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venerdì 25 luglio 2025

Cosa rimane dell'EagleXMan

 L'arrivo a Fonte Cerreto, l'incontro con tutti i ragazzi del Team Panda e con i tanti amici che abbiamo ritrovato.

 

La cena con Alessio alle 17:30 in stanza dell'hotel vedendo il Tour de France in Tv. 

La bandiera del Team Panda fuori dalla finestra. 

 



I meravigliosi contorni rosa del Gran Sasso la sera prima della gara. 

Il furgone di BatMan.

 

L'ammiraglia allestita come se fossi un pro, piena di gel, barrette, caffè, attrezzi, trick track e bombe a mano. 

 

La sveglia alle 2.30

L'allestimento della zona cambio di notte con la colonna sonora del PandaLab in ripdozione dagli altoparlanti di tutta la T1.

Il sole che sorge mentre si nuota.

Il momento in cui in bici dico ad Alessio: "non sento più la fatica!"

Fabrizio che mi guarda perplesso quando mi vede iniziare la corsa sotto il sole senza cappellino: "ma sei sicuro Ste?"

La pace che emana il Santuario di Giovanni Paolo II alla Ienca.

L'improvviso infrattamento per lo stomaco che borbotta.

I teli di sopravvivenza che non si trovano più prima della salita finale.

L'incontro con Paolo e Domenico prima del vertical e l'idea di dovers salire anche con loro.

Il momento in cui alle 21:00 si è fatto notte, mancava poco all'arrivo, e ci siamo fermati sul costone per goderci la vista del Gran Sasso e della vallata di notte che le luci dei paesini in lontananza.

L'abbraccio finale di tutti e quattro incitati da Daddo.

La meritata birra per celebrare l'arrivo.

 

La pasta e ceci al rifugio, il pasto più buono che abbia mai mangiato in vita mia!

 

La consegna del mio premio da parte di Fabrizio, così come gli avevo chiesto un anno fa quando mi sono iscritto alla gara.

La foto finale con tutti i finisher del full.

E la promessa, fatta soprattutto a me stesso, di tornare, prima o poi. 



lunedì 18 settembre 2023

Cosa rimane di Nizza 2023

 

Di questa Nizza rimarrà la gioia all'arrivo, desideroso di spillare ogni goccia di questa esperienza.

Le coccole dell'organizzazione per farti sentire da subito  un atleta importante (ok, a quel prezzo grazie al cazzo, ma a quel prezzo comunque devi saperlo fare)

I bagni nelle acque azzure e la difficoltà ad uscire da quella battogia sassosa (mia moglie e mia figlia naturalmente avevano le apposite scarpette, ma un IronMan mica si può mortificare con quelle... meglio soffire in silenzio e dissimulare il dolore)

Il gelato la sera sulla spiaggia di notte.

Il caffè di di Starbuck. 

La felicità di incontrare Matteo e la sua famiglia e condividere con loro tutta l'atmosfera pregara.

L'accoglienza riservata agli atleti della Military Division, very american style, e la chiacchierata con Frederik Van Lierde.

La Parade of Nations, il sentirsi orgogliosi di rappresentare il Team Italia agli occhi dei tifosi di tutto il mondo.

La corsetta del sabato mattina, richiamato dal tintinnare delle campanelle durante l'Elevazione proveniente dalla Chiesa della Santissima Trinità e la pausa per fare la  Comunione.

Il sonno pregara che, diversamente dal mio solito, non arrivava mai.

Il suono della sirena della partenza della gara.

E quella vista notturna della promenade illuminata mentre ero allo stremo delle forze.

In quel momento non avrei voluto stare in nessun altro posto al mondo se non lì.

La finishline, bella come non mai.

La medaglia al collo.

La pizza calda e la birra fredda nel postgara.

