Lo sapete che questo è un mio cavallo di battaglia, ma è sempre più alto il rischio di lasciare che i sistemi di misurazione decidano al posto nostro cosa vale davvero.
Un valore numerico educa il desiderio, dice cosa conta, cosa va inseguito, cosa va ottimizzato: voti, classifiche, like, stipendio, visualizzazioni, follower, recensioni. A poco a poco, questi numeri non si limitano a descrivere il successo: diventano la definizione stessa del successo.
Il problema nasce quando dimentichiamo che il numero èsolo uno strumento: il passo, i watt, il TSS, il VO2max, o il tempo finale dovrebbero aiutare a capire qualcosa dell’atleta. Ma se diventano l’unica cosa che conta, finiscono per sostituire aspetti più profondi: piacere, salute, continuità, crescita tecnica, relazione con il gruppo, identità personale.
È un concetto enorme. Lo studente non studia più per capire, ma per prendere il voto. Il creator non crea più per comunicare, ma per aumentare le views. L’atleta non si allena più per diventare più forte, più resistente e più consapevole, ma per vedere determinati numeri o valori.
Il problema è che non si parte mai (o almeno fingiamo di non partire mai) con questa mentalità: all’inizio vogliamo qualcosa di complesso: salute, conoscenza, bellezza, educazione, benessere, qualità. Poi introduciamo un indicatore per orientarci. Infine, senza accorgercene, iniziamo a volere direttamente l’indicatore.
Chiaramente lo sport, agonistico ma anche amatoriale, vive e necessita di questa forma culturale potentissima fondata su un sistema di regole, obiettivi e punteggi. Ma proprio perché sappiamo che quel mondo è temporaneo, possiamo entrarci con leggerezza, intensità e creatività. Il problema nasce quando i sistemi di punteggio della vita reale continuano: performance, reputazione online, produttività, status economico. A quel punto siamo dentro un gioco permanente deciso da altri.
Compito nostro a questo punto, soprattutto come coach, e che possiamo utilizzare questi numeri per inventare soluzioni nuove, strategie anticonformiste, o gestione non convenzionali.
I numeri hanno un grande fascino perché danno chiarezza. Un cronometro, una classifica, una media, una percentuale sembrano trasformare qualcosa di complesso in qualcosa di leggibile.
Il problema è che le cose più importanti sono spesso difficili da misurare: qualità educativa, maturità, bellezza, gusto, salute, intelligenza, carattere, coraggio, serenità, emozioni. Nel mondo dell'IronMan è quantomai evidente: due atleti possono avere lo stesso tempo in gara, ma storie, condizioni, margini, difficoltà e valore della prestazione completamente diversi.
Preparare un Ironman può essere bellissimo, ma solo se resta dentro una scelta di senso, non dentro una dipendenza da status.
E ancora una volta, è sempre una questione di scelte.
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