

Allenarsi bene significa anche sapersi far allenare


Quando scegliamo un allenatore ci concentriamo sulle sue competenze, sull’esperienza, sui risultati degli atleti che segue. Giustamente. Vogliamo capire se saprà leggere i nostri dati, organizzare la preparazione e accompagnarci verso quella gara che abbiamo già cominciato a correre nella testa. Dedichiamo molta meno attenzione a una domanda che, invece, meriterebbe qualche minuto: noi, dentro questo rapporto, che cosa siamo disposti a portare?

La qualità del lavoro dipende anche dalla partecipazione dell’atleta, mentre il coach deve creare le condizioni perché quella partecipazione sia possibile. È uno spunto che vale la pena portare nella quotidianità del triathlon. Per come intendo il lavoro al PandaLab, la preparazione prende forma nel confronto fra quello che programmiamo, quello che accade davvero e quello che impariamo dalla differenza. In mezzo ci sono persone, giornate storte, turni di lavoro, entusiasmo e le domeniche per la famiglia. 

Comincerei proprio dalla responsabilità dell’allenatore. Chiedere sincerità a un atleta comporta essere disponibili ad ascoltare anche le risposte scomode. Se ogni allenamento saltato diventa un processo e ogni dubbio viene interpretato come una contestazione, che tipo di comunicazione stiamo cercando di costruire?

Personalmente, preferisco sapere che una seduta è stata modificata, capire perché e valutarne le conseguenze. Un atleta deve potermi dire che il programma sta diventando difficile da conciliare con la settimana, oppure che un’indicazione gli risulta poco chiara. Poi si decide insieme come intervenire, mantenendo le rispettive responsabilità.

Davis, Jowett e Tafvelin (2019), in un articolo che presenta due studi, hanno esaminato le associazioni tra strategie di comunicazione, qualità della relazione coach–atleta e soddisfazione sportiva. I risultati sostengono l’importanza del confronto e del supporto reciproco, senza dimostrare che una migliore comunicazione produca automaticamente un miglioramento della prestazione.

Nel concreto, trovo utile concordare fin dall’inizio cose apparentemente banali: quali informazioni riportare dopo una seduta, come segnalare un imprevisto, quali modifiche l’atleta può gestire autonomamente e quali richiedono un confronto. Evitiamo così di pretendere comportamenti che nessuno ha mai spiegato.

Una revisione sistematica di Saw, Main e Gastin (2016), comprendente 56 studi, ha rilevato che le misure soggettive di benessere mostravano una maggiore sensibilità e coerenza nel riflettere le variazioni del carico di allenamento rispetto alle misure oggettive considerate. Questo sostiene l’utilità di raccogliere sistematicamente le percezioni dell’atleta all’interno del monitoraggio.

Per questo, a me interessa molto  leggere «nell’ultimo blocco ho mantenuto il passo, ma lo sforzo è salito nettamente rispetto al solito». Bastano poche righe precise. Anche «ho accorciato perché avevo soltanto quaranta minuti» è un’informazione utile: mi permette di distinguere un problema organizzativo da una difficoltà fisica.

Chiarire le aspettative, individuare poche priorità e rendere comprensibili le indicazioni: un atleta deve sapere su cosa concentrare l’attenzione, senza ricevere contemporaneamente tutte le correzioni che il coach sarebbe capace di formulare.

Immaginiamo un triatleta che voglia migliorare la corsa nell’Ironman. Potremmo discutere di soglia, forza, tecnica, alimentazione, gestione della bici e distribuzione degli allenamenti. Prima di aggiungere lavori, però, io vorrei ricostruire come sta usando quelli che ha già: quali riesce a svolgere bene, quali modifica, dove compare la fatica e che cosa succede nei giorni successivi.

