lunedì 22 luglio 2019

Sì vabbè, ma che sarebbe 'sto IronMan Francoforte? Te lo spiega STEFANOLACARASTRONG!

Come già detto negli ultimi posto, anche se manca un anno, è già tempo di pensare a quale IronMan iscriversi per il 2020.
Se nella vostra testa c'è Francoforte, ecco la guida definitiva alla gara, per avere idee chiare su pro e contro.

lunedì 15 luglio 2019

Quale IronMan scegliere?



Per molti, anche persone che devono ancora fare l'IronMan di quest'anno, è già tempo di programmare il 2020.
Bisogna valutare tanti fattori, dalla data, al percorso, al luogo dove si svolge, al cima,  alla voglia di ripetere o meno una gara già fatta e alla compagnia.

Le MIE motivazioni, per l'anno passato e per il prossimo, sono legate prevalentemente alla data.
Nel 2017 e 2018 ho partecipato a settembre all'IronMan Emilia Romagna.
Le condizioni per prepararla e gareggiare sono state ottime.
Una gara a settembre permette di gestire gli allenamenti facilmente nell'arco della settimana, grazie alle lunghe giornate estive.
Inoltre, una gara di fine settembre ha i presupposti di trovare condizioni climatiche perfette.

Però cominciava a pesarmi troppo un altro aspetto.
I miei figli crescono (12 e 9 anni) e cominciano ad avere qualche interesse in comune da condividere con me.
Può essere un'escursione, una pedalata, suonare insieme o anche semplicemente giocare a Super Mario Kart.
E l'estate, si sa, i bambini hanno tanto tempo a disposizione.
Ecco, l'anno scorso mi è pesato tantissimo dividere le mie giornate estive tra lavoro e allenamenti, dando comunque spazio e attenzione ai bambini ma non come avrei voluto.
Insomma, uscire TUTTE le domeniche per cinque o sei ore in bici sapendoli a casa, non è che mi faceva impazzire.

E quindi per il 2019 ho deciso di gareggiare all'IronMan di Nizza a fine Giugno.
Mi allenavo indoor in inverno e primavera a casa mentre loro facevano i compiti, oppure insieme quando li portavo in piscina o in pista, ottimizzando il tempo dedicato a giocare con loro.

Certo, da quando faccio sport ho sempre patito tantissimo le gare calde, le mie migliori prestazioni sportive sono giunte sempre a maggio o settembre, ma è una scelta che ha dato ulteriore equilibrio e serenità  nel far quadrare lavoro, sport e famiglia.

Il risultato finale?
Che dopo 10 anni che faccio triathlon, interrompendo gli allenamenti solo due settimane all'anno, quest'anno mi sono preso DUE MESI di stop totale.
Luglio e Agosto da dedicare alla mia famiglia e sto benissimo così.
A settembre ci sarà tutto il tempo per ricominciare.

lunedì 8 luglio 2019

Qual è la distanza giusta per un IronMan? (di tagli, caldo, mugugni ed emozioni)



E' stato l'argomento più CALDO del mondo del triathlon nelle ultime settimane.
E naturalmente dirò anche io la mia.

Accorciare o, peggio ancora, eliminare una frazione di un IronMan per condizioni climatiche avverse.
E' giusto o no?
Meglio salvaguardare la salute degli atleti o mantenere il prestigio delle distanze vere e proprie?

Allora, la mia premessa è questa.
Se ti iscrivi ad un IronMan devi essere pronto a tutto.
C'è mare grosso?
Impari a nuotare meglio.
Ci sono 50 gradi all'ombra?
Impari ad idratarti.
Non ti senti sicuro a gareggiare in condizioni estreme?
Allora non fai l'IronMan.
Il fatto di dover cercare la "sicurezza" ad ogni costo, il "pararsi il culo" da parte delle organizzazioni, mi sembra un po' fuori contesto con questo tipo di disciplina e, soprattutto, distanza.
Ci sono sport e sport.
C'è il golf, dove al massimo rischi di prenderti una pallina vagante sulle corna, e c'è l'alpinismo, dove metti un piede nel posto sbagliato e precipiti centinaia di metri.
Se voleva essere uno sport tranquillo, si sarebbe chiamato SoftMan.

