martedì 30 giugno 2020

Allenatori a tempo pieno o part time? (ovvero, è l'allenatore che sceglie chi allenare o viceversa?)


La struttura formativa degli allenatori tende a sostenere chi vorrà dedicarsi a tempo pieno alla carriera di coach.
Se alla domanda a trabochetto se si allena solamente o si è anche atleti, si risponde con la seconda alternativa, potrete notare i lineamenti della bocca degli interlocutori storcersi lievemente in segno di delusione.
Non sto parlando esclusivamente in Italia, ma del pensiero al riguardo un po' ovunque.
Se vuoi fare per bene l'allenatore, devi fare SOLO l'allenatore.
Il concetto di per sè, è più che giusto e legittimo.
Le energie professionali andrebbero concentrate tutte su un unico obiettivo.

Ok, mettetelo da parte che ci torniamo tra poco.
Prendiamo la seconda parte del titolo di questo post.
Secondo molti allenatori e riprendendo una frase di mister Sam Mussabini in Momenti di Gloria (dal quale mi piace spesso rubare citazioni ed esempi): "Sig. Abrahams, quando trovasse la donna giusta, che penserebbe se la ragazza la chiedesse in sposo? Vede Sig. Abrahams, come il fidanzato, è l'allenatore che deve farsi avanti!"

Dal punto di vista contrattualistico-relazionale, è chi deve essere pagato che sceglie chi dovrà pagarlo.
In pratica limito il mio guadagno solo ad una soddisfazione professionale (atletica) e personale (affinità).
Bellissimo.
Ora, riprendendo i paletti fissati nella prima parte, se io campo solo di allenamenti, perdo automaticamente il mio privilegio di scelta, rassegnandomi ad allenare chiunque, per "arrivare a fine mese".

Certo, poi ci sono anche gli allenatori che chiedono 1000€ al mese ed allenando anche solo 5 persone diciamo che non se la passano male, ma per arrivare a quello status dovreste prima aver ottenuto un paio di medaglie olimpiche come coach, e insomma, non è semplicissima come cosa.

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