Se nell’esempio emergesse che ogni corsa facile viene trasformata in una verifica della forma, partirei da lì. Concorderei un criterio di esecuzione e controllerei come cambia la settimana quando viene rispettato. Aggiungere un’altra seduta impegnativa, prima di aver chiarito questo comportamento, renderebbe più difficile capire che cosa stiamo valutando.

C’è anche una responsabilità del coach nel saper spiegare una scelta senza nascondersi dietro il linguaggio tecnico. Se assegno un lavoro, devo riuscire a renderne comprensibili obiettivo, modalità e margini di adattamento. 
Il rapporto che cerco di costruire è questo: 
l’atleta porta esecuzione, osservazioni e una descrizione onesta di ciò che vive; io porto una proposta di lavoro, analisi e competenze, ma con la necessità che giungano all’atleta sotto forma di istruzioni utilizzabili.

O di cazzeggio, che poi è il livello comunicativo più efficace. 





 

martedì 13 ottobre 2026

Il mio Triathlon Olimpico di Ostia 2026

Solitamente chiudo la mia stagione con un triathlon olimpico e quest'anno la cornice ideale è la mstorica gara del triathlon olimpico di Ostia.

Nonostante una seconda parte di stagione dove non ho potuto allenarmi con un volume adeguato, arrivo a questa gara in buone condizioni.

La seconda batteria di partenza (quest'anno ho pagato un basso rank per il poco nuemro di gare dell'anno precedente) che dovrebbe penalizzarmi, alla fine è il fatto che mi permette di ottenere una gara molto soddisfacente.

Grazie a un ottimo nuoto, riesco infatti a riportarmi sul gruppo centrale della prima batteria, partita un paio di minuti prima di me, sfruttando così un gruppo in bici sempre più numeroso giro dopo giro, che mi consente di gestire al meglio la fatica.

E infatti quando comincio a correre, le sensazioni sono buone da subito.

Non avendo tuttavia ancora dei ritmi velocissimi nelle gambe, imposto come al mio solito una corsa in progressione, e proprio quella progressione mi permettera di recuperare molte posizioni fino al secondo posto di categoria davanti per soli 3" al mio compagno di squadra Matteo DL, artefici di una altrettanto bellissima prestaizone!

Prestazione, tra l'altro, di tutto il Team Panda, non solo con il 5°posto assoluto (1° cat) di Giacomo e 2°post di cat. di Eleonora, ma con tutti i ragazzi presenti che fanno la forza di questa squadra: Matteo V.  e Paolo, con le loro eccellenti prestazioni penalizzata dalla partenza in 2^batteria, Stefano "Batman" sempre al servizio della squadra anche con il supporto del camper, Adriano alla sua seconda gara assoluta e il nostro Marco che piano piano si sta innamorando di tutte e tre le frazioni di questo meraviglioso sport!

Daje panda, daje tutti! 

 
 
 


 

 

 

giovedì 8 ottobre 2026

PLAY THE PANDA TRIATHLON

E se il triathlon diventasse un videogioco?

In Team Panda abbiamo creato PANDA TRIATHLON, un piccolo videogame arcade in pixel art, ispirato ai grandi classici degli anni ’80 e ’90. Un passatempo gratuito, accessibile direttamente dal nostro sito, per divertirsi e sfidarsi a colpi di bracciate, watt e allunghi!

Ma attenzione: anche qui, partire troppo forte può presentare il conto! 😅

🕹️ COME FUNZIONA?

👤 CREA IL TUO TRIATLETA
Scegli un personaggio maschile o femminile, personalizzalo con nome, nazionalità, caratteristiche fisiche, capelli, barba e accessori. Ogni atleta possiede differenti abilità nelle cinque fasi di gara.

🏊 NUOTO
Gestisci respirazione, orientamento, scia e contatto con gli avversari. Puoi aumentare l'intensità, ma ogni accelerazione consuma energia. Trova il giusto equilibrio!

⚡ T1
La prima transizione è una sequenza di operazioni da completare rapidamente: muta, cuffia, occhialini, casco, pettorale e bicicletta. Vietato distrarsi!