Comunque, questa era la premessa.
Il problema dell' "accettazione" di vari accorciamenti ai percorsi è una conseguenza di chi ormai vive solo per i numeri e i dati.
Sarà una mia fissa (e su questo non ci piove), ma l'obiettivo principale ormai è legato ai numeri e alle definizioni.
Se ho l'obiettivo di fare un IronMan sotto le 12 ore e mi tagliano 20km in bici, non potrò vantarmi di aver raggiunto quello scopo, perché sarà un obiettivo "monco".
Se annullano la frazione di nuoto, mi porterò sempre il cruccio di non potermi "definire" IronMan.
Ma in gare come l'IronMan ci sono troppe varianti che, se uno pensa solo mai numeri, sviliscono tutto.
L'IronMan di Nizza, che ha 172km di bici allora vale meno di quello di Francoforte, che ne ha 185?
Però Nizza ha 2000mt di dislivello.
Eh ma a Francoforte 2017 erano 170km lo stesso di bici.
Eh allora io ho fatto Lanzarote che è El mas Duro e valgo di più.
Se entriamo in questo gioco allora vale tutto.
Ho sentito discussioni se facesse più caldo a Nizza, Francoforte o Klagenfurt, come se fosse una gara a chi gareggiasse in condizioni peggiori.

Tutto questo, naturalmente, va a discapito di quello che dovrebbe essere la cosa più importante: le emozioni.
Uno degli IronMan che mi ha lasciato più emozioni è stato l'IronMan di Maastricht nel 2016.
Ma conservo ancora il viaggio, i momenti di difficoltà, le difficoltà che avuto in quell'anno per prepararlo e le lacrime di commozione durante la corsa.
Però, pensate un po', è stata la mia peggior prestazione su un IronMan.
 Che poi, per carità, è giusto porsi degli obiettivi, è giusto puntare a migliorarsi e perché no, cercare sfide, con se stessi o con amici.
Essere IronMan significa tutto questo, non solamente UNO di questi aspetti.

Godetevi quindi il vostro traguardo ed il viaggio che avete fatto per arrivarci, qualunque sia stata la vostra gara, perché le emozioni, al contrario dei km, nessuno ve le potrà tagliare o accorciare.

lunedì 1 luglio 2019

Il mio IronMan France 2019 [C'è gente che ci ha investito una vita per fare IM France #sub10 ore, mentre invece bastava saper scegliere l'edizione giusta]


Ho inseguito per anni questa gara.
Per una serie di motivi alla fine saltava sempre.
Quest'anno, finalmente le condizioni per farla c'erano tutte.
Parlerò in un altro post della rimodulazione dei percorsi per il caldo e degli aspetti dell'organizzazione della gara.
Qui, come sempre, cercherò di trasmettere tutte le emozioni di queste scarse dieci ore che mi hanno accompagnato dal colpo di pistola dello start, fino al momento in cui ho alzato le braccia al cielo sotto il traguardo del mio sesto IronMan.



La partenza alle 6.30, invece che alle 7 come quasi tutte le gare del circuito IronMan, è un'ottima cosa.
Svegliarsi alle 3.30 o alle 4 cambia poco alla fine, ma sapere che le fatiche termineranno 30 minuti "prima" di godersi il risposo, a livello mentale funziona, almeno per me.
Come mi successe a Cervia due anni fa, appena entro in acqua mi sembra di essere nel mio ambiente naturale.

L'acqua tiepida ed il mare piatto come una tavola mi fanno realizzare che in quel momento non vorrei essere in alcun altro posto del mondo se non lì.
Le sensazioni sono ottime, ed anche se non azzecco perfettamente la traiettoria delle prime due boe, riesco a tenere un buon ritmo senza stancarmi.
Un po' prima di metà gara mi scontro con un altro atleta e sento il gps vibrare.
Capisco che si sarà spinto qualche pulsante e non potrò avere dati cronometrici, ma poco male, perchè sono abituato ad allenarmi senza riferimenti.
Quando termino la prima frazione infatti il cronometro si è bloccato a 24', ma la sensazione è di aver fatto una prova molto buona.
(Il cronometro ufficiale a fine gara segnerà 1h per il nuoto)
Quest'anno negli ultimi due mese della preparazione, per motivi organizzitivi sono riuscito ad allenare il nuoto solo una volta a settimana (mentre gli anni passati facevo 4 sessioni settimanali), ma la qualità sembra non averne risentito affatto, visto che è la mia seconda miglior prestazione di nuoto in un IronMan.