E quel cerchio che si chiude.
 

martedì 3 ottobre 2017

Cosa rimane di Cervia


Cervia è la casa ideale per un IronMan in Italia.
Per questo è stato un grande evento, e per questo, perfezionando qualche dettaglio, potrebbe ambire a diventare una tappa fondamentale del circuito IronMan europeo.
Si sa che la riviera romagnola ha costruito la sua reputazione e fama non grazie agli incredibili del suo mare ma sulla ricettività nei confronti dei visitatori.
Luogo comune ormai datato?
Questo era il mio unico dubbio.
Saranno in grado di accogliere altrettanto bene un mondo (leggasi una clientela) relativamente nuovo in un periodo di fine stagione?
La risposta, mi sa che l'avete intuito, è sì.
Decisamente sì.
Te ne accorgi perché le strutture sono preparatissime sull'evento, una sorta di organizzazione parallela, sanno tutto, location di registrazione, orari, luogo della partenza, e cercano di agevolarti nel modo in cui si possa apprezzare al meglio il finesettimana, per atleti e accompagnatori.
E questo non è così scontato.
Che neanche vale il discorso che ora ne parlo bene perché sono contento della mia gara.
L'anno scorso a Maastricht non andò benissimo ma fu comunque un bellissimo finesettimana.
Tutto ottimo quindi?
Beh, dovrei dire, sì ma... tranne che... però non posso dirlo.
Dall'inizio alla fine.
Dalla partenza, finalmente un viaggio tranquillo quest'anno senza problemi.
I tanti amici presenti, che mi vorranno bene anche se mi sono un po' isolato i giorni prima per staccare la spina prima della tempesta.
Il nostro albergo, perfettamente funzionale alla gara per distanza e servizi offerti.
Alessia che asseconda ogni mia fissa, dai soliti giri inutili all'IronMan store fino a prepararmi la "cena personale" in stanza.
Il bar all'angolo con il mio rituale del caffè.
La voce di Daddo, un sottofondo motivazionale che ormai accompagna la maggiorparte delle gare a cui prendo parte.
La piadina post gara, bella quanto una medaglia.
Il clima, ideale per gareggiare.
Il pubblico lungo il percorso, che non mi ha lasciato mai solo.
E quell'unico punto dove stai da solo, nella pineta, ti fa quasi piacere staccare dalla confusione per qualche minuto.
Il giorno dopo con il 5150, prima vera gara che posso godermi da spettatore incitando i miei amici, senza preoccuparmi per me stesso.
Che poi questo post sta uscendo proprio nel giorno in cui riaprono le iscrizioni per l'edizione 2018...
No no, state tranquilli, nessuna marchetta, è solo che mi è sempre piaciuto parlare bene delle persone e delle cose che meritano.
E questa gara merita.
Una gara che sarebbe da rifare, se non avessi smesso con queste cazzate...

 

lunedì 28 settembre 2015

Cosa rimane di Pula



Di Pula rimarrà la sveglia all'alba del venerdì, con i bambini ancora assonati che apprezzavano le prime luci del mattino lungo l'autostrada.
Il viaggio più breve del previsto.
Il poliziotto croato, che non mi lasciava passare alla frontiera finché non mi fossi abbassato gli occhiali da sole (ok, risparmiatevi le solite battute sulla barba...)
L'arrivo al Verudela Hotel e l'incontro con le prime facce amiche di Zona Cambio.
La firma sul tabellone delle squadre.
L'individuazione della bakery dove fare colazione il lunedì mattina (piccola delusione, mi aspettavo un po' meglio...).
Gli spuntini con infinite porzioni di noci e mandorle.
La cena tranquilla in appartamento vedendo dopo 5 anni, Rai 1.
La notte piena di zanzare (il condizionatore costava a parte...)
Il sabato mattina di completo relax in spiaggia con Luigi e la sua famiglia.