🚴 CICLISMO
Affronta un percorso con salite e discese, sfrutta la scia degli avversari, cambia ritmo, scatta e utilizza la posizione aerodinamica nei momenti più vantaggiosi.

⚡ T2
Posiziona la bici, togli il casco, prepara le scarpe e gira il pettorale. Ogni secondo può fare la differenza!

🏃 CORSA
La frazione decisiva! Gestisci le energie residue, utilizza strategicamente i due allunghi disponibili e conserva qualcosa per lo sprint finale. Se esageri, rischi di scoppiare!

🏆 LA GARA
Decine di concorrenti, differenti scenari, sorpassi, distacchi, classifiche e una telecronaca dinamica che segue le tue imprese (e i tuoi disastri!).

👥 SINGLE PLAYER E MULTIPLAYER ONLINE
Puoi affrontare gli avversari virtuali oppure sfidare altri giocatori nella modalità online. Gli utenti registrati possono personalizzare e salvare il proprio atleta.

💛💙 Abbiamo cercato di portare in un piccolo gioco alcuni elementi che conosciamo bene: pacing, tattica, gestione della fatica, transizioni e scelte da prendere sotto pressione.

Il risultato è un progetto nato dalla voglia di sperimentare, giocare e condividere qualcosa di diverso con la nostra community.

🌐 GIOCA GRATIS!
👉 www.teampanda.it
🎮 Sezione PLAY THE GAME

Direttamente dal browser, senza installare nulla.

DAJE PANDA! 🐼🔥


martedì 6 ottobre 2026

PANDA VALUE: dalla stagione del triatleta alle scelte di allenamento

 

Quanto siamo migliorati durante una stagione? Quali qualità abbiamo consolidato? E dove conviene concentrare il prossimo ciclo di lavoro?

Con il  PANDA VALUE stiamo sviluppando in PandaLab un modello per affrontare queste domande attraverso una lettura organizzata delle prestazioni. Il progetto mette in relazione le capacità dimostrate nelle tre discipline con gli elementi che possono limitarne l’espressione in allenamento e in gara. La versione 4.0 propone una sintesi su scala 1–100, accompagnata dalle evidenze che ne devono sostenere il calcolo.  

Il punto di partenza è il Performance Core, la media dei punteggi di nuoto, bici e corsa. Questi devono essere ricavati da prestazioni confrontabili e riferimenti dichiarati, considerando periodi rappresentativi della stagione.

Entrano poi in gioco due componenti. Il Biofactor riguarda risposta al carico, recupero, alimentazione abituale e tolleranza funzionale. La Contingenza osserva continuità sostenibile, esecuzione del programma aggiornato, gestione dei ritmi, rifornimenti e condizioni esterne. Si valutano soltanto gli effetti pertinenti che non siano già compresi nelle prestazioni utilizzate, evitando di penalizzare due volte lo stesso limite.

La relazione centrale è:

PANDA VALUE = Performance Core × fattore di realizzazione

Il fattore previsto varia fra 0,80 e 1,00: può ridurre il valore rispetto alla capacità sportiva, senza superarla. È una scelta del modello ancora da verificare empiricamente, non una percentuale misurata di energia disponibile o di tempo recuperabile.  

A cosa serve concretamente

La scheda organizza il lavoro in PANDA ASSET, le qualità dimostrate da mantenere; PANDA FOCUS, le priorità sulle quali intervenire; e Suggested Race, una proposta di distanza e percorso sostenuta dalle capacità specifiche. Il punteggio più basso non diventa automaticamente la priorità: conta quanto quel limite incide sull’obiettivo dell’atleta e come possiamo verificarne il miglioramento.