La bici ci dà il tempo solo una decina di chilometri di riscaldarci in pianura e poi comincia la giostra delle montagne.
Il taglio dell'organizzazione infatti ha segato solo le parti in pianura, mantenendo tutti i 2000mt di dislivello complessivo.
Prima di cominciare il piatto forte, c'è un breve tratto in discesa e su un dosso dissuasore mi vola una borraccia.
Poco male, penso, ne ho altre due, in più al km 70 ho gli special needs con altre 3 borracce personali che mi ero preparato anticipatamente.
La salita principale arriva a 45km ed è come me l'aspettavo: 20km di salita non troppo impegnativa ma infinita.
Nel frattempo il sole comincia a picchiare e il caldo si fa opprimente.
Bevo come un cammello e le scorte liquide stanno finendo precocemente.
Devo mangiare una barretta, ma fa talmente caldo che si intoppa in bocca e l'unico modo per buttarla giù e scioglierla con un po' d'acqua, anche se è l'ultimo sorso.
Ho ancora 15km di salita prima del mio ristoro personale e sto senza un goccio di acqua o sali.
Però penso che  se Dio vorrà farmi bere, in qualche modo mi manderà l'acqua.
Troppo mistico?
Forse, ma fatto sta che appena giro un tornante vedo in lontananza due omini vestiti di rosso e sull'asfalto la scritta del ristoro tra 500mt.
Faccio il pieno di borracce e continuo a salire.
Ora, io adoro la salita, dove vivo io non puoi uscire in bici senza fare salite, ma in questo IronMan davvero non c'è tregua, non se ne esce mai.
Appena la strada scende un po' per recuperare, c'è subito un'altra salita, ed i muscoli, soprattutto con questo caldo, cominciano a bruciare.
Altra parentesi che probabilmente mi farà ricevere qualche critica.
Le mie aspettative sulla bellezza di questo percorso erano altissime.
Ho amici che tessono continuamente le lodi di quanto sia scenico il tratto ciclistico, che è anche uno dei fiori all'occhiello di IronMan.
Beh, forse il riferimento sarà dei nord europei, che non hanno salite storiche nelle loro terre, ma vi assicuro che qualsiasi salita di qualsiasi tratto appenninico italiano (ed evito di parlare delle alpi italiane) ha il doppio del fascino di questa.
Comunque, se si sale così tanto, alla fine bisognerà pure scendere.
L'aspetto tattico positivo di gare come queste è che prima di cominciare a correre c'è parecchio tempo per fare riposare le gambe.
In questo caso più di un'ora e mezza di discesa continua.
Il che non significa recuperare totalmente le fatiche iniziali, ma un bello scarico comunque c'è.


Quando entro in zona cambio c'è un'afa che sale dall'asfalto che toglie il fiato.
Ho fatto tutti i lunghi quest'anno alle 14, ma capisco subito che oggi sarà dura ed è meglio giocare in difesa.
Imposto l'andatura a 4'50", le gambe reagiscono meno peggio del previsto ma si fa fatica a respirare.
Decido di fermarmi qualche secondo ad ogni ristoro per sciacquarmi e rovesciarmi bottiglie di acqua in testa.
Al 5°km, subito dopo il primo giro di boa, arriva invece l'imprevisto.
Metto il piede male e faccio una storta assurda.


Il dolore è forte, ma per fortuna  stringendo i denti non mi impedisce di correre.
Magari questo dolore al piede mi distoglie l'attenzione dal caldo, penso.
Sto cazzo!
Più corro più vado a fuoco.
Non riesco ad abbassare la temperatura del corpo.
Che poi non corro neanche troppo male, ma si dilatano tantissimi i tempi nei ristori dove seguo sempre questa routine:

  • bevo due bicchieri di acqua
  • mi ficco uno spicchio di arancia in bocca per mettere un po' aspro
  • bevo altri due bicchieri di acqua
  • sto fermo 20" sotto la doccia gelata
Poi riprendo a correre, e dopo 500mt sono di nuovo completamente asciutto e in ebollizione.
Alessia e i bambini non mi fanno mancare l'incitamento, ma si vede che non sto bene.
Per fortuna ho continuato ad alimentarmi ed idratarmi nel migliore dei modi e non ho mancamenti o momenti di poca lucidità, "basta" solo un po' di pazienza e porterò decentemente a casa questa gara.
Che è quello che strillo ai miei compagni di squadra Andrea e Lorenzo, anche loro sofferenti sotto lo stesso sole.
Quando mancano 7km il dolore al piede comincia a farmi veramente male, ma poco dopo si comincia a sentire in lontananza la voce dello speaker che celebra l'arrivo degli atleti.



