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giovedì 23 ottobre 2014

Come distruggere la figura paterna



La scorsa settimana, accompagnando i bambini (no, non ne ho uno in più sono solo due i miei della foto) in pista, ne ho approfittato per fare un allenamento anche io.
Uno di quelli di qualità, tosto e col cuore in gola.
L'allenamento mi è venuto alla grande, con quelle sensazioni che non ne hai più ma continui a spingere ed anche ad aumentare.
Insomma, uno di quegli "stati di grazia" che a volte capitano anche a chi non è un talento.
Finito l'allenamento me ne vado tutto tronfio verso la panchina per cambiarmi mentre vedo Jacopo che piano piano si avvicina.
"Sono il suo orgoglio" penso tutto tronfio.
E invece il nano mi fa...
"Papà, devi allenarti molto più veloce se vuoi vincere come Luca!" 
...

mercoledì 28 agosto 2013

Un caffè con Biancaneve

Ieri mattina, alle sei in punto sto per uscire da casa con la bici per andare alla stazione di Tivoli.
Mentre apro la prota però noto la ruota anteriore della bici a terra.
Non ho tempo di cambiare la camera d'aria e ci monto su la Mavic ad alto profilo che ho sulla bici da crono.
La giornata sembra proseguire tranquilla.
Appena esco dall'ufficio ho appuntamento con Lucaone per pedalare un po' insieme.
C'è un un sole tiepido che spunta dalle nuvole. Sembra una giornata ideale per pedalare.
Appena usciamo da Roma, comincia a piovere.
La pioggia si trasforma in diluvio.
Con Luca decidiamo di separare le strade, ognuno se ne torna il più velocemente possibile a casa.
Faccio un chilometro e... psssssssss
Buco.
La ruota anteriore.
No.
Non è vero.
Sto sulla "48", strada a scorrimento veloce senza l'ombra di un ponte o qualsiasi altra cosa dove ripararsi.
Pedalo a passo d'uomo, perchè con la ruota a terra il controllo è più che impossibile (ed i 5cm di acqua su cui pedalo non facilitano la cosa).
Zuppo fino alle ossa trovo una villetta isolata i bordi della strada.
C'è un tettino che copre il cancelletto di entrata e mi ficco là sotto.
Prendo la camera d'aria e...
Nooooo! Cazzo, stracazzo, stracazzaccio!
Nella fretta della mattina non ho preso la camera d'aria con la valvola da 80mm per l'alto profilo!
Panico.
Chiamo mio padre chiedendogli di venirmi a prendere.
Sta ad una ventina di chilometri, deve prima passare a casa mia per prendere la mia macchina che è abbastanza grande da ficcarci la bici e poi verrà a prendermi.
Mi rassegno all'idea che dovrò aspettare un'oretta bagnato.
In più c'è il fatto che mio padfre non conosce queste zone, ed infatti sbaglia strada.
Nel frattempo vedendo che la villetta ha una rimessa per la legna, suono al campanello.
Riponde una signora straniera che impietosita mi consente di ficcarmi sotto la legnaia.
Provo a sentire mio padre al telefono...che non funziona.
Non conoscerà queste zone ma perlomeno ho un padre multimediale WhatsAppato che diventa l'unico modo per comunicare...

A rileggere adesso questo dialogo non riesco a smettere di ridere, sembra estrapolato da un film di Totò e Peppino...


Sto fradicio e fermo da un'ora e sto congelando.
Siccome la signora si fida, ma solo fino ad un certo punto, decide di prepararmi un caffè per riscaldarmi, ma me lo passa comunque attraverso le sbarre della finestra...
E così mi ritrovo da solo, infreddolito, in attesa che mio padre trovi la strada, a prendere un caffè insieme a Biancaneve ed i nani che mi guardano compassionevoli sotto la tettoia...

mercoledì 1 giugno 2011

Sul kayak con papà

Estate 2010.
Al mare vengono a trovarmi i miei.
Decidiamo di prendere il pedalò (così magari ne approfitto per allenarmi...).
Però cc'è bandiera rossa, tira troppo vento ed il pedalò non si può prendere.
"Se volete però potete prendere il kayak" dice il bagnino.
"Va benissimo il kayak" rispondo io
"Tanto immagino che abbiate già fatto qualche corso per usarlo, no?"
"" rispondiamo all'unisono io e mio padre.
In realtà, il kayak, lo abbiamo visto solo da lontano.
Così, salvagente indossato e pagaia in mano, ci dirigiamo verso la riva.
La prima figura della nostra incompetenza si palesa immediatamente.
Cominciamo a svuotare furiosamente il kayak dall'acqua...
...per notare, appena la mettiamo in acqua, che gli alloggiamenti per le persone comunque si riempiono.
Ci guardiamo intorno sperando che nessuno abbia visto la genialata.
Dopodichè cominciamo la traversata per raggiungere l'isolotto del Gattarella.
Tra incazzature varie, dando la colpa prima alla corrente, poi al vento e poi reciprocamente sul non pagaiare a tempo (nonostante mio padre provasse anche a tenere il ritmo incitando come Peppiniello De Capua ai fratelli Abbagnale), riusciamo a raggiungere la spiaggia dell'isolotto.
Giusto il tempo di congratularci per l'obiettivo raggiunto che riprendiamo la via del ritorno.
Dopo aver girato un po' su noi stessi in mezzo ad una corrente, riusciamo finalmente a prendere un ritmo decente.
Vediamo poco lontano un'altra canoa che spocchiosamente superiamo ostentando superiorità.
Mentre però ci avvicianiamo, notiamo che in realtà in quella canoa c'è un signore che sta spiegando al figlio di 5 anni come pagaiare.
E noi, zitti, facciamo rientro alla base...

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