PANDA VALUE è un nostro progetto metodologico in sviluppo. Per il nostro caso studio di Giacomo e Matteo, mentre le prestazioni osservate sono documentate, la conversione in punteggi finali richiede ancora riferimenti comuni e il completamento dei fattori di realizzazione. Il lavoro ha già prodotto indicazioni utili, sebbene la calibrazione rimanga ancora da consolidare.     

L’obiettivo è rendere più chiara la decisione successiva: quale qualità allenare, quale conservare e quale prova utilizzare per capire se il lavoro sta funzionando.

 

mercoledì 30 settembre 2026

Gare al caldo, raffreeddamento e pacing

 

Quando gareggiamo con 30 gradi e umidità alta tendiamo a concentrare quasi tutta l’attenzione sull’idratazione: quanto bere, quanto sodio assumere, quanto abbiamo sudato. Tutto corretto, naturalmente, ma c’è un’altra variabile che spesso trattiamo come un accessorio mentre dovrebbe entrare a pieno titolo nel race plan: raffreddare il corpo.

Uno studio appena pubblicato sul Journal of Science and Medicine in Sport ha analizzato 312 atleti impegnati tra il 2023 e il 2025 in quattro gare endurance disputate in condizioni caldo-umide nel sud della Cina, comprese due mezze distanze di triathlon. Gli autori hanno confrontato una normale gestione individuale del caldo con un protocollo strutturato che prevedeva raffreddamento prima e durante la gara insieme a un reintegro personalizzato di liquidi freddi.

Il dato che mi interessa maggiormente è molto concreto. Al termine della gara la temperatura corporea centrale era mediamente di 39,1 °C contro 39,6 °C. Mezzo grado può sembrare poco, ma quando stai correndo da ore e il tuo organismo sta già facendo di tutto per disperdere il calore prodotto, mezzo grado è parecchio.

E infatti la differenza compariva anche nel cronometro. Gli atleti che avevano seguito il protocollo si erano allontanati dal proprio personal best mediamente del 4,8%, contro l’8,3% degli altri. Dopo l’aggiustamento statistico rimaneva una differenza di circa tre punti percentuali. Anche gli interventi medici correlati al caldo erano inferiori: 10 casi contro 20.

Questo non significa naturalmente che basti infilarsi una spugna ghiacciata nel body o gareggiare con quella fascetta (che costa un botto, tra la'ltro) con i cubetti di ghiaccio in testa, per guadagnare il 3% in un Ironman. Lo studio è osservazionale e non randomizzato, quindi sarebbe sbagliato trasformare un’associazione interessante in una formula matematica valida per tutti. Però il messaggio pratico è piuttosto forte: la gestione termica può essere programmata esattamente come alimentazione, idratazione e pacing.

Questo è forse l’aspetto più interessante dello studio: nel lungo non dobbiamo ragionare soltanto su quanta acqua stiamo perdendo, ma su quanto calore stiamo accumulando e quanto possiamo limitarlo prima che cominci a condizionare il passo.

In un Ironman la temperatura corporea non diventa improvvisamente un problema al trentesimo chilometro della maratona. Ci siamo arrivati attraverso quello che abbiamo fatto  nelle ore precedenti.

O  che non abbiamo fatto...



Studio citato: Li H, Cao X, Feng S. Mitigating exertional heat illness risk and preserving performance in mass-participation endurance events: a real-world analysis of a graded cooling and fluid replacement strategy. Journal of Science and Medicine in Sport. 2026. DOI: 10.1016/j.jsams.2026.09.007.

mercoledì 23 settembre 2026

La mia Corsa delle 3 Ville 2026


 CORSA DELLE TRE VILLE 2026

Mentre molti amici erano impegnati all’Ironman di Cervia, quest’anno, impossibilitato a essere sul litorale adriatico, mi sono ritrovato con estremo piacere a correre sulle mie amate strade di casa, a Tivoli.

Di questa gara ho già scritto tante volte, ma ogni anno la sensazione è la stessa: è bellissima. Una bellezza capace quasi di distrarre dalla fatica e dal dislivello.