E poi succede sempre così.
In quegli ultimi 200mt ti sembra che stai correndo al fresco, il dolore al piede è sparito e ti senti le forze per alzare un tir.
Individuo la mia famiglia tra il pubblico sugli spalti, mi avvicino e mi prendo un bacio da Alessia, Mavi e Jacopo.
Il cappellino da panda, come al solito, non può mancare per attraversare il traguardo.
9 ore e 52 minuti per fare 3.8km di nuoto, 153km di bici e 31km di corsa.
"Stefano, I like your hat!" strilla Paul Kaye "From Italy... STEFANO STRONG"
Eh sì Paul, cazzo se sono stato STRONG!



mercoledì 19 giugno 2019

Indovina chi l'ha detto? #1


Apriamo oggi una nuova rubrica chiamata "INDOVINA CHI L'HA DETTO?"
Il gioco è semplice, basta indovinare chi tra i ragazzi che alleno ha tirato fuori una perla e si vincono due ripetute in meno sul prossimo allenamento.

La frase del giorno è:

"Intanto ho migliorato un sacco l'AVVITAMENTO in acqua"

Ecco, parliamo dell'avvitamento...

lunedì 17 giugno 2019

La salita è sempre meno dura quando c'è qualche amico ad aspettarti in cima


Ieri ho fatto il classico "giro di Bellegra".
Tivoli - Subiaco - Bellegra - San Vito - Tivoli.
La salita di Bellegra non è lunga ma impegnativa, soprattutto nell'ultimo tratto.
Insomma, arrivare su in cima è sempre una piccola conquista.
Ieri però sapevo che in cima c'era il mio amico Gianni, che era tornato al suo paese di origine per aspettare il ritorno delle compagnie in pellegrinaggio a piedi al santuario della Santissima Trinità.

Il solo sapere che ci fosse qualcuno in cima che mi aspettasse, anche solo per un saluto, ha alleviato quasi completamente le mie fatiche.
Mi arrampicavo sul muro finale senza neanche sudare (se non per i 40° all'ombra, ma quella è un'altra storia).

Ma è sempre così.
Al mio primo IronMan a Klagenfurt sulla salita più impegnativa c'era tutta la mia famiglia ad aspettarmi, con mio padre che sventolava un bandierone.
Ed infatti non temevo l'arrivo di quella salita, ma la aspettavo!

E questo non solo per le salite.
Anche nelle frazioni finali degli IronMan, chi non aspetta di incontrare un figlio, una moglie o un amico a bordo strada anche per cinque secondi di incitamento?
E sappiamo che quei cinque secondi ci faranno andare avanti per altri 500 metri!
Viviamo per quei cinque secondi, li aspettiamo più dei ristori.
Io non aspetto altro di trovare in cima alle mie salite.

E allora, cominciate a prendere posizione sulle cime delle nostre salite, sto arrivando!

lunedì 3 giugno 2019

L'invio delle tabelle degli allenamenti


Quando pianifico la stagione di qualche atleta che alleno, naturalmente ho da subito ben chiaro come impostare i vari macrocicli, gestire carichi ed eventuali scarichi, inserire gare secondarie, impegni personali e, soprattutto, cazzate varie.

Tanto è da subito chiara la pianificazione annuale in base agli obiettivi, è altrettanto evidente che i microcicli settimanali vadano impostati invece passo dopo passo, per valutare al meglio le sensazioni, la risposta agli allenamenti e gli imprevisti.

Ci sono varie scuole di pensiero.
Chi preferisce mandare ai propri atleti il programma degli allenamenti di mese in mese e chi non dice cosa fare fino alle 23:59 del giorno precedente.

