Prendiamo un una gara su distanza Ironman.
L'AI può calcolare NP, IF, VI, decoupling, distribuzione della frequenza cardiaca, tempo in zona, oscillazione verticale, cadenza e ampiezza del passo. Lo fa in pochi secondi e probabilmente senza errori.
Quello che non sa fare è decidere quale dato conta davvero comparandoli con la giusta richiesta.
Immagina due atleti che chiudono la bici con la stessa NP: 220 watt.
Il primo arriva in T2 con un VI di 1,02, deriva cardiaca del 4%, alimentazione regolare e maratona costante.
Il secondo arriva con la stessa NP ma un VI di 1,10, continui rilanci in salita e in uscita curva, frequenza cardiaca progressivamente crescente e una maratona che crolla dopo il trentesimo chilometro.
Se guardi solo la NP, i due file sembrano simili.
Se guardi come quella NP è stata costruita, raccontano due gare completamente diverse.
Ed è qui che un coach fa la differenza.
La domanda non è: "Quanti watt ha sviluppato?"
La domanda è: quanto è costato produrre quei watt?
Lo stesso vale per la corsa.
Due atleti possono correre a 4'40"/km. Uno mantiene cadenza, oscillazione verticale e ampiezza del passo quasi invariate fino al traguardo. L'altro produce lo stesso passo aumentando la frequenza, accorciando il passo e perdendo economia di corsa.
Il cronometro dice che stanno correndo uguale.
I dati raccontano che uno sta ancora gestendo la gara, mentre l'altro sta semplicemente rallentando meno degli altri.
Giusto? Mica è detto.
Bisogna vedere anche che tipo di comparazione si va a fare, perchp gare e contesti diversi possono produrre risultati totalmente inattendibili o fuorvianti.
Per questo motivo continuo a pensare che, nei prossimi anni, il valore del coach non sarà produrre più dati, ma fare domande migliori ai dati che già abbiamo.

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