Ci arrivavo in buone condizioni e ho gestito la gara come spesso faccio: prima parte controllata e gara vera iniziata intorno al 5° km, quando comincia anche il tratto più duro.

Da lì ho progressivamente aumentato il ritmo, recuperando molte posizioni nella seconda parte e riuscendo a spingere anche in discesa.

Alla fine 17° assoluto e 3° di categoria.

Fa piacere, certo, ma è quasi l’ultima cosa che mi interessa.

La condizione sapevo che fosse buona. Quello che conta davvero, in giornate come questa, è poter vivere ancora una volta le emozioni di una gara speciale, sulle strade di casa e insieme a tanti volti amici.

Perché certe gare non sono soltanto un risultato.

Sono parte della tua storia.


lunedì 21 settembre 2026

Nuoto più efficiente! (da IronMan Klagenfurt a IronMan Italy)


Da Klagenfurt a Cervia il lavoro con Alessio aveva un obiettivo molto preciso: non semplicemente nuotare più forte, ma nuotare allo stesso ritmo spendendo meno.

Abbiamo lavorato su presa, continuità della propulsione, lunghezza del gesto e controllo della frequenza. L’idea era smettere di inseguire la bracciata “veloce” e cercare invece più avanzamento utile a ogni ciclo.

A Cervia i dati hanno restituito esattamente quel segnale: da 1h11' nel nuoto di Klagenfurt a 1h09' di Cervia.

Però non sono quei minuti in meno il risultato che cercavamo, ma questo:

FC media 156 → 128 bpm
Stroke rate 34 → 32/min
Strokes/100 m 65,9 → 60,3
Distanza per bracciata 1,52 → 1,66 m

È questo il dato che ci interessa davvero: Alessio  è migliorato guadagnando anche efficienza: ha mantenuto praticamente la stessa velocità, ma con meno azioni per distanza e più metri per ogni bracciata.

E nell’Ironman questo conta enormemente, perché il nuoto non finisce all’uscita dall’acqua. 

Cervia infatti ha mostrato anche una gara complessivamente più solida: -44’13” sul totale rispetto a Klagenfurt e una durability nella corsa molto migliore.

È esattamente il principio alla base di SE SOLO NON CI FOSSE IL NUOTO: trasformare il nuoto da frazione da “sopravvivere” a strumento per gareggiare meglio dopo.

Non solo nuotare meglio.
Gareggiare meglio.




lunedì 14 settembre 2026

Come si migliora la prestazione, davvero.

 


Si dice spesso che non esiste una formula segreta per migliorare.

E invece esiste, ed è anche semplice.

Rispettare gli allenamenti.

Se si imposta una programmazione su un determinato numero di allenamenti settimanali (oppure ore settimanali) e poi c'è sempre un motivo per non completare la settimana, allora no, non si possono migliorare le prestazioni.

Attenzione, qua non vi dirò la classica banalità di andare piano quando sull'allenamento avete easy. 

Non vi servo io per dirvi 'sta cosa. 

Io vi dico di alzare questa cazzo di intensità quando dovete andare forte! Ripeto, non volete andare forte non c'è problema, godetevi lo sport, ma se volete migliorare le prestazioni, amici mie dove alzare la soglia della sofferenza. Anche quando non ne avete. Anche quando scrivete al coach che siete stanchi e sperate che vi risponda "non preoccuparti, vai tranquillo allora oggi". Sappiate che sotto quella patina di benevolenza, il coach vi sta giudicando! 

E' vero, va di moda dire che nessuno deve sentirsi giudicato... ma dal coach sì. E' una eccezione che dovete mettervi in tasca e portarla con voi.

Una bella merda di situazione eh?
Forse, ma nessuno vi sta obbligando di diventare atleti forti, ma se volete diventarlo davvero, forti, cominciate a farlo come cazzo si deve!

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