Per un atleta, soprattutto amatore, è normale che sapere come organizzarsi con qualche giorno di anticipo è importante, proprio per incastrare gli allenamenti tra lavoro e famiglia, ma è altrettanto vero che il 90% degli atleti chiede continue variazioni al programma degli allenamenti (per poi tornare a fare il programma iniziale, ma questa è un'altra storia) ,che una pianificazione mensile sarebbe totalmente stravolta.

Il buon equilibrio che ho trovato è la cadenza settimanale.
Naturalmente, cerco di anticipare un po' l'invio del programma, per poter dare il tempo ai ragazzi di organizzarsi la settimana successiva.
Ho cominciato inviandolo il sabato, poi ho anticipato al venerdì, e adesso solitamente per il giovedì DI SOLITO riesco a mandare tutto.

Eppure, ogni tanto, continua ad arrivarmi qualche mail il martedì del tipo "scusa Strong, ho problemi con il server e non ricevo la posta, mica per caso hai già mandato gli allenamenti?"

lunedì 20 maggio 2019

Il ciclista campanaro


Ogni anno una pedalatina a Guadagnolo me la faccio sempre.
Una bella salita, molto lunga e pedalabile, con una vista spettacolare su tutta la pianura romana.
Si sale a 1200mt ed è il centro abitato più elevato del Lazio, e su in cima fa sempre freschetto.
Becco comunque una giornata di questo maggio in cui non diluvia, ma è "solo" nuvoloso.
In salita comunque si suda e meno roba si ha addosso e meglio si sta.
Quando arrivo in cima mi fermo a riempire le borracce ad una fontanella vicino ad un vecchietto seduto su una panchina.
Nel silenzio di una piazzetta di una domenica alle 2 di pomeriggio, sento i suoi occhi che mi scrutano da testa a piedi.
"Giovanò, mo mettite qualcosa addosso perché a riscende fa freddo!"
Ringrazio del consiglio, mi metto l'antivento e riscendo.
Durante la discesa, vedo che c'è un bivio per il Santuario della Mentorella.
Conosco bene quel posto per esserci arrivato a piedi con un'escursione.
E' un posto intimo pieno di misticismo e non ci penso due volte ad arrivarci in bici.
Non c'ero mai arrivato da questo lato con la strada e capisco perché.
Un discesone stretto e ripidissimo di un paio di km mi fa capire che il ritorno sarà la mia personale penitenza.
Ma ne vale la pena.

Arrivo al santuario, metto la bici in spalla e salgo la Scala Santa per arrivare alle campane.
Non far da campanaro se il cor tuo non batte da Cristiano

recita l'incisione.
Batto un paio di rintocchi, metto il rapporto più leggero, mi alzo sui pedali e ricomincio la mia ascensione.

lunedì 13 maggio 2019

Il triathlon dà il triathlon toglie



Un po' di delusione c'è quando succedono 'ste cose.
Però fa parte del gioco.
La settimana scorsa ho fatto una delle mie migliori prestazioni in un mezzo IronMan  al Challenge di Riccione.
E dire che avevo anche recuperato più che bene per questa prima edizione del TriXman, 3km di nuoto, 150km di bici e 30km di corsa.
Ma al cinquantesimo chilometro della bici, mentre ero terzo assoluto (sì, terzo assoluto), un anziano ausiliario del traffico mi indica una strada sbagliata da seguire.
Una strada bella larga, che non potevi pensare che non fosse quella giusta.
E quindi ho pedalato parecchio fino al bivio successivo, quando notando che non c'erano più indicazioni, mi è venuto il dubbio che qualcosa fosse andata storta.
Quando sono tornato indietro, il tizio, che ormai stava affogando in piena crisi in mezzo a un ingorgo di traffico, mi dice che altri ciclisti li aveva mandati verso un'altra direzione.
Ormai ho perso una decina di chilometri.
Forse in una gara così lunga avrei potuto recuperare qualche posizione.
O forse no.
Ma in quel momento ho deciso di chiudere la gara e tornare indietro, avevo perso lo spirito agonistico.
Qualche anno fa dopo una delle più grandi delusioni sportive, al 70.3 di Pescara, la settimana successiva vinsi per la prima volta la mia categoria in uno sprint.
Il triathlon toglie il triathlon dà.
Mi riprenderò quello che mi è sfuggito.



Ah, e poi c'ho la foto col pettorale numero uno, sticazzi poi come è andata a finire.

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