Il pomeriggio movimentato tra una zona cambio e l'altra.
La seconda cena vedendo Rai 1 (ormai se ne riparla tra altri 5 anni).
La nottata tranquillissima, senza zanzare e con il sonno profondissimo.
La colazione del giorno gara, finalmente senza orari improbabili.
La musica dell'ipod fino all'ingresso dell'area di partenza.
Il tizio già con la muta che suonava l'ukulele nell'area di partenza.
Il momento esatto in cui entri in acqua.
Il momento esatto in cui tagli il traguardo.
I mille volti che ho incrociato, salutato, incitato e sfidato tra quei due momenti.
Il ritorno in hotel in bici dopo la fine della gara.
La cerimonia di premiazione, con uno scenario che più bello non avrei potuto immaginare.
Sentire strillare da Daddo Nardone che Zona Cambio ha vinto il titolo Europeo.
Sentirmi un po' Dino Zoff, alzando il trofeo circondato dai miei amici.
Il sonno terminato alle 3 di mattina, quando l'adrenalina mi ha fatto rivivere ogni singolo minuto della gara.
Il viaggio di ritorno, forse più breve dell'andata, ma interminabile come sensazione.
Il tatuaggio, solito rituale post-gara.

La chiusura di un ciclo con due settimane di stop assoluto, mai fatte prima ma così piacevoli.
E la programmazione dei nuovi obiettivi, perché due settimane di stop assoluto, ormai, possono anche bastare...











giovedì 19 marzo 2015

Cosa rimane di Ferrara



Rimane il ricordo di una città che è un gioiellino, fatta a misura d'uomo.
Ho girato l'Italia da nord a sud, ma una gentilezza così non l'ho mai trovata.
Come mi ha detto il ragazzo che a fine gara mi ha fatto il massaggio, probabilmente sono stato fortunato ad incontrare solo "la parte buona", ma quella "parte buona" che ho incontrato, per tre giorni mi ha fatto sentire assolutamente a casa.
Rimane la bella compagnia, naturalmente.
Giorgio, Sara, Roberto e la sua famiglia hanno contribuito a rendere il weekend piacevole anche aldilà degli aspetti agonistici e turistici.
La tentazione di provare i cappellacci alla zucca, ripiegata poi nei sapori più tradizionali dei cappelletti al ragù per paura di ripetere "l'effetto cozze" di Pescara.
Il letto, il più comodo sul quale abbia mai dormito e la doccia, la più scomoda nella quale mi sia mai lavato.
L'organizzazione della gara in ogni sua figura, tanto efficiente quanto disponibile.
Ibs libri e Tiger, dove abbiamo speso una fortuna in regalini da riportare ai bimbi al nostro ritorno.
Perchè quando non te li porti dietro ti diverti e ti riposi, ma ti manca sempre qualcosa.
Il pacemaker Alessandro, silenzioso nella prima metà e prodigo di incitamenti nella seconda parte, quando andava a spronare ogni singolo corridore in crisi.
Essere il primo ad entrare nella tenda dei massaggi a fine gara e capire che te ne sei messi dietro parecchi...
Il megagelato a fine gara, ormai una prassi post-Maratona.
Il pomeriggio in attesa del treno, sorseggiando un lungo caffè americano mai così buono con Alessia, Giorgio e Sara.
Ed il viaggio di ritorno, quando esausto da una giornata tanto intensa, non riesci ad addormentarti perchè ogni volta che chiudi gli occhi rivivi ogni singolo secondo di quei 180 minuti.
Pardon, 179.

lunedì 14 luglio 2014

Cosa rimane di Francoforte


Gareggiare con un pettorale così è una responsabilità...


I pezzi ci sono tutti... ora proviamo a rimontarla (grazie anche a Luigi)

Il giorno prima della gara... che non te lo fai un piatto de cozze?

Con Luigi "Magic", distanti tanti chilometri, ma ogni volta che ci vediamo è come se lo incontrassi ogni giorno

Sulla navetta a posare la bici
Master, gli voglio talmente bene che farsi battere da lui è quasi un piacere...

Raro momento di turimo
Cena con Piastrella a "La Paninoteca" con extra razione di parmigiano e foto motivazionale...

Prepariamo la bici per il giro di ricognizione
Sabato sera, ore 22:00, sono calmissimo...

Domenica mattina ore 5:00, andiamo a sistemare la zona cambio.

Abbracci prima della partenza






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